Ucraina: discorso di Putin e riconoscimento

Ucraina: il discorso di Putin sul riconoscimento dei territori separatisti e le sue conseguenze
Kiev, Piazza Indipendenza | © Luca Lovisolo

Ucraina: il discorso di Vladimir Putin sul riconoscimento russo dei territori separatisti in Ucraina non muta nulla, giuridicamente. Come ho già spiegato, la Russia li ha riconosciuti per fatto concludente sin dal 2014. L’atto di ieri ha però conseguenze.

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1. Putin esplicita la morte degli accordi di Minsk. Prevedevano che i due territori restassero ucraini, con statuto speciale. Questa per l’Ucraina non è una brutta notizia. Gli accordi, firmati nel 2015, oggi le sarebbero sfavorevoli.

2. Putin può vantare ora di agire in Ucraina a carte scoperte: le prossime azioni militari potrebbero sollevare opposizioni interne. Il presidente può dire che «il popolo russo gli ha chiesto» di agire, attraverso il parlamento, e questa è una pessima notizia.

Le «costituzioni» delle due repubbliche separatiste, entrambe all’articolo 54, affermano che il loro territorio è quello che controllavano al momento della loro proclamazione, nell’aprile del 2014. Allora coprivano quasi interamente le regioni di Doneck e Lugansk. Nell’estate 2014, l’esercito ucraino riuscì a riprendere buona parte del territorio. Ero a Kiev, ogni giorno scendevo nella sala stampa ministeriale al terzo piano dell’Hotel Ucraina, dove dormivo. Tutto indicava che le regioni sarebbero state liberate a breve.

All’improvviso, i filorussi ripresero l’avanzata: erano arrivati aiuti da Mosca, ma non bastarono a riprendere il controllo intero delle due regioni. Insieme all’atto di riconoscimento, Putin ieri ha firmato un trattato di cooperazione bilaterale e militare, con le due «repubbliche.» I separatisti possono così chiedere apertamente l’aiuto di Mosca per riprendersi le due intere regioni ucraine, le carte sono in chiaro.

Il discorso di Putin e i riferimenti

Il discorso di Putin sull’Ucraina e sul riconoscimento dei separatisti, ancor più violento ed esplicito se ascoltato in russo, (>qui) è stato una spaventosa parafrasi del discorso in cui Adolf Hitler, il 1. settembre 1939, urlò che la Germania era stata umiliata e la Polonia la stava attaccando. Aggiunse: «Dalle 5:45 stiamo rispondendo al fuoco.» La folla urlò entusiasta, e cominciò la Seconda guerra mondiale. Non era vero, la Polonia non aveva aggredito la Germania, ma a Hitler serviva una scusa per attaccare. Ieri Putin ha detto: «L’Ucraina deve smettere di far scorrere sangue, o interveniamo noi.» L’Ucraina non ha fatto un bel niente, l’ho già spiegato ieri. Eppure, nella notte, Putin ha ordinato l’ingresso di truppe russe in Ucraina. Elena Volochine, la corrispondente di France24 dalla Russia, raccontava che ieri, nel suo albergo, dopo il discorso di Putin si brindava a spumante.

La Storia non si ripete mai uguale, per fortuna: a farle cambiare direzione, però, devono essere gli Uomini. Le vere frontiere russe, secondo Putin, sono quelle dell’ex Unione sovietica e dell’Impero. Questo è il suo programma. Se la peggior Storia dell’umanità si ripeterà o no, dipenderà da noi.

Per chi vuole, nel libro >Il progetto della Russia su di noi spiego le basi delle azioni russe, non sta accadendo nulla di davvero inatteso. Altre analisi a breve.

Legga anche: «Crisi ucraina:» riassunto e nove risposte

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