L’ipocrita meraviglia con la quale in Italia si condannano le ingiurie proferite da un noto propagandista russo verso la presidente del Consiglio è pari a quella con cui ci si sorprese delle aggressioni della Russia contro Georgia e Ucraina: al Cremlino si preparavano da decenni, mentre l’Occidente, ignaro, con Mosca faceva affari ed esaltava le magnifiche sorti della Grande Madre Russia.
Il propagandista in questione conduce più programmi; sulla TV russa non è il solo, a diffondere falsità patenti, iperboli dissennate, minacce di annientamento verso interi Stati europei; da anni, anzi decenni. C’è il formato videopodcast, c’è il talk-show, c’è il dibattito a doppia conduzione, c’è il monologo. I primi vagiti si udirono dall’ormai defunto deputato di estrema destra Vladimir Žirinovskij. Le sue sparate erano abominevoli, ma rivelavano almeno un tratto di autenticità: Žirinovskij credeva davvero in ciò che diceva e, tra una spacconata e l’altra, talvolta riusciva persino simpatico.
I propagandisti di oggi non si preoccupano se credere o no a ciò che predicano: sono voci di una macchina che produce messaggi da diffondere al mondo, anche attraverso TV multilingue. Una di queste, proprio in Italia, ha potuto celebrare il suo festival, pochi giorni fa. Propagandisti filorussi, anche italiani, hanno spazi soverchianti sui media: se si tollera il loro dilagare, non ci si può meravigliare, poi, se spadroneggiano.
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La propaganda russa conosce i Paesi nei quali lavora. Sa che in Italia vi sono due correnti di pensiero, in politica e nella società: una filorussa e l’altra più filorussa; le correnti filooccidentali sono incarnate da politici che si contano sulle dita di una mano, umiliati o fuggiaschi dai loro stessi partiti. Se da Mosca arrivano ingiurie a un politico (non abbastanza) filorusso, significa che qualcuno al vertice ha deciso di puntare sulla corrente più filorussa, pronta ad accettare come condizione naturale l’egemonia della Russia sull’Europa.
L’Italia e i suoi dirigenti subiscono le conseguenze della loro ingenuità. Sia verso Putin sia verso Trump, ma anche verso l’Iran e la galassia terrorista (dai tempi del «Lodo Moro» alle odierne condiscendenze filopalestinesi) molti italiani si sono illusi che mostrarsi servi del tiranno li avrebbe salvati dalla sua ira.
Dimenticano che il tiranno schiaccia il servo sotto i suoi piedi, appena non ne ha più bisogno, per non pagare il pegno dei suoi servigi.
