Putin e Trump in Alaska: cosa hanno detto

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Analizzare le parole di Donald Trump dopo il vertice in Alaska è poco utile: nel suo tripudio di autocompiacimento ed elogi a Vladimir Putin si può segnalare una sola frase: in guerra muoiono migliaia di persone e «Putin vuole quanto me che tutto ciò finisca.» Ebbene, Putin può far cessare la carneficina quando vuole, ordinando al suo esercito di ritirarsi dall’Ucraina.

Più utile ascoltare Putin. Il presidente russo vede nel vertice in Alaska il primo passo per «voltare pagina e tornare alla cooperazione» (перелистнуть страницу и вернуться к сотрудничеству). Ha affermato che «prima o poi si doveva correggere la situazione e passare dal confronto al dialogo.» Non è un’affermazione qualunque: ha usato le stesse parole nel discorso programmatico del 27 ottobre 2022 al Valdaj (>qui l’analisi). Ripetendo quest’affermazione in Alaska, Putin conferma che ha raggiunto l’obiettivo: essere riammesso da figliol prodigo nelle stanze della grande politica di un Occidente debole e incolto, che si rassegna allo status quo e obbedisce alle sue volontà.

Putin ha ripetuto che la questione ucraina si risolverà solo rimuovendo le sue «cause primarie» (первопричины). E’ un messaggio subliminale che ripete ovunque, con poche varianti, talvolta «cause radicali» (коренные причины), talaltra «cause profonde» (глубокие причины). Si riferisce alla sua richiesta del 2021 di costituire una fascia di Paesi smilitarizzati dal Baltico al Mar nero, riattivando la logica delle zone d’influenza sull’Europa, ridotta a marionetta.

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I bombardamenti sono continuati

Insolito è stato che Putin si sia detto disponibile a valutare garanzie di sicurezza per l’Ucraina, pur senza dettagliarle, e abbia definito gli ucraini «popolo fratello dalle stesse radici» (братский [народ], у нас одни корни), anziché «un unico popolo» con i russi, come fa d’abitudine. Ha continuato però a riferirsi all’Ucraina con la preposizione na, che in russo indica una regione, anziché v, che indica uno Stato. Una sottigliezza con la quale i russi sottolineano che considerano l’Ucraina una regione russa, non uno Stato indipendente.

Durante il vertice, i bombardamenti russi sull’Ucraina sono continuati. Assai patetico è parso Putin quando ha affermato che la guerra è «una tragedia e un gravoso dolore» (трагедия и тяжёлая боль) per la Russia. Putin può far cessare subito questo dolore autoinflitto, se vuole.

Dopo il vertice, Trump ha reso un’intervista più estesa e vi è stato un intenso incrocio di telefonate fra Trump stesso, i dirigenti europei e il presidente ucraino Zelensky. Anziché diffondersi in congetture, è bene attendere prossimi fatti. Le parole di Putin, mai scelte a caso, confermano che la sua visione resta quella del 2021, alla vigilia della ripresa della guerra in Ucraina.

Putin sta ottenendo ciò che vuole: non si vede perché dovrebbe concedere qualcosa, a meno che non vi sia costretto con la forza o dallo spossamento delle sue truppe e della sua economia. A oggi, la situazione resta quella descritta in >questa analisi.

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Luca Lovisolo

Lavoro come ricercatore indipendente in diritto e relazioni internazionali. Il mio corso «Capire l'attualità internazionale» accompagna chi desidera comprendere meglio i fatti del mondo. Con il corso «Il diritto per tradurre» comunico le competenze giuridiche necessarie per tradurre testi legali da o verso la lingua italiana.

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