Quanto guadagna un traduttore freelance

Quanto guadagna un traduttore oggi, secondo le statische delle associazioni
Quanto guadagna un traduttore? | © Campaign Creators

I numeri reali su quanto guadagna un traduttore, se punta a una vera professione. Le statistiche sui redditi dei traduttori offrono un quadro che sembra contraddittorio. Tradurre è una professione: se affrontata nel modo giusto, può dare le stesse soddisfazioni di ogni altra attività. L’importanza di obiettivi e posizionamento, per raggiungere la clientela più qualificata.


Il settore della traduzione è in crescita da decenni, ma esige dai suoi operatori sempre maggiore professionalità. Se non conosce i meccanismi del suo mercato, il traduttore cade in segmenti saturi e poco redditizi. Questo stato di fatto alimenta molte lamentele fra gli stessi protagonisti del settore e rafforza il convincimento che l’attività di traduzione non permetta di conseguire redditi soddisfacenti.

La clientela che riconosce il valore di questa professione esiste e la domanda di traduzioni, nei settori qualificati, tende a superare l’offerta di traduttori in grado di soddisfarla. Per cogliere queste opportunità, chi si avvicina alla professione deve conoscere i propri obiettivi ed essere consapevole che costruire una carriera come traduttore esige la stessa dedizione richiesta da qualunque altra professione.

Le statistiche: quando guadagna un traduttore

Poiché parliamo di lingua italiana, analizziamo l’ultimo sondaggio quinquennale (2018) dell’Associazione italiana traduttori e interpreti (AITI, >qui). L’indagine offre interessanti rilevazioni sul campo, concernenti diversi aspetti della professione, sia della traduzione scritta sia dell’interpretariato orale. Dov’è possibile scomporre il dato, quest’analisi si riferisce alla traduzione scritta. Seguirà un breve cenno alla situazione in Canton Ticino.

Il sondaggio mostra che il 70% dei membri dell’associazione che hanno risposto alla rilevazione può mantenersi con le traduzioni. Il restante 30% svolge anche un’altra attività: è interessante notare che il secondo reddito, per la maggioranza di tale 30%, è in realtà quello principale, perché incide per più del 50% su quello complessivo.

Nel triennio 2015/17 Il fatturato medio annuo dei traduttori è passato da 26’432 a 29’108 EUR IVA esclusa. Rispetto ad altre professioni appare deludente, soprattutto se si pensa che questi dati sono stati raccolti fra gli iscritti a una delle associazioni nazionali di riferimento, perciò provengono da operatori riconosciuti e consolidati.

Il dato medio, però, dice poco e dev’essere analizzato più a fondo. I numeri diventano più significativi osservando le singole fasce di fatturato. Relativamente ampia, fra il 13% e il 18%, la fascia che dichiara un fatturato bassissimo, meno di 5’000 EUR l’anno. Il 45% dei traduttori ha fatturato tra i 10’000 e i 30’000 EUR annui. Solo una percentuale compresa tra il 20% e il 26% ha superato i 30’000 EUR.

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Obiettivo: domanda qualificata e mobilità del portafoglio clienti

Salendo ancora, appena un 8% – 10% dei traduttori ha superato i 50’000 EUR di fatturato annuo e raggiunge così una fascia di reddito nella quale ci si attende che si collochi un professionista laureato. Il restante 90% e più lavora in segmenti più bassi, come abbiamo visto poco sopra; in alcuni casi, così bassi che fatica a sorreggere lo svolgimento dell’attività in forma esclusiva.

Luca Lovisolo, Tredici passi verso il lavoro di traduttore
«Tredici passi verso il lavoro di traduttore» – La guida di Luca Lovisolo

Seguendo il sondaggio, si apprende che per l’80% dei traduttori intervistati i clienti fissi generano circa il 40% del fatturato annuo; per il 44% degli intervistati, i clienti fissi portano addirittura l’80% del fatturato.

Questi dati attestano che realizzare utili analoghi a quelli di altre professioni è possibile anche nel settore della traduzione. E’ necessario, però, saper riconoscere i segmenti di mercato di maggior redditività e corrispondere alle loro richieste. Molti traduttori restano prigionieri di fatturati insoddisfacenti: la scarsa mobilità del portafoglio clienti, emersa dal sondaggio, rivela che tra le altre cause di questo confinamento vi è la difficoltà di muoversi agilmente sul proprio mercato.

L’osservazione della realtà conferma che solo pochi traduttori organizzano un’attività di marketing e comunicazione adeguata a captare la domanda più qualificata. Anziché costruire un proprio portafoglio di clienti diretti, contraddistinto da un adeguato tasso di mobilità e qualificazione, la maggioranza degli operatori del settore tende ad affidarsi ad agenzie intermediarie, per acquisire lavori.

Nella Svizzera italiana la situazione può apparire diversa, ma nei fatti non è lontana da quella della Penisola. Mancano al momento rilevazioni oggettive, ma, in un territorio ristretto, l’andamento si lascia più facilmente riconoscere dall’osservazione diretta. In Canton Ticino si avverte la concorrenza dei traduttori italiani, che contribuisce ad abbassare le tariffe del mercato svizzero. Queste restano superiori a quelle italiane, ma il più alto costo della vita in Svizzera erode in parte il maggior utile dei traduttori e riduce la forbice tra il loro potere reale d’acquisto, di qua e di là della frontiera.

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Quanto guadagna un traduttore: dipende dal posizionamento

Per accedere alla clientela più qualificata e disposta a riconoscere la traduzione al pari di altre professioni, il traduttore deve darsi un obiettivo di posizionamento chiaro ed evitare ogni approccio casuale allo sviluppo della sua attività. Al centro dovrebbero esserci le competenze individuali, sviluppate e proposte in modo da profilare in modo riconoscibile ogni professionista.

La scelta da fare subito, per chi aspira a diventare traduttore, è fra la traduzione come attività secondaria o come professione svolta in continuità ed esclusività. Per accedere al segmento professionale, le capacità linguistiche e le abilità tipiche della professione non bastano. Le competenze non linguistiche, nella materia di specializzazione e nella capacità di comunicare con efficacia i propri valori, sono altrettanto importanti, per posizionarsi sul mercato scelto.

In presenza di tutti i presupposti, una carriera professionale nel settore della traduzione si sviluppa secondo percorsi analoghi a quelli di ogni altra professione e può essere altrettanto ricca di soddisfazioni, sia dal punto di vista economico sia sotto il profilo del riconoscimento sociale. Comporta anche tutte le responsabilità di ogni ruolo professionale qualificato.

Gli effetti della pandemia e dell’evoluzione tecnologica

L’associazione che ha promosso il sondaggio ripete la rilevazione ogni cinque anni. I prossimi dati sono attesi per il 2023. Sarà utile osservare l’effetto della pandemia, che ha trasformato alcune attività del settore linguistico. Il diffondersi repentino degli interpretariati orali via Internet, prima confinato in una nicchia, è solo una delle conseguenze. La crisi sanitaria ha inciso meno sulla quotidianità del traduttore per iscritto, abituato da sempre al lavoro a domicilio. Dopo un primo scossone, come altri comparti, anche quello linguistico sta ricomponendosi in una nuova normalità.

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Un altro elemento che sta modificando i meccanismi del lavoro è la tecnologia: anche l’evoluzione degli strumenti tecnici è uno stimolo a ricercare opportunità nei settori di maggiore specializzazione e responsabilità, dove l’intervento umano non è sostituibile.

Il settore della traduzione si fa sempre più articolato ed esigente. Le opportunità per chi vuole avvicinarsi a questo mondo non mancano: per avere successo come traduttori, i dati oggettivi di mercato confermano che è necessario posizionarsi in modo consapevole e possedere un insieme di abilità non limitate a quelle più tradizionali.


Luca Lovisolo parla della professione di traduttore e della guida «Tredici passi verso il lavoro di traduttore»

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