25.6.2019 | La settimana in tre notizie

Giornali su legno | © Kara
Giornali su legno | © Kara

Questa rubrica presenta tre notizie della settimana, con particolare riguardo per quelle meno riprese dai media o che offrono possibilità di interpretazione diverse da quelle più correnti. Le fonti di stampa internazionale permettono a chi lo desidera di approfondire.


Delude il «patto del secolo» dell’amministrazione Trump che avrebbe dovuto risolvere con un colpo di spugna tutti i problemi del Medio oriente.

A dire di Donald Trump, al momento del suo insediamento, la questione mediorientale, che affligge quella regione e il mondo intero dalla fine della Seconda guerra mondiale, si sarebbe risolta in breve tempo grazie al suo talento negoziale di businessman e alle doti di suo genero, ebreo di stretta osservanza, Jared Kushner. Purtroppo non è il caso. Il piano, reso pubblico nei giorni scorsi, ha rivelato una non sorprendente debolezza. Di fatto incentrato solo su aspetti economici, il piano USA non tiene minimamente conto degli aspetti storici e politici che dividono i popoli della regione. Rivela, se ve ne fosse bisogno, la povertà culturale di un’amministrazione non all’altezza dei problemi di oggi.

Fonti: ISPI | Washington Post | Frankfurter Allgemeine

Contestato il risultato delle elezioni presidenziali in Mauritania, tenutesi lo scorso fine settimana.

Nella Mauritania si sono tenute elezioni presidenziali. Reduce da una lunga storia di conflitti etnici e colpi di Stato, la Mauritania è fra i pochi Paesi dell’Africa occidentale che fatica a trovare una strada verso la modernità. Le elezioni dello scorso fine settimana avrebbero dovuto porre fine a dieci anni di dominio di Mohamed Ould Abdel Aziz, salito al potere con un colpo di Stato nel 2008. Forte la delusione degli abitanti, quando sono stati rivelati i risultati delle consultazioni, che danno vincente ancora Abdel Aziz, facendo sospettare irregolarità. Dopo alcuni disordini tra manifestanti e polizia, le strade della capitale, Nouakchott, sono presidiate e a più riprese è stato interrotto il servizio Internet.

Fonti: RFI | France24

In tribunale in Turchia i manifestanti di Gezi Park, accusati di terrorismo e tentativo di sovversione.

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Molti ricordiamo i fatti di Gezi Park, quando un gran numero di cittadini turchi si ribellò al progetto del governo di destinare diversamente l’area del parco. Fu il pretesto per un’ampia azione di protesta verso il regime di Erdogan. Si è aperto ieri, lunedì 24.6., il processo per sedici dei dimostranti di allora, accusati di terrorismo e di aver agito con l’intento di rovesciare il governo del Paese. Tra gli accusati vi sono noti esponenti della società civile. Secondo Human Rights Watch, le accuse non sono sostenute da prove che indichino come gli imputati avrebbero concretamente inteso muovere un attacco ai poteri dello Stato. Il processo acquista una luce particolare, dopo la sonora sconfitta del candidato sostenuto da Erdogan alle recenti elezioni comunali di Istambul.

Fonti: Al Jazeera | The New York Times

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