Perché Al Bano non può più cantare in Ucraina

Pianista di strada, Leopoli, Ucraina | © Luca Lovisolo
Pianista di strada, Leopoli, Ucraina | © Luca Lovisolo

L’ironia sul caso del cantante Albano Carrisi, bandito dall’Ucraina, è fuori luogo. Le ragioni per le quali è difficile, in Occidente, comprendere le cause del fatto. Il successo che lo stile melodico italiano raccoglie nell’area ex sovietica ha una ragione oggettiva. In Russia, oggi, Al Bano e gli altri cantanti italiani della sua generazione sono portatori di un messaggio politico, consapevoli o no.


Si legge molta ironia sul caso del cantante Albano Carrisi (in arte «Al Bano»), bandito dall’Ucraina perché considerato persona pericolosa per la sicurezza nazionale. L’ironia è fuori luogo. Le ragioni per le quali è difficile, in Occidente, comprendere le cause del fatto, sono due: la generale sottovalutazione del conflitto in corso tra Russia e Ucraina, da una parte; la poca conoscenza del ruolo che i cantanti italiani della generazione di Al Bano ricoprono nei Paesi dell’ex Unione sovietica, dall’altra. Non torno sul conflitto russo-ucraino, del quale ho già scritto molto. Mi concentro sul secondo punto: la presenza dei cantanti italiani melodici nel panorama russo ed ex sovietico.

E’ difficile, per noi occidentali, immaginare che un cantante come Al Bano possa ancora svolgere un ruolo di tanto rilievo: gli artisti di quella generazione rappresentano uno stile canoro che consideriamo ormai superato e sono usciti dalla scena artistica più attiva. Sono meritatamente celebri per il loro passato, qualcuno per le tardive e burrascose vicende sentimentali.

Al contrario, nei Paesi dell’ex Unione sovietica, cantanti come Al Bano, Toto Cutugno, Pupo o Riccardo Fogli, con i loro volti segnati dal tempo, vivono la miracolosa prosecuzione dei loro anni migliori: impresari che si contendono le loro apparizioni, spettacoli su palchi celebri e folle osannanti. Non tutti questi personaggi sono stati buoni amministratori delle loro fortune passate: è possibile che i tour per le fredde lande ex sovietiche li aiutino a vivere una vecchiaia che senza, chissà, darebbe loro qualche grattacapo. Più di tutto, forse, il successo in tali età soddisfa l’ego, il bisogno di sentirsi ancora attivi e amati, quella sensazione che tiene in vita, nel senso letterale del termine, ogni artista; gli consente di restare sulla breccia e accompagnarsi ad amanti di trent’anni più giovani; di vivere, insomma, l’illusione dell’eterna giovinezza.

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Il successo che lo stile melodico italiano raccoglie oggi nell’area ex sovietica ha una ragione oggettiva: durante il regime comunista, la penetrazione a Est dei modelli musicali angloamericani fu nulla o limitatissima, circoscritta a pochi iniziati che li facevano circolare clandestinamente.

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Un po’ diversa era la situazione in alcuni Paesi dell’Est Europa non sovietici, ma quel mondo restò generalmente impermeabile agli stili che in Europa occidentale circolarono dagli anni Settanta in poi, d’importazione statunitense o britannica. Per questo motivo, quella parte d’Europa rimase legata alla canzone melodica ispirata all’opera e all’operetta, declinata in versione popolare, a volte contaminata con le forme del repertorio folk. Quella che in Italia rappresentava, per fare un esempio, Claudio Villa, e in URSS era incarnata da personaggi come Iusif Kobzon, Alexandr Gradskij e Alla Pugačëva.

I cantanti melodici italiani celebri negli anni Settanta e Ottanta, di cui Al Bano era capofila, erano e sono la prosecuzione perfetta di quell’ideale canoro, con quel pizzico in più di «sole, mare e amore» che mancava ai cantanti sovietici, più spesso malinconici o scopertamente politici. Ecco perché i cantanti italiani più giovani non hanno lo stesso successo, a Est, dei loro ormai canuti predecessori: hanno perso l’apertura melodica, l’immediata empatia che quelli esercitavano su un pubblico che si aspettava, e si aspetta tutt’oggi, la classica canzone all’italiana.

Per i cantanti italiani oggi settantenni, l’elisir di giovinezza fornito dalla Russia ha un prezzo: allinearsi alla posizione politica internazionale di Mosca e al predicato di Putin. E’ un cammino obbligato, percorso anche da molti cantanti russi di oggi. Se si guarda alle figure assurte a largo successo grazie agli X-Factor e The Voice russi, tutte hanno la loro brava raccolta di canzoni patriottiche, tutte hanno in portfolio le partecipazioni agli show celebrativi per l’annessione della Crimea e le serate nel Palazzo di Stato del Cremlino. Senza, resterebbero nel circuito degli indie semisconosciuti, niente TV e niente interviste sui grandi media. La cultura funziona così, nei Paesi autoritari, non facciamoci illusioni.

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I cantanti italiani della generazione di Al Bano hanno trovato conveniente fare il patto con il diavolo. Li ha aiutati una cultura generale forse non eccelsa, che ha impedito loro di vedere il ginepraio in cui s’infilavano e di riconoscere il figuro da cui ricevevano la miracolosa pozione che consente loro un abbraccio infinito con il pubblico plaudente, mentre nel loro Paese si fanno schiacciare dalla TV più trash. Se in Italia viene bistrattato all’Isola dei Famosi, in Russia Riccardo Fogli prende applausi e osanna, come Al Bano e Pupo: in fondo, perché rinunciare?

Non è vero che Al Bano «parla solo di pace:» ha preso posizione a fianco di un regime i cui atti, forse, non riesce neppure a giudicare esattamente. Se c’è bisogno di un esempio, si può citare la surreale trasmissione della RAI TV dedicata alla Russia, realizzata da Al Bano con il giornalista Bruno Vespa: un’agiografia di Putin, con tanto di sosta adorante di fronte al busto di Stalin sotto le mura del Cremlino (ne parlo >qui).

Un cantante può ben avere le idee politiche che preferisce: Al Bano e i suoi colleghi non sono i soli a essere disinformati su ciò che sta accadendo fra Russia e Ucraina, in Crimea e nel Donbass, se questo è il caso. Un personaggio pubblico, però, deve saper amministrare le conseguenze della sua notorietà: in Russia, oggi, Al Bano e gli altri cantanti italiani della sua generazione trascinano il pubblico non solo per la loro voce, ma perché sono portatori di un messaggio politico. Che ne siano consapevoli o no, fa poca differenza.

L’Ucraina subisce da cinque anni la presenza di truppe russe su parti del suo territorio, oggi di fatto illecitamente governate da Mosca: tutto ciò accade in Europa, cioè a casa nostra, molto più vicino a noi di quanto siamo soliti credere. Che il governo ucraino non gradisca che un cantante con un notevole seguito di pubblico scorrazzi per il Paese cantando le odi di un regime aggressore, è comprensibile e, anzi, meraviglia che il bando dell’artista non sia arrivato prima.

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Conoscere meglio ciò che accade in quelle regioni, più prossime a noi di molti luoghi esotici verso cui voliamo abitualmente in vacanza, aiuterebbe a giudicare più attentamente i fatti, evitando ironie inutilmente irritanti, indice di una superficialità inescusabile, per la gravezza dei tempi.

16 commenti

  1. Non avevo idea di tutte queste cose, complimenti per la chiarezza nel raccontare e spiegare.

  2. Stefania Talvacchia

    Articolo interessante. Ho fatto parte di coloro che hanno commentato la notizia con ironia. Grazie per avermi fatto riflettere.

  3. Isabella Aiello

    Come Stefania: sorridevo, chiedendomi il perché di tale messa al bando.
    Complimenti per la chiarezza dell’articolo. Mi piacerebbe poterlo condividere.

  4. Dimitrii Ostapchuk / Дмитрий Остапчук

    La ringrazio molto per le idee chiare e giuste della situazione in Ucraina. Il suo articolo aiuta a molta gente ad avere le idee piu chiare della situazione nel mio paese. Cordiali saluti.

  5. Luca,

    Concordo con la sua spiegazione del bando di Al Bano che forse dovrebbe cambiare nome in Al Bando… Ma la cultura sovietica non era chiusa al 100%, mi riferisco agli Stilyagi, ai quali nel 2008 è stato pure dedicato un film e che sono stati anche ricordati nella cerimonia di apertura delle olimpiadi di Soci (se non sbaglio), con la perplessità degli ignoranti telecronisti italiani (che magari avrebbero potuto ricevere una spiegazione della cerimonia da parte degli organizzatori). Tra i cantanti meno canuti (anche se ormai non più giovanissimo), è molto seguito anche Eros Ramazzotti. Saluti.

    • Non era del tutto impermeabile, il mondo sovietico ed ex comunista, ai modelli occidentali, ma la penetrazione fu incomparabilmente inferiore a quella avvenuta da noi in Occidente. Erich Honecker, leader della Germania est, arrivò a citare la musica pop occidentale dinanzi ai vertici del Partito come strumento di corruzione dei giovani. La situazione non era uniforme in tutto l’Est, ma il panorama non era neppur lontanamente paragonabile a ciò che negli stessi anni accadeva in Occidente. La causa era che i regimi comunisti vedevano nella musica angloamericana, dichiaratamente, una possibilità di influenza da parte dell’Occidente. Ramazzotti è effettivamente seguito anche in Russia, non mi sembra però che il suo stile e la sua personalità siano paragonabili ai cantanti melodici italiani della generazione di Al Bano. Cordiali saluti. LL

  6. Guzel Rakhimova

    Grazie Luca, ha spiegato in modo molto corretto tutto che sta accadendo adesso fra Russia ed Ucraina. Purtroppo non li vedo tanti gli italiani che hanno le idee chiare riguardo di questa guerra e della situazione in Russia. La ringrazio di cuore.

  7. Ho letto con interesse il suo chiarimento. Avevo considerato il bando contro al Bano ecc. una sorta di rivalsa contro personaggi pubblici italiani che venivano osannati in Russia e, di conseguenza, erano visti in modo negativo in Ucraina. Il reclamo pubblico di Al Bano ecc. poi, era parsa la lagna di una persona viziata, abituata ad essere incensata e alla quale qualcuno ha “osato” negare qualcosa. La sua spiegazione, carissimo LL, mette una luce ben più profonda e chiara ai fatti. Grazie. Angela Quaglia

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