Un museo vuoto: Russia tra cultura e propaganda

Mosca, il Museo Roerich | © ICR
Mosca, il Museo Roerich | © ICR

Il Museo Roerich di Mosca ha ricevuto una parte importante dell’eredità del pittore russo Nikolaj Roerich, che alla sua morte lasciò un patrimonio di migliaia di quadri, oggetti e scritti. Oggi il Museo non è più accessibile e i reperti sono stati sequestrati. In questa intervista, il vicepresidente e altri collaboratori del Centro internazionale Roerich spiegano come vivono la vicenda.


 

Mosca, fine febbraio, temperatura fra meno 18 e meno 23. Nel crepuscolo pomeridiano, Alexandr Titov, cooperante volontario del Centro internazionale Roerich, viene a prendermi all’aeroporto di Mosca Domodedovo (diario completo del viaggio a Mosca >qui). Usciamo lentamente con l’auto dal parcheggio, ghiacciato, di fronte alla nuova ala passeggeri, e raggiungiamo il corso che all’inizio serpeggia tra campi innevati e nebbiosi, ma poi, qualche chilometro più in là, s’insinua fra i condomini della periferia moscovita. La città cresce lentamente, nera, di fronte a noi, ma gli edifici diventano sempre più chiari, appena arrivati in centro. Sotto l’illuminazione artificiale, taluni svelano un lungo passato imperiale, altri un’origine più recente nel socialismo reale, ciascuno di una ricchezza diversa ma mai modesta, nelle forme e nella forza simbolica.

Prima di portarmi in albergo, nel quartiere del Politecnico, il mio accompagnatore dirige la sua auto a destra, verso il basso. Dopo alcuni secondi di una veduta mozzafiato sulle torri del Cremlino, gira improvvisamente di nuovo verso destra, in una strada laterale stretta e coperta di neve, a sinistra del celebre Museo Puškin. Nel punto esatto dove la scivolosa stradetta svolta a 90 gradi, si ferma. Fa cenni all’occupante di un minibus parcheggiato sull’angolo. Dal posto del conducente, qualcuno risponde ai suoi gesti. E’ una signora di mezza età, abbassa il finestrino. I due si scambiano brevi saluti e parole d’incoraggiamento, a questa temperatura non si può fare di più. Il mio vicino richiude il finestrino e si prosegue. «Мы так живем» – «Ecco come viviamo,» mi dice, mentre ingrana la prima e ritorna sulla strada principale, tra cumuli di neve – «Ecco come viviamo, si renda conto Lei stesso,» ripete.

Il minibus è fermo da mesi davanti a Villa Lopuchin, la sede del Museo Roerich di Mosca. Il veicolo è stato trasformato in una garitta di guardia. «Siamo qui 24 ore su 24, facciamo i turni. Vogliamo sapere chi passa, chi entra e chi esce.» Nei locali storici della villa, costosamente restaurati, non restano che rimasugli di opere e arredi.

 

Il Centro internazionale Roerich: un museo spogliato

Il Centro internazionale Roerich, sostenuto da fondi privati, gestisce una parte importante dell’eredità del pittore, pensatore e ricercatore russo Nikolaj Konstantinovič Roerich, attivo prevalentemente in India nella prima metà del Novecento. Alla morte lasciò più di 7000 opere pittoriche e 1200 scritti, oltre a innumerevoli reperti archeologici raccolti durante la spedizione in Asia centrale, durata quattro anni, che condusse insieme alla moglie Elena. Nikolaj Roerich, a San Pietroburgo, aveva studiato anche diritto: fu l’ispiratore del Patto Roerich, il trattato internazionale firmato nel 1935 per la difesa e la protezione delle istituzioni artistiche e scientifiche e dei monumenti storici. I fondamenti di questo trattato confluiranno nel 1945 nell’Atto costitutivo dell’UNESCO e poi nella Convenzione dell’Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.

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Il Museo Roerich non è più accessibile: del resto, visitarlo sarebbe di ben poca utilità, poiché le sale sono completamente spoglie. L’edificio non è sorvegliato solo dagli ex collaboratori e coadiuvanti del Museo stesso, ma anche dalla Procura. Nella controversia fra diversi organi dello Stato russo e il Centro internazionale Roerich, gestito privatamente e costituito come organizzazione non governativa, quest’ultimo è stato sinora la parte soccombente. L’uso di una terminologia giuridica non è casuale: tutto, infatti, ruota intorno a una serie ormai interminabile di accuse, sequestri e procedimenti giudiziari ai danni del Centro.

Aleksandr Vital’evič Stecenko, vicepresidente | © ICR
Aleksandr Vital’evič Stecenko, vicepresidente | © ICR

Le premesse, lo svolgimento e le finalità di questi processi suscitano numerose domande. Alcune ho potuto rivolgerle a Mosca al vicepresidente del Centro internazionale Roerich, Aleksandr Vital’evič Stecenko, e a Pavel Michajlovič Žuravichin, presidente del fondo caritativo Elena Roerich.

Aleksandr Vital’evič, Lei è vicepresidente del Centro internazionale Roerich, un’istituzione culturale riconosciuta in tutto il mondo. Eppure, oggi non ha potuto ricevermi nei locali del Museo Roerich. Cos’è successo?
Noi gestiamo una parte dell’eredità di Nikolaj Roerich, quella che il suo figlio minore Svjatoslav ha lasciato, con una dichiarazione di volontà sottoscritta di fronte a un notaio, al Centro internazionale Roerich, come organizzazione non governativa, senza fini di lucro. Un’altra parte di opere, proveniente dall’eredità del figlio maggiore Jurij Roerich, si trova nel Museo di arte orientale, che è statale. Noi abbiamo restaurato l’edificio della Villa Lopuchin, che ci fu ceduto nel 1989 dal Governo, allora sovietico, in accordo con la municipalità di Mosca, e l’abbiamo trasformato in sede del Museo Roerich, con grande sforzo economico ed esclusivamente grazie a donatori privati. Abbiamo recuperato opere perdute di Roerich, altri quadri li abbiamo restaurati ed esposti, altri ancora ci sono stati donati da dei mecenati. Nel Museo organizzavamo concerti, conferenze, visite delle scuole. Era un museo fantastico. Ora veniamo espropriati di tutto, perciò non siamo più in grado di disporre dell’edificio e del suo contenuto.

Corso «Il mondo in cinque giorni»Si sarebbe mai aspettato una cosa simile?
Assolutamente no. Nel Consiglio dei curatori del nostro museo sedevano, in epoca sovietica, lo stesso Michail Gorbačëv, ma anche l’allora Ministro degli esteri dell’URSS poi Presidente del Consiglio dei ministri della Russia Evgenij M. Primakov, e numerose alte personalità del mondo della cultura e della politica. Tra di esse, anche l’accademica Ljudmila V. Šapošnikova, celebre scrittrice e filosofa a cui Putin in persona, nel 2006, conferì l’Ordine dell’amicizia. In quell’occasione, il Presidente lodò esplicitamente il suo impegno per il patrimonio di Roerich. Eravamo un’istituzione stimata, anche presso le più alte cariche dello Stato.

Quali fatti hanno causato i successivi sviluppi, secondo Lei?
In che modo si sia potuta creare una tale situazione resta un enigma, possiamo solo fare delle ipotesi. A partire dalla caduta dell’Unione sovietica, il Centro internazionale Roerich pare non venga più riconosciuto come destinatario legale dell’eredità di Roerich, come se il figlio del pittore non avesse mai disposto nulla, come se non ci fosse un atto notarile, come se non esistesse la lettera all’allora Presidente russo Boris El’cin, dalla quale le disposizioni di Svjatoslav Roerich sulle opere di suo padre emergono ancora una volta chiaramente e ogni oltre ragionevole dubbio. Ci sembra che con la morte di Evgenij Primakov e di Ljudmila Šapošnikova, entrambi mancati nel 2015, due persone di grande cultura e molto rispettate, abbiamo perso l’ultimo baluardo che ci tutelava da forze sviluppatesi nella Russia postsovietica, nell’ambiente dei funzionari, e che rappresentano altri interessi per le opere di Roerich, forse anche per lo stesso edificio della Villa Lopuchin. Si tratta, nell’insieme, di un valore di miliardi di dollari. Abbiamo tentato inutilmente di ottenere i reperti che ci spettano, secondo le disposizioni di Svjatoslav Roerich. Le nostre lettere al Ministero della cultura rimangono sinora senza risposta.

Museo Roerich, forze speciali OMON in azione | © ICR
Museo Roerich, forze speciali OMON in azione | © ICR

Cos’è successo, negli ultimi mesi e anni?
Ormai ho perso il conto delle accuse, dei processi e dei procedimenti amministrativi contro di noi. Una parte dei quadri di Roerich è stata sequestrata nel contesto di un’inchiesta penale su una banca di Mosca. Il direttore di quella banca è stato un nostro mecenate, ma nemmeno i nostri avvocati riescono a capire quale rapporto giuridico esista fra gli affari della banca e queste opere d’arte che lui, a titolo privato e con tutti i documenti in regola, ha donato al Museo. La misura dei sequestri e il comportamento delle forze dell’ordine nei locali del Museo sono stati sproporzionati. Nella primavera del 2017 l’edificio del Museo è stato letteralmente assaltato e svuotato. Forze speciali, armi, macchine della Polizia… nel centro di Mosca! Gli arredi del Museo sono stati danneggiati. Inimmaginabile. Anche se tra le opere di Roerich e il processo contro la banca esistesse qualche rapporto, questo modo di agire sarebbe comunque ingiustificato.

Pavel Michailovič, Lei, da parte Sua, come giudica gli eventi?
Ciò che racconta Aleksandr Vital’evič non accade oggi in Russia solo con il Centro internazionale Roerich. Con modi di procedere simili si mettono sotto pressione biblioteche, università e molte altre organizzazioni culturali libere. Sono azioni pianificate, lo si vede. Lo Stato dovrebbe aiutare le organizzazioni culturali, perché la cultura è la base della società civile. Non dovrebbe fare ingerenza nella gestione. Tutto ciò che è cultura in mano privata, ora, viene indebolito; chi si impegna nelle organizzazioni non governative, in questo settore, viene intimidito. Provi a immaginare che in qualunque parte del mondo una collezione così, di opere d’arte e pezzi unici, venga sottratta al suo amministratore legale o al legittimo proprietario e venga semplicemente portata via, dispersa. Ovunque, sarebbe un caso per gli organi di prosecuzione penale, ma noi, qui, non siamo tutelati: è una tragedia. Non abbiamo niente contro lo Stato o contro il nostro Paese: non ci occupiamo di politica. Lavoriamo da vent’anni affinché le opere di uno dei maggiori artisti e intellettuali russi del ventesimo secolo vengano raccolte, protette ed esposte qui in Russia, come voleva lui. Lottiamo per la sua eredità intellettuale e per la sua concezione filosofica della cultura come strumento di pace e comprensione tra i popoli.

Aleksandr Vital’evič, cosa succederà adesso?
E’ difficile prevederlo. Finanziariamente siamo stati bloccati. I nostri soldi stanno finendo, dobbiamo fare uso di risorse personali. Non so per quanto ancora potremo permetterci di pagare gli avvocati per i circa 20 processi attualmente in corso contro di noi. Nonostante tutto, cerchiamo di proseguire le nostre attività culturali, è molto importante per noi. L’UNESCO non può aiutarci. La direttrice è stata qui, ci ha ascoltati e ci ha assicurato la sua massima vicinanza, ma l’UNESCO è un’organizzazione governativa e come tale si basa sulle informazioni fornite dai Governi, ossia sulle dichiarazioni di coloro che in questo momento sono i nostri opponenti. Altre associazioni museali e culturali internazionali hanno risposto sinora con freddezza, ai nostri appelli. Speriamo che il tristissimo destino del nostro museo susciti attenzione fuori dalla Russia. E’ l’unica via che ci resta per salvarlo dalla rovina.

 

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Convegni, conferenze stampa e divulgazione

Molte associazioni culturali in tutto il mondo curano e diffondono l’eredità intellettuale di Nikolaj Roerich. La generale disinformazione e la situazione politica attuale in Russia rendono difficile valutare gli eventi che stanno accadendo intorno al Museo Roerich di Mosca. Alcune organizzazioni sono poco o per nulla consapevoli delle effettive condizioni esistenti in Russia, altre si tengono a distanza, di fronte all’inasprirsi del conflitto con lo Stato russo. Un primo convegno internazionale sulla situazione del Museo Roerich di Mosca si è tenuto a Vienna nel 2017. Nel frattempo, il Centro internazionale Roerich, nonostante le notevoli difficoltà in cui opera, ha organizzato a Mosca una conferenza stampa e un incontro con numerose altre organizzazioni culturali russe che stanno subendo procedure simili, per coordinare azioni comuni. A Torino, il 13 aprile 2018, si svolgono un convegno e una mostra sull’opera di Nikolaj Roerich. All’evento partecipano anche rappresentanti del Centro Roerich di Mosca.

Per quanto mi riguarda, continuerò a seguire gli sviluppi della vicenda del Museo Roerich, dai diversi punti di vista, e parteciperò come relatore al convegno di Torino. Il caso del Museo Roerich è sintomatico del difficile rapporto tra cultura e propaganda non solo nella stessa Russia, ma in tutto lo spazio ex sovietico.

>Originale in lingua tedesca (traduzione italiana dell’autore)
| >Versione russa sul sito del Museo Roerich di Mosca (Traduzione: Olga Kaniščeva)

Video del mio intervento al convegno di Torino.

9 commenti

  1. Mario Merlicco

    E’ una vergogna ciò che il governo Russo ha fatto. Spero che si possa fare qualcosa per riportare tutto allo stato originale.

    • Non è chiaro se il problema sia nato in seno al vero e proprio Governo, ma, almeno in base ai dati che si riescono a ottenere, sembra chiaro che il conflitto sia sorto nel contesto di funzioni pubbliche che sembrano voler frenare l’azione delle organizzazioni private e non governative in questo campo. Cordiali saluti. LL

  2. Buongiorno! Ma perché Lei non dice nulla del fatto che il museo Roerich esiste, che ha organizzato una mostra enorme nel gennaio del 2018 dove sono stati presentati i quadri da vari musei, persino da quello di New York, e cosi il pubblico russo la prima volta nella storia poteva vedere gli originali di alcune tele famose di Roerich. E’ cambiato lo stato giuridico il museo, sì, è statale ormai, è la filiale del Museo dell’arte dei popoli dell’Oriente, ma ciò vuol dire che la sua collezione è protetta, non appartiene a un gruppo di persone che possono fare quello che vogliono con questi quadri. Per il resto, tutto rimane com’era. I quadri di Roerich sono e saranno accessibili al pubblico, il 18 maggio ci sarà l’inaugurazione della nuova esposizione del museo. Sinceramente, quella vecchia non era molto professionale e chiedeva esser cambiata. Glielo dico come dipendente del museo.

    Distinti saluti
    Julia Budnikova
    Vicedirettrice del museo-istituto
    della Famiglia Roerich, San Pietroburgo, Russia

    • Gentile Julija Jur’evna,

      Grazie per il Suo commento. Prendo atto delle Sue considerazioni, ma l’oggetto dell’articolo è il Centro internazionale e Museo Roerich di Mosca, non quello di San Pietroburgo, di New York o altro. So che questi musei continuano a operare e a esporre, e ne sono lieto. Come può, tra mille difficoltà, anche il museo di Mosca continua a svolgere attività, fortunatamente.

      Il fatto che una parte delle opere di Roerich sia stata assegnata a un’organizzazione non governativa, anziché a un museo statale, può dispiacere a qualcuno, ma questa è la volontà espressa dal figlio del pittore, Svjatoslav, documentata oltre ogni ragionevole dubbio. Il Centro internazionale Roerich di Mosca non mi sembra un «gruppo di persone che possono fare quello che vogliono:» è un’organizzazione non governativa con una personalità giuridica e uno scopo preciso, coincidente con le volontà dell’ultimo erede del pittore. Il Centro Roerich di Mosca è stato sostenuto, patrocinato e guidato dalle più alte cariche dello Stato, prima sovietico e poi russo, e da riconosciute personalità della cultura. Che ora, d’improvviso, sia diventato l’origine di tutti i mali, lascia perplessi.

      Lei afferma che, a Suo giudizio, la direzione del Museo di Mosca non sarebbe professionale: le attività svolte dal Museo moscovita sino a poco tempo fa non sembrano attestare mancanza di professionalità, semmai il contrario. Se anche così fosse, nel volgere di poco una quantità di azioni giudiziarie che vanno dall’accusa di costituzione di organizzazione estremista sino a reati patrimoniali di vario genere, nonché di sequestri che appaiono oltre ogni principio di proporzionalità e adeguatezza, ha di fatto causato la chiusura e rovina del museo. Questo modo di procedere lascia molti dubbi. Se davvero il Museo di Mosca era gestito in modo non professionale, cosa di cui personalmente mi permetto di dubitare, radicare azioni giudiziarie e sequestrarne il contenuto non sembra il modo migliore per risolvere il problema: si sarebbe dovuto, piuttosto, aiutarlo, come prevede anche la legge russa sul sostegno alle organizzazioni non governative nel campo della cultura, per dargli mezzi e strumenti per sanare eventuali mancanze. Si è scelta, invece, una via che suscita molti interrogativi e non va nella direzione indicata dall’ultimo erede di Roerich, che voleva le opere del padre affidate a un’organizzazione non statale.

      Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.
      Luca Lovisolo

  3. Alexander Titov

    Rispetto al commento della sigora Budnikova ricevo la seguente presa di posizione di Alexander Titov, cooperatore del Museo Roerich di Mosca. Pubblico il commento nella sua integralità nel quadro del diritto di replica. La responsabilità dei contenuti è dell’autore del commento. La traduzione italiana è in coda.

    «Yes, Julia Budnikova, all world will soon know the real situation with the non-governmental Museum, the unheard crime, that was committed by the Russian state and ALSO everything about the disgraceful participation of YOUR organization, that is also a state one, in these events, of which we have irrefutable proofs. Your management quite openly expressed a wish to participate in this robbery, aiming to get some of the non-governmental museum’s funds into their possession and thus to enrich your small museum, currently lacking any important items. All this is definitely known, and this information will be spread everywhere. And yes, this is the behaviour of the state, in hands of which, as you say, it would be ‘safer’. It is safe for the state to break any possible laws?

    ‘The Museum continues to work’ – what a lie. The Museum is barbarically destroyed, the property of a non-governmental organization is seized and robbed against any imaginable human law. And the claimed activity of the so called ‘state museum’ consists of just temporary exhibitions, that use that very seized property, exhibited without a trace of morality, logic and taste in exactly these seized halls, that previously were full of joy, colour and deep thought, now transferred into a dull and depressive grey prison.

    The attitude of the management of this ‘state museum’ to their own activity may be quite obviously seen now, when Russia has long holidays, and people would like to visit museums etc. But their ill-fated ‘museum’ is closed for all this period, as the management is having rest somewhere after their ‘hard work’ on destruction of the non-governmental Museum.

    The simple and obvious question – if the state wanted to conduct such exhibitions, they had plenty of other exhibition halls all around Moscow for many years before. But no, they did not make any effort in this field previously and did not conduct exhibitions of the kind, instead they need first to destroy the successfully working Museum and start to organize something there…

    Or they just merely wanted to destroy it, now disguising their crime under some sort of ill-paced ‘activity’, demonstrated to the misinformed public to keep it quiet?? http://en.icr.su/news/index.php?news=5791»

    [Traduzione italiana]

    «Sì, Julija Budnikova, tutto il mondo presto saprà della situazione reale del Museo non governativo, dell’inaudito delitto commesso dallo Stato russo, e anche tutto ciò che riguarda la malaugurata partecipazione della vostra organizzazione, che è statale, a questi eventi, di cui abbiamo prove irrefutabili. La vostra gestione ha espresso apertamente il desiderio di partecipare a questo ladrocinio, puntando a conseguire il possesso di una parte del fondo del Museo non governativo, allo scopo di arricchire il vostro piccolo museo, che attualmente non dispone di pezzi importanti. Tutto ciò è definitivamente acclarato e questa informazione circolerà ovunque. Sì, questa è la condotta dello Stato, nelle cui mani, come dice Lei, [le opere saranno] ‘più sicure’. E’ sicuro per lo Stato violare ogni possibile legge?

    ‘Il Museo continua a funzionare’ – che bugia. Il Museo è stato barbaramente distrutto, la proprietà di un’organizzazione non governativa è stata sequestrata e sottratta contro ogni immaginabile legge umana. La pretesa attività del cosiddetto ‘museo statale’ consiste solo in esposizioni temporanee, che utilizzano i beni oggetto di sequestro, esposti senza la minima moralità, logica e gusto esattamente nei locali sequestrati, che precedentemente erano pieni di gioia, colore e profondità di pensiero, ma ora sono trasformati in una triste e grigia galera.

    L’atteggiamento della gestione di questo ‘museo statale’ verso la propria attività viene alla luce con tutta evidenza adesso, nel momento in cui in Russia ci sono lunghe festività e le persone desidererebbero visitare i musei etc. Ma il loro sfortunato ‘museo’ è chiuso per tutto questo periodo, perché i gestori stanno riposando da qualche parte, dopo il ‘duro lavoro’ fatto per distruggere il museo non governativo.

    La questione, ovvia e semplice, è: se lo Stato vuole organizzare delle esposizioni, ha a disposizione da anni moltissime sale in tutta Mosca. No, non ha fatto alcuno sforzo in questa direzione, in precedenza, e non ha organizzato mostre di questo tipo. Prima doveva distruggere un museo che funzionava con successo e poi organizzare qualcosa in quei locali…

    O forse voleva semplicemente distruggerlo, per poi dissimulare questo delitto con una sorta di ‘attività’ frenetica, presentata al pubblico disinformato, per tenerlo buono? http://en.icr.su/news/index.php?news=5791»

  4. Gentilissimo sig. Lovisolo!

    Non voglio approfondire il discorso della «volontà» di Svjatoslav Roerich, perche era stata una falsificazione e ciò è stato provato dalle autorità competenti. La lettera del sig. Titov riporta le emozioni, un mare di pathos e nient’altro e non non ho intenzione di fare qui un concorso di eloquenza. Conosco troppo bene questa razza di gente. Quando parlavo di non professionalità intendevo proprio che l’esposizione era di poco gusto, e non è solo la mia opinione. Per quanto riguarda gli specialisti, ricercatori d’arte, filosofi, tra cui c’erano anche mie conoscenze, alcuni di loro erano bravissimi, ma purtroppo sono stati cacciati via dai dirigenti attuali del Centro Internazionale Roerich. Questa organizzazione è degradata parecchio negli ultimi 2-3 anni. Ma alla fin fine, cosa abbiamo per il momento? Nessuno impedisce al Centro di lavorare, possono organizzare conferenze, stampare libri ecc. Gli ammiratori di Roerich possono venire alla villa Lopuchin e godere dei dipinti. E allora? Dov’è la tragedia? Dov’è la propaganda?

    • Gentile Julija Jur’evna,

      Svjatoslav Roerich, figlio e ultimo erede del pittore, voleva che le opere del padre fossero affidate a un museo non statale: ora alcuni organi dello Stato russo sostengono che quella manifestazione di volontà sarebbe stata falsa, perciò non degna di essere rispettata, conosco questa tesi e le argomentazioni su cui si baserebbe. Sin dalla fine degli anni Ottanta, Svjatoslav manifestò questa volontà non in una sola occasione, ma in moltissime circostanze, atti e incontri personali con alte autorità sovietiche, russe e moscovite, tra cui Michail S. Gorbačëv, il sindaco e l’amministrazione municipale di Mosca e tanti altri. Queste autorità, in conseguenza della volontà espressa da Svjatoslav, hanno emesso provvedimenti pubblici custoditi negli archivi e tuttora consultabili. Tra il resto, Svjatoslav scelse l’attuale sede del Museo non governativo dedicato a suo padre tra una rosa di edifici che gli furono proposti dal Municipio di Mosca esplicitamente a questo scopo. Lo stesso attuale Presidente della Federazione russa, Vladimir V. Putin, nel 2006 ha conferito all’allora responsabile del Museo non governativo, la notissima accademica Ljudmila V. Šapošnikova, l’Ordine dell’amicizia e, nel messaggio di conferimento, che ho letto ed è un documento pubblico, il Presidente loda specificamente l’impegno della Šapošnikova alla guida del Centro internazionale e Museo non governativo Roerich. Se affermiamo che la manifestazione di volontà di Svjatoslav di destinare l’eredità del padre a un museo non governativo fosse falsa, dobbiamo anche accettare che una generazione intera di dirigenti e accademici sovietici, russi e moscoviti sia stata vittima per quasi trent’anni di un’ipnosi collettiva. Non siamo al Var’ete e Svjatoslav Roerich non era Voland. Se si vuole contestare il diritto del Centro internazionale e Museo non governativo Roerich di Mosca di ricevere l’eredità del pittore, bisogna trovare altri argomenti.

      Una sentenza giudiziaria del 2011 ha ancora confermato il pieno diritto del Centro di ricevere il lascito di Roerich. Tale sentenza è stata poi revisionata dopo un intervento che sembra estraneo a ogni logica giuridica, avvenuto nel 2012 dopo un ben preciso cambio di scena governativa nel Paese. Nelle scorse settimane, il Vicedirettore del Centro internazionale e Museo non governativo Roerich ha depositato dinanzi al Comitato investigativo della Federazione russa un ricorso penale contro il Ministro e il Viceministro della cultura russi, denunciando i fatti accaduti. Non occorre che Le spieghi la gravità e il rischio di questa azione: il responsabile del Centro non l’avrebbe certamente promossa, se non fosse sostenuta da un quadro probatorio più che solido. Che il Centro possa continuare a lavorare anche senza gestire il Museo, oltre ad avere poco senso, è vero solo in parte. Quando il Centro ha cercato di organizzare una conferenza stampa su ciò che stava accadendo, l’hotel che gli aveva affittato la sala si è visto arrivare immediatamente una perquisizione ordinata dalla Procura, e ha rinunciato a dare la sala: non hanno vita così facile. Sul Centro, inoltre, pende la minaccia di revoca della personalità giuridica e, in conseguenza, della capacità di agire e di stare in giudizio. Se ciò accade, il Centro non potrà più operare e nemmeno difendersi nei procedimenti radicati a suo carico. Da parte mia, per professione, non ho difficoltà a orientarmi nei procedimenti giudiziari (anche quelli russi) e scoprire i passaggi che sollevano dubbi. Posso sbagliare, come chiunque, ma non mi si prende alla sprovvista.

      Questo, per quanto riguarda l’elemento oggettivo. L’elemento soggettivo, cioè la valutazione della qualità del lavoro fatto dal Centro internazionale e Museo non governativo Roerich, è altra cosa, che nulla ha a che vedere con il titolo giuridico che fa di tale Centro l’assegnatario delle opere del pittore. Come già detto, se si riteneva che il Centro negli ultimi anni non facesse un buon lavoro (cosa, questa, anch’essa da dimostrare), c’erano mille modi per aiutarlo a migliorare, se necessario. Espropriarlo e coinvolgerlo in infiniti procedimenti giudiziari non mi sembra il modo più efficiente per guidarlo verso eventuali azioni di miglioramento. Lei parla dei componenti del Centro internazionale Roerich definendoli «questa razza di gente:» mi permetta di osservare che questa formulazione, anche dal punto di vista dell’opportunità linguistica, pare poco adeguata, quale che sia la valutazione che Lei dà dell’attività di queste persone, che operano, peraltro, in un regime di volontariato.

      Lei afferma che nulla è cambiato, che è possibile andare alla sede del Museo di Mosca, Villa Lopuchin, e vedere le opere di Roerich. A fine febbraio, quando ci sono stato io, non era possibile entrare. Ieri, dopo aver letto il Suo commento, per l’intera giornata ho provato a telefonare alla Villa. All’unica linea telefonica che risulta ancora funzionante non risponde nessuno. Conosco persone, a Mosca, che non hanno nulla a che vedere con il Museo Roerich: se necessario posso chiedere a loro la cortesia di andare a verificare. La mia impressione è che la sede del Museo Roerich assomigli al famoso appartamento nr. 50 della Sadovaja: si dice che vi succedano cose mirabolanti, ma quando ci si va lo si trova sempre vuoto e se si prova a telefonare non risponde mai nessuno. Questo, almeno, alla data di oggi e in base alle mie rilevazioni. Organizzare mostre temporanee non vuol dire aprire un museo. Perché poi chiudere un museo stabile e funzionante, per svuotarlo e sostituirlo con piccole mostre temporanee? I dubbi restano.

      Quanto alla propaganda: ciò che sta accadendo al Centro internazionale e Museo non governativo Roerich sembra molto simile a ciò che sta capitando anche ad altri operatori culturali, in Russia, che per i motivi più diversi non seguono la narrazione storica o valoriale indicata dal Governo. La procedura è sempre la stessa: procedimenti giudiziari su causae petendi che fanno aggrottare le ciglia, misure precautelari e cautelari reali o personali che non sembrano osservare il principio di adeguatezza e proporzionalità, perquisizioni a ciel sereno… in pieno accordo tra potere giudiziario, potere politico e organi d’informazione, che agiscono coordinatamente. Il copione si ripete, si riconosce subito, ormai è quasi noioso: «Скучно, девочки – это мы уже все видели, наблюдали…» direbbero Il’f e Petrov.

      Non ho alcun interesse a difendere i componenti del Centro internazionale Roerich di Mosca, non sono nemmeno miei amici, ci diamo del voi e ci chiamiamo per nome e patronimico. Io vivo in un Paese libero, in fondo delle loro disavventure potrei dimenticarmene. Continuo, invece, a osservarle. Un tempo si diceva che ciò che accade negli Stati uniti arriva anche da noi, in Europa, dopo cinque anni. Oggi si comincia a notare che ciò che succede in Russia, non più negli USA, si ripete da noi poco dopo. Meglio tenere gli occhi aperti.

      Mi auguro che questa triste vicenda trovi presto una composizione. Mai come oggi tutti, al mondo, abbiamo bisogno della cultura come caposaldo di libertà ed espressione dei diritti umani più essenziali, di una giustizia indipendente dal potere politico e di un’informazione libera. Sotto questi aspetti, settant’anni di storia sovietica sono stati un cattivo esempio per tutto il mondo, oltre che per gli stessi popoli dell’URSS. La Russia e il suo grande patrimonio meritano molto più della riedizione di quel passato.

      Grazie per la Sua attenzione e buon lavoro.
      Luca Lovisolo

  5. Alexander Titov

    Rispetto al secondo commento della sigonra Budnikova ricevo la seguente presa di posizione di Alexander Titov, cooperatore del Museo Roerich di Mosca. Pubblico il commento nella sua integralità nel quadro del diritto di replica. La responsabilità dei contenuti è dell’autore del commento. La traduzione italiana è in coda.

    «’In the end, what do we have now?’ A very self-disguising question. Violation of the Svetoslav Roerich’s will, illegal seizure of a non-governmental organization, barbarical desruction of a successfully working Museum, presence of ignorant people, that hate Roerichs and their ideas, possible robbery of the heritage, its selling to oligarchs and abroad.

    But that is ok, no tragedy! Laws are violated in the country – it is ok! OMON comes to seize a successfully working cultural organization – it is ok! Famous Buddhist Stupa on the territory of the Museum is being destroyed due to complete absence of care in the hands of the “oriental museum” – but that is also ok! No problem! No tragedy! Be happy! There are some paintings at a temporary exhibition, and if you are permitted to visit it (I mean, entered into the list of permitted people), go and see them in the terrible grey halls and be happy! And shut up! That is the logic of these people, who would like to lie to the whole world. But – alas – they are not succeeding in their total lie.

    And who is judging the ‘non-professionalism’? The staff of a small museum, having nothing to display and no history of any meaningful activity, but a tremendous appetite for the state money for their huge activities?

    Mr Lovisolo, these people do not even understand, that there are such things as law, human rights, human norms, that need to be kept and obeyed. Very self-revealing questions from Julia Budnikova.»

    [Traduzione italiana]

    «’Ma alla fin fine, cosa abbiamo per il momento?’ Una domanda rivelatrice. La violazione della volontà di Svjatoslav Roerich, il sequestro illegale ai danni di un’organizzazione non governativa, la barbara distruzione di un museo che operava con successo, la presenza di persone ignoranti che detestano Roerich e le sue idee, l’eventuale saccheggio della sua eredità e vendita ad oligarchi e all’estero.

    Ma va bene così, nessuna tragedia! Nel Paese si violano le leggi, ma va bene così! Le forze speciali OMON che vengono a sequestrare presso un’organizzazione culturale che lavora con successo, ma va bene così! Il celebre Stupa buddista all’interno del Museo va distrutto per totale mancanza di cura da parte del Museo d’oriente, ma anche questo va bene! Nessun problema! Nessuna tragedia! Siate felici! C’è qualche quadro in esposizione temporanea e, se hai il permesso di andare a vederli (intendo: se sei inserito nella lista delle persone autorizzate), vai e guardali nelle sale terribilmente grige, e sii felice! E chiudi la bocca! Questa è la logica di queste persone, che vorrebbero mentire al mondo intero. Ma questa bugia totale non sta funzionando.

    E chi è che giudica la ‘non professionalità?’ Il personale di un piccolo museo che non ha nulla da esporre e nessun passato di attività significative, ma un enorme appetito verso i contributi dello Stato per le sue grandi attività?

    Signor Lovisolo, queste persone non comprendono neppure che esistono cose come la legge, i diritti umani, le norme di comportamento umano che devono essere osservate. Le domande di Julija Budnikova parlano da sole.»

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