Traduzioni e istituzioni, falsi amici

Insidie della traduzione dei termini istituzionali
Italia, Camera dei deputati | © Marco Oriolesi

L’insidia terminologica è in agguato dove meno ce l’aspettiamo. Chi vive in un certo Stato, per quanto piccolo, riconosce immediatamente la traduzione errata del nome di un’istituzione. Il traduttore, particolarmente giuridico, deve conoscere le istituzioni dei Paesi dove si parlano le sue lingue di lavoro, anche per la ricerca delle fonti del diritto che servono come riferimento durante la traduzione.


E’ frequente, leggendo documenti o semplici articoli di giornale, imbattersi in errori di traduzione causati da una scarsa conoscenza delle istituzioni di un Paese e delle loro funzioni. Le conseguenze possono essere, nel migliore dei casi, l’ilarità del lettore, che legge ministro là dove dovrebbe esserci un segretario di Stato. Nei casi peggiori, gli effetti possono essere molto dannosi, ad esempio il rifiuto di un atto da parte di un’autorità poiché contiene definizioni sbagliate, con tutto il seguito che ne deriva.

Si può facilmente ironizzare, per quanto riguarda la lingua italiana, sulla conoscenza delle istituzioni di Stati apparentemente poco significativi, come la Repubblica di San Marino o la Città del Vaticano. Questi Stati, pur piccoli, hanno propri sistemi istituzionali che interagiscono quotidianamente con il loro più grande vicino, l’Italia. Anche il Canton Ticino e le valli di lingua italiana del Cantone dei Grigioni hanno organizzazioni e designazioni proprie. Un errore nella traduzione del nome di un’istituzione viene riconosciuto immediatamente. Queste particolarità ci insegnano che l’insidia terminologica è in agguato, dove meno ce l’aspettiamo.

Facciamo alcuni esempi. Durante gli eventi di cronaca che hanno interessato alcuni anni fa la Città del Vaticano, sulla stampa e su molti commenti tradotti da giornali stranieri ci si riferiva al Procuratore della Città del Vaticano. L’organizzazione giudiziaria vaticana non è così facilmente assimilabile a quella italiana. La funzione del procuratore pubblico vi è svolta, infatti, dal Promotore di giustizia. Questo dialoga a sua volta non con un Giudice delle indagini preliminari (come avverrebbe in Italia) o con un Giudice dei provvedimenti coercitivi (secondo la procedura svizzera), ma riferisce a un Giudice istruttore, definizione presente in Italia sino alla riforma del processo penale e oggi non più prevista. La riforma, naturalmente, non ebbe effetto nello Stato vaticano.

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Per rimanere nei piccoli Stati, la Repubblica di San Marino fa spesso parlare di sé in vicende di carattere fiscale, per il regime tributario particolarmente favorevole che la caratterizza. Ebbene, nel procedimento penale di San Marino, completamente diverso da quello italiano e con una più forte componente inquisitoria, il funzionario che svolge un ruolo simile a quello del Pubblico ministero è definito Procuratore del fisco, senza per questo essere specificamente addetto a perseguire reati tributari (per la stessa origine etimologica per la quale in spagnolo la Procura è chiamata Fiscalía). Sempre a San Marino, i giudici penali e civili di primo grado (ma non quelli amministrativi) non sono detti giudici, ma Commissari della legge.

Passando alla Svizzera, una delle differenze più vistose tra l’ordinamento del Canton Ticino e quello italiano è, ad esempio, la funzione del Consiglio di Stato. Mentre in Ticino il Consiglio di Stato incarna il potere esecutivo del Cantone (ne è, perciò, il governo, composto da cinque Consiglieri di Stato), in Italia, analogamente a quanto accade in Francia, il Consiglio di Stato ha funzione consultiva su materie amministrative e svolge funzione giurisdizionale, come ultima istanza, nei procedimenti amministrativi.

Non mancano le differenze anche all’interno della Svizzera: quel che in Canton Ticino, come in Italia, si chiama sindaco, nelle regioni di lingua italiana del Canton Grigioni ha mantenuto a lungo la designazione, di origine medievale, di Podestà (oggi usata ancora nel comune di Poschiavo). Questo termine, in Italia, fu in uso durante l’epoca fascista e decadde con la fine del regime.

Vi è un’altra ragione, per la quale il traduttore, particolarmente giuridico, deve conoscere bene le istituzioni dei Paesi dove si parlano le sue lingue: svolgere correttamente la ricerca delle fonti del diritto che servono come riferimento durante la traduzione. Ad esempio, uno Stato federale presenta un’organizzazione legislativa e giudiziaria differente da quella di uno Stato centralizzato: le istituzioni legiferano a livelli e con competenze diverse, sia per materia sia per territorio.

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Se non si orienta con sicurezza nell’organizzazione istituzionale di uno Stato, il traduttore non solo rischia di utilizzare terminologie errate, ma si trova in difficoltà nel reperire le fonti di riferimento.

(Articolo pubblicato in originale il 15.4.2014, ripubblicato con aggiornamenti il 16.7.2019)

2 commenti

  1. Grazie per i corsi online. Il linguaggio della pubblica amministrazione e proprio il linguaggio usato ogni giorno nel mio lavoro, come traduttore dell’Italiano presso il Ministero della giustizia albanese, e anche quello che io vorrei approfondire e sono lieta ad iscrivermi. Prendendo spunto da quanto sopra, nella lista degli errori aggiungo un esempio (nel campo penale). Il termine «pubblico ministero» qui in Albania alcuni traduttori anche buoni ma non con la propria esperienza della terminologia lo traducono Ministero pubblico, questo potrebbe causare problemi.

    • Luca Lovisolo

      Buongiorno e grazie per il Suo commento. «Ministero pubblico» in realtà è una dicitura usata qui in Svizzera, per indicare l’istituzione che in Italia, ad esempio, si definisce Procura. Fuori dalla Svizzera, effettivamente, non mi risulta alcun uso di «Ministero pubblico.»

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