Errori di traduzione e termini di contestazione

Rubrica: Pareri legali traduttori
Rubrica: Pareri legali traduttori

 

Su una lista dedicata al confronto fra traduttori di lingua italiana è sorta un’interessante discussione sulla contestazione degli errori di traduzione. Per quanto tempo il cliente ha diritto di contestare eventuali errori di traduzione? Anche dopo settimane o mesi? Come tutelarsi? Riporto qui i chiarimenti che ho proposto nella lista.

Salvo diversa disposizione, il termine per la denuncia dei vizi occulti decorre dal momento della loro scoperta, non da quello della consegna dell’opera. Un punto controverso può essere la riconoscibilità dell’errore da parte del cliente: lo sbaglio poteva essere scoperto dal cliente, al momento della consegna, con un controllo svolto secondo l’ordinaria diligenza? Se il traduttore e il cliente si trovano in due Paesi diversi, è necessario individuare anche quale sia il diritto applicabile. Meno rilevante, a questo fine, il foro competente, che assume un ruolo solo se la controversia viene portata in giudizio. Importante anche il termine di prescrizione dell’azione (da non confondere con quello di denuncia del vizio), ossia il termine entro il quale il cliente può rivolgersi al giudice per ottenere forzatamente le garanzie o il risarcimento del danno. In assenza di specifiche previsioni contrattuali fra traduttore e cliente, bisogna riferirsi alle norme generali del Paese il cui diritto prevale sul loro rapporto, che va prima individuato analizzando nel dettaglio il singolo caso.

Quanto alle pretese risarcitorie del cliente, bisogna ricordare che al traduttore va sempre data, innanzitutto, la possibilità di rettificare l’errore. Le altre possibilità, dipendenti dalla gravità dell’errore stesso, sono la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto (ossia la restituzione del compenso al cliente, se già pagato, con restituzione della traduzione al traduttore, se tecnicamente sensata). Quest’ultima possibilità, di norma, è ammessa solo se la traduzione consegnata è effettivamente così malfatta da riuscire inservibile allo scopo a cui era destinata.

In tutti questi casi e in aggiunta alle garanzie sopra dette, il cliente ha comunque diritto al risarcimento di un eventuale danno, che deve essere diretto, dimostrabile e causalmente connesso all’errore. E’ bene ricordare che un errore apparentemente banale può bastare a causare un danno economico rilevante. Una parola sbagliata in copertina, ad esempio, può rendere necessaria la ristampa di un catalogo o di un manuale, attività che può facilmente far lievitare la pretesa risarcitoria nell’ordine delle migliaia o decine di migliaia di euro.

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Come rispondere al cliente, quando contesta un errore? E’ necessaria massima prudenza con le parole, prestando attenzione, in particolare, a evitare ogni espressione che possa apparire come un intempestivo riconoscimento di colpa, almeno sino a quando non si sia ben chiarito il quadro delle proprie eventuali responsabilità e delle pretese risarcitorie della controparte. Riconoscere subito l’errore può essere un bel gesto sotto il profilo commerciale, ma è catastrofico sotto il profilo giuridico, poiché, una volta ammessa la colpa, diventerà difficilissimo o impossibile retrocedere.

La questione della contestazione degli errori porta con sé, inevitabilmente, quella dell’assicurazione di responsabilità civile:  le polizze per traduttori non sono moltissime (prego i lettori di non chiedere nomi di compagnie, poiché non faccio segnalazioni specifiche). La scelta va ponderata in base alla tipologia di traduzioni che si svolgono, alla propria clientela e al proprio profilo di rischio, come qualunque altra attività professionale. Vi è un aspetto particolarmente importante da considerare, oltre a quelli appena citati: le esclusioni. Ci sono polizze che escludono il risarcimento dei sinistri causati da traduzioni giuridiche, ad esempio, altre quelli dovuti a errori in traduzioni medico-farmaceutiche, altre ancora non risarciscono i danni causati dalla ristampa di materiale dovuta a errori di traduzione, che è di gran lunga il caso più frequente. Per chi lavora con clienti oltreoceano, è necessario valutare anche la validità dell’assicurazione in Canada e Stati uniti, Paesi nei quali, per ragioni legali, moltissime polizze europee di RC professionale non estendono la loro validità.

Se importanti enti e agenzie, specialmente sui mercati più consapevoli, richiedono l’assicurazione obbligatoria, c’è un motivo. In termini assoluti i casi non sono frequenti, anche se in aumento, ma un solo sinistro può comportare conseguenze patrimoniali gravissime, relativamente all’utile medio di un traduttore o di una piccola-media agenzia. In tempi recenti un importante operatore europeo del nostro settore è stato costretto a chiedere il fallimento, a causa di una richiesta di risarcimento del danno dovuta a un errore di traduzione, coinvolgendo traduttori e revisori. Se ne parla poco, sia per il comprensibile riserbo che circonda questi casi, sia perché vi sono forti interessi affinché gli operatori del settore della traduzione non accrescano eccessivamente la consapevolezza dei rischi a cui sono esposti, poiché, in caso contrario, certamente non accetterebbero di lavorare alle tariffe che conosciamo.

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L’assicurazione, da sola, non basta. E’ necessario regolare correttamente sin da principio i rapporti con i clienti, allo scopo di prevenire i casi di contestazione e, se si verificano, avere risposte pronte da dare in un quadro chiaro. E’ particolarmente importante avere l’abitudine di concordare con il proprio cliente le condizioni dell’incarico con un breve contratto scritto. Poche ma chiare clausole contrattuali bastano, a volte, a prevenire grossi problemi.

 

4 commenti

  1. Federico Moncini

    Ringrazio per le spiegazioni. Normalmente io richiedo un termine di 5 giorni per la revisione della traduzione dopo la consegna. Credo che un’agenzia sia in grado di stabilire alcuni criteri utili sulla buona riuscita dell’elaborato. Mi è successo, purtroppo, di accettare reclami anche dopo un mese e mezzo, perché ci sono stati problemi o incongruenze, che vorrei evitare. Le agenzie si prendono tutto il tempo che vogliono per la richiesta di rettifica, anche per parole o correzioni superficiali. Ma dove sono i loro revisori? Senza poi parlare dei pagamenti, che oltre ad essere ridicoli sono posticipati a secondo delle loro esigenze.

    • Luca Lovisolo

      Per fissare i termini di tempo per le eventuali correzioni è bene fissare per iscritto le proprie condizioni di collaborazione con l’agenzia. Talvolta le agenzie stesse propongo delle condizioni prestampate, ma non bisogna dimenticare che sono negoziabili, perciò si possono adattare alle proprie esigenze. Lo stesso vale per le tariffe e le condizioni di pagamento. Se l’agenzia rifiuta di negoziare, è bene valutare con attenzione se sia il caso di proseguire nella collaborazione. Il traduttore ha tanta più forza contrattuale quanto più è specializzato nelle sue competenze e difficile da sostituire.

  2. Buongiorno Luca,

    A fine maggio ho affidato a una collega un lavoro che io non avevo tempo di fare, accettando il suo prezzo senza trattare nemmeno di un centesimo. Tale collega, oltre a consegnare con 2 giorni di ritardo, ha fornito una traduzione inservibile, che ho dovuto completamente rifare sia dal punto di vista grafico che dal punto di vista della traduzione, in quanto, pur essendo un contratto, conteneva errori di comprensione, di battitura, di valuta e addirittura di cifre! Google avrebbe fatto un lavoro migliore!

    Ho contestato subito la traduzione pensando di poter ragionare con la collega e fare in modo che sistemasse gli errori, anche chiedendo al cliente una dilazione del termine di consegna, ma mi è stato risposto che non aveva tempo e che il testo era troppo difficile. Avendoglielo inviato in visione poteva non accettarlo, eppure ha deciso di farlo comunque millantando esperienze a dir poco inventate.

    Il termine di pagamento stabilito era 60 giorni f.m., quindi fine luglio. Non ho mai ricevuto la sua fattura e pensavo che, essendosi resa conto del disastro consegnato e del tempo che ho dovuto perdere per rifare la traduzione, avesse deciso bene di non fatturarla, sebbene io non avessi mai detto di non voler pagare.

    Oggi, a termini non ancora scaduti, mi scrive il suo avvocato, allegando una fattura senza indicazione di tempistiche di pagamento e contestando il mancato pagamento. Le sembra normale? Come posso procedere? Grazie!

    • Buongiorno Michela,

      Una risposta specifica potrà darla solo il Suo legale di fiducia, quando avrà visto esattamente lo scambio di scritti fra Lei e la Sua collega con cui Lei ha contestato i vizi della traduzione. E’ un passaggio fondamentale: deve avvenire entro certi tempi dalla scoperta dei vizi (se parliamo di diritto italiano, otto giorni, a meno che non sia stato pattuito un termine diverso) e in modo dettagliato, cioè precisando gli errori contestati (nel Suo caso, a quanto mi scrive, la traduzione era del tutto inservibile, poteva bastare elencare alcuni errori più gravi o allegare una copia della traduzione con gli errori evidenziati). Non è, per sé, prescritta una forma particolare, ma in questi casi è bene utilizzare un metodo di comunicazione che permetta di avere la prova che la controparte ha ricevuto la contestazione. Da quanto mi scrive, probabilmente esiste uno scambio di posta elettronica fra Lei e la Sua collega dal quale si può evincere la Sua contestazione e la presa di posizione della controparte. Peraltro, Lei ha agito correttamente, chiedendo innanzitutto alla collega di rettificare lei stessa gli errori, proposta che però non ha avuto esito risolutivo.

      Data per avvenuta la Sua contestazione nei tempi e nei modi dovuti, formuli ora alla Sua collega la Sua proposta: può chiedere una riduzione del prezzo pattuito, oppure la risoluzione del contratto, che ha per conseguenza pratica la rinuncia totale della Sua collega al compenso pattuito, anche se, in questo caso, lei non potrà più utilizzare la traduzione, poiché, se si risolve il contratto, è come se fra voi due non vi fosse mai stato nulla (il problema però non sembra rilevante, qui, poiché la traduzione consegnata era inutilizzabile). Entrambe le possibilità non escludono di richiedere inoltre il risarcimento di un danno emergente o lucro cessante dimostrabile (ad esempio, una penale richiesta dal Suo cliente finale per il ritardo nella consegna). Non mi è possibile essere più preciso senza conoscere il caso nel dettaglio: Le consiglio senz’altro di consultare il Suo legale, anche perché, restando inerte, c’è il pericolo che la Sua collega ricorra per ottenere un decreto ingiuntivo di pagamento (sempre presumendo che il caso si stia svolgendo in Italia), facendo lievitare le spese legali e i disguidi.

      Per prossime circostanze simili, posso suggerirle una cosa: appena si contesta un lavoro e si definisce il da farsi, è bene formulare immediatamente la proposta di riduzione del prezzo, oppure dichiarare la propria intenzione di risolvere il contratto, magari giungendo a una transazione con la controparte, per evitare di dover ricorrere alla risoluzione giudiziale, e riservarsi esplicitamente di richiedere eventuali danni ulteriori. Il punto debole che intravedo, nel caso che mi presenta, è aver presunto che il mancato invio della fattura significasse che la Sua collega aveva deciso da sola di rinunciare al compenso. Non era, visibilmente, il caso. Aver definito subito come procedere, una volta discussa la contestazione, avrebbe evitato la controversia.

      Le auguro il miglior successo
      Cordiali saluti
      Luca

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