Ucraina, perché deve interessarci

Kyjiv, Ucraina, monumento alla Madrepatria | © Denys Rodionenko
Kyjiv, Ucraina, monumento alla Madrepatria | © Denys Rodionenko

Ospito oggi sul mio blog questo articolo della giornalista ucraina Irina Cascei, uscito sul quotidiano Livyj Bereh di Kyjiv. Nell’articolo vengo intervistato, insieme a un altro esperto di rapporti con la Russia, sulle similitudini e sulla percezione nell’area di lingua italiana rispetto ai fatti ucraini, in particolare le recenti elezioni presidenziali. Ecco le risposte, che sintetizzano l’atteggiamento di questa parte d’Europa.


Di Irina CasceiI media europei non dedicano spazio sufficiente alle elezioni presidenziali in Ucraina. Il cittadino europeo medio vede nel nuovo presidente Volodymyr Zelenskyj un «Grillo ucraino,» ma non percepisce realmente la minaccia russa. Queste, in sintesi, sono le risposte degli esperti intervistati da Livyj Bereh.

Il comico comunica con le risate

La maggior parte degli italiani non si interessa delle elezioni ucraine. Quelli che invece vi dedicano un po’ della loro attenzione ritengono che Volodymyr Zelenskyj, il vincitore delle elezioni presidenziali, sia una specie di «Beppe Grillo ucraino» (e non di «Emmanuel Macron ucraino,» come forse Zelenskyj vorrebbe vedere se stesso). Come ricordiamo, Beppe Grillo è un comico che si è prestato come frontman per il Movimento cinque stelle, durante il tragitto del Movimento verso il successo. Ma fino a che punto gli italiani e gli altri europei hanno ragione, classificando Zelenskyj in questo modo?

Jacopo Iacoboni, giornalista de La Stampa e autore di molti libri e inchieste sulla politica e sull’uso della tecnologia in essa, crede che questa visione abbia una ragion d’essere: «Ci sono evidenti somiglianze con Grillo, non solo perché facevano entrambi i comici, ma anche nel modo in cui lo hanno fatto: attaccando tutta l’élite, l’establishment. Alla fine, sono anche loro persone dell’establishment, sono attori famosi, perciò un’élite, che si ergono a vendicatori del popolo usando la satira come mezzo di discredito, al confine tra satira e politica. Quando usi la satira, anche se mescoli il vero e il falso, puoi sempre dire: ‘ma è satira!’ Questo è il terreno su cui si è sempre mosso Grillo. Anche quando si tratta di cose non veritiere, un comico non si assume mai la responsabilità di tutto ciò che dice. Dopo si potrà sempre dire: ‘Ma no, è uno scherzo, dov’è il vostro senso dell’umorismo?’

C’è un altro aspetto, poi. Stanno emergendo informazioni, e-mail hackerate, dalle quali si capirebbe che la campagna di Zelenskyj sarebbe stata finanziata dal Cremlino. Il condizionale è d’obbligo, perché l’informazione non è ancora confermata ufficialmente. Ma, al di là dei finanziamenti, il punto centrale sono i rapporti politici che intercorrono tra tutti questi partiti e la Russia: questa potrebbe essere un’altra somiglianza tra Zelenskyj e i Cinque stelle. Questi ultimi sono molto vicini ai russi, ci sono stati numerosi incontri, ho scritto dei libri proprio su questo argomento. Sono cose, queste, che i Cinque stelle non hanno detto molto. Sono molto allineati alle narrative dei media russi, Russia Today, Sputnik, eccetera. Ci sono dei pattern che possiamo riconoscere anche altrove, basta ricordare l’inchiesta di Der Spiegel… Inoltre, lo show televisivo di Zelenskyj, Il Servitore del popolo, è trasmesso dal canale di proprietà di un oligarca ucraino dai presunti legami con Mosca, Ihor Kolomojskyj. Poi, si è notato ampiamente il fatto che ci sono legami tra la banca di Kolomojskyj e la parte filorussa della società ucraina… Nella serie di Zelenskyj, tutti i personaggi che parlano ucraino sono sempre golpisti o nazionalisti. Non si parla mai della Crimea, della guerra nel Donbass… Insomma, la narrativa è tutta uguale a quella del Movimento cinque stelle. Sarà un caso?»

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Iacoboni ricorda che l’Ucraina ha a disposizione degli strumenti per la lotta contro le fake news: Stopfake, Disinfoportal, l’agenzia dell’Unione europea che lotta contro la disinformazione russa. Il caso di un comico, però, è diverso. «Oggi non sono in grado di dire se si tratta di un’operazione pianificata, ma mi sembra interessante la scelta di un comico. E’ una cosa nuova. Utilizzare un comico ti consente di fare in modo che non si sappia mai ciò che è vero e ciò che è falso. Il comico arriva attraverso le risate, entra direttamente nel mainstream e permette di coltivare quegli elettori, quei voti, senza assumersi fino in fondo la responsabilità delle cose che dice.

Il libro di Luca Lovisolo sull’Italia
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E’ un metodo più sottile per far passare anche informazioni distorte – continua il giornalista. Ed è ciò che è successo in Italia con Grillo, che è uno strumento nelle mani dei Casaleggio. Infine, c’è una certa virtualità. Zelenskyj è molto evasivo, non risponde alle domande dirette. Anche i Cinque stelle, all’inizio, non partecipavano mai ai dibattiti, e Gianroberto Casaleggio non si è mai visto, era molto schivo.»

Luca Lovisolo, ricercatore indipendente in relazioni internazionali e autore di un libro sull’Ucraina in uscita a fine anno, considera questo paragone non adeguato: « Grillo non è mai stato candidato ad alcuna carica, si è prestato come agitatore e garante. Il suo movimento politico è legato a una società privata di Milano. Anche Zelenskyj è stato ‘inventato’ da un imprenditore, Kolomoyskyj: quest’ultimo, però, ha il retroterra tipico dell’oligarca ex sovietico e un impero ben più grande dei creatori del Movimento cinque stelle italiano.» Lovisolo cita poi l’opinione di un altro esperto: «Come osserva Massimiliano di Pasquale, tra i pochi giornalisti italiani davvero informati sui fatti interni dell’Ucraina, il partito di Grillo ha lavorato anni, per raccogliere consensi, e ha un programma politico, anche se controverso; Zelenskyj, al contrario, è stato creato dal nulla.»

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Secondo Iacoboni, comunque, l’affinità nella forma, nei metodi e nelle narrative tra il Movimento cinque stelle e Zelenskyj potrebbe portare all’instaurazione di rapporti forti tra loro. Ci sarebbe poco da gioire, però, secondo Iacoboni, considerando che l’Italia sta vivendo tempi non bellissimi, tra economia stagnante, lento peggioramento della situazione dei diritti civili e abbassamento, tra gli italiani, degli anticorpi contro la propaganda.

La Russia a 300 km da Budapest?

In Italia si comprende che le elezioni presidenziali ucraine appena svolte potrebbero essere cruciali per tutta l’Unione europea? Tutti gli esperti rispondono all’unanimità di no, purtroppo questa consapevolezza è assente. L’europeo medio, in generale, non vuole pensare troppo a com’è oggi la Russia, com’è l’Ucraina e che tipo di guerra si sta combattendo «laggiù, da qualche parte.»

Dice Luca Lovisolo: «Se si guarda alla stampa in lingua italiana, sia qui in Svizzera sia in Italia, bisogna dire che le elezioni presidenziali in Ucraina non hanno suscitato particolare interesse. Le cause sono due: la scarsa attenzione generale verso la politica internazionale, soprattutto in Italia, e la carente preparazione dei giornalisti. Pochissimi conoscono le lingue e la storia dell’Est Europa: non lavorano su fonti di prima mano e interpretano i fatti dell’Est secondo parametri occidentali. Pesa, poi, una forte componente ideologica: molti intellettuali e giornalisti di lingua italiana vivono ancora nella contrapposizione tra Est ‘buono’ comunista e Occidente ‘cattivo’ capitalista. Altri, dalla parte opposta, si riferiscono a categorie nazionaliste. A volte sembra che l’Ucraina sia vista come una parte ‘ribelle’ della Russia, che prima o poi tornerà ‘a casa.’ Anche se non lo dicono apertamente, da molti articoli e reportage traspare questo pensiero, influenzato dal concetto di russkij mir caro a Putin.»

Le persone che riconoscono la pericolosità della politica estera del Cremlino per l’Europa sono pochissime e sono praticamente escluse dai grandi media, continua Lovisolo, e cita un esempio: «Di recente, alcuni giornali di grande tiratura hanno pubblicato inchieste sui rapporti tra i partiti politici italiani di governo e la Russia. Le inchieste si spengono in fretta, non vengono riprese dai talk show televisivi, che sono quelli che di fatto formano la grande opinione pubblica, che è attratta dal mito di Putin, della Russia e dell’Unione sovietica. Alla base di questo atteggiamento vi è una profonda inconsapevolezza: gli italiani, in particolare, non immaginano neppure a cosa andrebbero incontro, se l’Italia diventasse un satellite dell’area russa e asiatica. Qualche lieve sospetto comincia a diffondersi: quando è stata firmata la dichiarazione d’intenti per l’adesione dell’Italia al progetto cinese della Via della seta, si è notata una certa preoccupazione.»

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Ovviamente, nel caso dell’Ucraina – prosegue Lovisolo – molto dipenderà dagli atti concreti del nuovo presidente. «Temo, però – aggiunge il ricercatore indipendente — che la gran parte dell’Europa occidentale non sia molto preoccupata per il destino dell’Ucraina» e cita le parole del Primo segretario del Partito comunista ucraino negli anni della Perestrojka, Volodymyr Ščerbizckyj, che aveva intuito cosa sarebbe accaduto all’Ucraina indipendente: sperare nell’aiuto dell’Occidente, diceva Ščerbizckyj, sarebbe stato illusorio. «L’Occidente non ha interesse che l’Ucraina prosperi,» pensava. L’analisi di Ščerbizckyj era molto cruda: l’Occidente, per fortuna, almeno in parte ha sostenuto l’Ucraina. Per il resto, bisogna riconoscere che Ščerbizckyj aveva ragione: particolarmente le opinioni pubbliche sono sostanzialmente indifferenti.

«E’ triste dirlo, ma gli europei non considerano che, se cade l’Ucraina, avranno la Russia a 300 chilometri da Budapest. Se si conosce la Russia di oggi e la dinamica attuale delle relazioni internazionali, è una prospettiva poco rassicurante,» sottolinea Lovisolo.

| © Livyj Bereh, Kyjiv, 2019 (per gentile concessione) >Originale in lingua ucraina

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