Cos’è successo in Germania e perché ci interessa

Una situazione di politica interna tedesca che supera le frontiere della Germania
Berlino, Tempodrom | © Lobostudio Hamburg

Nel Land tedesco della Turingia viene eletto un governatore con i voti decisivi dell’estrema destra. L’evento scuote la Germania da settimane e suscita considerazioni che vanno oltre i confini tedeschi. Il fronte che si riconosce nei valori dello Stato di diritto è più fragile di quanto si pensi? Le popolazioni cresciute per generazioni in uno Stato totalitario faticano a gestire la ritrovata libertà.


E’ timidamente trapelata anche sui media di lingua italiana, la vicenda che ha scosso la Germania in queste settimane. Merita parlarne, a giochi fatti (o quasi). Contrariamente al solito, mi addentro in alcune questioni di politica interna, ma è necessario per comprendere il perché l’accaduto suscita considerazioni che vanno oltre i confini tedeschi.

Il fatto accaduto è il seguente. Nel Land della Turingia (ex Germania est) è stato eletto un governatore appartenente al Partito liberale (FDP), con anche i voti della CDU, il partito cristiano-democratico della signora Merkel. Fin qui, nulla di particolare. Questa elezione, però, è avvenuta con la partecipazione decisiva del partito di estrema destra «Alternative für Deutschland» (AfD), senza la quale non si sarebbe raggiunta la maggioranza necessaria.

La AfD presenta un programma dai tratti di aperto revisionismo verso il periodo nazista, con posizioni nazionaliste e antieuropee. Questa è la caratteristica più dibattuta di tale formazione: ve ne è un’altra, che nella stessa Germania è meno considerata, benché molto evidente. La AfD, come la Lega e il Movimento 5 stelle in Italia, il Rassemblement National in Francia e altri partiti analoghi in Europa, è l’altoparlante della Russia in Germania. Alle elezioni del 2016 ha portato nel parlamento di Berlino un centinaio di deputati, alcuni dei quali parlano correntemente russo. Sostiene in quel Parlamento le tesi di Mosca, con qualche sfumatura sull’interpretazione del periodo del Terzo Reich, che tuttavia non scuote la sua fedeltà ai postulati del Cremlino.

Per il suo atteggiamento concessivo verso la dittatura nazista e per gli altri elementi del suo programma, nessun partito tedesco intende formare coalizioni con la AfD, considerata incompatibile con i valori sui quali si fonda la Repubblica federale tedesca. La ragione per la quale l’elezione avvenuta in Turingia ha suscitato reazioni violentissime in tutto il Paese è che essa è stata frutto, per la prima volta, di un accordo fra il Partito liberale, i democratico-cristiani e proprio la AfD. Non è stato un caso, è emerso che l’elezione era stata concertata, fra i capi delle sezioni locali dei partiti. Si è rotto un tabù: partiti che si riconoscono nei valori costituzionali della Repubblica si sono accordati con la AfD per eleggere il governatore di un Land.

Scoperto il bubbone, la presidente federale della CDU ha tentato di riportare ordine nel partito, intervenendo sui dirigenti locali in Turingia, ma non vi è riuscita. Si tratta della signora Annegret Kramp-Karrenbauer (detta da molti «AKK»), spinta fortemente da Angela Merkel e ricoprente ben tre uffici: presidente federale della CDU, candidata cancelliera alla successione di Angela Merkel nel 2021 e Ministra della difesa.

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La disfatta della signora AKK in Turingia ne ha svelata tutta la debolezza: a rimettere in riga la CDU locale è dovuta intervenire direttamente Angela Merkel. Con pochi colpi di sciabola, la Cancelliera ha imposto cambi personali e guidato gli eventi verso nuove elezioni del consiglio regionale. La signora Kramp-Karrenbauer ha intanto rinunciato al ruolo di candidata cancelliera alle prossime elezioni e ha annunciato le dimissioni dalla presidenza del partito. Ha motivato questo passo affermando che non ritiene più giusto attribuire a due persone diverse il ruolo di presidente del partito e quello di capo del governo. Si ritira, perciò, in attesa di chiarimenti sul punto.

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Nessuno ci crede. E’ chiaro per tutti che la signora AKK abbandona il campo perché nella vicenda della Turingia ha perso la sua già esile credibilità: le è mancato il polso. A qualcuno è corso un brivido lungo la schiena, al pensiero che alla testa del governo federale possa sedere una persona che si è lasciata schiacciare da anonimi capetti di partito locali. Lasciamo qui la storia e passiamo ai punti che interessano fuori dai confini tedeschi. L’accaduto ha messo in luce tre elementi.

1. – Non è così facile aggirare partiti estremi e filorussi, se raggiungono un certo consenso, pur non maggioritario. Quando, in un parlamento regionale di 90 deputati, 22 appartengono a un partito con quelle caratteristiche, diventa difficile costituire una maggioranza coerente e funzionante fra tutti gli altri. S’immagini, fatte le debite proporzioni, cosa può accadere in un parlamento nazionale. Su questo esempio, si capisce come un partito latore di posizioni irricevibili possa comunque condizionare i giochi, anche se non consegue la maggioranza.

Partiti come la AfD crescono cavalcando qualche malcontento, poi utilizzano i loro seggi per promuovere altri interessi e diventare ingranaggi della macchina di Putin. Quando sono forti, ormai è tardi: la loro crescita dev’essere prevenuta, aggredendo quello scontento sociale prima che si scarichi su tali forze. Banale? No. In tutta Europa, oggi, vi sono partiti simili alla AfD che sono cresciuti e, in taluni luoghi, sono anche giunti al potere, sfruttando questo meccanismo. A innescarlo è la pigrizia dei partiti fedeli ai principi dello Stato di diritto, prigionieri di ideologie incartapecorite e incapaci di riconoscere i mutamenti della società. Un esempio per tutti: la testardaggine nel non voler ammettere le ricadute sociali negative della migrazione.

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2. – Il fronte che si riconosce nei valori dello Stato di diritto e della società aperta è più fragile di quanto si pensi. Ciò che ha suscitato riprovazione, in Germania, è la facilità con la quale settori del Partito liberale e dell’Unione democratico-cristiana hanno gestito sottobanco la collaborazione con la AfD in Turingia, come se nulla fosse. L’evento ha imposto una questione che non riguarda solo la Germania: si è confermata l’impressione che le posizioni filorusse e revisioniste godano di molte più simpatie di quanto si creda, celate dietro le dichiarazioni formali, anche presso esponenti e dirigenti di partiti che si dichiarano fedeli ai valori costituzionali. Quanti, nessuno sa rispondere.

3. – in Germania est, la condotta elettorale e l’idea di Stato sono ancora radicalmente diverse da quelle della Germania ovest, a trent’anni dalla riunificazione del Paese. Su questa evidenza sono stati scritti fiumi di parole, non ne dirò qui. Da essa deriva però una considerazione di interesse molto più generale: non basta una generazione, per liberarsi dai fantasmi di una dittatura.

Guardiamo anche più a est, a ciò che accade in Polonia, Ungheria, Ucraina e nella stessa Russia. Una dittatura non finisce il giorno in cui cade il dittatore. Resta viva nelle menti dei popoli per decenni. Si possono citare motivazioni sociali, economiche, culturali: alla base di tutto, si trova sempre la difficoltà di popolazioni stordite per decenni dagli slogan di un partito unico e cresciute all’ombra di uno Stato totalitario, che non riescono a gestire la loro ritrovata libertà. Ricadono per chissà quanto tempo nelle braccia di coloro che promettono di farle tornare a una vita comandata e, per questo, semplice, monocolore e rassicurante.

Quando c’è, lo Stato di diritto bisogna tenerselo caro, poiché, se cade, passano generazioni, prima che torni a funzionare. Si vedrà, ora, come proseguirà la vicenda interna tedesca. Sin qui, ha già da insegnare abbastanza a tutti.


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6 commenti

  1. Complimenti, esposizione chiara precisa e puntuale. Non c’è da meravigliarsi se i giornali italiani non si sono «scomodati» non solo a riportare correttamente l’accaduto, ma tanto meno a commentare. E’ veramente imbarazzante da parte di individui che si dicono democratici modernisti ed imparziali. Ma chi spiegherà ai ragazzi di oggi codesta involuzione strisciante che pervade la nostra società? Di nuovo grazie.

  2. Loredana Sbardellati

    “[…] una vita comandata e, per questo, semplice, monocolore e rassicurante”. Una vita da bambini.

    • Purtroppo è proprio questa l’impressione che si ha spesso, quando si incontrano persone che hanno vissuto una vita sotto un regime dittatoriale. Vi sono aspetti della personalità che non crescono.

  3. Elena Borsa

    Ottimo articolo. Grazie. Diventare cittadini adulti e maturi non è semplice. Ci vuole un grande investimento culturale e formativo su temi come l’analisi delle fonti, il ragionamento critico e la corretta argomentazione, il metodo scientifico e il rigore della ricerca… A volte è più facile lasciarsi incantare dalle idee preconcette e dalle pappette predigerite. Conviene anche all’élite culturale dominante.

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