Turchia, Siria, Italia e Russia: unico scenario

Tra Turchia, Siria, Italia e Russia, un solo scenario
Istanbul, Moschea blu | © Adli Wahid

Fatti che rivelano quanto è fragile il sistema di garanzie che ci permette di vivere godendo di un buon grado di libertà. Bastano pochi elementi per capire quanto sia complesso lo scenario turco-siriano. Dalla condotta nelle votazioni sulle commissioni che devono occuparsi delle ingerenze russe, sino alla condiscendenza verso le mosse di Erdogan, la parola sembra passata agli autocrati.


Nei giorni scorsi alcuni eventi internazionali hanno concorso a ricordarci la direzione in cui sta svoltando il mondo. Si tratta di fatti apparentemente lontani fra loro. Se posizionati sullo scenario globale, rivelano quanto è fragile il sistema di garanzie che ci permette di vivere in Occidente godendo di un buon grado di libertà e autodeterminazione.

Italia e Russia – In Italia, alla presidenza del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (CoPaSiR), che avrebbe dovuto occuparsi anche del noto caso dei rapporti fra Lega e Russia, è stato nominato proprio un esponente di tale partito. Questa notizia, abbastanza nota, solleva già da sola dubbi di opportunità, ma è stata seguita pochi giorni dopo da un’altra, della quale si è parlato meno. Il Parlamento europeo ha bocciato la proposta di costituire una commissione d’inchiesta sulle interferenze straniere nei processi elettorali e sulla disinformazione, che avrebbe dovuto prendere in esame anche il caso Lega-Russia, su uno scenario più ampio.

E’ interessante osservare come si sono distribuiti i voti che hanno prodotto queste infelici decisioni. In Italia, nella votazione che ha condotto un esponente della Lega alla presidenza del CoPaSiR, il Movimento 5 stelle si è astenuto, ritenendo inopportuna la nomina, proprio in considerazione del caso Russia. Hanno votato a favore, però, tutti gli altri partiti, incluso il Partito democratico, attualmente al governo insieme al M5S. Nella votazione europea, il Movimento 5 stelle si è invece associato alla Lega, forse sapendo che la notizia avrebbe avuto molta meno risonanza, e ha votato contro la costituzione della commissione d’inchiesta sulle ingerenze russe. Proprio i voti del M5S sono stati decisivi per ottenere questo esito.

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Nessuno si illuda che l’uscita della Lega dal governo italiano rimuova il problema del controllo russo su crescenti aree di interesse europeo, in particolare in Italia. Se prima la sintonia con Mosca era plateale, nelle rodomontate dell’ex Ministro dell’interno, ora si sposta nei tecnicismi parlamentari, più difficili da leggere per il cittadino. Nessuno, neppure il Partito democratico, che al suo interno conta correnti che non nascondono passioni filorusse, sembra interessato a indagare troppo a fondo sui rapporti con il Cremlino. Con queste due votazioni, più silenziose dei pellegrinaggi moscoviti di Salvini ma non meno insidiose, la Russia e il progetto Eurasia, del quale ho parlato più volte qui, registrano una vittoria non insignificante.

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Turchia e Siria – Lascio l’analisi dettagliata dello scenario siriano a coloro che vi sono specializzati (>qui un’utile analisi di uno dei rari esperti italiani dell’area). Mi soffermo sulle reazioni internazionali all’azione della Turchia e in particolare sul ruolo di Europa e Stati uniti.

La guerra in Siria perdura da otto anni, eppure molti media, particolarmente italiani, sembrano averla scoperta solo oggi: la Turchia ha aggredito i curdi, un totem dell’intellighenzia italiana fin dagli anni Settanta. I curdi sono un popolo sfortunato e senza Stato, nessuno lo discute. La loro storia, però, non è una veste d’innocenza: la lotta per l’indipendenza condotta dai loro bracci armati ha preso forme violente, che si sono collocate nell’area delle simpatie marxiste-leniniste, come sembra quasi inevitabile per i «movimenti di liberazione» della Storia recente. In quell’area sanno di trovare, salva qualche ramanzina formale, una sostanziale impunità anche se commettono i crimini più abominevoli, purché spiegati come «lotta per la liberazione di [causa a piacere].» Conquistano inoltre il favore automatico delle classi intellettuali europee, che si riconoscono quasi tutte nella stessa area culturale.

Tutto ciò non giustifica l’azione di Erdogan, che è un’ennesima violazione dell’integrità territoriale di uno Stato, sta rafforzando la dittatura di Assad e mette in pericolo i già fragili risultati conseguiti nella lotta contro il gruppo terrorista «Stato islamico.» Basterebbero questi pochi elementi per capire quanto sia complesso quello scenario e ben diverso da quanto viene dipinto dalla narrativa ufficiale, che sembra, però, l’unica ammessa nei media.

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Dietro qualche buffetto sulla guancia, Erdogan viene sostanzialmente lasciato fare. Si è parlato di interruzione delle forniture militari e poi di sanzioni degli Stati uniti verso la Turchia. Si può essere ragionevolmente certi che queste misure produrranno effetti quando Erdogan avrà già raggiunto almeno in parte i suoi obiettivi. Il capo dello Stato turco sembra puntare ben oltre la costituzione di una zona cuscinetto al confine con la Siria, che motiva con ragioni di sicurezza interna. Erdogan ha un progetto di egemonia sulla regione mediorientale come Putin ce l’ha sull’Europa. Pare andar bene così a tutti.

Trump dimostra ancora una volta di essere un pesce fuor d’acqua; dagli USA si susseguono dichiarazioni contraddittorie, imbarazzanti o del tutto incomprensibili. E’ appena il caso di ricordare, in questo contesto, che la Turchia fa parte della NATO, cioè dell’alleanza che dovrebbe garantire non solo la sicurezza dei territori degli Stati membri, ma anche il nostro sistema di valori e di libertà. Un membro NATO che acquista missili dalla Russia e decide gli interventi sul teatro mediorientale al telefono con Putin.

L’Europa tace, o poco più. C’è da sperare che la prossima salita di Josep Borrell alla carica di Alto rappresentante per la politica estera europea porti su quello scranno, finalmente, una figura dotata dei presupposti oggettivi e soggettivi indispensabili per incidere sullo scenario internazionale, se le cancellerie dei singoli Stati membri lo lasceranno lavorare.

Non credo che il mondo potrà ancora andare avanti a lungo così. Urge il ritorno sulla scena di uomini colti e capaci, che sappiano rimettere le relazioni internazionali sul terreno dei principi. Dalla condotta nelle votazioni sulle commissioni che devono occuparsi delle ingerenze russe, sino alla condiscendenza verso le mosse di Erdogan, la parola sembra passata agli autocrati, senza che alcuno osi ribattere a voce alta. Aggiungiamo, in casa nostra, la conferma alle recenti elezioni polacche di un governo che tenta in ogni modo di depotenziare i cardini dello Stato di diritto e critica apertamente le libertà occidentali, sorretto in modo determinante dalla Chiesa cattolica.

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Di fronte a questo scenario, ci si può chiedere chi sia ancora davvero interessato a mantenere fede ai principi di libertà, laicità e centralità dell’individuo sui quali si fonda la civiltà europea.

2 commenti

  1. Egregio Luca, grazie per l’articolo, tanta carne, come sempre ).

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