Україна 2.37, Kiev – Ultima corsa

Ultima corsa in metropolitana e si torna. Anche questa volta con la valigia piena di libri, osservazioni e conoscenze acquisite. Da ieri notte la situazione del conflitto ha subito un aggravamento, il mondo continua a sottovalutare le mosse della Russia e il doppio gioco di Mosca, che mette i brividi alla schiena, perché assomiglia sempre di più agli scenari prebellici del 1938/39. Al mondo non sembra importare, o almeno non abbastanza. Andarmene da un Paese in guerra, anche se non mi trovo in una zona di conflitto diretto, dovrebbe darmi un senso di sollievo, invece mi lascia una specie di senso di colpa. Gli ucraini sanno benissimo che, in Occidente, l’informazione su ciò che sta accadendo qui è parziale, quasi sempre di matrice russa e ripresa acriticamente da replicanti che generalmente non hanno i presupposti per capire questa realtà. Tutte le persone che ho incontrato erano curiose e contente di sapere che qualcuno viene qui per interessarsi a come stanno le cose. Ieri, per esempio, al Centro media ho conosciuto un giornalista ucraino di lingua russa, originario di Mariupol e laureato in storia a Leopoli: ha iniziato ha spiegarmi per filo e per segno i rapporti tra Ucraina, Russia e occidente a partire dalla Rus di Kiev, i Tartari, la Nuova Russia, gli zar…. non lo fermavi più. La mia parte la sto facendo, ma adesso rientro per cominciare a mettere insieme le cose. 

Appena tornato da Kiev faccio l’errore di girare su RaiNews24. La giornalista fa la cronaca sull’Ucraina da una stanza del mio stesso albergo, a giudicare da ciò che si vede sullo sfondo è giusto un paio di piani sotto a dov’ero io. Dev’essere arrivata oggi, perché fino a ieri sera al centro media non c’era. Riesce a sbagliare la pronuncia dei nomi delle città, oltre a dire una serie di altre insopportabili banalità e inesattezze, pur essendo lì sul posto, per giunta con i soldi del canone RAI. Nonostante sia stanco morto, con 10 ore di viaggio alle spalle, avverto l’istinto irrefrenabile di rifarle tutte al contrario per tornare là, irrompere in quella stanza e darle il microfono sul naso. Siamo messi bene, siamo.

«« « Indietro Viaggio successivo »

Commentare questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*