Austria: l’imprevisto che ci riguarda tutti

Le dimissioni del vicecancelliere austraco Heinz-Christian Strache, la Russia e il video rivelatore.
Vienna, tramonto | © Jacey Dylag

Il vicecancelliere austriaco, Heinz-Christian Strache, promette in un video favori a un’emissaria russa, rivelatasi poi una figurante. E’ costretto a dimettersi. Benché inscenato ad arte, l’episodio rivela come taluni politici europei si atteggiano verso la Russia. L’analisi del video girato di nascosto e il racconto dei fatti. Le ragioni per le quali questo episodio non deve preoccupare solo l’Austria.


È successo un altro imprevisto: gli imprevisti sono gli unici eventi che possono fornire prove dei rapporti oscuri tra molti politici europei e la Russia. Chi, come me, da tempo fatica per attirare l’attenzione su queste relazioni anomale, si sente sollevato, quando capitano questi incidenti. La risposta, di solito, è: «Influenze russe? Dateci le prove!» Le prove non ci sono, ha dovuto ammetterlo persino il procuratore speciale degli Stati uniti Muller, indagando sul ruolo di Mosca nell’elezione di Donald Trump. Lo scambio di influenze e interessi è organizzato sufficientemente bene da non offrire punti di appiglio per le inchieste: anche se tutti vediamo le stranezze di quelle relazioni, si arriva, al massimo, a raccogliere degli indizi, ma non la pistola fumante. A meno che… a meno che non capiti un imprevisto.

Alcuni anni fa era toccato al Front National francese della signora Le Pen. L’imprevisto fu il fallimento di una banca intermediaria: le carte divennero pubbliche e ne uscì che la formazione politica francese aveva ricevuto almeno un cospicuo finanziamento dal Cremlino. Il partito fu costretto ad ammettere il fatto, sebbene per anni avesse negato recisamente e minacciato querele a chiunque osasse sospettare qualcosa del genere.

In queste ore, un altro imprevisto, quasi boccaccesco, se non fosse che di mezzo c’è la libertà di noi europei. I fatti risalgono al 2017. Heinz-Christian Strache, allora presidente di uno dei principali partiti austriaci e fino a ieri vicecapo di governo a Vienna, viene attratto in una trappola degna di «Scherzi a parte.» Insieme a Johannes Gudenus, altra figura di spicco del suo partito, Strache è invitato in una villa a Ibiza. Gli dicono che deve incontrare la nipote di un oligarca russo che promette finanziamenti al suo partito, in vista delle prossime elezioni.

La ragazza, in realtà, è una figurante (le nipoti sono pericolose: qualcun altro, tempo fa, era scivolato sulla nipote di Mubarak, e ci risiamo). La villa è affittata per l’occasione e anche le lussuose automobili usate per la messinscena sono a noleggio. In posizioni strategiche, sono state collocate delle telecamere che riprendono tutto, di nascosto. Qualche settimana fa il video è finito nelle redazioni dei giornali, che lo hanno verificato e diffuso in questi giorni. Contiene i minuti salienti di quell’incontro, durato alcune ore.

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Strache parla, Gudenus traduce. Il russo di Gudenus è claudicante, per farsi capire si aiuta con una mimica di chiara ispirazione fantozziana. La ragazza russa, ad un tratto, lamenta persino di non capire: «Parla normale, non capisco!» («Говори нормально, не понимаю!»). Gli affari in discussione sono due: i russi vorrebbero finanziare il partito di Strache e acquisire quote di proprietà della Krone, il principale quotidiano austriaco. Strache spiega alla ragazza come fare:

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a) Per finanziare il nostro partito non devi versare i soldi sul conto del partito stesso, ma a una certa associazione non profit. In questo modo, [testuali parole] il versamento non viene scoperto dalla Corte dei conti [un tale finanziamento violerebbe la legge austriaca sui contributi ai partiti].

b) Se voi [russi] acquisite una quota del giornale, è fantastico, dobbiamo parlarne. Se lo fate prima delle prossime elezioni, vi diciamo noi quali sono le tre o quattro persone [giornalisti] che devono essere promosse e quali devono essere liquidate, in più ne assumiamo quattro o cinque che «costruiamo» noi. Così il giornale «spinge» il nostro partito [Strache parla in tedesco con forte accento austriaco, ma qui usa il verbo inglese push]. Se abbiamo la Krone dalla nostra parte (che ci… push), alle elezioni, invece del 27%, prendiamo il 34%.

c) In cambio di questo servizio, se io vado al governo non daremo più i maggiori appalti infrastrutturali pubblici alla società che li riceve oggi, ma li daremo a te [cioè alla ragazza russa, intendendo il circuito d’affari che le sta dietro]. Devi solo costituire una società in Austria.

Nulla di nuovo sotto il sole, anzi, nulla di nuovo sotto la luna, come dicono i russi. Per chi si occupa di queste cose, Strache racconta banalità. L’Europa è piena di soggetti non profit che promuovono la cooperazione con Mosca o svolgono attività di promozione culturale russa, pullula di strani blogger che investono ore a fare siti e pagine Facebook in cui esaltano la Russia. Tanti sono normali enti di cooperazione culturale, sinceri e anche bravi, ma di taluni non capisci come si finanziano, che mestiere fanno, cosa li spinga a tanto fervore patriottico. Se sai come lavorano i russi per influenzare le opinioni pubbliche occidentali e far girare soldi senza farsi notare, non puoi non ipotizzare che dietro ci siano altre finalità, ma non puoi dimostrarlo.

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Quando vedi che ai vertici dei giornali e delle TV vengono spinti (push!) certi personaggi di cui conosci benissimo la storia e le frequentazioni, per te è chiaro che dietro può esserci il meccanismo descritto da Strache: si acquisisce il controllo finanziario o politico di una testata e poi si mandano avanti giornalisti e dirigenti «costruiti» come fedeli servitori (ha detto proprio così, Strache, aufbauen). Così, il partito «non prende il 27%, ma il 34%» o magari anche di più. Quando vedi che i Paesi governati da tali soggetti stringono rapporti economici quanto meno singolari verso oriente, sospetti ciò che c’è dietro. Ma non puoi dimostrarlo.

Non importa che la ragazza russa incontrata da Strache fosse finta, la villa affittata e le auto a noleggio. Lasciamo perdere le spiegazioni da bar («è tutto un complotto prima delle elezioni europee, chissà chi c’è dietro»). Questi episodi toccano valori fondamentali, non vicende di partito. In quel teatrino da commedia all’italiana ripreso dalle telecamere nascoste, Strache ci consegna un raro momento di autenticità: lo diceva già Pirandello, che il teatro è più autentico della realtà.

Il politico austriaco ora smentisce di aver fatto proposte illegali all’ospite russa, ma le sue parole sembrano inequivocabili, la magistratura di Vienna ha già alzato le antenne. Come se non bastasse, questo episodio ci consegna un’immagine avvilente dei politici di oggi: il capo di uno dei maggiori partiti di una nazione europea incontra una ragazza della quale non si preoccupa neppure di accertare l’identità e l’effettiva provenienza; accetta di recarsi in una villa di cui non conosce il proprietario, come se andasse a una qualunque festa di compleanno; in maglietta e braghe di tela, servendosi di un compagno di partito come interprete dilettante, propone alla sconosciuta di barattare favori elettorali e quote di proprietà di un giornale con appalti pubblici, indicando come fare per eludere la legge. Se, come dice Strache, tutto ciò è accaduto perché aveva bevuto un po’ troppo, è solo peggio.

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Ci si può chiedere chi ha inscenato questo appuntamento, due anni fa, e perché. Lasciando il quesito agli amanti del giallo, credo che sia più attuale chiedersi quante volte operazioni simili siano andate e andranno in porto in situazioni reali, non solo in Austria, con veri emissari russi, al posto di una figurante. Strache, in quel video, parla di queste transazioni con il tono di chi descrive pratiche abituali. Se è così, e molti indizi sembrano confermarlo, certamente non avviene solo in Austria.

Perché questi uomini di governo vengono attratti così irresistibilmente dalla Russia, al punto da svendere il loro amor proprio e i loro Paesi? Il caso austriaco è la punta dell’iceberg di rapporti meritevoli di chiarimento, tra Russia e Occidente. Le cause sono molte, ne ho già parlato e lo scrivo meglio nel mio libro «L’Italia vista da fuori» (>qui), ma qui voglio concentrarmi su un aspetto, suscitato dalla visione di quel pietoso filmino.

Provate a immaginare questi uomini senza i loro abiti da vicecancellieri, viceministri, ministri, stravaccati in maglietta su un divano, come vedete Strache nella villa di Ibiza di fronte all’ospite russa, in quel video. Vale per tutti: amici della Russia ne trovate a destra, a sinistra, cattolici, centristi, indipendentisti, brexiter… quel che volete. Vi sembra possibile che sarebbero arrivati a tali funzioni, senza qualche aiutino? Sarebbero mai saliti a quegli uffici, si sarebbero mai fidanzati con donne delle quali al massimo potevano appendersi un poster in camera da letto? Si sarebbero mai riscattati da una vita in qualche periferia viennese, parigina, milanese, napoletana?

L’interrogativo resta aperto. Sfruttando queste misere vanità personali, la Russia sta costruendo la sua egemonia sull’Occidente per il terzo millennio, fottendosi, scusate il francesismo, i nostri Stati di diritto. Il male, a volte, è banalissimo.

4 commenti

  1. Gabriella Spagnoletti

    Questa volta lei sembra davvero arrabbiato! Ma a ragione, condivido. È un quesito che mi sono sempre posta da quando ho iniziato a capire/sospettare le influenze esterne su politici nazionali: ma come è mai possibile che un politico, per amore del potere, possa mettere a rischio il proprio paese? A questo proprio non riesco a rispondere.

    Grazie per le sue analisi.

    • Grazie per il Suo apprezzamento. La brama di potere è una malattia alla quale sembra non si sia ancora trovata una cura, e acceca di fronte a qualunque valore. Un tempo, la carriera politica era coronamento di una vita di successo come professionista, docente o altra funzione nella quale la persona aveva dovuto dimostrare capacità di gestire delle responsabilità. Anche quella non era una ricetta infallibile, ma almeno limitava i casi di sbandamento a delle eccezioni governabili. Oggi, la carriera da politico è scelta da persone che bramano uscire dalla quotidianità anonima o grama a cui il loro scarso talento li condanna; ultimamente, diventare parlamentari e ministri ha persino aiutato qualcuno a uscire dalla disoccupazione o dal precariato. Anche questa non è una regola fissa, ma, a queste condizioni, è ben più facile che le persone si attacchino a qualunque cosa, pur di non perdere il seggio e dover tornare alla loro vita precedente. La scarsa preparazione, poi, si porta dietro una buona dose d’incapacità di capire dove sono le linee rosse da non superare: oltre un certo livello di responsabilità, i limiti bisogna capirli da soli, neppure la legge aiuta molto. Se non si è all’altezza per mancanza di requisiti soggettivi, si perde facilmente il senso della misura. Sarebbe utile se i cittadini, che alla fine sono coloro che votano e permettono la riuscita di queste carriere zoppicanti, tornassero a dare valore alla prepazione ed esperienza degli uomini, anziché alle loro chiacchiere. Purtroppo, i tempi non sembrano maturi per questo rinsavimento. Cordiali saluti. LL

  2. claudia crivellaro

    Come sempre i suoi articoli, chiari e ben comprensibili, sono illuminanti e sarebbe bello che potessero essere letti da tutti. In quest’epoca in cui ormai notizie vere e false vengono poste sullo stesso piano, a seconda della comodità e dell’utilizzo che se ne fa, trovare articoli basati su ragiomento, competenza e fatti reali è diventato qualcosa di straordinario, ed è un dovere divulgarli.
    Sempre che non si incontri il famoso tipo del “Lo dice Lei!”…

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