
Ucraina: la situazione dopo quattro anni di guerra, dalla ripresa su larga scala dell’invasione cominciata dalla Russia in Crimea e Donbas nel 2014. Cosa sta accadendo sul terreno e quali sono le prospettive. L’intervento del presidente ucraino Zelensky alla Conferenza internazionale di Monaco ha toccato i punti cruciali, entrando nel quinto anno di guerra. I negoziati e il ruolo di Europa, Stati uniti e altri attori globali.
Si compiono quattro anni di guerra d’aggressione su larga scala in Ucraina, mossa dalla Russia la mattina del 24 febbraio 2022.
In questa memoria sintetizzo la >situazione sul terreno dei combattimenti a oggi; l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla recente >Conferenza internazionale di Monaco sulla sicurezza, qualche giorno fa, e giungo a >conclusioni sullo stato del conflitto nel suo complesso. Un’analisi completa degli interventi alla Conferenza di Monaco si trova su questa uscita di >Caminantes, il mio spazio sulla piattaforma Substack. Tutti gli articoli di questo blog dedicati alla guerra si trovano in >questa rubrica.
UCRAINA DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA: LA SITUAZIONE
A terra, le posizioni delle parti sono immutate nella sostanza ormai da anni. L’avanzata-lampo russa del 2022 non si è replicata, nemmeno le rapide riconquiste ucraine dell’anno successivo. In quel contesto, l’Occidente ha perso una finestra temporale preziosa, apertasi nella primavera-estate del 2023, in coincidenza con il fallito golpe Prigožin (ne parlo nel video qui vicino e anche in >questa analisi).
Dopo quel momento di massima debolezza politica e militare, il regime di Putin si è rafforzato all’interno e nelle alleanze esterne; in conseguenza, è diventato più difficile da battere sul terreno.
Dopo quattro anni di guerra in Ucraina, la situazione della linea del fronte è invariata: alle millimetriche avanzate russe si oppongono parziali riconquiste ucraine. Nei giorni scorsi l’Ucraina ha registrato un successo maggiore, riconquistando a sud-est un territorio la cui presa era costata ai russi mesi di combattimento e migliaia di perdite.
Per quanto estesa, l’operazione non muta la relazione fra le parti sul terreno; dimostra, però, che l’esercito ucraino non è ridotto all’incapacità di agire.
La disattivazione dei terminali di Elon Musk
Il successo ucraino si deve in parte alla decisione di Elon Musk di disattivare i terminali Internet abusivi Starlink utilizzati dai russi. La mancanza di segnale ha gettato in confusione le truppe e i comandi di Mosca sul fronte. L’intento annunciato dal governo russo di limitare l’operatività di Telegram, per ragioni politiche, sta suscitando aspre reazioni anche da parte dell’esercito. Proprio Telegram, infatti, è diventato essenziale per la comunicazione sul campo di battaglia, oltre che per il contatto fra i militi e le loro lontane famiglie.
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Questi eventi confermano che l’esercito russo non sembra disporre di strumenti di comunicazione autonomi all’altezza dei tempi; deve appoggiarsi a normali reti civili, anche non russe. Un esperto di telecomunicazioni intervistato nei giorni scorsi dal canale non governativo in lingua russa Telekanal Dožd’ ha detto che Mosca progetta un sistema di comunicazione satellitare che potrebbe sostituire Starlink. Nonostante le rassicurazioni ufficiali, però, la messa in opera di questo sistema può richiedere ancora anni e presuppone l’investimento di capitali al presente non disponibili.
Ucraina, la situazione dopo quattro anni: la guerra d’aria
La guerra d’aria, da parte sua, ha inferto seri danni all’infrastruttura elettrica e del riscaldamento dell’Ucraina. La contraerea di Kyjiv ha faticato più del passato, a contrastare gli attacchi. Le cause sono, da una parte, il progresso tecnologico dei droni russi, al quale contribuiscono la Cina e altri alleati, fornendo componenti in aggiramento delle sanzioni.
L’altra origine del successo degli attacchi è l’esitazione dell’Occidente nel fornire all’Ucraina le batterie antiaeree e le munizioni per alimentarle. Continua a mancare, poi, un deciso supporto per colpire in Russia le basi di lancio dei missili che procurano tali distruzioni. Il chiacchiericcio politico occidentale favorisce la riuscita degli attacchi contro l’Ucraina e offre a Mosca l’immagine di un Occidente debole e diviso, di fronte alle decisioni più determinanti.
Nonostante ciò, l’Ucraina realizza numerosi attacchi su infrastrutture petrolifere e sull’industria militare russa. Tra le altre operazioni di successo, nei giorni scorsi l’Ucraina ha inferto seri danni a uno stabilimento per la produzione di droni sito nella Repubblica Udmurta, un territorio russo situato a circa 2000 chilometri dal confine ucraino. L’episodio dimostra ancora una volta l’inefficacia delle difese russe, che non riescono a impedire attacchi in luoghi distanti dall’Ucraina il doppio della lunghezza dell’Italia.
Nonostante le tesi diffuse dalla propaganda sulla situazione, dopo quattro anni l’Ucraina non sta affatto perdendo la guerra. A dispetto dell’enorme sacrificio richiesto anche ai civili, delle perdite umane e dei danni alle infrastrutture, il Paese funziona e il morale della popolazione non dà segno di cedimento.
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ZELENSKY ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE DI MONACO
Come detto in apertura, ho analizzato su >Caminantes gli altri interventi dell’importante evento annuale di Monaco. Analizzo qui il discorso di Zelensky, perché tocca i punti cruciali intorno ai quali si articola il conflitto in questo quarto anniversario. All’intervento ha fatto seguito un dibattito fra Zelensky stesso, il segretario generale della NATO Mark Rutte, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il senatore Roger F. Wicker, tra i parlamentari statunitensi che sostengono l’Ucraina (>qui la registrazione di intervento e dibattito).
L’intervento di Zelensky ha in parte compensato quello tenuto alcune settimane or sono a Davos, dove il presidente ucraino aveva rimproverato all’Europa ritardi e inazione. È vero, molto resta da fare, ma non si può ignorare che la difesa dell’Ucraina e dell’intero Continente dall’aggressione russa, oggi, è ormai quasi del tutto in mano europea, dal punto di vista politico e finanziario.
Zelensky ha esordito citando il programma PURL (Prioritised Ukraine Requirements List), il sistema che permette agli europei di acquistare armi dagli Stati uniti per fornirle all’Ucraina, dopo che Washington ha interrotto il contributo economico diretto. Il presidente ucraino ha ringraziato tutti, ma ha fatto notare fra le righe che il sistema ha bisogno perfezionamento. Troppe volte la contraerea ucraina è rimasta senza missili per contrastare gli attacchi russi, oppure ha utilizzato munizioni giunte sul posto appena poche ore prima, perché le scorte erano esaurite. Di fronte agli attacchi che lasciano milioni di civili al buio e al freddo, ha detto Zelensky: «Non c’è cosa peggiore che essere informato dal comandante dell’aviazione militare che i magazzini delle munizioni antiaeree sono vuoti.»
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Ucraina dopo quattro anni: la guerra dei droni e la situazione dell’energia
Zelensky ha ricordato che non una sola centrale ucraina è risparmiata dagli attacchi russi, eppure il Paese genera ancora corrente elettrica. Spesso la politica ignora il contributo dei tecnici che riparano la rete dopo gli attacchi e salvano vite da quattro anni con i loro interventi tempestivi, ha sottolineato il presidente.
Oggi l’Ucraina ha bisogno di missili di rifornimento per le batterie antiaeree e di componenti per riparare le centrali energetiche danneggiate dai bombardamenti. Le armi, ha detto Zelensky, si evolvono più in fretta delle decisioni politiche necessarie per fermale. I droni Shahed, prodotti dagli iraniani per i russi, erano sistemi semplici e più facili da abbattere, all’inizio del conflitto; oggi sono spinti da motori a reazione, vengono guidati via Internet e possono servire come drone-madre per portare su di sé altri droni, moltiplicando così la pericolosità degli attacchi.
L’Ucraina, oggi, ha sviluppato una capacità unica al mondo, ha sottolineato Zelensky, nel difendersi dagli attacchi di droni: ne abbatte fino al 90%. Non basta ancora, però. Di fronte ad attacchi simultanei di centinaia e centinaia di droni, quelli che riescono a superare le barriere causano ancora danni gravi.
La necessaria unità dell’Occidente di fronte all’aggressione russa
Il miglior intercettore dei droni russi, ha detto Zelensky, è l’unità dell’Occidente nel contrasto all’aggressione. Mosca tenta di distruggere questa unità, sinora senza successo. Rendere irrilevanti i droni come strumenti d’attacco richiede una produzione ancora più raffinata, in cooperazione con l’Occidente, e ciò sta diventando realtà. Zelensky ha elencato i Paesi con i quali c’è collaborazione all’interno della «coalizione dei volenterosi,» includendo anche l’Italia.
Il presidente ucraino ha confermato ciò che tutti gli osservatori mettono in luce da tempo: la Russia ha ancora partner tecnologici che contribuiscono allo sviluppo degli armamenti, e dei droni in particolare, aggirando le sanzioni internazionali. Tra questi Paesi ha citato la Cina, dato confermato poco dopo, nel dibattito, anche dal segretario generale della NATO Rutte.
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I regimi dittatoriali, come Iran e Cina, sono oggi i maggiori sostenitori della guerra, insieme alla Russia. Per questo motivo è necessario che finiscano, ha detto Zelensky, facendo riferimento alle dimostrazioni contro il regime iraniano, svoltesi anche a Monaco nei giorni della Conferenza.
Ucraina: l’amaro ricordo delle prime ore dopo quattro anni di guerra
Se si fosse intervenuti subito contro la Russia nel 2008, quando invase la Georgia, se non si fosse permessa la sua intrusione in Siria e poi l’invasione della Crimea, oggi non avremmo la guerra su larga scala, ha notato Zelensky con amarezza. Quando i comandanti ucraini fecero presente agli Stati uniti di Joe Biden il pericolo imminente dell’invasione russa, già nell’autunno 2021, gli statunitensi li rimandarono a casa consigliando loro di scavare delle trincee. Non senza ironia, Zelensky si è chiesto cosa consiglierebbero oggi, gli Stati uniti, se la Russia attaccasse un Paese baltico facente parte della NATO.
Pur ringraziando gli Stati uniti per il loro impegno, Zelensky ha ricordato che Washington ha sempre dosato le forniture d’armi con il contagocce. Gli ucraini hanno dovuto ogni volta insistere mesi, per ottenere il necessario. Ricordando le parole dell’allora incaricato della sicurezza nazionale, Jake Sullivan, Zelensky ha detto che gli Stati uniti pensavano così di tenere in mano l’orologio della guerra. In guerra, però, ha continuato il presidente ucraino, è la guerra stessa che detta i suoi tempi, ogni esitazione è fatale. La situazione, dopo quattro anni di combattimenti in Ucraina, ne è la prova più tragica.
Ancora oggi, migliaia di petroliere della flotta-ombra continuano a esportare petrolio russo sotto sanzioni, ma non si fanno sforzi per fermarle. Il diritto internazionale permette di sequestrare le navi e imporre contravvenzioni, ma anche questa misura, già limitata, è applicata solo in casi sporadici. Bisogna, inoltre, creare basi legali che permettano di bloccare le imbarcazioni in via definitiva. Senza i soldi che incassa anche da noi vendendo petrolio, ha notato Zelensky, Putin non avrebbe denaro per la guerra.
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L’Ucraina, baluardo a difesa dell’Europa, ma a quale prezzo?
Zelensky ha citato l’ambasciatore Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza di Monaco, quando ha detto che il pericolo di attacco da parte della Russia è più limitato, per il resto d’Europa, sinché l’Ucraina la difende. Si tratta di una considerazione piuttosto cinica, ha osservato Zelensky, ma è la realtà di oggi. L’Ucraina, però, in questo ruolo paga un prezzo altissimo. Gli ucraini sono persone, non dei terminator. Stanno morendo, sotto i colpi dell’armata di Mosca, ha notato Zelensky.
Sulla questione dei negoziati, il presidente ucraino ha osservato che il suo Paese vi sta partecipando con reale volontà: tuttavia, si parla di uno «spririto di Ancorage,» riferito all’incontro fra Tump e Putin dello scorso agosto, ma non se ne conoscono i contenuti. La Russia ha cominciato a partecipare ai negoziati nel momento in cui l’Ucraina ha colpito in profondità le sue raffinerie di petrolio e si è messa sul tavolo l’ipotesi di ricevere dagli Stati uniti i missili Tomahawk. Significa che solo la forza e il danno economico spingono la Russia a negoziare. Sino a quando la pressione militare ed economica resterà insufficiente, ha poi aggiunto il senatore americano Wicker, Putin non negozierà mai in buona fede.
A queste condizioni, le trattative in corso rischiano di assomigliare all’accordo di Monaco del 1938, ha ricordato Zelensky. Allora ci si illuse che sacrificare la Cecoslovacchia, concedendo a Hitler i Sudeti, che pretendeva come territori tedeschi, avrebbe risparmiato al mondo una guerra. La guerra tornerà, se la pace non sarà fondata su basi e garanzie di sicurezza solide. È un errore, ha proseguito Zelensky, che l’Europa non sia presente al tavolo dei negoziati.
Le concessioni ucraine, ma quelle russe mancano
L’Ucraina può fare concessioni: già aver accettato di dialogare a tre con i russi è una concessione, di fronte alle distruzioni recate da Mosca. Quando si toccano le questioni territoriali, però, non si deve dimenticare che si parla di territorio ucraino, sul quale vivono popolazioni che stanno subendo l’occupazione russa. L’Ucraina accetta di parlare di un cessate-il-fuoco sulla linea di contatto e di una zona economica speciale nei territori occupati: sono concessioni importanti. Da parte russa, però, non si vede alcuna disponibilità a concedere alcunché. La vera questione dei negoziati è la disponibilità della Russia, ha rimarcato il presidente ucraino.
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L’Ucraina è disponibile anche a nuove elezioni, ma come si può pretendere che un Paese voti, sotto bombardamenti quotidiani? Nella successiva intervista, anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha ripreso con forza questo argomento. L’idea che un Paese possa essere costretto a organizzare elezioni in tali condizioni non è accettabile.
Il futuro e la NATO, un’alleanza che deve ripensarsi
Sul futuro, di fronte ai dubbi di taluni Stati rispetto all’adesione ucraina alla NATO, Zelensky si è chiesto se sia davvero così intelligente tenere fuori dall’alleanza l’unico esercito che ha raccolto un’esperienza concreta di combattimento su larga scala contro la Russia. Se davvero l’Ucraina fosse esclusa dall’alleanza, ha aggiunto Zelensky, questa, quanto meno, dovrebbe essere una scelta della NATO, non imposta da Putin. Aver elevato la spesa militare, da parte di molti Paesi NATO, è la correzione di un errore di valutazione del passato. L’Alleanza, però, deve ripensarsi, sapendo di avere di fronte una Russia che vuole ricostituire il mondo a propria immagine.
Quasi scusandosi per la sua ripetitività, Zelensky ha concluso dicendo che la popolazione ucraina vuole sapere quale sarebbe la reazione degli Stati uniti e dell’Europa, se la Russia, dopo un eventuale cessate-il-fuoco, tornerà all’attacco. Per questo motivo, serve una prospettiva concreta di adesione all’Unione europea, con date certe. In mancanza, Putin farà di tutto, in prima persona o attraverso Stati a lui fedeli, per impedire l’avvicinamento dell’Ucraina alle alleanze occidentali. L’Ucraina è grata a tutti, ha detto il presidente, ma la gratitudine non basta per costruire sicurezza.
UCRAINA: LA SITUAZIONE DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, CONCLUSIONI
Entrando nel quinto anno della guerra su larga scala lanciata dalla Russia in Ucraina, dopo l’aggressione contro la Georgia nel 2008 e gli atti già compiuti ai danni dell’integrità territoriale ucraina nel 2014 tra Donbas e Crimea, gli eventi recenti suggeriscono queste conclusioni.
Presso i dirigenti europei si sta consolidando la consapevolezza che il nostro continente abbisogna di strategie e strumenti di difesa propri. Parimenti, si comincia a registrare che la minaccia russa pesa sull’intera Europa, non solo sull’Ucraina o sui Paesi facenti parte dell’ex Unione sovietica e del precedente Impero russo. A questa consapevolezza corrispondono azioni europee già forti ma non ancora sufficienti.
L’Europa si è assunta l’onere di acquistare per l’Ucraina le armi necessarie e presenta una buona coesione politica dinanzi alla vicenda ucraina, sebbene singoli Stati si mostrino contrari. Nondimeno, la coesione attuale non basta a esercitare deterrenza verso la Russia e a guadagnare all’Europa un posto fisso nei negoziati.
Soprattutto in alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, i governi non sostengono a piena voce la necessità di difesa ucraina ed europea, perché agiscono sotto la pressione di opinioni pubbliche distorte da una vergognosa propaganda filorussa. Questa è diffusa da media primari, docenti universitari e personalità di largo credito pubblico che ormai fanno aperta apologia del regime russo. Le argomentazioni della disinformazione sono sempre più prossime a configurare illeciti penali, oltre il già grave disorientamento dell’opinione pubblica. Nessuno sembra preoccuparsene (ne parlo >qui).
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Le limitazioni alle forniture di armi: non è solo politica
La fornitura di armi all’Ucraina è limitata anche dalle capacità produttive occidentali. Decenni di disinvestimento nella difesa pesano, ora, sulle possibilità concrete di respingere un attacco che è diretto contro l’intera Europa. La capacità dell’industria militare è in rapido incremento. Tra le altre iniziative, proprio nei giorni della Conferenza di Monaco si è inaugurata in Germania una fabbrica di droni che unisce la capacità tecnica tedesca al know-how ucraino, nell’interesse sia dell’Ucraina sia dell’Europa. Tra le molte lezioni di questa guerra vi è che i droni sono ormai uno strumento bellico temibile e che l’Europa non è in grado di difendersene.
Sul piano politico, manca ancora la consapevolezza che limitare l’avanzata della Russia in Ucraina non è sufficiente. È necessario sconfiggere la Russia, affinché Mosca smetta per sempre le strategie di espansione verso Occidente che formalizza e attua da trent’anni a questa parte, sin dalla fine dell’Unione sovietica.
Prova dell’ambiguità occidentale è l’affermazione del segretario generale della NATO Rutte durante la Conferenza di Monaco: ha detto di apprezzare il lavoro negoziale svolto dagli Stati uniti, perché sta mettendo alla prova la volontà di Putin di giungere a un cessate il fuoco. Spazientita, la celebre giornalista Christiane Amanpour, moderatrice del dibattito, gli ha chiesto con tono deciso sino a quando si prolungherà tale messa alla prova, preso atto che il presidente russo non sta mostrando alcun sincero intento negoziale. Rutte ha eluso la risposta, facendo trapelare, forse senza volerlo, l’assenza di prospettive nei negoziati guidati dagli Stati uniti.
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Ucraina, la situazione dopo quattro anni di guerra: e ora?
Il senatore statunitense Wicker ha portato a Monaco la voce di coloro che nel suo Paese credono al sostegno dell’Ucraina. Ha promesso nuove azioni politiche in Congresso, inclusa la decisione di nuove sanzioni contro la Russia. Non è chiaro, però, quanto potere esercitino nei fatti le correnti d’opinione favorevoli all’Ucraina, negli Stati uniti. La guida del parlamento è nelle mani di dirigenti fedeli a Trump.
Come si ricorderà, il presidente della Camera dei rappresentati, il repubblicano Mike Johnson, riuscì a frenare provvedimenti a favore dell’Ucraina persino durante l’amministrazione Biden. D’altra parte, serve a poco imporre sanzioni sul petrolio russo, se poi manca la volontà di sequestrare in massa le navi-ombra che lo trasportano aggirandole.
Ha triste ragione, Zelensky, quando afferma che Putin doveva essere fermato prima. Le possibilità c’erano, a un prezzo molto inferiore a quello di oggi. Al compiersi del quarto anno di guerra, la scelta, per l’ennesima volta, è tra fermare la Russia adesso oppure ritrovarci, il prossimo anno, a ripetere che la si doveva fermare prima.




Alfredo says:
Seguo con attenzione. Grazie per le informazioni.
Luca Lovisolo says:
Grazie a Lei per l’attenzione.