Rivolte in Europa: Russia e «mondo multipolare»

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Charlie Chaplin ne «Il grande dittatore» | © Pubblico dominio, dal film

Rivolte in Europa e influenze russe: il progetto del «mondo multipolare» avanza, anche grazie all’ingenuità degli osservatori europei. L’ipotetico incontro fra Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping, anche se non dovesse avverarsi, ha suscitato una meraviglia rivelatrice. Per chi conosce le mire della Russia, il quadro globale è chiaro e le violenze di questi giorni nelle città europee ne sono un tassello.


Mentre si annunciano negoziati sulla guerra in Ucraina senza reali novità e prospettive, non abbiamo alcuna certezza che sia in programma un vertice a tre fra Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping. Secondo un autorevole quotidiano, l’ipotesi di incontro sarebbe stata formulata durante il recente colloquio telefonico tra il presidente statunitense e quello russo.

La sola ipotesi di questo incontro ha suscitato uno stupore sul quale merita trattenersi qualche parola – sullo stupore, non sul vertice che non sappiamo se verrà.

Anche se i tre capi di Stato non si incontreranno, la geometria che emerge fra le tre capitali può meravigliare solo chi ha ignorato ciò che è accaduto in Russia sin dai primi anni dopo la fine dell’Unione sovietica, in particolare la comparsa del concetto di «mondo multipolare.»

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Il progetto è il «mondo multipolare»

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Il principio è opposto a quello del «mondo multilaterale.» in quest’ultimo, ogni Stato esercita una sovranità indipendente e originaria – vale a dire: prende in piena autonomia decisioni che originano solo da sé stesso, salvo il rispetto degli accordi internazionali ai quali ha aderito di propria volontà.

Nel mondo multipolare, al contrario, vi sono Stati di serie A e Stati di serie B. La relazione tra i primi e i secondi è regolata dalla resurrezione della vecchia «Dottrina Brežnev» e dalla ancor più vetusta «Dottrina Monroe.»

La prima, coniata all’occasione della Primavera di Praga (1968), servì ad affermare che l’Unione sovietica aveva diritto di intervenire in uno Stato estero, per imporvi le proprie direttive di governo; l’altra emerse a Washington nel 1823, alla fine della colonizzazione spagnola. In analogia a quella sovietica, la dottrina Monroe riservava agli Stati uniti il diritto di influire sui neonati Stati indipendenti dell’America latina.

La teoria del mondo multipolare si sviluppa in Russia, in essenza grazie al lavoro di Aleksandr Dugin. Ripropone il mondo dei vecchi imperi: alcune grandi potenze (gli Stati serie A) decidono i destini dei popoli che vivono negli Stati formanti le loro zone d’influenza (Stati di serie B). Questi possono beneficiare di qualche autonomia (autonomie culturali, la chiamava Stalin), ma sono assoggettati agli Stati di serie A.

Il fatto che Trump, Putin e Xi decidano il destino dell’Ucraina – perciò quello dell’Europa – senza consultare gli interessati, risponde a questo schema: averlo studiato eviterebbe oggi tanta meraviglia e, forse, avrebbe permesso di prendere qualche misura di difesa preventiva. Un segno di questo straniamento è l’ingenuità con la quale politici e commentatori guardano alle rivolte in Europa, sottovalutando le influenze russe o negandole addirittura.

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I disordini hanno molte cause, ma un solo detonatore. Nessuno sembra notare che le violenze sono esplose in tre Paesi che andranno alle urne entro i prossimi dodici mesi o presentano instabilità interne: Italia, Francia, Albania e, sinora in misura minore, in Germania. La Russia ha un interesse generale a causare disordine, in particolare per far virare il consenso pubblico in questi Paesi verso forze politiche favorevoli alle sue mire di controllo sull’Europa.

Proprio Aleksandr Dugin, creatore della teoria del mondo multipolare, in questi giorni si è compiaciuto del disordine in Europa («Lasciamo regnare il caos»). L’Italia «merita di più» dell’attuale presidente del Consiglio dei Ministri, a suo dire, troppo vicina all’Unione europea e all’Ucraina, suggerendone così la sostituzione. Un curioso parallelismo con le dichiarazioni di Donald Trump, che ha chiesto di recente la sostituzione del presidente ucraino Zelensky.

Vi sono altri Paesi nei quali vi è scontento, ma in essi o si scelgono forme di protesta più concrete delle dimostrazioni di strada, o, se si dimostra, non si verificano moti violenti come quelli di Milano o Parigi. Nessuno si chiede il perché, nessuno colloca questa disparità in prospettiva internazionale. In Polonia, per citare un esempio, sarebbe difficile organizzare rivolte come quelle viste in Italia o in Francia, sebbene anche quel Paese sia prossimo a elezioni.

La società polacca, come altre società dell’Europa orientale, è più coesa di quelle occidentali; mancano, in particolare, i gruppi sociali sui quali agire per far montare la violenza. Chi vuole condizionare la vita pubblica dall’esterno deve scegliere altri strumenti. In Europa occidentale, quindici anni di immigrazione incontrollata hanno formato l’humus ideale, per chi alimenta qualunque tipo di disordine; i giovani europei vi si aggregano senza troppi scrupoli.

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In Albania non vi sono elezioni a breve, ma l’indignazione per i progetti edilizi della famiglia Trump nel Paese ha dato il destro a manifestazioni di pari violenza. Lo afferma lo stesso Dugin in una >lunga intervista per una pubblicazione in lingua inglese che si intitola non a caso Multipolar Press. L’occasione è buona per causare disordine, senza dimenticare che l’Albania sta facendo grandi passi verso l’Unione europea da una regione sulla quale la Russia punta la sua attenzione sin dai tempi della Jugoslavia.

Intanto, in Francia emergono >prove delle ingerenze russe nelle rivolte e nella loro esportazione nei Paesi confinanti. Di analoghe se ne trovarono per le >elezioni presidenziali in Romania del 2024, poi annullate.

In questo contesto, la Russia svolge funzione esemplare con la guerra in Ucraina. La guerra è eletta a simbolo di riconquista della multipolarità come visione imperiale. Il ruolo di Mosca è di ispirazione per il modello multipolare, di cui è grembo materno come lo fu del marxismo-leninismo, o «comunismo reale.» Nel progetto complessivo, superate le battaglie locali, il ruolo della Russia è diventare l’attore egemone del polo europeo «da Vladivostok a Lisbona,» secondo una formulazione ormai celebre.

Rispetto alla visione del mondo multipolare dipinta da Dugin nei decenni scorsi, c’è una novità di non poco conto. Gli Stati uniti non sono più il diavolo da esorcizzare a ogni costo. Con Donald Trump e i suoi scherani, gli USA si sono uniti alla brigata e si allineano a Mosca, abbandonando l’Europa passo passo alle cure del Cremlino.

Intanto, in Europa discutiamo se alzare o no di qualche punto percentuale il bilancio della difesa. Diamo carne ai coccodrilli per tenerli buoni, ma i coccodrilli, alla fine, mangeranno noi.


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Luca Lovisolo

Lavoro come ricercatore indipendente in diritto e relazioni internazionali. I miei libri presentano aspetti di storia e attualità dell'Est Europa. Su questo blog e attraverso Caminantes, il mio spazio su Substack, analizzo l'attualità internazionale restando fedele ai fatti. La mia attività è sostenuta solo da chi mi segue.

Commenti

  1. Gianni Staiano says:

    Vorrei capire perché un profondo e competente analista geopolitico come Lei non viene mai invitato nelle TV italiche che invece pullulano di lazzaroni incapaci, ignoranti e supponenti.

    • Luca Lovisolo says:

      Grazie per la Sua stima, ma, mi creda, da certi ambientini è meglio tenersi lontani. Cordiali saluti.

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