Perché non ho commentato le elezioni in Russia

Russia, commento elezioni 2026
Mosca, Grandi magazzini GUM | © Luca Lovisolo

Il commento alle elezioni del 2026 in Russia è la riproposizione di una trama ormai conosciuta. I russi votano sapendo già chi vincerà, come lo sa il mondo intero. Più dei risultati, interessano gli eventi che precedono le consultazioni. Un regime a partito unico di fatto. Le poche novità non lasciano presagire mutamenti sostanziali. Entrano in Parlamento i veterani della guerra d’Ucraina.


Commentare le elezioni che si svolgono nella Russia di Putin è un esercizio inutile, a cose fatte. Sono lontani i tempi di Eltsin, quando i russi andavano alle urne senza sapere già chi avrebbe vinto. Il partito Edinaja Rossija («Russia unita»), facente capo a Vladimir Putin, ha conseguito la maggioranza assoluta dei seggi, sebbene tutti i dati rilevati con metodi che permettono di escludere manipolazioni mettano in dubbio un successo così schiacciante.

Il partito del presidente russo si trova oggi nella stessa posizione in cui si trovava nel 2007, anno in cui raggiunse per la prima volta il controllo totale del Parlamento (Duma di Stato), grazie a manovre che spiego più in dettaglio nel mio ultimo libro >Russia: cos’è andato storto dopo l’Unione sovietica.

Putin si è garantito ancora una volta «un governo che adempie solo la volontà del Presidente [e un] parlamento che approva solo le leggi proposte dal Presidente,» scriveva Anna Politkovskaja nel 2004, nel suo celebre saggio «La Russia di Putin.» Sono passati più di vent’anni e nulla è cambiato.

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Mi capitò una volta di trovarmi a Mosca nell’imminenza delle elezioni: quasi non si vedevano manifesti elettorali dei diversi partiti, gli unici cartelloni affissi incitavano semplicemente ad andare a votare. Il risultato era già noto a tutti, la competizione inutile.

Anche nel 2026, il commento delle elezioni in Russia trova ispirazione, più che nel loro prevedibile esito, in ciò che accade prima del voto. È lì che si decide quale partito entra o resta nelle liste, quale candidato presidente è ammesso o escluso dalla competizione con Putin. In Russia esistono altre formazioni politiche, ma possono operare a due condizioni: la prima, se non contestano la linea di «Russia unita;» la seconda, se non mostrano un potenziale di crescita tale da insidiare il partito del Presidente.

Questa è la ragione per la quale il partito Jabloko («La mela») è stato escluso dalle elezioni, dopo esservi stato ammesso in un primo tempo. Le sue argomentazioni contro la guerra e la sua capacità di mobilitazione hanno cominciato a preoccupare, sinché si è giunti a una procedura d’esclusione fondata su motivazioni alquanto bizantine.

Anche Boris Nadeždin, il candidato opposto a Putin che aveva sollevato molta attenzione nel contesto delle elezioni presidenziali del 2024, si è visto costretto a riparare all’estero poco prima del voto di due settimane or sono; la sua formazione politica è stata dichiarata fallita e gli atti ostili del regime verso la sua persona si sono intensificati negli ultimi mesi.

Per questi motivi, ha poco significato analizzare le minime varianti percentuali ottenute dalle diverse liste. Se un deputato siede in Parlamento, è perché sostiene la politica del Presidente o vi si oppone su aspetti non significativi; ne nasce un regime a partito unico di fatto, nonostante l’apparente varietà di sigle presenti.

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Gente nuova, idee vecchie

L’unico elemento di relativa novità, per compilare un commento alle elezioni del 2026 Russia, può trovarsi nel partito Novye Ljudi («Gente nuova»). Sembra aver richiamato una certa attenzione nei seggi elettorali all’estero e ha suscitato qualche dibattito anche all’interno del Paese. Il partito è di fondazione recente, esiste dal 2020 ed è entrato in Parlamento per la prima volta con le elezioni del 2021. Vi manda oggi 19 deputati, quasi il 9% dei suffragi.

Il suo programma sembra porre istanze contrarie in alcuni punti all’onnipresenza dello Stato nell’economia e nel controllo dei media, ma sulla guerra in Ucraina nemmeno la «Gente nuova» si distanzia dal regime. Un suo rappresentante, intervistato alla TV russa, ha affermato che il conflitto andrebbe certo concluso con mezzi diplomatici, ma alle condizioni dettate da Mosca. Si tratta, più in generale, di un partito formato da persone inesperte, non in grado di competere con i volponi che manovrano la macchina governativa di Putin.

Da registrare l’ingresso in Parlamento di veterani della guerra d’Ucraina. Si vedrà quali contenuti porteranno al dibattito, questi deputati ex combattenti. Tali nomine indicano che le operazioni militari aggressive della Russia costituiscono titolo di merito per l’entrata di diritto nella vita politica del Paese.


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Luca Lovisolo

Lavoro come ricercatore indipendente in diritto e relazioni internazionali. I miei libri presentano aspetti di storia e attualità dell'Est Europa. Su questo blog e attraverso Caminantes, il mio spazio su Substack, analizzo l'attualità internazionale restando fedele ai fatti. La mia attività è sostenuta solo da chi mi segue.

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