Scegliere l’assicurazione RC per traduttori

Incidente della circolazione  | © Hans Eiskonen
Incidente della circolazione | © Hans Eiskonen

Ci si dimentica spesso che anche il lavoro del traduttore comporta un rischio professionale: lo si ricorda quando è tardi, cioè quando un cliente chiede, non sempre con le buone, il risarcimento di un danno causato da una traduzione errata. I criteri per scegliere un’assicurazione adeguata. Le esigenze mutano a seconda del tipo di clienti e di traduzioni svolte.


Se è vero che il traduttore normalmente non presenta un profilo di rischio paragonabile a quello di un medico o di un avvocato, va detto che il reddito medio del traduttore, nelle fasce più comuni, può trasformare in un problema il risarcimento di un danno anche relativamente modesto, come le poche migliaia di euro necessarie per ristampare un catalogo mandato al macero perché contenente un errore di traduzione non tollerabile. In questo articolo non è possibile nominare compagnie assicurative (i lettori sono invitati a non richiedere indicazioni nemmeno in privato): si possono però fornire alcuni elementi che aiutano a scegliere una polizza adeguata. Molte associazioni professionali per traduttori hanno accordi con compagnie assicurative con le quali studiano prodotti mirati.

Le offerte si suddividono in due grandi gruppi: quelle studiate appositamente per i traduttori e quelle di responsabilità civile professionale generiche, adattabili a diversi settori. Le assicurazioni studiate appositamente per i traduttori si presentano sul mercato con prezzi molto bassi, talvolta poche centinaia di euro o franchi di premio annuale. La sensibilità verso il rischio di responsabilità civile, presso i traduttori, è molto scarsa. Gli assicuratori lo sanno e studiano appositamente polizze poco costose, altrimenti nessuno le sottoscriverebbe. Compensano il magro premio incassato con molte limitazioni contrattuali, che possono prendere varie forme: un massimale molto basso o l’esclusione di intere tipologie di traduzione dalla possibilità di risarcimento del danno.

Vi sono polizze assicurative per traduttori che escludono il risarcimento per errori in traduzioni giuridiche o medico-farmaceutiche, oppure non risarciscono il danno causato dalla necessità di ristampare una documentazione o un libro contenente un errore di traduzione (che è di gran lunga il caso più frequente). A queste condizioni, una copertura assicurativa costa poco, ma offre una tutela insoddisfacente, proprio nei casi in cui il traduttore è più esposto al rischio professionale. Ogni offerta deve perciò essere valutata nei dettagli di tutte le condizioni contrattuali.

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Le assicurazioni di responsabilità civile più generali sono solitamente adattabili alle esigenze di diversi settori. Possono includere anche la protezione legale, cioè il pagamento delle spese processuali e di difesa, qualora il traduttore venga coinvolto in un procedimento giudiziario causato da una sua condotta professionale. Il premio annuale di queste polizze, però, può raggiungere cifre a tre zeri. Spesso gli assicuratori faticano a reperire statistiche di sinistrosità specifiche per il nostro settore, per questo non si lasciano entusiasmare dall’idea di assicurare un traduttore.

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Dinanzi alla scelta di una polizza occorre valutare alcuni elementi:

  • Il proprio profilo di rischio, che dipende dalle traduzioni che si trattano. Ogni traduzione può causare problemi, se contiene errori, ma una svista in una traduzione giuridica, medica o in altri settori delicati può avere conseguenze più gravi;
  • Il processo di lavoro: se si lavora con clienti nei cui processi la traduzione viene rivista prima di entrare nel ciclo produttivo, il rischio è minore, rispetto ai casi in cui la traduzione passa direttamente dalle mani del traduttore a quelle dell’utilizzatore finale;
  • La destinazione d’uso delle traduzioni: le traduzioni destinate alla stampa e, ancor più, alla pubblicazione, presentano un rischio in più rispetto a quelle che restano a uso interno del cliente. Un errore può rendere necessaria una ristampa o ledere la reputazione di una persona o di un’azienda, se la traduzione viene diffusa al largo pubblico.

E’ importante ricordare i rischi dai quali nessuna assicurazione potrà mai proteggere:

  • I casi di dolo o colpa grave: il traduttore non può attendersi di essere coperto da assicurazione se omette le diligenze minime della professione, accetta incarichi manifestamente superiori alle sue capacità, in lingue o direzioni linguistiche non appartenenti alle sue abilità;
  • I problemi commerciali o amministrativi con i clienti: ad esempio le difficoltà di recupero del credito o le revoche degli incarichi già affidati, situazioni che vanno regolate contrattualmente;
  • Le insufficienze organizzative del traduttore, come i danni causati da ritardi nella consegna o dall’inadeguatezza della sua infrastruttura informatica.
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Alcune polizze offrono protezione anche nei casi di dolo o colpa grave, ma l’aggravio del premio richiesto per questa prestazione aggiuntiva è piuttosto sensibile. Particolare attenzione dovrà prestare chi lavora abitualmente con gli Stati uniti d’America e con il Canada, poiché, in ragione di alcune differenze normative, molte polizze assicurative europee non si estendono a questi due Paesi. Si può osservare, in linea generale, che l’assicurazione di responsabilità civile è tanto più necessaria quanto più sono delicati i settori in cui il traduttore lavora e quanto più è corta la filiera fra il traduttore stesso e l’utente finale della traduzione.

Dev’essere smentita la pericolosa convinzione, purtroppo alquanto diffusa fra i traduttori, che lavorare con le agenzie esoneri il traduttore dalle sue responsabilità o le limiti al mancato pagamento del compenso. Ciò può accadere solo se nel contratto di collaborazione fra traduttore e agenzia è esplicitamente prevista la limitazione della responsabilità all’importo del compenso: è assai improbabile, però, che le agenzie accettino una tale previsione. Il mancato pagamento del compenso (che corrisponde alla risoluzione del contratto) è solo il primo passo, non esclude che l’agenzia possa richiedere il risarcimento del danno, che è cosa distinta.

Giuridicamente, dal punto di vista della responsabilità, non vi è alcuna differenza tra un cliente agenzia e un cliente diretto. Se il traduttore lavora direttamente per il cliente finale, risarcirà il danno a questo; se lavora per un’agenzia, prima l’agenzia risarcirà il cliente, poi si rivarrà sul traduttore. Può decidere di non farlo, se è consapevole che il traduttore non sarebbe in grado di reperire il denaro necessario, perciò un’eventuale causa, benché favorevole all’agenzia, resterebbe senza effetto concreto: la rinuncia, però, è una decisione dell’agenzia danneggiata. Per legge, infatti, può regredire sul traduttore per ottenere il risarcimento, se necessario anche chiedendo pignoramenti e ipoteche giudiziarie sui suoi beni.

E’ vero che l’agenzia dovrebbe introdurre passaggi di verifica tali da ridurre il rischio che una traduzione errata prosegua il suo cammino. L’agenzia, inoltre, dovrebbe disporre di una propria assicurazione: l’eventualità di una rivalsa sul traduttore, però, non si può affatto escludere, anzi, il regresso potrebbe essere imposto proprio dall’assicuratore dell’agenzia. Per questi motivi, molte agenzie (specie fuori dall’Italia, in Paesi dove esiste una maggiore consapevolezza del problema) chiedono che il traduttore sia assicurato. Fa eccezione solo il caso in cui il traduttore sia un lavoratore subordinato dell’agenzia, cioè sia assunto come dipendente per tradurre, in ufficio o da casa propria, a stipendio fisso.

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Il profilo di rischio più elevato si ha, per il traduttore, quando lavora per clienti diretti che immettono la traduzione nei loro processi senza fasi intermedie che permettano di scoprire eventuali errori prima dell’utilizzo o della pubblicazione del testo. In questi casi, il danno causato da un errore, anche banale, può raggiungere facilmente importi a molti zeri.

La situazione materiale e psicologica in cui il traduttore precipita, dinanzi a una contestazione che può costargli mesi o anni di fatturato, non è augurabile. In un caso, risalente ormai a molti anni fa, un errore di traduzione, dovuto a palese imperizia del traduttore, costrinse un’azienda a ritirarsi da una fiera all’estero e a ristampare intere partite di imballaggi, poiché l’errore, che compariva su tutte le scatole, era tale da ridicolizzare il prodotto in quella lingua. In questi casi, il nesso causale fra la condotta del traduttore e il danno emergente per il cliente diventa molto difficile da contestare in giudizio.

Indipendentemente da un’adeguata copertura assicurativa, alla protezione dal rischio professionale contribuiscono in modo essenziale l’accuratezza nel tradurre, lavorare in condizioni ambientali e di concentrazione adeguate e accettare solo incarichi corrispondenti alle proprie abilità, da sviluppare e aggiornare costantemente.

(Articolo pubblicato in originale il 26.7.2016, ripubblicato con aggiornamenti il 18.5.2021)

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