Rastrellamenti del 1943: non facciamo confusione

Candela | © Jarl Schmidt
Candela | © Jarl Schmidt

Un tratto che contraddistingue molti degli articoli sul rastrellamento di più di mille ebrei avvenuto a Roma il 16 ottobre 1943. Pochi riescono a evitare la tentazione di confrontare ciò che successe allora con le vicende di oggi. Contrariamente a quanto vuol farci credere lo storicismo, però, la Storia non si ripete mai uguale. Dobbiamo studiare i fatti di oggi per ciò che sono, la Storia non è un film già visto.


 

Oggi si ricorda il rastrellamento di più di mille ebrei avvenuto a Roma il 16 ottobre 1943. Non mi concentro sul fatto, oggi e da giorni escono ovunque ottimi contributi sul quel tragico episodio di storia europea. Rifletto su un tratto che contraddistingue molti degli articoli che ho letto sull’argomento. Una tentazione diffusa che offusca la memoria del passato e la capacità di analizzare il presente: la tentazione dello storicismo. No, non voglio scimmiottare Karl Popper, che ci ha lasciato il magistrale saggio Miseria dello storicismo. Ogni tanto dovremmo rispolverarlo, ma non importa qui. Si leggono molti articoli sul 16 ottobre 1943, ma pochi riescono a evitare la tentazione di confrontare ciò che successe allora, le persecuzioni contro gli ebrei, con le vicende dei migranti di oggi. Sembra, per molti e anche eccellenti autori, un riflesso condizionato, parlare della Shoà e fare un parallelo, ad esempio, con i recenti fatti italiani di Riace o della Nave Diciotti; oppure tornare a parlare di nuovo razzismo o di fascismo latente.

Così non si fa più Storia, si fa storicismo. Lo storicismo è la convinzione che la Storia sia una specie di fiume che scorre secondo regole riproducibili. «La Storia si ripete,» perciò un fatto del passato ci aiuterebbe a interpretare il presente. Possiamo applicare sul presente i giudizi del passato, anzi: possiamo persino prevedere il futuro, se conosciamo la Storia, perché si riproduce secondo logica. Lo so, ci sono i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico, ma il pensiero umano, da Vico in poi, ha fatto molta strada. Certamente ci sono condotte umane ed elementi di psicologia sociale che si riproducono: uomini e masse, di fronte a certi stimoli, nella Storia tendono a reagire in modi simili. Contrariamente a quanto vuol farci credere lo storicismo, però, la Storia non si riproduce mai uguale e non ha un corso predeterminato.

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Il fatto che uno Stato debba tutelare i propri confini, rispetto all’immigrazione clandestina di oggi, non è paragonabile al razzismo di Stato dell’Italia fascista o della Germania nazista, come invece ho letto e sentito. Gli ebrei, in Europa, non erano stranieri, anche se praticavano una religione diversa da quella cristiana. Avevano pieno diritto di essere dov’erano. La loro espulsione dalla società europea, al cui sviluppo contribuivano come qualunque altro cittadino, fu decisa non secondo criteri oggettivi, ma in base a una valutazione meramente soggettiva del legislatore. Chi promulgò le leggi razziali individuò in modo del tutto arbitrario negli «ebrei» una categoria di soggetti da colpire, limitando la loro capacità giuridica, e così impedendo loro, intanto, di studiare, lavorare e partecipare alla vita sociale, per poi deportarli e ucciderli.

Corso «Il mondo in cinque giorni»Al contrario, se parliamo di stranieri, nessun cittadino, di qualunque appartenenza, ha un diritto costituzionalmente garantito di trattenersi sul territorio di uno Stato estero. La condizione di straniero si fonda sulla cittadinanza, che è un criterio oggettivo, non una valutazione soggettiva. Si accede al territorio di uno Stato estero se si ha il visto d’ingresso, oppure senza visto, se ci sono accordi specifici tra gli Stati. Si va all’estero persino senza mostrare i documenti, se fra il nostro Stato e gli altri vi sono accordi di libera circolazione, come avviene all’interno dell’Unione europea. Ma non può esistere un diritto costituzionale a entrare e trattenersi sul territorio di uno Stato estero, come esiste invece per circolare nel proprio Stato, di cui si è cittadini. Lo Stato deve conoscere e amministrare chi entra e si trova sul suo territorio, per garantire la sicurezza pubblica: perché sicurezza significa libertà, per tutti.

Se lo straniero è perseguitato nel suo Paese, ha diritto d’asilo all’estero, secondo norme precise, e può ottenere protezione anche in numerosi altri casi. Lo straniero che viene in Europa a cercare lavoro deve farlo nei modi e nei limiti previsti dalle leggi sulla migrazione economica. Lo straniero che viola o aggira le norme di ingresso e si trattiene illegalmente sul territorio, deve essere espulso: con le eccezioni previste, questa non è disumanità e non è un rastrellamento, è applicazione della legge che protegge noi tutti, persino lo straniero stesso, tutelandolo dagli abusi a cui sarebbe esposto come clandestino.

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Queste elementari considerazioni di diritto basterebbero a capire quanto sia improprio cogliere la tragica vicenda delle persecuzioni contro gli ebrei, tirarla per la giacchetta e usarla per dare fragili spiegazioni del presente, come se questo fosse la ripetizione del passato per necessità storica. Per lo stesso motivo, per non cadere nello storicismo, dovremmo evitare di usare troppo i termini fascismo o nazismo per spiegare alcuni fatti di oggi, anche se sembrano ricordare ciò che accadde allora. Non vedremo ritornare gli Starace e i Goebbels, gli stivaloni delle SS e le cravatte infilate tra i bottoni delle camicie nere; potrebbero arrivare, invece, altre persone e altri fatti. Calpesteranno lo Stato di diritto, ma non li riconosceremo, se ci aspetteremo dei nuovi Hitler e Mussolini con i loro balconi e le loro grida.

La storia non si ripete mai uguale e non va verso una metà prefissata: quanto sarebbe comodo, se fosse così. Ma allora perché dobbiamo studiarla? Proprio perché la Storia ci insegna che nulla sarà mai uguale, e che, per questo motivo, di fronte ai fatti dobbiamo fare la fatica di comprenderli per ciò che sono, o sono stati, punto. Dobbiamo studiare le deportazioni degli ebrei durante la seconda Guerra mondiale per ciò che furono, e onorare la memoria delle vittime; dobbiamo studiare i fatti di oggi per ciò che sono, e agire per guidarli, poiché abbiamo il privilegio di essere presenti.

La Storia serve a ricordarci che siamo uomini in cammino. Come dice un celebre motto spagnolo: No hay caminos, hay que caminar, non ci sono sentieri, c’è da camminare. E’ nostra responsabilità decidere oggi e ogni giorno in quale direzione muovere il prossimo passo. Non illudiamoci che il mondo sia un comodo, eterno film che abbiamo già visto.

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