Conferenza 2019: Putin disegna il nostro futuro

Russia: la conferenza stampa di fine 2019 di Vladimir Putin
Sedia a braccioli | © Wilhelm Gunkel

Due punti della conferenza meritano particolare attenzione. Non sono novità, colpisce il modo esplicito in cui sono stati espressi. Putin ha definito senza mezzi termini l’identità nazionale ucraina «una stupidata» e ha riaffermato che russi, ucraini e bielorussi sarebbero un solo popolo. Se Putin salirà a capo dell’Unione eurasiatica, questa avrà assunto poteri tali da superare quelli dei singoli Stati che la compongono.


Si è svolta giovedì 19 dicembre la fantozziana conferenza stampa annuale di Vladimir V. Putin, edizione 2019. Non la commento mai nel dettaglio, sono quattro ore e più di risposte sui temi più disparati, solitamente prevedibili e scontate, pur se utili a mantenersi al corrente sull’evoluzione del putinismo. Finita la conferenza e uscito Putin dalla sala, le telecamere riprendevano giornalisti che andavano a sedersi sulla sedia sulla quale il Presidente aveva poggiato le sue auguste terga e vi si facevano fotografare come i turisti che mettono la mano nella Bocca della verità. Questo episodio dà il senso di tutta la conferenza, anche se bisogna riconoscere che quest’anno qualche domanda scomoda in più si è sentita, ma poco rileva.

Riferisco solo in breve di due punti, su altri tornerò poi a spizzichi. Non sono novità, ma colpisce il modo esplicito in cui sono stati espressi. Il primo: Putin ha definito senza mezzi termini l’identità nazionale ucraina «una stupidata» (orig.: ерунда) e ha riaffermato che russi, ucraini e bielorussi, secondo lui, sono un solo popolo. Vedremo cosa avrà da dire il nuovo presidente ucraino e cosa penseranno i bielorussi, poiché ciò lascia immaginare per la Bielorussia un futuro simile al presente di Ucraina e Georgia: o ti adegui, o ti facciamo adeguare noi.

La seconda osservazione riguarda indirettamente il futuro di Putin stesso, ed è stata stimolata da una giornalista che chiedeva lumi sulla sorte del vagheggiato Stato unito di Russia e Bielorussia, del quale molto si parla ma che ultimamente sembra aver perso un po’ di quota. Soprattutto, il nuovo Stato poteva diventare la sede ideale per la prosecuzione della presidenza Putin, che nel 2024 non potrà più ricandidarsi per un nuovo mandato a capo della Russia: salvo riforme costituzionali in extremis, potrebbe allora salire alla guida della nuova entità panslava.

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Putin ha risposto che il progetto di unione statale Mosca-Minsk ha sì rallentato, ma i programmi di unione e cooperazione con la Bielorussia proseguono a livello dell’Unione eurasiatica. L’Unione eurasiatica, della quale poco si parla, è la concretizzazione politica dell’Eurasia di Aleksandr Dugin, nucleo del mitico progetto di una «Europa da Vladivostok a Lisbona» che per il momento comprende solo alcuni Stati ex sovietici, ma che è destinata, nella prospettiva degli ideologi del Cremlino, a includere tutta l’Europa, soppiantando anche l’Unione europea, che Mosca sta facendo di tutto per indebolire o distruggere (non sono mie supposizioni, è tutto scritto nero su bianco, ne parlo >qui e in altri articoli di questo blog).

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Se la logica non è un’opinione, questa affermazione significa che Putin, per il suo futuro, mira non più alla presidenza di uno Stato unito Russo-Bielorusso, ma alla guida dell’Unione eurasiatica di Dugin. Se sarà così, non si accontenterà di un ruolo di rappresentanza: se Putin salirà a capo dell’Unione eurasiatica, vorrà dire che questa avrà assunto o assumerà rapidamente poteri tali da superare quelli dei singoli Stati che la compongono. Per ora, l’Unione eurasiatica è una blanda unione commerciale-politica ben meno stretta dell’Unione europea, ma può cambiare in fretta. Il consenso popolare non è un problema, se serve si crea, ma si può anche far senza.

Il progetto di Dugin, allora, avrà fatto un salto in avanti e l’Unione eurasiatica, dotata di un capo e di un potere centrale in grado di oscurare tutti i singoli Stati e governi suoi componenti, diventerà per tutti noi europei una minaccia tangibile e concreta. Non che non lo sia già oggi, ma da progetto accademico, fin qui solo parzialmente realizzato nella pratica, diventerà un attore effettivo delle relazioni internazionali e potrà contare sull’arsenale nucleare russo e kazako. Come Putin ha detto a proposito delle critiche espresse verso Mosca da Boris Johnson, la Russia è un grande Paese ed è abituata a essere criticata, ma non per questo cambia i suoi programmi. Chi ha orecchi per intendere, intenda.

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Intanto, in Europa, continuiamo a chiacchierare, c’è da comprare i regali di Natale e capire come si evolverà il campionato di calcio. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

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