Unione Russia-Bielorussia: cosa significa per noi

Unione Russia-Bielorussia: un progetto geopolitico che ci riguarda
Minsk, Piazza della Vittoria – «L’impresa del popolo è immortale» | © Vitali Harmash

L’unione Russia-Bielorussia procede a rilento, ma è un progetto che fa parte di una visione geopolitica che ci riguarda. La conferenza stampa congiunta di Vladimir Putin e Aljaksandr Lukašėnka a Mosca, il 9 settembre 2021, ha aperto spiragli per capire. L’unione riguarda economia e mercati, restano da chiarire punti essenziali per l’unione politica. Le conseguenze per l’Europa e l’Occidente.


La conferenza stampa congiunta di Vladimir Putin e Aljaksandr Lukašėnka dello scorso 9 settembre sull’avanzamento del processo di unione fra Russia e Bielorussia ha chiarito alcuni aspetti del progetto e ha confermato che il proposito avanza, ma non sembra fare passi da gigante. La costituzione dello Stato unito di Russia e Bielorussia si fonda su un programma di 28 punti (>qui l’elenco sul sito del governo russo). Il programma tocca la dimensione macroeconomica, le politiche agricole e industriali, il mercato energetico e dei trasporti; l’armonizzazione delle politiche monetarie, finanziarie e creditizie, della concorrenza e del diritto dei consumatori; azioni comuni nei settori della socialità e del lavoro, del commercio e della sicurezza informatica.

Tra i 28 punti, però, non vi è alcun riferimento esplicito all’integrazione politica fra i due Stati. Contrariamente a quanto lasciava intendere la pomposa presentazione, durante la conferenza stampa del 9 settembre non è stata annunciata nemmeno l’attuazione dei 28 punti, ma solo la loro completa approvazione; il giorno successivo è avvenuta la loro ratifica congiunta da parte dei governi dei due Paesi. Merita però analizzare l’evento, per le conseguenze che ha per tutti noi il lento avvicinamento tra Mosca e Minsk.

Unione Russia-Bielorussia: l’incontro di settembre

La conferenza stampa ha rappresentato anche nella sceneggiatura lo stato delle relazioni tra Russia e Bielorussia. Putin ha parlato con il consueto dominio di sé, algido come un ghiacciolo e visibilmente padrone della situazione. Lukašėnka, benché più alto e corpulento, è parso uno scolaretto che ringrazia il maestro per averlo salvato per il rotto della cuffia da una bocciatura. In atteggiamento più difensivo che assertivo, a tratti adulatorio verso il suo omologo russo, Lukašėnka si distaccava spesso dal testo scritto e indulgeva in digressioni nelle quali sembrava giustificare i suoi atti; qualche pausa, quale sospiro di troppo e varie ripetizioni sembravano tradire insicurezza, quasi imbarazzo. Putin si riservava gli interventi più tecnici e giuridici, il presidente bielorusso rintuzzava con maggiore emotività. Sebbene Lukašėnka prendesse per sé la maggior parte del tempo, era chiaro, anche dal linguaggio corporeo, che il dominus della situazione era Putin.

Tra gli aspetti un po’ meno oscuri, dopo la conferenza stampa, vi sono la natura che sta prendendo l’unione Russia-Bielorussia e la sua relazione con gli accordi di cooperazione già esistenti fra Stati dell’ex Unione sovietica. Bisogna limitarsi alle ipotesi lette fra le righe, poiché il contenuto di dettaglio dei documenti concordati non è noto a nessuno.

Russia e Bielorussia sembrano puntare, almeno nella fase iniziale, a un modello di cooperazione simile all’Unione europea. Il processo che Vladimir Putin ha indicato è lo stesso che diede vita a suo tempo alla Comunità europea: prima l’unione economica, poi, su questa base, un’unione politica sempre più stretta. Con un’affermazione esplicita, che è parsa in contraddizione con l’entusiasmo iniziale, Lukašėnka ha affermato che i temi politici non sono all’attualità, li si tratterà quando sarà possibile e – con un’espressione tanto frequente quanto vuota di significato, echeggiata più volte durante la conferenza – lo si farà «quando i nostri popoli lo vorranno.»

Quale sia il quadro dell’unione Russia-Bielorussia è emerso anche da altri riferimenti: «Guardate l’Unione europea – ha detto Putin, con il consueto tono denigratorio – gli Stati membri non fanno che criticarsi fra loro. Noi non vogliamo fare gli stessi errori e nemmeno gli errori della nostra precedente unione, l’Unione sovietica. Riteniamo che prima sia necessaria l’unione economica, per poi procedere con naturalezza verso l’unione politica.» Anche sulla questione della valuta comune, Putin ha preso spunto dall’euro: «L’introduzione dell’euro ha impedito agli Stati europei più deboli di svalutare a livello nazionale e li ha messi in difficoltà; le nostre banche centrali ci hanno sconsigliato all’unisono di introdurre una valuta unica oggi,» hanno sottolineato i due presidenti.

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La soggettività giuridica dell’unione Russia-Bielorussia: un punto chiave irrisolto

Tralasciamo qui la debolezza dell’argomentazione economica e concentriamoci su un aspetto chiave: per chiarire una volta per tutte che forma avrà l’unione tra Russia e Bielorussia manca sinora un elemento giuridico essenziale. L’unione costituirà un soggetto del diritto internazionale – una federazione o confederazione – in cui i due Stati si fonderanno in una nuova entità, oppure, come l’Unione europea, non cancellerà la soggettività giuridica internazionale delle attuali Russia e Bielorussia?

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Al momento si può solo dire che russi e bielorussi si riferiscono alla nuova realtà chiamandola союзное государство, un’espressione che indicherebbe la costituzione di un soggetto di diritto che si sostituirà ai due attuali Stati, di fronte alla comunità internazionale. La dicitura, però, non è sufficientemente determinata per escludere altre configurazioni. Non è un puntiglio da giuristi: una federazione di Stati ha un centro decisionale unico e riunisce sotto un solo comando tutti i poteri di politica estera; un’unione come quella europea mantiene più centri di potere.

La differenza è rilevante per noi e per il resto della comunità internazionale che avrà a che fare con il nuovo soggetto. Una confederazione obbliga a trattare con un potere centrale forte; un’unione fra Stati sovrani permette di avere rapporti con i singoli governi e, se necessario, di giocare sui loro disaccordi per indebolirli: è ciò che sta facendo Putin con l’Unione europea, di fatto ignorandola e influenzando la politica dei singoli Stati membri in favore della Russia.

E’ possibile che il Cremlino punti a una confederazione con la Bielorussia, con un unico centro decisionale dominato da Mosca, e che Lukašėnka miri invece a una configurazione simile all’Unione europea, che gli permetterebbe di apparire ancora come capo di uno Stato sovrano. La decisione sulla forma giuridica non è aggirabile, sulla via verso un’unione politica: è assai probabile che dietro la frase «i temi politici non sono all’attualità» ci sia proprio il disaccordo su questo punto nodale.

Unione Russia-Bielorussia, lo stato di avanzamento

Dall’incontro fra Putin e Lukašėnka è emerso che lo stato di avanzamento, nella costituzione dell’unione, quale che sarà la sua forma, è il seguente: dopo tre anni di lavoro, sono stati approvati i 28 punti del programma d’integrazione economica che tracciano il quadro concettuale del progetto, dei quai si è già detto sopra. Si dovranno attuare tra il 2021 e il 2023, «come direttive fondamentali verso una sempre più stretta integrazione fra Russia e Bielorussia.»

Le parole, quando le si analizza più a fondo, dietro la loro solennità, si fanno molto vaghe. «Lavoriamo da tre anni sugli schemi, adesso bisogna cominciare a muoversi in concreto e adeguare le legislazioni nazionali. Possono passare altri tre anni e anche di più, per la Storia è una piccolezza» – ha precisato Lukašėnka. Aggiungiamo noi che di integrazione fra Russia e Bielorussia si parla da vent’anni, cioè dal vespero dell’era El’cin. Rapidità e concretezza non sembrano essere i principi sui quali si vuole realizzare questo proposito.

Sul territorio dell’ex Unione sovietica esistono già due unioni fra Stati: >l’Unione economica eurasiatica e la >Comunità degli Stati indipendenti. Riuniscono a vari livelli gran parte delle ex repubbliche sovietiche. L’avanzare della più stretta unione fra Russia e Bielorussia, ha detto Lukašėnka, «è un esempio di come procedere per l’Unione economica eurasiatica e la Comunità degli Stati indipendenti: siamo come un bulldozer, apriamo la strada per gli altri Stati dello spazio post-sovietico che vorranno integrarsi più strettamente.» Lukašėnka ha aggiunto: «Russi e bielorussi non si sentono estranei fra loro e tutti capiscono che è così da sempre.» Con questa precisazione, il presidente bielorusso si dice indirettamente d’accordo con la teoria di Putin secondo la quale russi, bielorussi e ucraini sarebbero un unico popolo.

La questione della Crimea, la relazione con l’Ucraina e l’opposizione interna

Una delle questioni spinose che dividono Russia e Bielorussia è la sovranità sulla Crimea, occupata da Mosca nel 2014 e non riconosciuta come territorio russo da Minsk. Il caso causa attrito con la vicina Ucraina, alla quale il progetto di unione tra Russia e Bielorussia pone più di un grattacapo. Ciò dovrebbe preoccupare anche noi. La costruzione del secondo tubo del Gasdotto del Nord tra Russia e la Germania (cosiddetto North Stream 2) è un’arma di ricatto ideale, nelle mani di Mosca: aumenta la dipendenza degli europei dalle fonti energetiche russe e toglie proventi e potere contrattuale all’Ucraina, che oggi è territorio di transito per il gas russo consumato in Europa.

L’unione Russia-Bielorussia avrà anche un risvolto militare, dominato da Mosca, che si esplica già oggi in esercitazioni congiunte e in un piano di insediamenti permanenti dell’esercito russo in Bielorussia, concordato nei mesi scorsi, al di fuori del programma di integrazione di 28 punti. Ciò significa che gli ucraini avranno un migliaio di chilometri in più di frontiera con uno Stato ostile, che occupa tre regioni del loro Paese. L’Ucraina si è attivata a sostegno dell’opposizione bielorussa contro il regime di Lukašėnka, ma l’atteggiamento ucraino non soddisfa tutti gli oppositori bielorussi, come si è visto anche dall’accesa polemica emersa tra uno dei leader dell’opposizione bielorussa, Pavel Latuška, e alcuni dirigenti di Kiev, durante una recente puntata del noto talk show ucraino Svoboda slova. Con l’avanzare del progetto di unione Russia-Bielorussia, Lukašėnka dovrà riconoscere la Crimea come territorio russo, scontentando l’Ucraina: ci sono pochi dubbi che lo farà.

Durante la conferenza stampa del 9 settembre Lukašėnka si è rivolto apertamente agli oppositori che stanno tentando di mettere fine al suo regime e lo accusano di voler rinunciare all’indipendenza della Bielorussia: «Nel programma di integrazione con la Russia non c’è nulla di negativo – ha detto – c’è solo il bene della popolazione. Nessuno vuole fagocitare nessuno.»

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Ha aggiunto però, con toni quasi monitori: «Siamo persone sufficientemente intelligenti e se ci servirà un livello maggiore di integrazione con la Russia, con Putin lo faremo senza esitazione.» Significa che non tarderà a chiedere la copertura di Mosca, a costo di annullare il suo Stato dentro quello russo, pur di non cedere alle pressioni interne e internazionali che chiedono la fine del suo regime.

Le conseguenze per l’Europa e l’Occidente

Il pur lento avanzare del progetto di Unione Russia-Bielorussia come apripista per l’integrazione sempre più profonda tra i membri delle altre unioni già esistenti nello spazio ex sovietico, per poi assoggettare anche l’Europa, corrisponde a una visione geopolitica già nota e poco rassicurante, per noi europei. E’ il disegno della Quarta teoria politica del politologo russo Aleksandr Dugin, che ispira da tempo le azioni internazionali del Cremlino e punta a costruire uno spazio politico unico tra Vladivostok e Lisbona (ne parlo nel mio libro >il progetto della Russia su di noi e ne ho riferito in audizione alla Commissione esteri della Camera dei deputati italiana nell’agosto 2020, il video del mio intervento si trova >qui).

Non ci sono dubbi su chi sarà il soggetto dominante di tale spazio: una gigantesca Russia avrà buon gioco a dominare culturalmente ed economicamente gli Stati ai suoi confini. Anche la tesi dell’unità etnica tra russi, ucraini e bielorussi è parte della teoria di Dugin. E’ un quadro che si riproduce sin dalle conquiste dell’Impero russo, è perdurato mutatis mutandis durante l’intero periodo sovietico e prosegue oggi con le teorie politiche dell’eurasiatismo, di cui il sistema di potere di Vladimir Putin costituisce il braccio esecutivo.

Chi crede con presunzione che la Russia e i suoi satelliti non riusciranno a piegare l’Europa, osservi la crescente dipendenza che il nostro continente sta sviluppando dalle fonti energetiche russe e l’evoluzione dei prezzi del gas che alimenta le centrali elettriche occidentali e si riversa sulle bollette delle famiglie europee. La Russia, se vuole, può trasformare l’Europa in una propria depandance senza sparare un colpo, usando armi che noi stessi le stiamo mettendo allegramente tra le mani.

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In conclusione, la conferenza stampa seguita all’incontro di settembre tra Putin e Lukašėnka ha indicato un possibile sviluppo dell’unione tra Russia e Bielorussia, la relazione tra questo progetto e le unioni già esistenti fra Stati dello spazio ex sovietico e ha rivelato la sempre più inquietante identità fra le politiche di Mosca e le teorie dell’eurasiatismo, alle quali l’Europa dovrebbe prestare più preoccupato orecchio.

L’incontro ha offerto a Putin e, soprattutto, a Lukašėnka, l’occasione per mostrare coesione e lanciare messaggi all’opposizione bielorussa: che questa non s’illuda di distogliere il presidente dai suoi propositi e ancor meno di rovesciarlo: io, è parso dire Lukašėnka, garantisco che l’unione con Mosca sarà paritaria, ma, se mi stuzzicate troppo, non esiterò a giocarmi la sovranità dello Stato, pur di salvare la pelle.

Per quanto riguarda la realizzazione dell’unione Russia-Bielorussia, si è chiarito il tracciato e una possibile somiglianza di questa unione con il modello dell’Unione europea, almeno nella fase iniziale. Resta aperta, però, almeno una questione essenziale, la soggettività giuridica internazionale di tale nuova entità, un aspetto determinante per la sua capacità di agire nei rapporti con gli altri Paesi, anche dal punto di vista politico.

La posizione dell’Occidente verso l’unione Russia-Bielorussia

Il fatto che la realizzazione dell’unione tra Russia e Bielorussia proceda a passo di lumaca non deve indurre noi europei a sottovalutare questo sviluppo, appena fuori dalle nostre frontiere. Per Putin e per il suo progetto di egemonia della Russia sull’Europa vale lo stesso detto pronunciato a suo tempo dai Talebani per l’Afghanistan: «voi avete gli orologi, ma noi abbiamo il tempo.» Chi ha vinto in Afghanistan, dopo quarant’anni di guerra occidentale, si è visto quest’estate ( maggiori dettagli nel >Dossier Afghanistan).

Può non piacere ammetterlo, ma dietro le azioni della Russia c’è una visione strategica, sostenuta da una filosofia politica e da una dottrina militare coerenti, con ampio uso di strumenti di guerra ibrida (ne parlo >qui). Tale visione è ostile a noi e al tutto l’Occidente: la sua realizzazione è lenta, ma quando Lukašėnka dice che tre anni sono una piccolezza, rispetto ai tempi della Storia, ha ragione.

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I regimi non democratici possono aspettare, mentre le democrazie occidentali sono ubriache di apparenze, si lacerano su questioni marginali e sono incapaci di figurarsi un orizzonte che vada oltre il destino elettorale di politici sempre più deboli. Se non muterà questo quadro, i regimi autoritari, per quanto acciaccati ed economicamente claudicanti, avranno la meglio.

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2 risposte

  1. La teoria geopolitica, che illustra nei suoi articoli e nel suo libro, che vede la Russia artefice di un progetto teso a costituire mediante strumenti di soft power, l’Eurasia, come si concilia (se si concilia) con analogo teso ad implentare la cosiddetta Eurasia attraverso una sorta di islamizzazione dell’Unione Europea, come illustrato da Bat Ye’Or e Oriana Fallaci? Qual’e’ il ruolo ed il destino dell’Italia sulla scacchiera internazionale: Russia, Cina, Stati Arabi?

    1. Buongiorno,

      Il concetto di Eurasia non ha una sola interpretazione: io mi riferisco all’eurasiatismo che ruota intorno alla figura di Aleksandr Dugin e alle accademie di Russia e Paesi ex sovietici. In tale espressione, il termine Asia va inteso come Asia russa e Asia centrale ex-sovietica. L’elemento islamico può esistervi, ma deve comunque assoggettarsi alla visione del mondo russa, che è quella dominante nel progetto eurasiatico di cui si parla, nonostante le molte parole sul multiculturalismo. Le autrici che Lei cita affrontano un altro problema, la relazione tra l’Islam e l’Europa: più che di Eurasia, Bat Ye’Or parla infatti di «EuraBia» (Europa + Arabia); anche le tesi dell’ultima Oriana Fallaci si collocano in questo ambito. La teoria eurasiatica, almeno nell’interpretazione che ci tocca più da vicino, si riferisce invece a un ipotetico spazio politico che include Russia, Europa e Asia centrale ex sovietica, in cui la Russia svolgerebbe un ruolo culturalmente e politicamente preminente. E’, perciò, una teoria a sostegno dell’egemonia russa su quello spazio, non (o non primariamente) sulla relazione tra Islam e Occidente. Cordiali saluti. LL

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