
Houthi: la guerra in Yemen e Arabia Saudita non può più essere derubricata a crisi regionale. Oltre alle implicazioni militari e alle conseguenze sulla navigazione, gli eventi su quel teatro mostrano un’evoluzione strutturale che è stata troppo spesso ignorata o sottovalutata. Gli obiettivi degli Houthi guardano più in là di Israele e della questione palestinese. La confusione generata dalla propaganda.
Il gruppo terrorista degli Houthi, situato nello Yemen, nei giorni scorsi ha compiuto operazioni sulle quali è utile proporre alcune considerazioni.
Gli Houthi non sono lo Yemen: sono un gruppo ribelle che si è installato nella parte occidentale del Paese e si oppone tanto al governo dello stesso Yemen quanto alla vicina Arabia saudita. Gli Houthi sono trai i gruppi di guerriglieri alimentati dall’Iran, come Hamas e Hezbollah, rispettivamente a Gaza e nel Libano meridionale, per citare solo i più noti. Questi sono stati molto indeboliti dalle recenti azioni di Israele.
Gli Houthi accrescono invece la loro capacità d’azione: pur se sostenuti dall’Iran, vantano maggior autonomia operativa e sono in grado di sviluppare armi ad alta tecnologia, anche impiegando l’intelligenza artificiale, informano le analisi del consulente militare e geopolitico italiano Gianraffaele Percannella. Già oggi, gli Houthi lanciano dallo Yemen missili su Israele, coprendo con notevole precisione una distanza simile a quella tra Roma ed Helsinki.
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Houthi: guerra in Yemen e Arabia Saudita, gli sviluppi recenti
Nei giorni scorsi gli Houthi hanno esteso di molto il territorio yemenita sotto il loro controllo e hanno occupato alcune isole in posizione strategica all’imbocco del Mar Rosso. Questo sviluppo è stato evidenziato per le sue ricadute sul prezzo dei carburanti e sulla navigazione mercantile, poiché lo stretto fra il Mar Rosso e il Golfo di Aden era sinora un’utile alternativa al transito nello Stretto di Hormuz, bloccato a causa delle sconsiderate operazioni lanciate da Donald Trump.
Alle già gravi conseguenze delle nuove conquiste Houthi sul trasporto marittimo se ne aggiunge un’altra, se possibile ancor peggiore. Da decenni gli osservatori ammoniscono che gruppi terroristici di varia natura, in particolare ispirati all’estremismo islamico, accumulano capacità militari e organizzative simili a quelle degli Stati. Questi ammonimenti vengono quasi ovunque ignorati o sottovalutati.
Le operazioni condotte dagli Houthi nel Mar Rosso in questi giorni dimostrano che un gruppo terrorista ha raggiunto e persino superato la capacità d’azione non di uno, ma di almeno due Stati: lo Yemen, il cui esercito regolare non riesce a contrastare la loro avanzata; l’Arabia saudita, in questi giorni colpita anch’essa dagli Houthi in infrastrutture vitali anche per le forniture di petrolio all’Europa.
A ciò si aggiunga l’inazione degli Stati uniti, impantanati in Iran e dintorni, per tacere dell’inerzia dell’Europa, che pur sarebbe la più interessata a salvaguardare la navigazione nel Mar Rosso, collegato al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.
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Gli obiettivi degli Houthi: non solo Israele
Gli Houthi non sono uno Stato, ma hanno infrastrutture organizzative e militari analoghe. L’obiettivo della loro guerra non è solo Israele e l’Arabia saudita: siamo noi, il mondo che dipende dalle forniture energetiche e dal traffico mercantile in transito sotto i loro cannoni. Bisognerà forse attendere che gli Houthi o raggruppamenti analoghi sviluppino un’arma capace di raggiungere l’Europa, perché qualcuno a Roma, Berlino e Parigi si scrolli dal torpore. Potrebbe non volerci molto.
Nel frattempo, nelle città d’Europa e dell’Italia – quest’ultima più esposta di altri in un tale contesto, per ragioni geografiche – è piuttosto frequente imbattersi in dimostranti che sventolano le bandiere dell’Iran e dei gruppi terroristici che esso alimenta, pronti a esaltare gli Houthi, Hamas e Hezbollah come improbabili «eserciti di liberazione.» Pochi giorni fa, alla Mostra del cinema di Venezia, un pubblico entusiasta ha applaudito in piedi per 25 minuti un film che rappresenta la storia del Medioriente come la vogliono l’Iran, Hamas, Hezbollah e gli Houthi.
Una persistente propaganda distorsiva ha reso l’opinione pubblica incapace di riconoscere queste relazioni, diffondendo i suoi messaggi nascosti dietro il dito sempre più mignolo della «difesa del popolo palestinese» – senza precisare poi quale, ché di «popolo palestinese» ve ne è ben più d’uno. Latitano, invece, dirigenti e commentatori che mostrino di avere misurato la gravità dello scenario che viene componendosi a poca distanza dalla frontiera sud dell’Europa.
Lo sforzo prevalente sembra concentrarsi sul nascondere all’opinione pubblica la dimensione reale delle minacce alle quali siamo esposti e la rapidità con cui i teatri di guerra intorno a noi si stanno evolvendo a nostro sfavore.



Paola Petrino Rietto says:
Ciao Luca,
Ogni volta che esprimo concetti di questo tipo in consessi di persone che conosco da sempre, con cultura e status lavorativo simile al mio, vengo guardata come un’aliena «fascista.» E ho un bel dire che non c’è nulla di più lontano di me da quella orrenda ideologia che mi ha pure ucciso un nonno! 😭Resto comunque molto preoccupata. Siamo di nuovo nel ventennio di un nuovo secolo, e sembra di essere precipitati indietro di 100 anni.
Un abbraccio
Paola
Luca Lovisolo says:
Ciao Paola, mi fa piacere risentirti. Purtroppo è il mondo che abbiamo. Continuerà così finché chi applaude quella narrazione della storia non sarà costretto a smettere da qualche missile targato Teheran o Sana’a piantato in qualche camera da letto europea. Per qualcuno, forse, non basterà neppure quello. Non si è ancora capito che la ricreazione è finita. Grazie per la tua costante attenzione. L
Leopardi Stefano says:
Credo che il seme alla radice di tutto il quadro recente sia l’accordo USA-Iran (quello di Obama, per capirci) stracciato da Trump nel suo primo mandato. Quell’accordo, almeno finché vigente e rispettato, offriva garanzie in cambio di (relativa) stabilità. Cosa è successo dopo l’abbiamo visto e lo stiamo vedendo.
Riguardo alla distorsione informativa e culturale credo che l’aspetto più deformate sia quello di guardare tutto ancora con gli «occhiali» del secolo scorso. Mentre in realtà è cambiato tutto e servirebbero nuovi «occhiali.» Per vedere ciò che è è non ciò che era. Ma alcuni pensano sia ancora.
Saluti.
Luca Lovisolo says:
Grazie per il Suo commento. L’idea che l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 garantisse il controllo sulle attività dell’Iran è molto diffusa, ma è contraddetta da numerosi elementi. In particolare, la velocità con la quale l’Iran ha poi comunicato di aver raggiunto un alto livello di arricchimento dell’uranio, dopo la revoca dell’accordo. Secondo molti osservatori, l’Iran avrebbe continuato le attività nucleari in laboratori che sfuggivano ai controlli previsti. E’ difficile imbattersi in reali conoscitori di quel contesto che confermino il rispetto dell’accordo del 2015 da parte di Teheran.
Non è facile, ma bisogna dare ragione a Trump e ad Hegseth, quando affermano che non si può consentire all’Iran di possedere un’arma nucleare, a maggior ragione tenendo conto del progresso della sua industria balistica. I vettori iraniani sono in grado di raggiungere già oggi il centro Europa. L’errore fatale è nel modo in cui l’amministrazione USA ha affrontato la questione, aggravandola a tempo indeterminato. E’ un processo tipico di molti dirigenti populisti: individuano problemi esistenti a volte taciuti da altri, promettono di risolverli, ma non hanno le basi per individuare e attuare soluzioni efficaci.
Concordo sul fatto che troppe volte si osserva il mondo di oggi attraverso le lenti di ieri. Sulla questione palestinese, però, credo che serva un coraggioso repulisti dello spesso strato di propaganda e falsificazione depositatosi sulla narrazione di quel conflitto, prima ancora di mettere qualunque tipo di occhiali.
Cordiali saluti.
LL
PS says:
Buongiorno, una settimana fa ho inviato qui un commento con alcune domande sul […] Il commento e’ «in moderazione» da allora […] confidando di poter leggere qualcosa piu’ “fact-driven” del solito […]
Luca Lovisolo says:
I commenti vengono pubblicati, anche se critici, se chi li propone dimostra di aver compreso il contenuto dell’articolo oggetto del commento e di disporre dei presupposti per esercitare una critica argomentata. Quanto al riferimento cinematografico in chiusura dell’articolo, che sembra preoccuparla tanto, può valere per molte opere già uscite o in uscita sull’argomento. Prima di commentare, La invito ad analizzare con attenzione tali produzioni. Avrà così un approccio fact-driven, come ama chiamarlo Lei. Inoltre, il Suo precedente commento proveniva da un indirizzo IP mascherato. Siamo piuttosto abituati a riconoscere commenti e messaggi sospetti, che finiscono direttamente nel cestino, nel migliore dei casi; nel peggiore, in Procura.