«Traduzione giurata» e «legalizzata:» cosa sono

Occhiali | © Mari Helin
Occhiali | © Mari Helin

Le procedure per attestare la veridicità una traduzione a fini giudiziali o amministrativi variano sensibilmente da Paese a Paese. In Italia, L’asseverazione è un giuramento reso dinanzi a un pubblico ufficiale, generalmente il cancelliere di un tribunale. In Canton Ticino, la procedura è più semplice ed è svolta dal traduttore stesso. Le traduzioni giurate non vanno confuse con le traduzioni legalizzate.


Le procedure per attestare la veridicità una traduzione a fini giudiziali o amministrativi variano sensibilmente da Paese a Paese. In Italia, la procedura per ottenere una traduzione chiamata colloquialmente «giurata» si definisce, giuridicamente, asseverazione. Da ciò deriva la definizione corretta di traduzione asseverata. In Italia, a differenza di quanto avviene ad esempio in Germania, non è il traduttore a essere «giurato» (non si può parlare, perciò, di «traduttore asseverato»), ma ogni singola traduzione.

L’asseverazione è un giuramento reso dinanzi a un pubblico ufficiale, generalmente il pubblico ufficiale di cancelleria di un tribunale. Il testo sorgente – in originale o in copia autenticata – e la rispettiva traduzione devono essere rilegati a formare un unico fascicolo, non più scomponibile. Come ultima pagina del fascicolo va allegato il cosiddetto verbale di asseverazione, il cui contenuto è bene farsi indicare dal tribunale competente. E’ richiesta l’applicazione di marche da bollo, secondo modalità che possono variare da una sede all’altra.

Alcuni tribunali richiedono che la traduzione sia impaginata in un carattere specifico (ad esempio Arial 11), con gli stessi margini di un foglio protocollo. Altri accettano qualunque formato. E importante che il traduttore non firmi il verbale prima di presentarsi in tribunale: dovrà, infatti, firmarlo sotto gli occhi del pubblico ufficiale competente, o la pratica andrà rifatta. Anziché in tribunale, la stessa procedura si può svolgere dinanzi a un notaio (con costi superiori) o, teoricamente, dinanzi a un qualunque pubblico ufficiale (nella pratica, il tribunale è l’unica sede utile).

Per essere abilitati ad asseverare le traduzioni in Italia non esiste una regola precisa. Alcuni tribunali richiedono molti documenti (titoli di studio, attestato di concessione della partita IVA, eventuale iscrizione alla Camera di commercio) e prevedono un iter piuttosto lungo per inserire il traduttore nella lista dei traduttori abilitati a prestare il giuramento. Altre sedi non richiedono nulla – non vogliono neppure sapere se chi si presenta per l’asseverazione conosce la lingua della traduzione – e non inseriscono il traduttore in alcuna lista. Altra modalità per svolgere incarichi all’interno degli organi di giustizia è l’iscrizione al ruolo dei periti o dei consulenti tecnici d’ufficio.

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Molti traduttori, in Italia, esibiscono l’iscrizione alle liste dei tribunali quasi come un titolo onorifico. Dal punto di vista pubblicitario, effettivamente, questa citazione  suscita sempre un certo riguardo. Nella realtà, salvo casi particolari, l’asseverazione non è necessariamente fonte di lavoro costante e ben retribuito. Per contro,  comporta notevoli responsabilità. E’ possibile anche prestarsi come interpreti per interrogatori o udienze, sebbene le tariffe riconosciute siano bassissime.

In Svizzera, nel Canton Ticino, la procedura è più semplice: presupposto che il traduttore sia iscritto al Registro di commercio (come indipendente o come società), appone un proprio timbro sulla traduzione e dichiara in calce ad essa, sotto propria responsabilità, che la traduzione stessa corrisponde al testo sorgente. E’ consigliabile timbrare ogni pagina e raccogliere la traduzione in un fascicolo non troppo facilmente scomponibile (ad esempio: rilegatura ad anelli o a caldo). Non vi sono imposte o altri oneri, almeno in Canton Ticino. Da notare che, nel linguaggio comune, in Canton Ticino la traduzione giurata viene spesso impropriamente definita «legalizzata.»

Poiché in Svizzera l’organizzazione giudiziaria è competenza dei Cantoni, ogni Cantone può prevedere, per il giuramento delle traduzioni, requisiti diversi. In altri Paesi, come ad esempio nella già citata Germania, a essere «giurato» è il traduttore. Superato un esame dinanzi all’autorità competente, il traduttore riceve un timbro ufficiale nominativo che apporrà in calce a ogni traduzione.

In tutti i casi, indipendentemente dalla complessità delle procedure, bisogna ricordare che se il traduttore commette un errore in una traduzione sulla quale ha prestato un giuramento subirà le conseguenze previste per i reati di falso. L’asseverazione, pertanto, non è una qualunque pratica burocratica, ma attribuisce al traduttore uno specifico ruolo di fede pubblica. L’esecuzione infedele dell’incarico comporta sanzioni penali.

Le traduzioni asseverate o giurate non vanno confuse con le traduzioni legalizzate, anche se spesso questi termini vengono usati erroneamente come sinonimi. La legalizzazione di una traduzione non concerne direttamente il lavoro del traduttore, ma le autorità emittenti. Ogni qualvolta un documento ufficiale (ad esempio, un diploma o un certificato di nascita) dev’essere utilizzato in un Paese diverso da quello che lo ha emesso, dev’essere legalizzato («reso legale»): l’autorità del Paese che riceve il documento estero deve poter accertare che il documento stesso sia stato emesso da un’autorità effettivamente preposta a emettere quell’atto e che il suo contenuto sia veritiero.

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Casi frequenti di legalizzazione concernono i titoli di studio, oppure i certificati per il matrimonio fra persone di nazionalità diverse. Se, ad esempio, un cittadino svizzero intende contrarre matrimonio in Italia con una cittadina italiana, dovrà presentare all’autorità della Penisola una serie documenti personali. Gli uffici italiani preposti, tuttavia, non hanno alcuna possibilità di accertare che tali documenti siano stati effettivamente prodotti dall’autorità svizzera competente e abbiano i requisiti di validità richiesti. Questi presupposti devono essere attestati con la procedura di legalizzazione dall’autorità consolare italiana in Svizzera, che, trovandosi sul posto, è in grado di svolgere le necessarie verifiche.

Nei fatti, la Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961 ha soppresso e semplificato molti obblighi di legalizzazione, sostituendoli con l’apposizione della cosiddetta apostille dell’Aja. Gli uffici competenti allo scopo sono le Cancellerie cantonali (in Svizzera) e le Procure della Repubblica (in Italia). La Convenzione si applica solo fra Paesi firmatari, che sono, a oggi più di cento. L’elenco aggiornato è visibile >qui.

Il lavoro del traduttore, in questi casi, concerne unicamente la traduzione e la rispettiva asseverazione. La legalizzazione deve essere richiesta all’autorità competente, sebbene vi siano casi di traduttori che si prestano a svolgere la pratica come servizio per i loro clienti.

(Articolo pubblicato in originale il 15.9.2011, ripubblicato con aggiornamenti il 14.5.2019)

6 commenti

  1. Quanta burocrazia, ma grazie per tutte le informazioni.

  2. Chiaro, interessante ed esauriente

  3. Grazie per le informazioni. Come sempre molto precise ed esaurienti.

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