Germania, vince l’estrema destra: cosa significa

Sassonia-Anhalt, l'analisi del voto in Germania
Magdeburgo, Sassonia-Anhalt, stazione ferroviaria | © Max Fuchs

Sassonia-Anhalt, la vittoria della AfD: le conseguenze dell’avanzata dell’estrema destra per la Germania e per l’Europa. Le cause e il retroterra sociale della Germania orientale, ma non solo. Gli errori di valutazione che hanno favorito l’ascesa del partito estremista. La posizione del governo Merz e dei suoi alleati, anche di fronte alle prossime tornate elettorali regionali. Un cambiamento che non riguarda solo la Germania.


Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD – «Alternativa per la Germania») sfiora la maggioranza assoluta, dopo le elezioni del 6 settembre, nel parlamento della Sassonia-Anhalt, nella Germania orientale. Il candidato di punta, Ulrich Siegmund, si appresta a formare il governo regionale. Il fatto valica i confini locali e nazionali. Merita >sintetizzare le cause di questo scenario, osservare la vicenda del >governo Merz e la >situazione della regione dopo la >Riunificazione. Guardiamo poi ai prossimi passi della >Sassonia-Anhalt e le >conseguenze nazionali sul >governo federale prima di passare alle >prospettive future.

SASSONIA-ANHALT: L’INSODDISFAZIONE E LA VITTORIA DELLA AFD

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La vittoria della AfD nella Sassonia-Anhalt risponde a problemi reali. I sondaggi più recenti sono pressoché unanimi. Tra le principali cause d’insoddisfazione vi è la situazione economica della regione. Questa presenta elementi negativi che i 28 anni di precedente governo dell’Unione cristiano-democratica (CDU), intervallati da otto anni di maggioranza del Partito socialdemocratico (SPD), non hanno saputo contrastare. Il tasso di disoccupazione è superiore e il salario medio inferiore alla media nazionale; sul mercato del lavoro, però, restano posti vuoti a causa della mancanza di maestranze qualificate. Queste sono attratte dalle migliori condizioni offerte in altre regioni tedesche e all’estero. Questa emigrazione causa un invecchiamento della popolazione, destinato ad aggravarsi per gli effetti della demografia. Il tessuto industriale è formato in gran parte da imprese medio-piccole.

Altro tema che ha spinto gli elettori a votare AfD è l’immigrazione incontrollata. La Sassonia-Anhalt non è tra le regioni tedesche dalla maggior densità di migranti, ma la presenza si percepisce e, soprattutto, gli abitanti conoscono i danni causati dalla perdita di controllo sugli stranieri nelle altre regioni del Paese. Non passa settimana senza che le cronache tedesche segnalino gravi fatti di sangue da addebitare a migranti che eludono i controlli, lotte all’arma da fuoco tra bande di stranieri nei quartieri di Berlino, casi clamorosi di abuso delle prestazioni sociali da parte di migranti e altri fatti impensabili nella Germania di vent’anni or sono.

Un’ulteriore spinta a favore dell’estrema destra proviene dal timore di perdita di sicurezza e coesione sociale. Una società priva di certezze economiche e traversata da tensioni etniche perde di coesione e genera insicurezza, perché viene meno l’omogeneità di valori e di benessere. Una comunità può assorbire immigrati e persone in condizione di disagio sociale, entro certi limiti. Questi limiti sono stati superati, non solo in Sassonia-Anhalt.

Le cause meno citate: i media

Vi sono altri temi che compaiono meno nei sondaggi ma hanno influito sul voto. La AfD propone la risoluzione del contratto di servizio dei media di Stato, che in Germania sono organizzati su base regionale. Di fatto l’abolizione del servizio pubblico radiotelevisivo della regione, accusato di promuovere modelli sociali di sinistra. La soluzione è sbagliata, ma il problema esiste. Come in Italia, le reti televisive pubbliche tedesche presentano una narrazione della realtà che tende a oscurare i problemi reali, presenta la migrazione solo nei suoi aspetti positivi e non esita a cavalcare posizioni filorusse e filopalestinesi, pur se in modo meno estremo rispetto alla Penisola.

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Il mondo dei notiziari è troppo diverso da quella che la popolazione vede quando esce di casa. Molti tedeschi si chiedono perché devono finanziare una tale distopia con il canone radiotelevisivo. In Germania restano alcuni media privati ancora in grado di offrire un’informazione professionale. Il problema della correttezza nei media pubblici, però, è reale e ben visibile, benché nessuno lo stia affrontando.

Vittoria della AfD: istruzione e obbligo scolastico in Sassonia-Anhalt

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Altra proposta radicale della AfD è l’abolizione dell’obbligo scolastico, con la reintroduzione dell’istruzione a domicilio e la formazione di classi separate per i figli di migranti.

Anche queste sono soluzioni discutibili, ma toccano problemi reali, esistenti ormai da tempo. Secondo >l’Ufficio federale di statistica la percentuale di scolari con retroterra migratorio nelle scuole tedesche sfiora il 30%; altre rilevazioni lo stimano sopra il 40%. In taluni quartieri urbani, le classi sono ormai formate a maggioranza da figli di immigrati.

Si tratta di bambini che non parlano tedesco in famiglia, lo apprendono a fatica a scuola e tendono a imporre agli scolari tedeschi le loro forme di socializzazione ispirate all’islam. L’ultima indagine PISA sulle competenze degli studenti tedeschi, pubblicata in questi giorni, conferma che sta crescendo una generazione di adolescenti non in grado di parlare un tedesco corretto e con gravi lacune d’istruzione in scienze e in matematica.

La causa non è solo l’immigrazione, ma sia l’indagine PISA sia la ministra tedesca dell’istruzione, Karin Prien, confermano che l’eterogeneità degli scolari, in termini culturali e sociali, è una delle ragioni principali del calo drastico delle prestazioni scolastiche.

La contestazione delle teorie post-coloniali

Altro aspetto dell’istruzione contro il quale si scaglia la AfD è la diffusione di teorie post-coloniali che squalificano la civilizzazione occidentale. Anche in questo caso il problema esiste, non solo in Sassonia-Anhalt e non solo in Germania. Negli ultimi decenni si sono consolidate dottrine che soddisfano visioni del mondo parziali, non rappresentano in modo corretto la realtà europea e nei casi più estremi si convertono in correnti antisemite e filoterroriste.

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Se nessuno affronta il problema con mezzi adeguati, però, è inutile meravigliarsi, se un partito estremista lo cavalca per emergere con le sue soluzioni tanto draconiane quanto inefficaci.

IL GOVERNO DI FRIEDRICH MERZ: LO STATO ATTUALE

Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) era salito al potere in coalizione con il Partito socialdemocratico (SPD) dichiarando di voler governare così bene da far dimezzare il consenso verso la AfD. Sta facendo peggio del suo dimenticabile predecessore Olaf Scholz. Anziché il dimezzamento, ha ottenuto la crescita vertiginosa dell’estrema destra, anche nei sondaggi nazionali. A più che dimezzarsi, nella Sassonia-Anhalt, è stato invece proprio il suo partito.

Il governo Merz non è passivo: sta intervenendo sull’ordine pubblico e sulla migrazione illegale, ha varato riforme fiscali, pensionistiche e sanitarie. Agisce, però, raggiungendo intese al minimo comune denominatore, perché la sua alleata SPD non abbandona la difesa a oltranza dello stato sociale, ormai fuori dal tempo. I socialdemocratici sfruttano senza ritegno la debolezza di Merz, sapendo che questi non ha un partner di coalizione alternativo. Il recente rimpasto di governo, con scelte personali molto discusse, ha peggiorato la già barcollante reputazione del Cancelliere.

Sul controllo delle migrazioni, il governo Merz ha raggiunto risultati concreti ma non decisivi. Le espulsioni di migranti illegali restano simboliche, nel primo semestre del 2026 sono addirittura scese da poco più di 11’000 a 9’600. Intanto, a Colonia si sono scoperti funzionari che frenavano le espulsioni ordinate dal governo centrale.

Il ministro federale degli Interni, Alexander Dobrindt, si esprime con la comunicativa di un vecchio dirigente sovietico, ma è tra i più qualificati e apprezzati del governo: fa ciò che può, in un quadro legislativo e burocratico che nessuno ha il coraggio di cambiare. I problemi, così, restano irrisolti (ne parlo nella recente analisi dei >fatti di Ceuta). Le misure adottate contro la migrazione illegale non bastano a restaurare nella popolazione il perduto senso di sicurezza e di coesione sociale.

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Le assenze del Cancelliere

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Friedrich Merz è stato in ferie quattro settimane: non succedeva dai tempi di Helmut Kohl, ma eravamo in un altro mondo. Mentre il cancelliere era in vacanza, si sono avuti gli attacchi contro l’aeroporto di Lipsia e altre minacce a infrastrutture strategiche. La siccità ha causato la forte limitazione della navigazione sul Reno e furiosi incendi boschivi.

Solo al suo ritorno dalle vacanze, Merz è andato sul luogo devastato dalle fiamme. Ben abbronzato e disteso, avvolto in un giubbotto blu attillato che lo faceva assomigliare più a un parroco di campagna in visita per benedire le case che a un capo di governo sul luogo di un disastro. Scendendo dall’auto di servizio è stato sepolto dai fischi della popolazione che aveva appena scampato il pericolo di veder andare in fumo le proprie abitazioni, sullo sfondo lunare dei boschi anneriti.

In Sassonia-Anhalt, in vista delle elezioni, Merz non ha tenuto comizi, non ha affrontato la popolazione. Ha svolto alcuni incontri riservati, con pochi elettori prescelti. Ha dato con ciò l’impressione di aver rinunciato lui stesso a combattere per la vittoria del candidato democristiano, Sven Schulze. Quest’ultimo, a sua volta, ha fatto di tutto per distanziarsi dal Cancelliere, ma ha compiuto gesti quanto meno strani. Tra questi, farsi sostenere in campagna elettorale da un anziano cabarettista dalle doti teatrali un po’ sbiadite e, come se non bastasse, dalle chiare posizioni filorusse e filo-palestinesi.

SASSONIA-ANHALT: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?

I problemi esistenti nella realtà della Sassonia-Anhalt sono stati sfruttati dalla propaganda favorevole all’estrema destra. Il giornalista e osservatore politico britannico Alastair Cambpell, nel suo ottimo tedesco, ha riportato nel >podcast di Paul Ronzheimer l’incontro con una donna della Germania orientale, durante un suo viaggio-inchiesta. La donna, racconta Campbell, gli ha detto senza remore che la sua vita durante il regime comunista era migliore, perché le permetteva di essere davvero libera.

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Campbell le ha chiesto come poteva sentirsi più libera allora, in un Paese chiuso dietro il Muro di Berlino e in cui lo Stato sorvegliava i cittadini persino dentro le loro case. La signora ha risposto parlando del COVID, dell’obbligo di vaccinazione e sciorinando tutto il repertorio delle più trite teorie complottiste.

Vittoria della AfD: un dato singolo che dice molto

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Il racconto di una singola persona resta un evento episodico, non lo si può elevare a dato scientifico. È un fatto oggettivo, però, che l’atteggiamento di quella signora trova riflesso nel 58% circa di elettori della Sassonia-Anhalt che hanno votato l’estrema destra della AfD, l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) e la sinistra estrema della Linke – tre partiti dal posizionamento diverso fra loro ma allineati su alcuni temi, soprattutto nel sostegno alla Russia. Tutti e tre, poi, in forme diverse, sono contraddistinti dalla nostalgia per il regime della Germania est.

A quel 58% di cittadini bisogna aggiungere una parte di elettori del Partito socialdemocratico e qualcuno dei Verdi, che non votano la sinistra più estrema ma non sono insensibili alla fascinazione per la Russia e per il tempo che fu.

Sommandoli tutti, si può stimare un 70% di elettori della Sassonia-Anhalt che pensano come la signora incontrata dal giornalista britannico Campbell: sotto il regime comunista, con la polizia segreta che ci spiava fin nel gabinetto, guidavamo una Trabant tenuta insieme con il nastro adesivo, trovare merce nei negozi era un’avventura quotidiana, ma eravamo davvero liberi.

Con l’eccezione della città di Berlino, che presenta un quadro a sé stante, quel 70% di elettori della Sassonia-Anhalt che coltivano questi pensieri si può proiettare con poche varianti su tutte le altre regioni della Germania orientale ex comunista.

L’immagine falsata della nostalgia

A queste considerazioni si può aggiungere un’affermazione di Egon Krenz, l’ultimo leader della Germania est, oggi ottantenne, durante un recente intervento per la presentazione di un nuovo volume della sua autobiografia. Si è detto convinto, Krenz, che molti cittadini della Germania orientale, se avessero saputo che mondo li aspettava dopo la caduta del Muro di Berlino, non avrebbero voluto la fine del comunismo.

Estrema destra, Germania, Sassonia-Anhalt, DDR, Schwalbe
Motoretta «Schwalbe» | © Volker Müller

Tornerò su queste affermazioni più avanti, qui ne metto in rilievo un primo aspetto: tutta la propaganda che ruota intorno all’estrema destra della AfD spinge su quel falso senso di libertà perduta. I votanti della Germania orientale bevono quella propaganda a damigiane. Non pochi parlano ancora il russo imposto allora per obbligo scolastico e attingono la disinformazione direttamente dai media di Mosca. Oggi, però, a sostenere l’estrema destra ci sono anche organizzazioni che agiscono dagli Stati uniti, nel contesto MAGA, intorno a Donald Trump.

La potentissima immagine di questo quadro comunicativo è il candidato della AfD, Ulrich Siegmund, che vince le elezioni nella Sassonia-Anhalt muovendosi su una Schwalbe – la «Rondine» – una motoretta che nella Germania est portava in sé la stessa carica emotiva di una «Vespa» o di un motorino «Ciao» in Italia. Un motoveicolo restaurato unisce la memoria di un passato creduto migliore e il ricordo di spensieratezza della gioventù. Così, in Sassonia-Anhalt la vittoria della AfD e dell’estrema destra è assicurata, ricucendo i brandelli di memoria del comunismo.

LA RIUNIFICAZIONE E LE PROMESSE DI HELMUT KOHL

Alla Riunificazione, l’allora cancelliere Helmut Kohl aveva promesso che la Germania orientale, caduto il comunismo, sarebbe rifiorita. È vero che la promessa si è realizzata solo in parte, ma è falso che oggi in quelle regioni si viva peggio che nel periodo comunista. I tedeschi che rimpiangono lo Stato della Germania est rimpiangono in realtà la rappresentazione che ne serbano nei ricordi di gioventù o che ascoltano dai racconti dei nonni e dei genitori.

La riunificazione delle due Germanie è stata difficile e si sono commessi errori, non è neppure il caso di sottolinearlo. Trentacinque anni di investimenti non sono bastati a risanare il disastro economico, ecologico e morale lasciato da quarant’anni di comunismo.

I tedeschi orientali dimenticano, però, che le promesse non si realizzano da sole. I tedeschi dell’Ovest che lavorarono alla Riunificazione furono accusati di comportarsi da conquistatori, colonizzatori e sfruttatori delle regioni uscite dal comunismo. Ci furono casi in cui fu davvero così. La triste realtà, però, è che i problemi sorti nella ricostruzione della Germania est erano – e sono tutt’oggi – gli stessi emersi in Russia dopo la caduta dell’Unione sovietica.

Ne parlo più in dettaglio nel mio ultimo libro: >Russia, cos’è andato storto dopo l’Unione sovietica – qui li sintetizzo in pochi punti: decenni di comunismo hanno tolto ai cittadini la capacità di sentirsi parte produttiva della società, per convincerli che lo stipendio fosse un diritto acquisito, disgiunto dal lavoro svolto; che i prezzi fossero fissati dallo Stato in base a mere considerazioni sociali. In Germania est, il pane costava meno della farina e del lavoro per produrlo, ma nessuno ci pensava, il pane era un diritto. Lo stesso valeva per l’affitto di casa e per quasi ogni bene necessario per la vita quotidiana.

Sassonia-Anhalt: vittoria della AfD ed economia del comunismo

Sotto il comunismo, in Germania est come in Unione sovietica, i meccanismi dell’economia di mercato erano condannati come illeciti morali e chiunque facesse notare che uno Stato, in quel modo, non poteva sopravvivere a lungo, doveva tacere.

Nel 1963 Erich Apel, un ingegnere comunista lui stesso, ma formatosi prima dell’avvento del regime, fu nominato capo della Commissione di pianificazione economica e capì che la Germania est era destinata al fallimento. Tentò di introdurre elementi di economia di mercato, ma fu ripudiato e allontanato dal governo, sinché, per la delusione, si tolse la vita.

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La Germania est che ricordano i tedeschi orientali di oggi, dove il pane e la benzina costavano niente, esisteva grazie ai generosi crediti ottenuti dalla Germania occidentale e da altri Paesi capitalisti. Il regime comunista cominciò a contrarre prestiti sin dal 1972, un anno dopo la salita al potere di Erich Honecker, capo del Partito e fautore dell’economia delle sovvenzioni. Solo negli ultimi anni prima del crollo, il regime permise la costituzione di piccole imprese private, per tentare di risollevare l’economia, ma era troppo tardi.

Chi ha ricostruito la Germania est?

Vince l'estrema destra in Sassonia Anhalt, lo storico incontro Honecker-Kohl
Helmut Kohl ed Erich Honecker, lo storico incontro del 1987 | © Bundesarchiv, Klaus Oberst, 183-1987-0907-017 – CC-BY-SA 3.0

La Germania est è stata ricostruita da capitali e imprenditori della Germania ovest per la semplice evidenza che nell’Est non c’erano capitali e non c’erano imprenditori; soprattutto nei primi anni di democrazia, la Germania orientale è stata governata di fatto da politici occidentali, ma non per colonialismo: perché nell’Est non c’erano dirigenti capaci di guidare una società aperta e pluralista, non c’era una scuola di moderne scienze politiche ed economiche.

La borghesia imprenditoriale tedesca, che in Germania ovest aveva prodotto il miracolo della ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale, nella Germania est non c’era più, espropriata o costretta dal regime a emigrare, e non la si ricostruisce in trentacinque anni. In Germania est c’era, invece, una popolazione abituata al pane e agli affitti sovvenzionati; in buona parte, quella popolazione pensa ancora oggi che il mondo funzioni così.

I tedeschi orientali lamentano di non essere ascoltati nel resto della Germania. Le statistiche della >Bundeszentrale für politische Bildung, un ente federale di formazione politica, rivelano che nella ex Germania est la percentuale di cittadini iscritti a un partito politico è meno della metà rispetto alle regioni occidentali. Segno che dietro le lamentele e il voto di protesta non sembra esserci un impegno altrettanto attivo da parte degli stessi abitanti. Come ai tempi del comunismo, si aspetta che le soluzioni siano portate da altri.

Superare la passività: in Sassonia-Anhalt e ovunque all’Est

È solo uno dei segnali che la società della ex Germania est, a trentacinque anni dalla Riunificazione, non ha ancora superato la passività tipica di tutte le società generate dai regimi comunisti. Gli appelli motivazionali all’attivismo e alla produttività che comparivano a ogni angolo di strada – chiunque abbia viaggiato nell’Europa orientale prima del 1989 li ricorda bene – restavano lettera morta. Lo Stato chiedeva partecipazione, ma non premiava l’iniziativa personale, anzi la puniva addirittura, se contraddiceva il dettato del regime. L’Occidente ha fatto i suoi errori, ma in Germania est quell’apatia sociale, lamentata a chiare parole anche da Anna Politkovskaja per la Russia, non se ne è ancora andata del tutto.

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La signora incontrata in Germania orientale dal giornalista britannico Campbell affermava che il regime comunista le permetteva di sentirsi davvero libera. C’è, in effetti, una libertà che i cittadini usciti dal comunismo hanno perso: essere liberi dalla responsabilità di costruire la propria vita, perché lo Stato che la costruiva al loro posto non c’è più. È una dinamica che si osserva anche in altri paesi ex comunisti.

Non è vero che a votare l’estrema destra in Sassonia-Anhalt sono stati solo i più poveri e ignoranti, come si legge in talune analisi consolatorie uscite anche in Italia. Tutte le componenti sociali, con poche varianti, hanno sostenuto l’estrema destra.

IL FUTURO DELLA SASSONIA-ANHALT DOPO LA VITTORIA DELLA AfD

Per raggiungere la maggioranza assoluta e formare il governo della Sassonia-Anhalt, la AfD deve assicurarsi il sostegno di almeno tre ulteriori deputati. A questo scopo vi sono due possibilità: che alcuni parlamentari democristiani, del partito del cancelliere Merz, passino alla AfD o si astengano alla votazione della fiducia al nuovo governo regionale.

Nel parlamento della Sassonia-Anhalt è entrato un partito di recente formazione, l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW), fondato dall’omonima dirigente dell’estrema sinistra, fuoriuscita per lanciarsi in una propria avventura politica. Nel frattempo il partito ha cambiato nome, ma la sigla BSW è rimasta invariata e in Sassonia-Anhalt si è presentato ancora con la vecchia denominazione.

La seconda possibilità, per la formazione di un governo regionale nella Sassonia-Anhalt, è che proprio il BSW entri in colazione, oppure offra appoggio esterno alla AfD. La AfD sembra preferire la prima soluzione: suoi dirigenti starebbero già tentando di convincere alcuni deputati democristiani a passare dalla loro parte, qualcuno avrebbe mostrato interesse, ma sono voci di corridoio.

L’alleanza per la Russia: Sassonia-Anhalt come laboratorio

Viaggi in Ucraina tra la rivoluzione del Majdan e la nuova guerra

Quanto alla cooperazione con il BSW, uno dei deputati di questo partito, Thomas Schulze, ha dichiarato che il BSW è disponibile a sostenere un governo se con la AfD si trova l’accordo su questi temi:

  • La revoca delle sanzioni contro la Russia;
  • La ripresa degli acquisti di gas dalla Russia;
  • La fine del sostegno all’Ucraina.

Questa risposta merita considerazione: i tre temi citati dal deputato del BSW non sono di competenza regionale e, quand’anche lo fossero, non risolverebbero i problemi della Sassonia-Anhalt. Sono, però, temi condivisi tra il BSW e la AfD per servire agli interessi della Russia.

La risposta del deputato significa che il BSW, un partito dalle posizioni miste ma in cui prevalgono le istanze di sinistra, è disposto a cooperare con l’estrema destra della AfD, se ciò sostiene la politica estera di Mosca. È uno schema che si riproduce in quasi tutta Europa, anche in Italia; si è già realizzato negli anni Novanta nella stessa Russia (anche di questo parlo nel mio >libro appena citato). I partiti degli estremi parlamentari si uniscono, quando si tratta di sostenere la ricostituzione dell’influenza russa in Europa.

Nella Sassonia-Anhalt, un’alleanza fra la AfD e il BSW realizzerebbe i più dorati sogni del Cremlino e sarebbe un laboratorio per una futura alleanza a livello nazionale. In Germania usa battezzare le coalizioni di governo con nomi ispirati dai colori dei partiti che le formano o da altri elementi storici e di costume: Grande coalizione, Coalizione Giamaica, Coalizione delle more… Per una colazione tra AfD e BSW, mi permetto di proporre io stesso un nome: Putin-Koalition, Coalizione Putin.

La questione della sicurezza dopo la vittoria della AfD in Sassonia-Anhalt

L’installarsi di un governo a guida AfD nella Sassonia-Anhalt pone numerosi problemi, proprio a causa della vicinanza del partito alla Russia. In queste ore i ministri degli interni delle altre regioni tedesche hanno proposto che il governo della Sassonia-Anhalt sia escluso dallo scambio di dati dei servizi segreti e di sicurezza.

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Il timore è che un governo regionale guidato dalla AfD possa deviare le indagini sui movimenti di estrema destra e comunichi alla Russia informazioni riservate di carattere militare e securitario, anche in relazione alla guerra in Ucraina. La stessa preoccupazione ha manifestato il ministro della difesa, Boris Pistorius.

SASSONIA-ANHALT: CONSEGUENZE NAZIONALI DELLA VITTORIA DELLA AfD

La AfD si è rafforzata nonostante il «muro tagliafuoco» – in tedesco, Brandmauer, il cordone sanitario che gli altri partiti le hanno costruito attorno sin dalla sua fondazione, nel 2013. Secondo la dottrina del «muro tagliafuoco,» i partiti si impegnavano a non cooperare con la AfD, così se ne sarebbe scongiurata la salita al potere. Il «muro tagliafuoco» si fondava su un precedente storico: il Partito nazionalsocialista di Adolf Hitler (NSAPD) aveva conseguito la maggioranza relativa, nelle confuse tornate elettorali succedutesi fino al 1933. Hitler non aveva i numeri per formare un governo, ma salì al potere grazie all’alleanza con forze di centro e con il sostegno della borghesia industriale, spaventata dall’avanzata del comunismo.

Per prevenire la salita al potere della AfD, la politica tedesca si è rifatta a quel precedente: poiché l’estrema destra di Hitler salì al potere grazie alla collaborazione di altri partiti, se ora nessuno collaborerà con la nuova destra estrema, essa non si rafforzerà e non guadagnerà il governo. Non è andata così: a soli 13 anni dalla sua comparsa, la AfD sfiora oggi il 30% nei sondaggi nazionali e conta su maggioranze solide nella Germania orientale. La Germania siede sulle macerie del «muro tagliafuoco.»

Un errore filosofico: perché il «muro tagliafuoco» non funziona

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L’ascesa della AfD si fonda, perciò, su un errore filosofico: credere che la Storia si ripeta; ossia, che il futuro si possa governare riportando le esperienze del passato e ciò ci esoneri dalla responsabilità di costruire il domani guardando con coraggio al presente. È stata ignorata la severa lezione di Karl Popper contro lo storicismo, ossia contro l’idea che la storia umana scorra come un fiume destinato a percorrere un letto sempre uguale, verso una meta predestinata.

Lo storicismo, oggi, è alla base delle dottrine che alimentano la politica della Russia: i risultati li vediamo in Ucraina, in Georgia, nella propaganda e nelle azioni di Mosca in Europa. Come già avvenuto in Russia dopo la caduta dell’Unione sovietica, la miseria dello storicismo, come la chiamò Popper, ha soverchiato la ricchezza che permette di costruire il futuro in libertà e si è materializzata nel ritorno della dittatura.

La Repubblica federale tedesca degli ultimi quindici anni, quelli in cui l’estrema destra si è rafforzata, non è la Repubblica di Weimar in cui si impose Hitler. La società tedesca di oggi non è quella di un secolo fa; il disagio economico oggi esiste, ma non è neppure avvicinabile alla catastrofe di allora. I capi di Stato e di governo della Germania dell’ultimo quindicennio non sono degli Hindenburg, dei von Papen, degli Schleier. Nemmeno la AfD è del tutto analoga al Partito nazionalsocialista di Hitler. Eppure, è stata applicata la stessa ricetta, solo voltandola al contrario. Nessuna meraviglia, che non abbia funzionato.

L’errore di valutazione politica: gli allarmi ignorati

Più di un politologo tedesco, in questi anni, ha ammonito che il «muro tagliafuoco» non avrebbe impedito l’ascesa della AfD. Piuttosto, si sarebbero dovuti affrontare con decisione i problemi reali che alimentavano il successo dell’estrema destra, a partire dall’immigrazione incontrollata, esplosa nel 2015 con l’ingresso di un milione di migranti deciso da Angela Merkel e nel frattempo moltiplicatosi con i ricongiungimenti familiari.

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Non si è agito. Peggio: si è tollerata una propaganda filorussa pervasiva, tossica per i meccanismi esistenziali della democrazia, alla quale oggi si aggiunge quella che proviene dalle estreme destre degli Stati uniti. Entrambe lavorano per accrescere paure esistenti e generarne di nuove; per convincere la popolazione di trovarsi in un mondo che può essere salvato solo da un nuovo caudillo. La Storia non si ripete, a meno che non siamo noi a farla tornare.

FRIEDRICH MERZ DOPO LA VITTORIA DELLA AfD IN SASSONIA-ANHALT

Lavorare con le lingue straniere
Il manuale di Luca Lovisolo sul mondo delle lingue

Ascoltare gli interventi dei molti dirigenti democristiani dopo la vittoria della AfD ha rivelato che il partito di Merz, lo stesso che ha dato alla Germania personalità come Konrad Adenauer ed Helmut Kohl, quel partito attraversa una profonda crisi intellettuale, prima che politica. Dinanzi al trionfo dell’estrema destra, personalità democristiane di spicco non hanno saputo far altro che rispondere con le frasi confezionate dagli uffici stampa del partito.

Durante il dibattito parlamentare sulla legge di bilancio, la co-presidente della AfD, Alice Weidel, è intervenuta con un discorso dai toni sicuri, simile a quello di una capa di governo in pectore. Nella successiva replica, il cancelliere Merz, nervoso e in visibile difficoltà, ha accusato la AfD di volere una pulizia etnica, con l’espulsione dalla Germania di tutti i residenti con retroterra straniero.

Vero che alcuni esponenti della AfD sostengono questa procedura drastica; il programma del partito prevede forti restrizioni alla migrazione e severità nelle espulsioni, ma una «pulizia etnica» è altra cosa e non è un termine da evocarsi con leggerezza. Questo eccesso verbale ha fatto piovere su Merz critiche unanimi; in queste ore la AfD ha annunciato contro di lui una querela, ritenendosi diffamata.

La politica migratoria dell’estrema destra suscita forti interrogativi. Tuttavia, se per anni i governi tollerano sul territorio stranieri illegali, sfaccendati e stipendiati dall’assistenza sociale; migranti che compromettono la sicurezza e la socializzazione nei quartieri, rallentano l’attuazione dei programmi scolastici, impongono costumi e prevaricazioni che la civiltà europea ha deprecato da secoli; se tutto ciò accade nell’inerzia e persino sotto lo sguardo compiaciuto della politica, i cittadini che ne soffrono le conseguenze votano l’estrema destra, persino se mente, perché è la sola che promette di ripristinare la loro normalità.

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Un precedente storico: Kurt Georg Kiesinger

Germania, vittoria estrema destra, cancelliere democristiano Kiesinger
Kurt Georg Kiesinger nel 1972 | © Bundesarchiv, Ludwig Wegmann, B 145 F038045-0014 – CC BY-SA 3.0

Il 20 settembre si terrano altre votazioni nella Germania orientale, nella regione del Meclemburgo – Pomerania anteriore. Per il partito del cancelliere Merz i sondaggi pronosticano un risultato tra il 6 e il 7%. L’esito contribuirà a determinare il suo futuro governativo.

La figura di Friedrich Merz ricorda quella di un altro cancelliere democristiano, Kurt Georg Kiesinger. Restò al potere per tre anni, dal 1966 al 1969, meno di un mandato. Kiesinger ebbe dei meriti, anche se lo si ricorda meno di altri. Uomo colto e capace, rivelò i suoi limiti di fronte alle rivolte del Sessantotto. Nato dalla vecchia borghesia tedesca anteguerra, non vide la richiesta di mutamento sociale che agitava il movimento sessantottino e trattò le rivolte come fatti di ordine pubblico, mostrandosi in crescente difficoltà rispetto a eventi che superavano le sue capacità di comprensione.

Kiesinger compì mosse sempre meno felici e il suo cancellierato fu l’ultimo della vecchia scuola, quella cominciata con Konrad Adenauer alla fine della Seconda guerra mondiale. A Kiesinger succedette il celebre cancelliere socialdemocratico Willy Brandt. Questi seppe cogliere lo spirito del tempo e portò nella politica tedesca uno nuovo stile di comunicazione, oltre che nuovi orientamenti di governo.

Come Kiesinger perse la bussola dinanzi al Sessantotto, così Merz rischia di perderla per non riuscire ad afferrare i mutamenti che si stanno annunciando, oggi come allora, pur di segno diverso.

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I tempi che cambiano: le sviste del passato recente

Le analisi degli eventi internazionali di Luca Lovisolo

Alcuni cambiamenti che premono sui nostri giorni possiamo accennarli qui, senza pretesa di completezza. È finito il tempo dello Stato sociale che provvede a ogni cosa. Lo Stato deve concentrarsi con urgenza sui suoi compiti essenziali, in particolare sulla difesa e sulla sicurezza.

Ha sbagliato, chi pensava di integrare in Europa senza conseguenze milioni di stranieri portatori di culture, religioni e valori incompatibili con la storia e con il diritto europei. Il dovere di soccorrere i rifugiati in stato di necessità non può negare a una società il diritto di restare se stessa, nei suoi valori fondanti. Le correnti di pensiero che hanno sottovalutato il bisogno di tutela dell’identità delle società europee, disprezzandolo come espressione di razzismo, hanno lasciato questa istanza ai partiti di estrema destra, e questi vi hanno costruito le loro fortune.

Hanno stufato, la scuola e le università che abusano della loro missione formativa per plasmare la società secondo modelli politici, religiosi o sociologici astratti, quali che siano; devono tornare a fare ricerca e formazione. Sono ormai inutili e insopportabili, i media e il giornalismo che si ergono a dispensatori di dottrine sociali; che tornino a fare informazione. Un tempo, si sarebbe discusso se tali questioni fossero di destra o di sinistra: oggi, la loro degenerazione le ha trasformate in problemi per tutti, da risolvere senza indugio.

Dagli anni Settanta del Novecento, l’Europa vive in una dimensione idealistica che è diventata falsa coscienza. Anche in Europa occidentale, pur se in misura minore rispetto ai Paesi a regime comunista, abbiamo creduto per mezzo secolo che fosse possibile scrollarsi di dosso le responsabilità individuali. Che la scuola potesse educare i figli, oltre che istruirli; che l’assenza di guerra permettesse allo Stato di sostituirsi a noi nel garantirci assistenza sanitaria totale, reddito di cittadinanza – Bürgergeld, esiste anche in Germania – e pensioni sicure per decenni, dinanzi alla vita che si allunga.

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Il risveglio: basterà l’allarme della vittoria della AfD in Sassonia-Anhalt?

Questa ubriacatura è finita. Il compito dei governi, oggi, è spiegarlo alle popolazioni e attuare i provvedimenti necessari per amministrare con equità quel che resta. I segnali, però, almeno in Germania, non sono buoni. Di fronte alla vittoria della AfD nella Sassonia-Anhalt, il Partito socialdemocratico tedesco, anziché serrare le fila con l’alleato democristiano per sostenere il governo comune in carica, promette di ridiscutere le riforme già decise, improntate al risparmio di spesa.

Udire il cancelliere Merz e i dirigenti democristiani che difendono i propri fallimenti con la retorica esausta e disperata dei comunicati stampa; sentire la co-segretaria del Partito socialdemocratico, Bärbel Bas, reagire alla vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt con il tentativo di ricomprare la fiducia degli elettori promettendo erogazioni sociali non più sostenibili, tutto ciò fa ricordare un altro personaggio che non seppe vedere i segni dei tempi. Quando la fine dei regimi comunisti in Europa orientale era ormai segnata, il leader della Romania, Nicolae Ceaușescu, dal balcone del palazzo in cui si trovava il suo ufficio, pensò di salvarsi sbraitando gli slogan del Partito e promettendo aumenti di stipendio a tutti.

Fu acclamato dalle prime file di fedelissimi che seguivano il comizio sotto il balcone. Poche centinaia di metri più in là, in fondo alla piazza, si radunarono i dimostranti che cominciarono a tempestare di sassi le finestre del palazzo, finché Ceaușescu e la sua cricca dovettero abbandonare il potere a gambe levate. Con la differenza che a Bucarest, allora, cadeva un dittatore; a Berlino, oggi, cadono le ultime difese della libertà riconquistata alla fine del nazismo e del comunismo.

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CONCLUSIONE: GERMANIA ED EUROPA DOPO LE ELEZIONI IN SASSONIA-ANHALT

Il libro di Luca Lovisolo sulla Russia del dopo URSS

Se il governo di Friedrich Merz cadrà per il dissenso sulle riforme, non si vede come un altro cancelliere potrebbe ricomporre una maggioranza nel Parlamento attuale. Il ricorso a elezioni anticipate significherebbe la vittoria dell’estrema destra a livello nazionale.

L’Unione cristiano-democratica, insieme al Partito liberale (FDP), raccolgono da sempre gran parte della borghesia industriale tedesca. Il Partito liberale è già sceso sotto la soglia di sbarramento parlamentare e fatica a rialzarsi.

Se anche i democristiani si ridurranno al lumicino, le parti di società che detengono il maggior potere economico dovranno cercare un nuovo porto. Potrebbero ritrovarsi nell’estrema destra della AfD, ripetendo l’errore che fecero nel 1933, quando sostennero Adolf Hitler. Allora, gli industriali si giustificarono con la paura per l’ascesa del comunismo.

La AfD mette in discussione l’appartenenza della Germania all’euro e all’Unione europea, due fattori di successo per l’industria tedesca del Dopoguerra. A spingere gli industriali verso l’estrema destra, però, potrebbe essere la recente politica economica europea, che sembra ispirarsi più all’astrattismo, che alla realtà dello sviluppo globale.

Verso il futuro: un crocevia

Se le forze politiche e sociali fedeli alla democrazia non riusciranno a interpretare il mutamento epocale che stiamo vivendo, gli Stati europei, uno dopo l’altro, finiranno preda di movimenti populisti che li consegneranno come pacchetti postali alle mani di Vladimir Putin, Donald Trump, Xi Jimping; dei regimi di Teheran e dei gruppi terroristici parastatali che pasturano tra Gaza, lo Yemen e il Libano meridionale.

I tempi sono cambiati e i sogni sono finiti. Solo l’ignoranza – uso questo termine con la piena consapevolezza del suo peso – solo l’ignoranza, può far credere che potremo pacificarci con i regimi autoritari che ci circondano, da Mosca a Teheran e oltre, senza diventare noi stessi servi di quei padroni.

Ci provammo nel 1938, a pacificare Hitler, sappiamo come finì. La Storia non si ripete, a meno che non siamo noi a farla tornare.

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Luca Lovisolo

Lavoro come ricercatore indipendente in diritto e relazioni internazionali. I miei libri presentano aspetti di storia e attualità dell'Est Europa. Su questo blog e attraverso Caminantes, il mio spazio su Substack, analizzo l'attualità internazionale restando fedele ai fatti. La mia attività è sostenuta solo da chi mi segue.

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