Putin tutela la lingua russa in Ucraina? Falso

Come tradurre le fattispecie sconosciute
Vocabolario russo-tedesco | © Cedrik Wesche

Tra i pretesti che Vladimir Putin indica per giustificare la guerra in Ucraina vi è la «tutela» degli ucraini di lingua russa. Ecco un’ulteriore prova che l’effetto ottenuto è contrario. Sin dall’occupazione del 2014, gli ucraini di lingua russa che passano a parlare ucraino sono aumentati: abbandonano la loro lingua, diventata marchio dell’invasore. Una scuola ucraina di russo chiude i corsi e li sostituisce con lezioni di ucraino.


Molte rilevazioni confermano che l’uso della lingua russa in Ucraina è in drastico calo. Prima del 2014, anno d’inizio dell’aggressione russa, poco meno del 40% degli ucraini dichiarava di usare il russo, nella comunicazione familiare. Oggi, dopo la ripresa dell’invasione su larga scala il 24 febbraio 2022, tale percentuale è scesa al 18% (fonte: >Українська правда). Tra i miei contatti ho insegnanti che amministrano profili molto stimolanti, per la pratica delle lingue. Una delle più attive scuole di russo che seguo, gestita da un’insegnante ucraina e da suo marito, ha deciso di cessare i corsi e di proseguire come scuola di ucraino. La titolare della scuola è originaria di Lugansk, nel Donbass: sarebbe perciò di quegli ucraini che Putin dice di «proteggere.»

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La guerra ha reso insopportabile per lei, ucraina di madrelingua russa, insegnare il russo. Posso assicurare che non è un’invasata. E’ una pacifica giovane di trent’anni, come se ne incontrano in qualunque città d’Europa. La scuola dovrà cambiare nome e logo. Porterà a termine i corsi di russo esistenti, ma non userà più il russo nella comunicazione e la sua offerta si concentrerà sull’ucraino.

Non basta: l’insegnante conosce anche l’ucraino, ma, come sa chiunque si occupi di lingue, per insegnare una lingua non basta conoscerla. Ha perciò intrapreso un percorso di riqualificazione professionale. Tutto ciò mentre si trova in un ostello per rifugiati, poiché ha dovuto abbandonare la sua casa di Irpin, località ormai tristemente nota. Tiene corsi da lì e non ha smesso di comunicare sui suoi profili Internet, trasmettendo anche dal sotterraneo di casa propria, mentre le periferie di Kyiv venivano bombardate.

Oltre a essere un modello di resistenza, questo episodio mostra una volta di più l’ipocrisia del regime di Putin, che vuole «proteggere il mondo russo.» Facile affermare che lingua e cultura sono distinte dalla politica: quest’affermazione è falsa (lingua e cultura sono strumenti di potere) e lo è a maggior ragione quando la politica diventa guerra. La lingua del popolo che ne aggredisce un altro, con l’intento di annientarlo, diventa insopportabile.

Molti ebrei che riuscirono a sfuggire all’Olocausto non sopportarono più sentir parlare tedesco. Il giornalista ebreo Ronen Bergman racconta come sua mamma, sfuggita per poco alla morte dopo essere stata denunciata da collaborazionisti polacchi, non volle più parlare una parola di polacco per tutto il resto della vita.

Come Hitler non ha cancellato Goethe e Bach, Putin non cancellerà Dostoevskij e Čajkovskij. Come l’Olocausto ha segnato per sempre la percezione della storia e della cultura tedesche, però, le tragedie di Buča, Borodjanka e Mariupol segneranno il modo in cui si guarderà alla lingua e alla cultura russe. Passeranno le generazioni, e si vedrà.

Legga anche: Guerra in Ucraina: cinque errori dell’Occidente

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2 risposte

  1. Qualche anno fa andammo a visitare Praga. Durante una passeggiata entrammo in un mercatino dell’usato, dove un nostro amico acquistò un cappello militare russo, di quelli fatti di pelliccia. Da buon romano se lo mise in testa senza porsi troppi problemi e riprese la passeggiata. Con nostra grande sorpresa chi lo incrociava lo guardava con sdegno, gli diceva chissà cosa (ma certo nulla di buono) finché un’anziana signora gli si avvicinò e gli sputò addosso. Solo allora capimmo che quel cappello risvegliava nei praghesi tutto l’odio che i russi avevano suscitato e radicato in loro, parecchi anni prima.

    Odio e riprovazione che non svaniscono in fretta, proprio come sta accadendo oggi con la lingua e la cultura russa. Una badante che lavora qui a Roma mi ha chiesto scusa per il suo essere russa e mi ha detto che se ne vergogna perché non può farci niente. Se Putin passerà alla storia sarà per questo «grande regalo» che avrà fatto alla Russia e al suo Popolo.

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