«Crisi ucraina:» riassunto e nove risposte

Crisi ucraina: riassunto dei fatti e risposte a nove perché
Crisi ucraina: i fatti e le risposte ai tanti perché | © Simon Infanger

Crisi ucraina: il riassunto, anzi più riassunti paralleli di un evento che si dovrebbe scrivere tra virgolette. Il conflitto Russia-Ucraina non riguarda solo questi due Paesi. la Russia vuole mano libera dal Mare del Nord al Mar Nero. Le pretese di Putin mettono in discussione il concetto di difesa e sicurezza globale. La difficoltà dei media nello spiegare lo scenario post-sovietico. Quali prospettive e quali certezze abbiamo?


Questa analisi è stata scritta prima dello scoppio della guerra. Legga anche: La Russia ha attaccato l’Ucraina: e adesso?

Sugli sviluppi tra Russia e Ucraina ho pubblicato nelle settimane scorse un’analisi che fornisce altri elementi di giudizio sul contesto internazionale e sulla situazione interna dei Paesi della regione (>qui). L’analisi seguente si basa sugli sviluppi delle ultime settimane e tenta un riassunto della «crisi ucraina,» che definisco così per praticità, anche se è una definizione inesatta e incompleta. Spiego il perché i fatti riguardano da vicino anche noi e quali sono le responsabilità del conflitto. Chiarisco perché la situazione di oggi non è paragonabile alla crisi di Cuba del 1962, anche se molti propongono questa similitudine. Spiego cosa c’è che non va nelle pretese della Russia e perché la Germania, in questa vicenda, ha fatto molto parlare di sé. Per concludere, faccio un cenno all’atteggiamento dei media e descrivo i possibili sviluppi delle tensioni che stiamo vivendo.

1. «CRISI UCRAINA:» PERCHÉ CI RIGUARDA TUTTI

Tutti sembrano convinti che i fatti in corso tra Russia e Ucraina riguardino solo gli ucraini. Toccano invece tutti noi: la condotta della Russia aggredisce princìpi fondamentali del diritto internazionale e mette in discussione l’assetto di difesa e sicurezza dell’intera Europa. Nei fatti, la Russia ha chiesto agli Stati uniti di avere mano libera su una striscia d’Europa compresa dal Mare del Nord al Mar Nero. Sappiamo che non si fermerà lì, se glielo si concederà.

A noi europei, la Russia non attribuisce alcuna personalità autonoma. Siamo materia di scambio, o con la Russia o contro la Russia, e a decidere non siamo noi. Come ho già spiegato in molte occasioni, sia nel mio intervento alla Commissione esteri della Camera dei deputati italiana (>qui), sia nel mio libro «Il progetto della Russia su di noi» (>qui), la Russia punta ad assumere il controllo sull’intera Europa, fino all’Oceano atlantico, indebolendo o meglio distruggendo l’Unione europea e allontanando dal nostro continente gli Stati uniti. Ogni analisi e ogni riassunto della cosiddetta «crisi ucraina» deve partire da questo dato di fatto, o non è comprensibile.

Legga anche: La prima parte dell’analisi: La Russia invade l’Ucraina (di nuovo)?

2. «CRISI UCRAINA:» RIASSUNTO DI UNA CRISI CHE NON C’È

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Per designare i fatti che stanno accadendo, si è diffusa la dicitura giornalistica di «crisi ucraina.» Andrebbe sempre scritta tra virgolette: una crisi, per definizione, è un evento di breve durata. In Ucraina vi è un conflitto armato che dura da otto anni, da quando la Russia, nel 2014, ha invaso e annesso la Crimea, territorio appartenente all’Ucraina. Nello stesso periodo di tempo, la Russia ha assunto con la forza il controllo di due regioni orientali ucraine, sostenendo dei movimenti separatisti filorussi.

Le milizie filorusse si erano spinte molto più all’interno del territorio ucraino: sono state respinte in una guerra che dura ancora oggi. In tale conflitto sono caduti più di diecimila soldati ucraini e si contano oltre un milione di sfollati, fuggiti dalle zone di guerra verso altre regioni dell’Ucraina. I danni materiali sono incalcolabili, tra questi vi è la distruzione totale dell’aeroporto di Doneck. Se si cerca un riassunto della «crisi ucraina,» i ruderi di quella struttura sono l’immagine più simbolica dell’intero conflitto Russia-Ucraina.

Definire «crisi ucraina» ciò che sta succedendo in questi giorni tra Russia e resto del mondo, perciò, è inesatto. Quanto meno, però, permette di richiamare alla memoria la guerra tra Russia e Ucraina, che dura da otto anni e che nessuno cita mai nella sua reale gravità. Per lo stesso motivo, il timore di un’invasione russa ai danni della sua vicina è espresso male. Oggi, la Russia non invaderebbe l’Ucraina, la invaderebbe «di nuovo» o «più a fondo» di quanto ha già fatto otto anni or sono.

3. CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA: CHI HA COMINCIATO

Le responsabilità del conflitto tra Russia e Ucraina e della tensione di questi giorni sono della Russia, senza «ma…,» senza «però…» e senza possibilità di interpretazioni. Nessuno ha aggredito la Russia, né oggi né prima. Nessuno ha posizionato missili alle frontiere russe, nessuno ha minacciato il territorio della Russia. E’ la Russia, che ha assunto con la forza il controllo di tre regioni dell’Ucraina, come aveva già fatto nel 2008 con due regioni della Georgia e prima ancora con una parte della Moldavia. Il riassunto della «crisi ucraina» di oggi deve cominciare ricordando gli eventi di quegli anni, spesso dimenticati.

Compiendo questi interventi militari, Mosca ha posto in essere azioni che in Europa non si vedevano dal 1938, quando Adolf Hitler annesse le regioni cecoslovacche dei Sudeti. La Russia ha violato con ciò una lunga lista di trattati internazionali che essa stessa ha firmato. Oggi, è la Russia che ammassa più di centomila soldati e dispositivi militari alla frontiera con l’Ucraina, senza che questa abbia fatto nulla per minacciarla.

Nei notiziari russi, gli aiuti militari e le attività di difesa che si stanno svolgendo in Ucraina vengono presentate come preparazione di un’aggressione occidentale ai danni della Russia. In realtà, queste attività avvengono in risposta al massiccio dislocamento delle forze russe ai confini ucraini e al resto del conflitto Russia-Ucraina. Questo, però, i notiziari di Mosca non lo dicono: l’ammasso di militi e armamenti russi intorno all’Ucraina viene presentato come innocuo movimento di truppe interno. Queste concentrazioni di truppe ai confini, in realtà, sono contrarie ai trattati internazionali che vietano non solo l’uso della forza, ma anche la minaccia di uso della forza tra Stati. Tra questi, in particolare, l’>Atto finale di Helsinki (parte prima, lettera a., punto II.), firmato anche dalla Russia.

Perché la Russia si sente minacciata

La Russia ritiene che l’Ucraina costituisca una minaccia, perché vuole aderire alla NATO e all’Unione europea. Vero che l’Ucraina ha espresso l’intenzione di aderire a entrambe queste organizzazioni e ha iscritto questo obiettivo nella sua Costituzione, >all’articolo 85, punto 5. Per l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica e nell’Unione europea, però, non esiste nemmeno un calendario. Lo stesso vale per la Georgia, di cui la Russia ha occupato militarmente il 20% del territorio.

Legga anche: Perché ciò che accade in Georgia ci riguarda

Con Ucraina e Georgia, la NATO intrattiene un partenariato di cooperazione, ma non è stata fissata nessuna data certa di adesione. Alcuni Stati membri della NATO e varie forze politiche europee, inoltre, hanno riserve, sul fatto che Ucraina e Georgia aderiscano all’alleanza. Eppure, a partire dall’autunno scorso, nei notiziari russi si sono moltiplicati i messaggi volti a convincere la popolazione che la Russia sia sotto assedio da parte dell’Occidente. La Russia ha cominciato a sbraitare dicendo che deve difendersi dall’allargamento della NATO. A oggi, però, non esistono piani concreti per un tale allargamento e persino tra i membri dell’alleanza non vi è unanimità sul punto. Allora, di che cosa stiamo parlando?

4. PERCHÉ GLI STATI DELL’EST VOGLIONO ADERIRE ALLA NATO

Quando si parla di allargamento a est della NATO, si dimentica spesso un dato storico essenziale. I Paesi dell’Europa orientale, quando cadde il comunismo e crollò l’Unione sovietica, chiesero tutti, a gran voce, di aderire subito all’Alleanza atlantica e all’Unione europea. Lo fecero per sottrarsi all’influenza russa, che su alcuni di essi pesava da secoli. Anziché lamentarsi per l’espansione della NATO, la Russia dovrebbe chiedersi perché tutti i Paesi che le stanno intorno scappano, appena possono, il più lontano possibile dalle sue grinfie.

In Occidente abbiamo una visione romantica e idealizzata della Russia. Paesi come la Polonia, gli Stati baltici, la Bielorussia, la Georgia e l’Ucraina hanno sulle loro spalle secoli di conflitti e di sottomissione alla prepotenza russa. Per questo motivo, cercano un legame più stretto possibile con l’Occidente. La NATO, l’Unione europea e gli Stati uniti non sono mondi perfetti. Garantiscono, però, un livello di indipendenza, uno stile di vita e un rispetto verso gli alleati che la Russia non assicura. Se la Russia non vuole che la NATO faccia nuovi proseliti, deve comportarsi in modo da diventare un partner affidabile per i suoi vicini, o li vedrà allontanarsi sempre più.

Legga anche: Capire le radici: Russia, Bielorussia, Ucraina e fine dell’Unione sovietica

5. «CRISI UCRAINA,» RIASSUNTO: LE IMPOSSIBILI PRETESE RUSSE

Secondo la Russia, trent’anni fa, al momento della riunificazione della Germania, gli Stati uniti avrebbero promesso all’Unione sovietica di non far accedere alla NATO nuovi Stati dell’Europa orientale. Gli storici hanno già stabilito da tempo, sulla base dei documenti, che una tale promessa non ci fu. Quand’anche ci fosse stata, non avrebbe avuto valore, perché due Stati non possono accordarsi sul futuro degli altri. Persino Michail Gorbačëv, che allora era a capo dell’Unione sovietica, ha confermato che una tale promessa non c’è mai stata.

Eppure, la propaganda russa continua a insistere su questo punto, contro ogni evidenza. Nelle nuove richieste che ha presentato nelle scorse settimane, la Russia pretende, ancora una volta, di decidere quale sia la collocazione internazionale e il ruolo militare di altri Stati: non solo dell’Ucraina, ma di tutti i Paesi dell’Est Europa, del Baltico e del Caucaso. Le pretese di Mosca coinvolgono anche Svezia e Finlandia, che oggi non aderiscono alla NATO, ma non vogliono che qualcuno impedisca loro farne parte in futuro, se vorranno.

Legga anche: Perché non ci fu la promessa di non allargamento a EST della NATO (riservato agli abbonati)

Tutti questi Stati dovrebbero limitare la loro sovranità, per piegarsi alle volontà di Mosca e formare una zona-cuscinetto che difenda la Russia rispetto a presunte aggressioni occidentali.

La nascita di nuove zone di influenza

Se si seguissero i desideri del Cremlino, nascerebbero così zone di influenza contrapposte, secondo una vecchia logica di equilibrio di potenza (spiego meglio questo concetto nel mio corso «Capire l’attualità internazionale» >qui). A quel punto, anche il resto d’Europa dovrebbe adeguarsi al Diktat della Russia. Queste pretese di Mosca sono contrarie a ogni principio e trattato del diritto internazionale, anche quelli firmati dalla stessa Russia, a partire dalla Carta delle Nazioni unite.

Aderire alle richieste di Mosca significherebbe tornare a una situazione simile a quella che portò alla Prima guerra mondiale. Già allora, il mondo fondato sull’equilibrio di potenza dimostrò di non funzionare più. Il risultato furono due guerre mondiali, e nessuno ne vuole una terza. E’ un modo superato di vedere il mondo, quello di Putin, ma può ancora vincere, se non gli si oppongono difese altrettanto spregiudicate.

6. PERCHÉ LA «CRISI UCRAINA» NON È UN’ALTRA «CRISI DI CUBA»

Si moltiplicano coloro che paragonano ciò che accade in questi giorni alla crisi di Cuba del 1962. In quella circostanza, gli Stati uniti reagirono minacciando azioni militari, perché l’Unione sovietica stava installando missili sull’isola di Cuba, a poca distanza dalle coste statunitensi. Si rischiò una terza guerra mondiale. Se allora si capirono gli Stati uniti, che non volevano missili sovietici alle loro porte, oggi dobbiamo capire la Russia, che non vuole la NATO alle sue frontiere, si dice.

Crisi Russia Ucraina: riassunto
La crisi Russia-Ucraina non è una nuova crisi di Cuba (1962) | Herald Tribune, 29.10.1962

Il paragone, però, è fuori luogo: nel 1962 l’Unione sovietica aveva già iniziato a installare missili a Cuba. Oggi, nessuno sta installando missili sul territorio ucraino; non vi sono minacce concrete contro la Russia che provengano da nessuno Stato europeo, facente parte della NATO, dell’Unione europea o di entrambe.

7. «CRISI UCRAINA:» RIASSUNTO DELLA POSIZIONE TEDESCA

Il libro di Luca Lovisolo
sulla strategia russa in Europa

Il ruolo della Germania nel conflitto Russia-Ucraina è al centro di un dibattito acceso. Il governo tedesco rifiuta di fornire armi all’Ucraina, per ragioni storiche e umanitarie. Non è possibile approfondirle qui, ma si tratta di ragioni molto controverse. Altra questione è il gasdotto chiamato Nord Stream 2. Serve a importare ulteriori quantità di gas russo verso l’Europa. Intorno a quest’opera, in Germania, si moltiplicano da tempo dichiarazioni imbarazzanti, secondo le quali sarebbe un’infrastruttura industriale senza riflessi geopolitici. Al contrario, un eminente valore geopolitico esiste: il gasdotto permette alla Russia di fornire l’Europa aggirando l’Ucraina e gli Stati baltici. Diventa così un’ideale, ulteriore arma di ricatto nelle mani di Mosca verso tutto il nostro continente.

Il dibattito sulla Russia lacera in particolare il partito dei socialdemocratici tedeschi, la SPD, sinora molto accomodante verso le pretese di Mosca. Non ci sono più le generazioni di politici che concepirono la Ostpolitik – la politica di dialogo con l’Unione sovietica voluta da Willy Brandt negli anni ’70 – e realizzarono la riunificazione tedesca, intorno a Helmut Kohl. I tedeschi pensano che l’eredità culturale di quelle generazioni serva ancora, per capire la Russia di oggi. Il mondo, però, è cambiato e l’approccio pacificatore non funziona più.

Fa discutere anche la figura dell’ex cancelliere Gerhard Schröder: oggi quasi ottantenne, si è posto al servizio dell’impresa costruttrice del gasdotto Nord Stream 2, poi è diventato presidente della società petrolifera russa Rosneft e in questi giorni è stato nominato per entrare nel consiglio di amministrazione del colosso energetico russo Gazprom. Da queste posizioni, Schröder sostiene a spada tratta, in Germania, gli interessi del regime di Putin. In questi giorni, tardivamente, il Partito socialdemocratico, a cui appartiene, sembra averlo scaricato, richiamandolo alla lealtà verso il Paese del quale è stato capo del Governo.

L’eredità pesante di Angela Merkel

L’incertezza nei rapporti tra Germania e Russia è una delle eredità del lungo governo di Angela Merkel. L’ex cancelliera ha avuto molti meriti, ma ora vengono alla luce anche i suoi limiti. Il recente cambio al vertice del suo partito, l’Unione cristiano-democratica tedesca (CDU), sembra segnare la fine della sua era anche nelle relazioni con Mosca, che la signora Merkel ha gestito con temporeggiamenti e giochi d’equilibrio non più accettabili.

A metà gennaio, 73 ricercatori ed esperti di Russia hanno inviato un appello al nuovo governo tedesco, sotto forma di lettera aperta, per esortarlo a cambiare il corso della politica della Germania verso la Russia, giudicato debole e pericoloso (>qui il testo dell’appello, in lingua tedesca).

Nella posizione tedesca verso la Russia qualcosa sembra muoversi. Durante il dibattito che il parlamento ha dedicato alla questione, il nuovo presidente dell’Unione cristiano-democratica, Friedrich Merz, si è espresso con parole chiare, sulle responsabilità di Mosca. Anche altri partiti hanno mostrato un profilo più netto.

Toni duri ed espliciti come mai prima d’ora si sono sentiti dal presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier. Domenica 13 febbraio, Steinmeier è stato rieletto alla presidenza per un secondo mandato. Nel discorso di saluto, ha riconosciuto senza possibilità di equivoco che la tensione di questi giorni è responsabilità della Russia. Si è poi rivolto direttamente al presidente russo, esortandolo a «togliere il laccio intorno collo dell’Ucraina.» Restano condiscendenti verso la Russia l’estrema destra tedesca dell’Alternative für Deutschland e l’estrema sinistra die Linke, ma non è una novità, è così in tutti i Paesi europei, Italia inclusa.

8. IL RUOLO DI GIORNALI, INTERNET E TV

L'Italia vista dalla Svizzera nei sei mesi più delicati della sua storia recente
«L’Italia vista da fuori» – Il libro di Luca Lovisolo sull’Italia

Un cenno merita il modo in cui i media trattano i fatti di questi giorni, particolarmente in Italia. Anche i media di altri Paesi presentano carenze, ma conservano una maggiore professionalità. Tra i giornalisti italiani che tentano analisi e riassunti della «crisi ucraina,» pochissimi parlano russo, nessuno conosce l’ucraino. La loro attività è condizionata dagli obblighi di fedeltà politica e la loro formazione è avvenuta nelle università italiane, dove si tramanda la visione del mondo sovietica, secondo la quale essere ucraini, bielorussi o kazaki è solo una variante coloristica dell’essere russi.

Nei notiziari ritorna come un tormentone la confusione tra Russia e Unione sovietica. In realtà, è impossibile capire e fare qualunque decoroso riassunto della «crisi ucraina» di oggi, se non si riconoscono le differenze etniche, storiche e culturali tra i russi e gli altri popoli che formarono l’Unione sovietica.

Una radio italiana non secondaria ha invitato in trasmissione un «esperto» che spiegava i fatti traducendo un decreto presidenziale ucraino usando un traduttore automatico, perché non conosceva nemmeno la lingua del Paese. Altri hanno citato «cinque secoli di storia comune russo-ucraina,» – in realtà sono solo tre – e mostravano lacune evidenti nel descrivere il quadro etnico-linguistico ucraino. Una delle più note giornaliste italiane ha messo in circolazione un video nel quale commette errori marchiani di storia e geografia.

La carta stampata funziona un po’ meglio, ma i giornali li leggono in pochi. Le masse si cibano di Internet e televisione. Se la popolazione ha idee confuse e non capisce la portata di ciò che sta succedendo, la causa è in gran parte dell’incapacità dei giornalisti di informare con competenza attraverso questi canali.

Legga anche: Conflitto Russia-Ucraina: media e disinformazione

9. «CRISI UCRAINA:» RIASSUNTO DEGLI SCENARI POSSIBILI

In queste ore si succedono incontri per quietare le acque tra Russia e Occidente. Nelle ultime settimane, Europa e Stati uniti sembrano aver ritrovato unità e decisione, nel rispondere alle escandescenze di Mosca. Tornano i riferimenti ai controversi accordi di Minsk II: ne parlo del mio articolo già citato (>qui).

Da qualche giorno l’Occidente ha alzato i toni verso Mosca. Diversi Paesi hanno invitato i loro cittadini a lasciare l’Ucraina, poiché una nuova invasione da parte della Russia sarebbe ormai imminente. Taluni criticano questo inasprimento, ma, nei fatti, con questi messaggi l’Occidente ha ripreso il controllo dialettico della controversia e costringe la Russia a giustificarsi. Il trucco sembra funzionare, il Cremlino sta rispondendo in modo sempre più difensivo e stizzito, mentre prima giocava in attacco. Gli sviluppi dei prossimi giorni diranno di più.

Restano aperti tre scenari. Il primo è che la Russia invada di nuovo e più a fondo l’Ucraina. La Russia ha già invaso parte del Paese e non è prudente escludere che lo faccia ancora. Secondo logica, non avrebbe interesse, ma è sbagliato credere che Putin agisca con una razionalità a noi comprensibile. Il presidente russo è mantenuto al potere da una cerchia di oligarchi, militari e boiardi di Stato. Si tratta di persone animate da un misto di interessi economici, attaccamento personale al potere e deliri neo-imperialisti. La loro visione del mondo è ferma ai primi del Novecento. Cosa passi per la testa di Putin e di questi individui, nessuno lo sa davvero.

Il secondo scenario è che le reazioni internazionali di questi giorni convincano Putin a non rischiare una nuova invasione dell’Ucraina. Questo scenario, però, solleva un problema. Dopo aver spostato decine di migliaia di soldati e armamenti, dopo aver caricato l’opinione pubblica russa come un orsacchiotto a molla per convincerla della inevitabilità di una guerra, Putin dovrebbe trovare un argomento per uscire dal fondo di sacco in cui si è cacciato e fare retromarcia dalle frontiere con l’Ucraina senza perdere la faccia. Non sarà facile. Dire: «La guerra in Ucraina non si fa più, eravamo su Scherzi a parte» non basterà.

Il terzo scenario e le tre certezze

Terzo scenario è che il dispositivo militare russo resti alle frontiere con l’Ucraina per lungo tempo. Diventerebbe una minaccia costante alla sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa. Allo stazionamento militare potrebbero accompagnarsi piccole incursioni o attacchi informatici che manterrebbero uno stato di tensione costante. Ciò condizionerebbe la vita di tutti i Paesi della regione e avrebbe conseguenze negative per tutto il resto d’Europa, sul piano politico, energetico ed economico.

A fianco delle incertezze di questi tre scenari, la situazione offre anche tre certezze. La prima è che un solo ulteriore passo dell’esercito russo in territorio ucraino metterebbe alla prova tutto l’ordinamento europeo, come mai avvenuto dalla fine della Seconda guerra mondiale. La seconda certezza è che l’Europa ha bisogno di un nuovo concetto di difesa e sicurezza. Su un punto si può dare ragione a Putin: quando afferma che l’ordine europeo, ereditato dalla Guerra fredda, non è più adeguato. Il problema esiste, ma il presidente russo sbaglia, quando pensa che lo si risolva sottomettendo l’Europa alla Russia e dividendo la torta degli interessi mondiali con la Cina e gli Stati uniti, come vorrebbe lui.

Evitare una guerra in Europa non basta

La terza certezza è che l’obiettivo di evitare una nuova guerra in Europa, da solo, non basta. Bisogna prevenire un nuovo conflitto, ma, allo stesso tempo, bisogna evitare che gli Stati europei diventino satelliti della Russia e i loro cittadini perdano così le libertà fondamentali di cui beneficiano sin dal Dopoguerra.

La guerra Russia-Ucraina non è solo un conflitto tra due Stati. E’ una lotta tra due modelli di società, di sviluppo e di visioni della persona umana. Da una parte, c’è il modello di società chiusa di tipo asiatico, come quello che vige nella Russia di Putin. Dall’altra parte, quella in cui ci troviamo noi, c’è la società aperta costruita in Europa con secoli di battaglie per l’affermazione della libertà individuale, contro lo strapotere dei sovrani assoluti, delle dittature e della religione. L’Ucraina, ma anche la Bielorussia e la Georgia, sono in bilico tra questi due mondi. Le loro battaglie contro l’egemonia russa non sono solo guerre per difendere un confine territoriale. Sono affermazioni di appartenenza a un sistema di valori europeo.

Finita la Guerra fredda, all’inizio degli anni Novanta, ci si attendeva un futuro di pace e cooperazione incondizionate. Si è avuto, invece, un trentennio di instabilità e incertezze, alimentate anche da una generazione di politici sempre meno preparati ad affrontare la complessità del mondo globalizzato. Nella «crisi ucraina» di oggi, l’Occidente paga per non essere stato capace di costruire un nuovo ordine di cooperazione e sicurezza negli anni Novanta, subito dopo il crollo dei regimi comunisti e dell’Unione sovietica.

Si vedrà se riusciremo a recuperare il tempo perduto, prima che sia troppo tardi. Dopo trent’anni di bei discorsi, dobbiamo tornare a pensare in termini di rapporti di potenza. Non riusciremo, altrimenti, a difendere i valori fondamentali della parte di mondo in cui viviamo. Urge risvegliarsi dai sogni.

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10 risposte

  1. Caro Lovisolo,

    Come sempre i suoi articoli sono eccellenti strumenti di chiarezza informativa. In particolare ho apprezzato i par. 7 ed 8 della sua esposizione. In merito al ruolo dei media, nessun dubbio che soprattutto in Italia produca una straordinaria confusione di idee, così diffusa anche fra persone che si ritengono informate da far sospettare che ad aiutare l’ignoranza vi sia anche una qualche regìa. Qualcosa di simile – e forse anche peggiore – emerge anche nella trattazione dei rapporti fra il mondo occidentale e la Cina.

    In merito a quanto lei riferisce nel punto 5 vorrei invece chiederle dove si può trovar traccia della smentita (immagino verbale, riferita in qualche intervista) di Michail Gorbačëv dell’esistenza di un accordo, sia pure verbale, fra gli Stati Uniti e l’Unione sovietica sull’impossibilità per l’Ucraina di entrare nella Nato. Lo vorrei sapere perché l’esistenza di questo accordo – grazie anche al ruolo dei media nazionali che lei ha ben illustrato – è un argomento inevitabile che ritorna in qualsiasi discussione sulle vicende politiche di cui parla il Suo articolo.

    Grazie per la Sua attenzione e per il Suo contributo.
    Cordiali saluti
    Giuliano Delfiol, Firenze

    1. Egregio signor Delfiol,

      Grazie per il Suo apprezzamento. Tra le molte fonti sulla questione della presunta promessa NATO, Le cito questo >articolo-intervista a Michail Gorbačëv uscito sulla versione inglese di Russia Beyond. Rimando a questa perché fa parte del circuito di testate propagandistiche del Cremlino, tra le quali la rete televisiva RT, Sputnik e altre delizie. Non è sospetta, perciò, di pubblicare testi che sostengano verità occidentali e dimostra che persino i media pagati dal governo russo devono arrendersi all’evidenza. In questa intervista (e in diverse altre, in verità, anche video) Gorbačëv dice che nei negoziati sulla riunificazione tedesca «il tema dell’allargamento della NATO non venne discusso per niente e non fu sollevato in quegli anni» («The topic of “NATO expansion” was not discussed at all and it wasn’t brought up in those years»). Si negoziò a lungo sulla dislocazione di truppe NATO sul territorio della ex Germania Est (anche questo tema fu poi superato dall’andamento dei negoziati, aggiungo io).

      La promessa non ci fu e non poteva esserci: eravamo nel 1990. L’Unione sovietica non era ancora caduta e anche il Patto di Varsavia era ancora in funzione. Benché entrambi scricchiolassero, nessuno immaginava che sarebbero scomparsi. Se i sovietici avessero messo sul piatto la richiesta di una garanzia di non allargamento della NATO mentre erano ancora in vita l’Unione sovietica e il Patto di Varsavia, avrebbero dovuto riconoscere e accettare preventivamente la caduta di entrambi. In quel periodo Gorbačëv stava lavorando al trattato che avrebbe riformato l’Unione sovietica mantenendola unita. Si sarebbe smentito clamorosamente, se avesse accettato una promessa da parte degli USA che la NATO non avrebbe mai ammesso nuovi Stati dell’Est Europa e dell’Unione sovietica (che non era ancora ex). Non solo: una tale promessa non avrebbe avuto alcun valore giuridico, poiché, come spiego anche nell’articolo, due Stati non possono accordarsi su ciò che faranno altri, limitando la loro sovranità.

      Ogni tanto ci sono ritrovamenti documentali miracolosi che dimostrerebbero che la promessa c’è stata. Anche in questi giorni – non a caso – sono state annunciate «scoperte.» La realtà è che un trattato scritto, contenente la famosa promessa, non esiste, per le ragioni spiegate. Se anche accettassimo che vi sia stata una promessa orale, oltre al fatto che non è in alcun modo dimostrabile né nella sua esistenza né nel suo dettato, essa poteva riferirsi al mondo del 1990. L’allargamento della NATO è avvenuto quando la situazione globale era ormai completamente diversa, pur se non era passato molto tempo dai negoziati sulla riunificazione tedesca. Che senso avrebbe avuto un impegno preso, per giunta solo oralmente, quando il contesto era tutt’altro? Come ricercatore so bene che non si sa mai cosa può emergere dagli archivi, ma… sinceramente non credo che scoperte più o meno miracolistiche possano mutare qualcosa allo stato di diritto e di fatto, su questo punto, con buona pace di Putin.

      Nel testo, Gorbačëv dice anche che l’adesione dei Paesi dell’Est alla NATO fu un tradimento dello «spirito» dei negoziati sulla riunificazione tedesca. Che lo «spirito» dei negoziati fosse quello di mantenere un equilibrio fra le alleanze, è vero. Questa, però, è cosa ben diversa. Dal 1993 si cominciò a parlare di adesione alla NATO dei Paesi dell’Est. Ciò avvenne su richiesta di questi ultimi, ansiosi di sottrarsi all’influenza russa (il primo allargamento a Est avverrà nel 1999). Il contesto, però, era completamente mutato, in pochi anni, rispetto al 1990. L’Unione sovietica e il Patto di Varsavia non esistevano più. Il mondo non era più quello che avevano di fronte i negoziatori della riunificazione tedesca. Si può essere d’accordo con Gorbačëv, quando dice che allargare la NATO fu un errore: si sarebbe dovuto inventare un nuovo ordine di difesa europeo che garantisse la sovranità e la sicurezza di tutti. Non lo si seppe fare. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Parlare di una «promessa di non allargamento della NATO» durante i negoziati per la riunificazione tedesca, però, come fanno oggi Putin e i suoi, è fuori dal mondo e dalla logica elementare.

      Durante i negoziati per la riunificazione tedesca, poiché il Patto di Varsavia era ancora in vita, si discusse lungamente se la Germania riunificata avrebbe fatto parte della NATO o del Patto di Varsavia, o se avrebbe avuto uno status di neutralità. Ironia del destino, per riprendere il titolo di un celebre film russo: quando Michail Gorbačëv ed Helmut Kohl si accordarono a Mosca sulla riunificazione tedesca, a metà luglio 1990, lo fecero con la formula: «La Germania riunificata può scegliere liberamente a quale alleanza appartenere.» Gorbačëv, di fronte a Kohl, riaffermò così il principio del diritto internazionale secondo cui ogni Stato è libero di decidere a quale alleanza appartenere. E’ la stessa libertà che oggi Putin nega non solo all’Ucraina, ma a una serie intera di Stati, dal Mare del Nord al Mar Nero, come spiego nell’articolo sopra.

      Se cerca ulteriori approfondimenti sul tema, non faticherà a trovarne, digitando le parole chiave corrispondenti. Sono stati studiati persino gli appunti a mano presi durante le telefonate dai negoziatori di allora. Sulla questione della inesistente promessa della NATO ormai gli studi si sprecano (ma Putin non li legge).

      Cordiali saluti
      LL

  2. Gentile sig. Lovisolo,

    Innanzitutto grazie per per le sue puntuali informazioni per tutto ciò che riguarda l’Europa dell’est. Io seguo il giornale Novaja Gazeta, da me scoperto dopo il premio Nobel. Mi piacerebbe sapere se lo considera affidabile, a me sembra che in molte questioni la pensi come Lei. Grazie

    1. Egregio sig. Segnini,

      Grazie per il Suo apprezzamento. La Novaja Gazeta è una delle poche testate russe superstiti che riesce a sottrarsi alla censura di Stato. Se vuole conoscere il pensiero dei gruppi che contrastano il regime di Putin, è senz’altro una fonte utile, finché ci sarà. Cordiali saluti. LL

  3. Signor Lovisolo,

    La seguo da tempo e trovo sempre puntuali i suoi studi, le sue osservazioni e analisi, condivido ciò che Lei ha detto nel suo esauriente intervento. In effetti una cosa colpisce della Russia, l’anacronismo culturale della classe dirigente statale rispetto al concetto di potere e di nazione che hanno e al fatto che non hanno maturato una profonda conoscenza e coscienza della democrazia e dell’Europa. Poi una cosa, almeno per i miei studi rilevo, che negli ultimi trent’anni circa, i conflitti in Europa ci sono stati ad Est, segno che l’Ue funziona a occidente ove i concetti di democrazia, libertà, benessere e giustizia si sono posti come guida di precise evoluzioni sociali e culturali nonché economiche. Non ritiene pure che vi sia un profondo errore sul concetto di potenza nazionale da parte dei dirigenti russi e non s’è affermato un’evoluzione di un concetto integrato internazionalmente della nazione? Perché la Russia vuole affermare una sua potenza ma non ha fatto niente per costruirsi essa stessa uno spazio di adesione a un concetto di organizzazione europea.

    1. Buongiorno,

      Grazie per il Suo apprezzamento. La concezione del mondo che anima Putin e il suo gruppo di potere è ottocentesca, è quella che ha portato alla Prima guerra mondiale. Come dice Lei, ciò che la Russia non accetta è un mondo multilaterale in cui ogni Stato ha diritto a esistere e a decidere del proprio destino. Putin ritiene che vi siano Stati di serie A e Stati di serie B. Questi ultimi devono sottomettersi. E’ un cammino culturale che è mancato, non solo in Russia, ma in molta parte dell’Europa dell’Est, per ragioni storiche che non è possibile spiegare qui. La Russia, in particolare, non accetta la cooperazione alla pari, ma solo in situazioni dove può giocare un ruolo egemonico. Cordiali saluti. LL

  4. Gentile sig. Lovisolo,

    Grazie per questo articolo illuminante. Io avrei una domanda sulla personalità di Putin. Lei parla di un uomo circondato da oligarchi fermi ad una visione del mondo ottocentesca. Ma cosa si sa sulla personalità di Putin? Leggendo le biografie di Stalin, Hitler o Franco, si trovano punti in comune, malgrado differenze. Sarebbero stati logorroici, collerici fino all’isteria, paranoici, affetti da delirio di grandezza, addirittura schizofrenici. Grazie

    1. Buongiorno,

      Grazie per il Suo apprezzamento. Tutto ciò che posso dirle è che la persona di Putin fuori dalle occasioni ufficiali e la sua vita privata sono circondate da un totale riserbo. Ciò che tutti osservano, se non si vuole cadere in ipotesi o illazioni, è che negli ultimi anni Putin appare sempre più isolato e tendente al distacco dalla realtà. Il discorso del 21 febbraio, in cui ha annunciato il riconoscimento delle due repubbliche separatiste in Ucraina, sembra confermare questa tesi. Secondo alcuni, ciò è dovuto anche al rischio della pandemia, che ha indotto il presidente ad agire sempre più in solitaria. Credo che per saperne di più dovremo aspettare molto tempo, quando di Putin si occuperanno gli storici. Cordiali saluti. LL

  5. Grazie per i tuoi contributi sempre di alto livello. Purtroppo le tue previsioni si sono avverate (Cassandra non veniva creduta, ma aveva sempre ragione). Confesso che la chiusa di questo articolo mi aveva lasciato molto amaro in bocca, e ho sperato che tu ti sbagliassi. Invece ieri ci siamo risvegliati tutti in un mondo diverso, con un avversario che ha reso totalmente inefficaci le armi della democrazia: il diritto e le relazioni internazionali, perché sta giocando il suo gioco secondo altre regole (e anche questo lo avevi detto). Siamo così tornati ai rapporti di forza basati sulla violenza, che sono inaccettabili per la nostra cultura europea. A tuo parere come arginare la condotta folle di Putin senza venir meno ai nostri valori? Le sanzioni, prospettate anche da Draghi e illustrate proprio stamani da Borrel su France24, avranno effetto e colpiranno nel segno, o, come spesso accade, penalizzeranno la popolazione? Nel frattempo Putin, con una mossa «a tenaglia» ha precluso l’accesso alle coste ucraine. Che possibilità ci sono che, con la complicità di un Erdogan altrettanto ambiguo, attraversi il Bosforo? Grazie e buon lavoro

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