
Germania, ancora una vittoria dell’estremismo da destra a sinistra, nelle elezioni locali del 20 settembre. Dopo la sconfitta di due settimane prima in Sassonia-Anhalt, in Meclemburgo – Pomerania anteriore il partito del cancelliere Merz non supera la soglia di sbarramento. L’ascesa dell’estrema sinistra a Berlino preoccupa per la tolleranza verso l’antisemitismo e la vicinanza ad ambienti criminali.
Anche le nuove tornate elettorali in Germania, domenica 20 settembre, superano con la loro eco i confini tedeschi.
Il voto nella regione del Meclemburgo – Pomerania anteriore, nella Germania nord-orientale, segna una nuova vittoria dell’estremismo. porta alla maggioranza relativa l’estrema destra della Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland – AfD). Valgono, con qualche variante, le stesse considerazioni che ho pubblicato nei giorni scorsi per le >elezioni nella Sassonia-Anhalt.
In questa analisi riporto nello specifico cosa ha determinato l’esito elettorale nel Meclemburgo – Pomerania anteriore; passo poi alle >elezioni di Berlino per valutare le >posizioni del partito vincitore con i non lievi >interrogativi che suscitano. Infine, le >possibili evoluzioni del quadro locale e nazionale.
Anche nel Meclemburgo – Pomerania anteriore la vita è migliore rispetto al periodo comunista, ma salari e occupazione restano sotto la media nazionale. Alcuni valori sono migliorati, ma mancano grandi investimenti industriali e forza lavoro qualificata; esiste però un’attiva industria turistica, grazie alle spiagge sul Mare del nord. Nel Meclemburgo – Pomerania anteriore, a differenza della Sassonia-Anhalt, benché l’estrema destra abbia più che >raddoppiato i suoi consensi resta possibile una maggioranza diversa, composta dai tre partiti della sinistra: socialdemocratici, Verdi, ed estrema sinistra.
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In Germania est l’orientamento filorusso resta determinante per la vittoria dell’estremismo
Questa possibilità è dovuta al relativo successo del Partito socialdemocratico, guidato da Emanuela Schwesig. La signora Schweisig non è una socialdemocratica qualunque: fa parte dell’ala filorussa del suo partito. Si è segnalata spesso per il suo atteggiamento indulgente verso Mosca; la sua vicinanza a una fondazione collegata al gasdotto North-Stream è stata a lungo al centro delle cronache.
Con la ripresa della guerra in Ucraina, nel 2022, la signora Schwesig si è distanziata dal Cremlino, ma il suo improvviso ripensamento non ha convinto tutti. Si tratta senza dubbio di una dirigente molto abile, nominata anche come futura segretaria nazionale del Partito socialdemocratico. Il suo successo personale permetterà di costruire nel Meclemburgo – Pomerania anteriore un’alleanza che escluda l’estrema destra, priva della necessaria maggioranza assoluta; conferma però che le posizioni morbide verso Mosca, nella ex Germania est, restano decisive per assicurarsi i favori degli elettori.
Il partito del cancelliere Merz, l’Unione cristiano-democratica (CDU, la democrazia cristiana tedesca), nel Meclemburgo – Pomerania anteriore ha ottenuto un risultato peggiore dei peggiori sondaggi. Non ha nemmeno raggiunto la soglia di sbarramento del 5% e non entra nel parlamento regionale. La CDU non è solo il partito dell’attuale cancelliere Friedrich Merz, è anche quello della ex cancelliera Angela Merkel, per giunta originaria proprio di quella regione. È la prima volta nella storia tedesca che la CDU non supera la soglia di sbarramento e ciò avviene proprio nella regione che le ha dato una cancelliera protagonista del governo nazionale per sedici anni.
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La svolta di Berlino
Le elezioni a Berlino, città che costituisce uno Stato federale a sé, come Brema e Amburgo, non sono meno significative. La maggioranza relativa, con il 25% dei voti, è nelle mani del partito di estrema sinistra Die Linke. L’estrema sinistra propone di risolvere il problema della carenza di abitazioni, con conseguente aumento degli affitti, espropriando gli immobili alle imprese costruttrici e proprietarie: una volta diventati proprietà pubblica, gli appartamenti verrebbero ceduti in locazione a canone moderato.
L’idea non è nuova: fu già attuata durante il regime comunista, quando Erich Honecker, capo dello Stato e del Partito, promosse la costruzione di nuovi edifici prefabbricati (i celebri Plattenbau) da affittare a prezzi determinati dallo Stato, fuori da ogni regola di mercato. L’esito fu che l’incasso dei canoni di locazione non bastava neppure per assicurare la manutenzione ordinaria degli edifici.
I casermoni di Honecker si trasformarono in fretta in paradisi per gli scarafaggi e in colabrodo per le infiltrazioni di umidità. L’arida vita nella Berlino delle abitazioni sovvenzionate è protagonista del racconto «Der fremde Freund» di Christoph Hein (uscito in italiano come «L’amico estraneo»), un classico della letteratura della Germania est; io stesso lo ricordo bene, per averlo portato a un esame, a suo tempo, proprio a Berlino.
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Germania: vittoria dell’estremismo e ambiguità su temi essenziali
Il caro affitti a Berlino è un problema reale, ma la soluzione proposta dall’estrema sinistra zoppica. Quando un giornalista della rete pubblica tedesca ARD ha chiesto alla candidata sindaca-governatrice, Elif Eralp, se il suo partito fosse consapevole che tali proposte economiche richiamano quelle del regime comunista, la signora Eralp ha risposto che il suo partito si è distanziato senza equivoci dallo stalinismo.
Non è questo il punto, però. Persino Chruščëv si distanziò dallo stalinismo. Ciò da cui l’estrema sinistra dovrebbe distanziarsi è il marxismo-leninismo, ma questo la sindaca-governatrice in pectore non lo ha detto. Bisogna ricordare che il partito dell’estrema sinistra tedesca attuale è l’erede del Partito socialista unitario di Germania (Sozialistische Einheitspartei Deutschland – SED), il partito dominante della Germania est nel periodo comunista.
Anche se il nuovo governo di Berlino non riuscirà ad attuare gli espropri degli immobili, il solo fatto che un partito tedesco proponga questa misura scoraggia gli investitori esteri dei quali la Germania ha bisogno oggi più che mai.
In una città nella quale si moltiplicano gli scontri fra bande criminali di immigrati, l’estrema sinistra vittoriosa propone di ridurre i mezzi a disposizione della polizia e di abolire l’autorità di vigilanza sulla costituzionalità; è altresì contraria alle espulsioni di stranieri senza titolo di soggiorno, anche di quelli colpevoli di violazioni penali – è una dichiarazione esplicita della candidata sindaca-governatrice, lei stessa nata da una famiglia turca.
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Le radici etniche del voto, la questione antisemita
Il successo dell’estrema sinistra ha anche una radice etnica: da anni, il partito si pone come portavoce degli interessi degli immigrati; una posizione analoga ha assunto anche il partito dei Verdi. Una volta acquisita la cittadinanza tedesca, gli immigrati hanno diritto di voto; perciò, scelgono il partito che rappresenta le loro istanze.
La grande ondata migratoria promossa da Angela Merkel è avvenuta nel 2015. Una legislazione dalle maglie larghe ha permesso nel frattempo a centinaia di migliaia di stranieri di acquisire la cittadinanza e il diritto di voto, anche se molti faticano a parlare un buon tedesco. L’estrema sinistra, a Berlino, ha fatto campagna elettorale anche in lingua turca e in lingua araba.
Il conto dell’estrema sinistra comincia a tornare: a Berlino, il partito ha ottenuto le percentuali maggiori nei >distretti a più alta densità di popolazione dal retroterra migratorio, come il quartiere centrale Mitte, il distretto di Friedrichshain-Kreuzberg – dove ha superato il 40% – e il tristemente celebre Neukölln. In due sezioni elettorali di quest’ultimo, l’estrema sinistra ha superato il 50% dei voti.
La vicinanza del partito di estrema sinistra agli ambienti della migrazione suscita preoccupazioni serie, per la tolleranza verso l’antisemitismo e l’islamizzazione strisciante della società, come per le relazioni con la criminalità organizzata cittadina. Tra i migranti arabi e mediorientali soffiano forti correnti islamiste e antisemite. Berlino è teatro di frequenti manifestazioni dal chiaro intento antiebraico, non è mancato persino chi ha dimostrato a favore della proclamazione in Germania di un califfato. Gli eufemismi dietro cui si nascondono i manifestanti non bastano a mascherare le loro intenzioni.
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Ancora conseguenze della migrazione incontrollata: vittoria dell’estremismo in Germania
Vi sono zone di Berlino nelle quali i cittadini di religione ebraica non possono entrare, senza rischiare la loro incolumità. Il nuovo antisemitismo tedesco presenta tratti sempre più simili a quello del Terzo Reich, ma non origina in Germania, è stato importato con la copiosa migrazione araba. L’estrema sinistra si incontra con questa parte di migrazione per la consonanza sulla questione palestinese. Su queste degenerazioni, come sull’atteggiamento verso lo Stato di Israele, le dichiarazioni del partito dell’estrema sinistra tedesca restano ambigue.
A ben due feste per la vittoria del partito, i giornalisti hanno scorto e fotografato un noto boss del crimine organizzato berlinese, di origine araba, a piede libero ma a capo di una rete familiare responsabile di una lunga lista di reati gravissimi. Brindava facendo il segno della vittoria; lui stesso ha dichiarato di festeggiare il successo del partito di estrema sinistra perché da quella forza politica si sente sostenuto. Intanto, emergono prove di relazioni tra un deputato del partito e il figlio dello stesso capoclan.
Secondo l’avvocatessa tedesca di origine turca Seyran Ates, profonda conoscitrice degli ambienti della migrazione in Germania, fra il partito dell’estrema sinistra, esponenti della criminalità e correnti antisemite esistono relazioni documentate. Più personalità politiche si chiedono perché il partito Alternativa per la Germania sia sottoposto, a buona ragione, a costante controllo da parte delle autorità di vigilanza costituzionale, per le sue posizioni di estrema destra, mentre il partito di estrema sinistra resta indenne da questa sorveglianza, sebbene la sua vicinanza ad ambienti dell’illegalità sia ormai fatto notorio.
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Per governare Berlino, l’estrema sinistra dovrà coalizzarsi con gli altri due partiti suoi congeneri, i Verdi e il Partito socialdemocratico. Ciò le impedirà forse di realizzare i suoi propositi più spinti, ma l’imporsi con la maggioranza relativa di un partito di tale profilo fotografa il mutamento delle relazioni sociali ed etniche nella capitale tedesca.
Cosa può accadere adesso a Berlino, anche al governo federale
Un tempo, Berlino poteva farsi vanto della varietà di provenienza dei suoi abitanti; oggi, quella varietà si è convertita in una seria minaccia alla convivenza pacifica. Le comunità straniere, non integrate e spesso traversate da correnti criminali, cominciano a imporsi sul resto della popolazione attraverso il voto. I partiti possibili alleati per formare il governo cittadino insieme all’estrema sinistra stanno chiedendo ai dirigenti di quest’ultima rassicurazioni chiare sulla questione dell’antisemitismo e sulle relazioni con i circoli criminali. Anche a Berlino è possibile una maggioranza diversa, fra Unione cristiano-democratica, Partito socialdemocratico e Verdi. I prossimi giorni diranno di più.
Nel frattempo, domenica 13 settembre si sono svolte altre elezioni locali: nella Bassa Sassonia, la regione nord-occidentale in cui si trova la città di Hannover. Si è trattato di elezioni comunali, hanno fatto meno notizia. Nella media regionale, i partiti tradizionali hanno mantenuto la maggioranza, pur perdendo molti punti; anche in quei luoghi, però, l’estrema destra ha triplicato i consensi e l’estrema sinistra li ha raddoppiati.
Dopo queste nuove tornate elettorali resta aperta la questione del governo federale. Le voci favorevoli a una sostituzione del cancelliere Friedrich Merz si moltiplicano; meno frequenti, però, sono le indicazioni concrete di un possibile successore. L’Unione cristiano-democratica non esprime più dirigenti di qualità: non si vede alcuna figura che mostri la statura necessaria per affrontare le sfide nazionali e internazionali di oggi. A Merz, quanto meno, va riconosciuta chiarezza e presenza nell’aver guidato la politica estera del Paese, dando manforte a un ministro degli esteri dal profilo debole.
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Ancora una vittoria dell’estremismo: Merz senza alternative?
I maggiori dirigenti democristiani hanno reagito alla nuova sconfitta con le ormai stucchevoli frasi di repertorio. Sono comparsi in questi giorni alcuni giovani agguerriti, di quel partito, non disposti ad assistere alla rovina della loro forza politica; brilla la trentenne Clara von Nathusius, dirigente della sezione giovanile dell’Unione cristiano-democratica. Sono ancora inesperti, però, per assumere ruoli di governo. Un apprezzato dirigente che potrebbe succedere a Friedrich Merz è Boris Pistorius, oggi ministro della difesa: appartiene però al partito di minoranza della coalizione e il suo ruolo alla Difesa, oggi, è cruciale.
Alla Germania servirebbero un nuovo Konrad Adenauer, un nuovo Willy Brandt; dei nuovi Hans-Dietrich Genscher, Egon Bahr, Ludwig Erhard. Una quarantina d’anni or sono, un dotto germanista al quale facevo spesso da interprete in Italia, da ragazzo, mi diceva, già allora, che gli uomini migliori della Germania non erano più disposti a impegnarsi in politica, a causa della progressiva degenerazione del clima istituzionale. Non oso immaginare cosa mi direbbe oggi, se vivesse ancora.
Parlo spesso, anche in queste pagine, della borghesia imprenditoriale tedesca, nata secoli or sono dalle riforme protestanti. La conobbi ancora nel suo pieno vigore, quando frequentai la Germania ventenne; la rincontrai già indebolita due decenni dopo, viaggiando nel Paese per la mia professione. Ne ho riconosciuto il colpo di coda, un anno e mezzo fa, quando ha fatto cadere l’infelice governo di Olaf Scholz.
Oggi, quella parte di società, protagonista della storia di successo della Germania, sembra muta. Viene scavalcata, da una parte, dagli slogan inconcludenti dell’estrema destra; dall’altra, da movimenti populisti compromessi con l’antisemitismo, con una migrazione che non mostra alcuna lealtà verso lo Stato che le offre un tetto e con le bande che si affrontano a colpi di pistola nei quartieri della capitale.
Le ultime tornate elettorali in Germania hanno portata locale ma significato internazionale. Confermano che non solo a Berlino, ma in tutta Europa non emergono personalità politiche dalla statura adeguata ad affrontare le gravi sfide che attendono noi tutti.





