Via crucis con ucraini e russi: inutile cinismo

Guerra e conflitto armato: sinonimi nel linguaggio comune, ma non in quello tecnico
Guerra e riconciliazione?

Una famiglia ucraina e una russa porteranno la Croce, durante la Via crucis di quest’anno. Non discuto il principio della riconciliazione. Chiunque sa che è cosa buona e giusta, se due litiganti si riconciliano. Lascia esterrefatti invece la spaventosa inopportunità di questa pretesa riconciliatrice. Le autorità civili e religiose ucraine avevano avvertito il Vaticano che l’iniziativa è inadeguata.


Si dice che la Chiesa non fa politica: eppure è difficile trovare, in tempi recenti, un papa più politico di Francesco, in un arco che va dal caricaturale, con gli appelli contro il commercio di armi, sino alla cinica pretesa di «riconciliare» mentre l’esercito russo uccide in Ucraina senza pietà.

Il quadro peggiora, se si legge il testo della triste rappresentazione di stasera: «Dove sei, Signore? […] Perché hai abbandonato i NOSTRI popoli? Perché le NOSTRE terre sono diventate tenebrose come il Golgota?» Aggressore e aggredito messi sullo stesso piano, con quella pretesa di equidistanza che – diceva Elie Wiesel – si converte in sostegno all’oppressore. Non si dica che le due portatrici sono lì a titolo personale, amiche nella tragedia: sono chiamate per rappresentare i loro popoli, è esplicito. E a che titolo? L’ambasciata ucraina si è pronunciata contro; l’Associazione dei cristiani ucraini in Italia anche, riportando il pensiero dei vescovi ucraini.

[Monsignor] Carlo Maria Viganòl’appellativo non ho il coraggio di scriverlo fuori parentesi – ha pubblicato un pamphlet in cui giustifica la guerra in Ucraina. Vi riporta tutti gli argomenti di Vladimir Putin, uno per uno (>qui). Deliri di un pensionato, si dirà: non risulta che la Chiesa abbia preso le distanze dal testo di Viganò, già nunzio apostolico (ambasciatore) della Santa sede negli Stati uniti. Anzi: il suo testo è ampiamente diffuso e accompagnato da elogi e precisazioni, anche per mano di religiosi.

Con quale Chiesa si ha a che fare? Quella dei parroci che accolgono i profughi ucraini, quella di Viganò o quella del papato? Alle condizioni di oggi, la pretesa di «riconciliazione» è ideologia pura; s’impone calpestando ogni istanza degli individui, persino quella di veder rispettata la propria vita, o quel che ne resta, di vittima di guerra.

«Non uccidere,» dice il comandamento. E’ più severo del codice penale: la legge non vieta di uccidere, dice: «Chi uccide sarà punito.» Lascia a te, Uomo, l’arbitrio di scegliere: se uccidi, sai qual è la sanzione. Il comandamento, invece, è un imperativo assoluto che toglie all’Uomo ogni scelta: «Non uccidere!» E’ una legge universale davanti a cui tutti siamo uguali, non ammette né un tribunale né la proporzionalità della pena.

Eppure, anche di fronte a questo massimo imperativo egualitario, per la Chiesa qualcuno è più uguale degli altri. Se uccide lui, ha ragioni superiori, quelle che spiega Viganò nella sua tirata pro-Putin.

Ho abbandonato la religione da decenni. Ne sono sollevato, questa sera più che mai, poiché ciò mi esonera dall’assistere alla Via crucis. La Messa è finita, ma questa volta non andiamo in pace.

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2 risposte

  1. Buongiorno

    Sono d’accordo con la Sua analisi di fondo dall’immediato punto di vista politico ma dissento sul giudizio che dà riguardo alla Via Crucis voluta dal Papa. Mi pare di leggere nel Papa uno sguardo che va oltre l’immediato. Questa gente dovrà pure ricominciare a vivere quando tutto sarà finito e non potrà farlo coltivando il risentimento. Nella guerra c’è un aggredito e un aggressore ma l’odio diventa comune, e questo è inevitabile, e impedisce di vedere oltre. Mi pare che apra in prospettiva una via di uscita perché tutto non si conclude nella geopolitica. Grazie per i suoi interventi che sono sempre chiarificatori.

    Cordialmente
    Dario Bezzanti

    1. Grazie per il Suo apprezzamento e le Sue considerazioni. Il punto è proprio nell’intempestività di questa iniziativa. E’ vero che non tutto si risolve nella politica, ma in questo momento a dettare la realtà è quella, sotto forma di guerra. Parlare adesso di riconciliazione denota nella Chiesa una ben scarsa capacità di analisi e di comprensione per la realtà. Eppure, il Papa era stato informato che il gesto, oltre a urtare il buon senso, era sgradito agli stessi interessati: dall’Ambasciata ucraina presso la Santa sede e dall’Associazione dei cristiani ucraini in Italia (di questa, peraltro, conosco il presidente, che è persona colta, tutt’altro che estrema o prevenuta), riportando la posizione dei vescovi ucraini, i quali avranno certamente riferito al Papa il loro disappunto anche direttamente. Tutti sono stati ignorati, the show must go on, si direbbe. E’ triste dover riferire queste parole a una Via Crucis, ma questo è diventata la Chiesa di oggi. Cordiali saluti.

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