Prescrizione: perché non è una «scappatoia»

Catena | © Mike Alonzo
Catena | © Mike Alonzo

Alcune precisazioni importanti sulla prescrizione. Non è una scappatoia per i criminali, ma una garanzia dello Stato di diritto. E’ vero che la prescrizione si presta ad abusi, soprattutto nei Paesi in cui la giustizia funziona male. La causa degli abusi non è la prescrizione in sé, ma il cattivo funzionamento della giustizia. Cosa fare, se la prescrizione diventa un problema?


 

Rispetto alla riforma della prescrizione, protagonista del dibattito italiano nelle ultime settimane, sono necessarie alcune precisazioni importanti. Aspetti estranei alla battaglia fra partiti e che è indispensabile conoscere, se ci si vuole formare un’opinione sulle rumorose discussioni al proposito.

Prescrizione significa che una situazione giuridica, se non viene modificata entro un certo tempo, resta di diritto com’è. Ad esempio, chi si ritiene vittima di un reato o di una iniquità, deve rivolgersi al giudice entro un termine preciso, o non potrà più avere giustizia. Chi riceve una condanna, non è d’accordo e vuole tentare di far modificare la sentenza, deve depositare il ricorso in appello entro un certo tempo. Trascorso tale termine, l’azione non è più possibile e la sentenza resta definitiva. Altro esempio: Se lo Stato non riesce a giudicare un imputato entro un certo tempo, non potrà più contestargli il reato. Simile alla prescrizione è la cosiddetta decadenza da un diritto: se acquisto una cosa difettosa e non contesto il difetto entro il termine stabilito nel contratto, decado dal diritto di ottenere le garanzie che la legge mi attribuisce in questi casi.

La prescrizione riguarda l’interesse pubblico, mentre la decadenza si riferisce generalmente a diritti privati, ma il principio è lo stesso: vigilantibus non dormientibus iura sucurrunt, la legge aiuta chi vigila, non chi dorme. In altre parole: svegliati a tutelare i tuoi diritti, è tuo onere darti da fare per difenderli altrimenti li perdi. Ciò vale, come detto, anche per lo Stato: se un procuratore non riesce a contestare un reato a un indagato e il giudice a condannarlo entro il termine di prescrizione, non potranno più farlo. Nel caso del diritto penale, poi, subentrano altre considerazioni sulla giustificatezza di una pena applicata dopo lungo tempo, ma non è questa la sede per dettagliare questi aspetti.

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La prescrizione, perciò, non è una scappatoia per i criminali, ma una garanzia dello Stato di diritto, che è fondato sulla certezza delle situazioni giuridiche. Se nessuno si oppone o denuncia un certo fatto entro il tempo stabilito dalla legge, si deve partire dal presupposto che quella situazione non è più mutabile. Non è ammissibile, e si presterebbe ad abusi abnormi, che l’esito di una sentenza, l’accertamento di una proprietà o l’eventuale commissione di un reato possano essere contestati in qualunque momento, magari a decenni di distanza, quando il sospettato di un reato o il titolare di un diritto potrebbe non avere più alcun modo di opporre le proprie difese. La prescrizione, perciò, garantisce tutti noi dinanzi agli abusi della forza di legge.

Corso «Il mondo in cinque giorni»Vi sono solo reati particolarmente gravi, che non prevedono prescrizione: si tratta però di casi eccezionali. In Italia, l’omicidio nelle sue forme più aggravate, come gli altri reati che prevedono la pena dell’ergastolo, può essere perseguito senza limiti di prescrizione; l’omicidio non ha prescrizione nemmeno in Germania e in Austria, ma si prescrive a trent’anni in Svizzera. Con ciò vediamo che ogni Paese ha proprie norme di prescrizione, discendenti da ragioni storiche e culturali, come ogni altro aspetto dell’ordinamento giuridico.

Non è vero che un processo deve per forza finire entro il termine di prescrizione indicato dal codice: vi sono molti fatti, durante il procedimento, che interrompono la prescrizione, come se il calendario si fermasse. Sono i cosiddetti eventi interruttivi, i cui termini non rientrano nel calcolo della prescrizione. Il tempo a disposizione dei giudici per perseguire i reati, perciò, nella pratica giudiziaria è già superiore a quello meramente iscritto nella norma di legge.

E’ vero che la prescrizione si presta ad abusi, soprattutto nei Paesi in cui la giustizia funziona male. Con vari espedienti messi in atto a fini dilatori, come si dice in linguaggio giudiziario, con l’aiuto di un abile avvocato l’imputato può far dilungare il processo sino al superamento della prescrizione e farlo così cessare. Uscire da un processo per prescrizione del reato, però, non è mai una bella cosa. Sulla reputazione dell’imputato aleggerà sempre il venticello del dubbio: «Eh, chissà quanti anni gli avrebbero dato, se non ci fosse stata la prescrizione…» Se non è possibile l’assoluzione, meglio una condanna. Certo è spiacevole, ma almeno l’imputato lascia il procedimento con una sentenza, che è la modalità naturale di chiusura di un processo e fa chiarezza su responsabilità e motivazioni. Vero, però, che molti imputati, anche celebri, abusando della prescrizione hanno evitato condanne potenzialmente pesanti.

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Questi abusi non minano la prescrizione in quanto istituto a garanzia del cittadino: si tratta di distorsioni e la loro causa non è la prescrizione in sé, ma l’eccessiva durata dei processi. Predicare un’estensione della prescrizione suscita facili consensi: l’uomo della strada difficilmente percepisce che la prescrizione tutela anche lui, per le ragioni appena spiegate. Un governo che abbia qualche interesse a intervenire sulla prescrizione, perciò, raccoglie facilmente il necessario consenso pubblico, facendo leva sulla confusione tra giustizia e vendetta presente particolarmente nelle persone meno istruite, che vedono nella prescrizione un cavillo da azzeccagarbugli, privilegio per ricchi e potenti.

E’ giusto perseguire gli abusi della prescrizione: va fatto, però, non svuotando questo inderogabile istituto di civiltà giuridica, ma rendendo più efficiente la macchina della giustizia. Se i processi finiscono nel vuoto perché trascorre troppo tempo e il reato si prescrive, bisogna dare ai giudici gli strumenti necessari per giungere più in fretta alla sentenza, prima che diventi impossibile pronunciarla perché l’imputato non può più essere né condannato né assolto, per prescrizione del reato. I provvedimenti che migliorano e snelliscono la giustizia, però, hanno un impatto comunicativo ben minore e sono più difficili da spiegare a una popolazione comprensibilmente poco abituata a districarsi in complesse questioni giudiziarie. Il loro successo politico, perciò, è più limitato e tardivo.

Per questo motivo, un governo che voglia mostrare di ottenere facilmente risultati tenderà ad agire sul fronte della prescrizione, per incassare il premio degli elettori. Quando quegli elettori si accorgeranno che lo snaturamento della prescrizione può compromettere la loro stessa libertà, sarà tardi. Forse si sentiranno rispondere, come usa oggi, che così ha voluto il popolo. Capiranno, allora, quanto poco ci voglia a farsi del male da soli.

2 commenti

  1. Avv. Gabriele Zuffi

    Pur parlando da “civilista” e non essendo quindi il diritto penale il mio ambito di lavoro, Le posso però dire che fra i Suoi pregi c’è senz’ altro anche quello della chiarezza. Con il Suo articolo penso che sia molto facile anche per i non addetti ai lavori capire le implicazioni della riforma della prescrizione portata avanti dal nuovo Governo Italiano. Peccato che l’ articolo non si possa condividere su Linkedin.
    Gabriele Zuffi

    • Grazie per il Suo apprezzamento. Per continuare a scrivere questi contributi, diventa necessario riservare almeno una parte degli articoli agli abbonati, anche se ciò può limitare la diffusione in termini numerici. Grazie e cordiali saluti. LL

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