Cosa ha detto Putin alla parata del 9 maggio

Cosa ha detto Putin il 9 maggio
Cosa ha detto Putin? | Manichino in uniforme militare sovietica, Museo dei sottomarini, Amburgo (© Lysander Yuen)

Cosa ha detto Vladimir Putin oggi, 9 maggio, «giorno della vittoria?» Sull’atteso discorso si sono affollate le voci più ansiose. Non ha detto nulla che non si sapesse già: pensava di annunciare grandi successi in Ucraina, ma si è accorto di non avere mirabilia da vantare. Cosa significa la parata del 9 maggio oggi. Mentre a Mosca, sulla Piazza Rossa, i soldati marciano al passo dell’oca, in Ucraina marciano sul posto.


L’unico, mesto annuncio è stato che oggi il Presidente ha firmato il decreto con il quale dispone gli aiuti a favore dei caduti e feriti dell’«operazione militare speciale» (leggi: guerra). Tutto il discorso si è svolto in parallelo tra i fatti del 1945, la vittoria su nazismo e fascismo (quelli veri), e l’operazione di oggi contro il fascismo in Ucraina (che vede solo lui). Mentre gli USA minacciano persino i loro alleati, ha precisato Putin, la Russia non rinuncia all’amor patrio, alla fede e alle tradizioni (discorso integrale in lingua originale >qui).

Ha insistito su un elemento retorico abituale, potremmo chiamarlo necessitas: l’intervento in Ucraina causa vittime (non dice quante), ma era «necessario» per salvare la Russia dal pericolo dell’aggressione da parte dell’Occidente, cresciuto ogni giorno di più (testuali parole). Il tentativo fatto dalla Russia di concordare con l’Occidente delle garanzie di sicurezza non ha funzionato, ha detto Putin – si tratta in realtà delle deliranti richieste avanzate da Mosca a dicembre 2021, esigendo la neutralizzazione di un’intera fascia di Paesi dal Baltico a Mar Nero, per soddisfare le sue arbitrarie pretese di tutela.

Cosa ha detto Putin? Ma intanto, in Ucraina…

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Nella realtà, mentre a Mosca, sulla Piazza Rossa, i soldati marciano al passo dell’oca, in Ucraina marciano sul posto. In due mesi e mezzo di guerra, l’avanzata nel Donbass resta modestissima, rispetto alle zone già occupate prima del 24 febbraio. Intorno alla città di Charkiv le artiglierie russe indietreggiano ogni giorno di più, pressate dal contrattacco dell’esercito ucraino.

L’unico successo che la Russia può vantare è il controllo sulla regione di Cherson, che permette di realizzare il collegamento di terra con la Crimea. L’instaurazione di un’amministrazione occupante, più volte annunciata, si scontra con la resistenza passiva della popolazione, sebbene i russi possano contare su alcuni collaborazionisti ucraini. L’avanzata su Mykolaïv verso Odessa e la Transnistria si mostra, al momento, impossibile.

Si può aggiungere una considerazione generale. La festa del 9 maggio è il malinconico apogeo di una visione di società russa fondata solo sulla memoria del passato. Mette in luce una delle peggiori carenze del regime di Putin, da vent’anni a questa parte: l’assenza della parola «futuro» e di un progetto di società capace di motivare dei giovani di venti, trenta, quarant’anni a sentirsi parte di un Paese che li esclude da Internet e fa sfilare in uniforme militare persino i bambini, infilati in buffe sagome di cartone a forma di carro armato.

Da Mosca è tutto, cioè niente. Domani è un altro giorno, si vedrà.

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