La crisi estiva italiana sullo scenario russo

La crisi di governo estiva in Italia
Roma | © Thimo van Leeuwen

L’insolito cambio di governo estivo in Italia è stato generalmente spiegato con motivazioni interne. Anche i commentatori più attenti non facevano che affastellare ipotesi. Il quadro cambia se si considerano i rapporti con la Russia. Esistono alcune certezze che è utile annotare a futura memoria. Una crisi difficile da spiegare razionalmente diventa più chiara, se si osserva lo scenario internazionale.


L’insolito cambio di governo in Italia in pieno agosto viene normalmente spiegato con motivazioni interne. E’ necessario fare alcune considerazioni guardando allo scenario internazionale, in particolare a quello russo-italiano.

Sono personalmente certo, per come conosco quello scenario, che l’apertura dell’inattesa crisi di governo in Italia sia stata una conseguenza dello stillicidio di rivelazioni sui rapporti Lega-Russia iniziato ai primi di luglio. Tuttavia, non posso fondare un’analisi su mie convinzioni personali. Per avere elementi, dovrei leggere le corrispondenze intercorse fra Roma, Milano e Mosca tra fine giugno e metà agosto. Salvo sorprese, ciò non sarà possibile. Esistono, però, alcune certezze che ritengo utile annotare a futura memoria.

Una scelta irrazionale

Nel primo governo presieduto da Giuseppe Conte, Matteo Salvini occupava una posizione di potere invidiabile per qualunque politico. Dirigeva di fatto il governo italiano, pur senza esserne presidente e senza che il suo partito ne fosse componente maggioritaria. Poteva attribuirsi i successi e scaricare sugli altri i fallimenti. Ancora nei giorni precedenti la crisi erano stati approvati provvedimenti cari all’ex Ministro dell’interno: la maggioranza, pur rissosa, sui capitoli importanti teneva.

E’ opinione di molti commentatori italiani che Matteo Salvini, aprendo la crisi, volesse conquistare una maggioranza per governare da solo. Salvini non appare né particolarmente intelligente né istituzionalmente colto, ma è guidato da notevole astuzia. Difficilmente ignorava che aprire una crisi non avrebbe comportato elezioni automatiche e non gli avrebbe garantito senza rischi un potere superiore a quello che già di fatto esercitava, anzi poteva escluderlo dai giochi. Altri affermavano che Salvini avrebbe aperto la crisi per non affrontare le conseguenze economiche dei provvedimenti governativi, o per affrontarle da una posizione di comando assoluto.

Anche i più attenti commentatori italiani, nelle settimane più calde della crisi, non facevano altro che affastellare ipotesi. Meravigliavano, in particolare, i tempi e i modi della crisi. Lo stesso Salvini, nel suo vaniloquente intervento al Senato il giorno della caduta del governo, non ha saputo indicare, per la sua condotta, una ragione sulla quale si possa esercitare un giudizio logico. La sua non è stata una scelta razionale. Inoltre, anche uomini di partito a lui vicini hanno affermato che il Ministro ha deciso la crisi in sostanziale solitudine.

Le notizie dalla Russia

Dev’essere successo qualcosa, tra il sette e l’otto agosto, che ha convinto Matteo Salvini a compiere un passo che sapeva disperato, «o la va o la spacca.» L’otto agosto, il sito americano BuzzFeed, già autore a inizio luglio delle rivelazioni sulle trattative Lega-Russia per l’eventuale acquisto di petrolio, ha pubblicato un elenco di viaggi a Mosca dell’emissario leghista Gianluca Savoini misteriosamente non comparenti sui registri del Ministero dell’interno russo. Complici le vacanze, in Italia la notizia è passata quasi inosservata. La spiegherò meglio con un prossimo articolo.

Se si fosse trattato di normali viaggi lavorativi o personali, che Savoini avrebbe mille motivi legittimi per compiere, perché farli sparire dai registri ufficiali? Qual era la finalità di quelle decine di voli fantasma? O forse Savoini aveva uno status diplomatico particolare, ma, in questo caso, perché e quale, visto che non è funzionario di Stato? Lo stesso otto agosto, Salvini ha aperto all’improvviso la crisi di governo.

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La fonte primaria delle rivelazioni sui rapporti Lega-Russia pubblicate dai giornalisti di BuzzFeed, Bellingcat e The Insider non può che trovarsi all’interno di alti circoli governativi o dei servizi di sicurezza russi. Ritengo assai probabile che Salvini fosse informato preventivamente di queste fughe di notizie. Qualche fedele appartenente al cerchio magico che gestiva intorno a lui i rapporti Italia-Russia, mettendo in ombra persino il Ministero degli esteri, deve averlo avvertito prima dell’otto agosto, dicendogli qualcosa di simile: «Matteo, dopo aver messo in giro la questione delle trattative sul petrolio al Metropol, adesso i russi hanno tirato fuori la storia dei viaggi di Savoini non registrati. L’articolo sta per uscire su BuzzFeed. Muoviti, fai qualcosa di grosso per convincere i russi che ci stiamo dando da fare e che, se non stiamo facendo tutto quel che avevamo detto, è colpa degli altri. Altrimenti, chissà cosa salta ancora fuori.»

L'Italia vista dalla Svizzera nei sei mesi più delicati della sua storia recente
«L’Italia vista da fuori» – Il libro di Luca Lovisolo sull’Italia

Se nei cassetti del Cremlino ci siano ancora carte imbarazzanti sui rapporti Lega-Russia e quali, noi non lo sappiamo; forse non lo sanno neppure i dirigenti di secondo livello della Lega. Se a Mosca c’è ancora qualcosa di indicibile, Salvini, lui sì, forse lo sa e sa che deve fare di tutto per far cessare le rivelazioni. Lasciamo aperta questa ipotesi e concentriamoci sui dati certi.

Cosa si aspetta il Cremlino

Non sappiamo se la Russia ha versato anche denaro, per sostenere i due partiti italiani al governo fino a inizio agosto (ricordiamo che anche il Movimento 5 stelle ha solidi legami moscoviti). Lo diranno le indagini. Certo è che la Russia investe da anni un enorme capitale di comunicazione, cooperazione e credibilità politica su questi due partiti italiani, che sono diventati la punta di diamante di Mosca in Europa e hanno fatto dell’Italia l’unico Paese europeo governato da una maggioranza filorussa. Dei due, la Lega è il più esperto ed efficace.

Se anche da Mosca non fossero fluiti denari, fra esponenti italiani dei partiti in questione e ministeri, media tradizionali e social, partiti, singoli parlamentari, ideologi e politologi russi esiste una rete di contatti molto attiva. Seguire i media di Stato russi e gli spostamenti dei politici italiani in Russia e viceversa è un buon modo per rendersi conto dell’entità di tale coinvolgimento. E’ tutto pubblico e documentato, non si tratta di attività segrete o complotti.

La Russia si impegna in questo modo affinché forze politiche europee come la Lega e suoi simili operino per ottenere tre risultati: 1) la revoca delle sanzioni economiche inflitte a Mosca dopo l’annessione della Crimea nel 2014 e il sostegno ai separatisti dell’Ucraina orientale, con l’acquisizione come fatto compiuto del controllo russo su tali regioni ucraine e sulle regioni della Georgia che Mosca occupato militarmente nel 2008; 2) una costante azione di disturbo e indebolimento dell’Unione europea, con contemporanea diffusione nell’opinione pubblica di sentimenti favorevoli alla Russia; 3) il distacco dei Paesi europei dalle alleanze occidentali e il loro avvicinamento alla Russia, nel quadro del progetto Eurasia, la costruenda entità politico-economica che deve assicurare il controllo di Mosca da Vladivostok a Lisbona, includendo Caucaso e Asia centrale (ne parlo >qui).

Queste non sono supposizioni, ma processi politici scritti nero su bianco e in pieno svolgimento da almeno una dozzina d’anni, benché poco noti a chi non segue le cose russe. I partiti filorussi italiani, e la Lega in particolare, sono parte di questo costrutto. Lo confermano anche, se ve ne era bisogno, le registrazioni dei colloqui di Gianluca Savoini a Mosca trapelate a luglio. Se anche le forniture di petrolio e le rispettive tangenti non fossero effettivamente avvenute, la contropartita che la Lega offriva a Mosca vi è pronunciata a chiare parole: l’asservimento dell’Italia alle mire geopolitiche della Russia.

I fatti e non-fatti

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Dal punto di vista italiano, il primo governo Conte ha ottenuto importanti risultati, su questo cammino, purtroppo molto negativi per il Paese. Ha mostrato senza pudori il suo calore verso Mosca, ha paventato con un documento (sciaguratamente approvato anche dalle opposizioni) l’introduzione di una valuta parallela all’euro (mini-BOT, ne parlo >qui e >qui) e la ricondotta della Banca nazionale sotto il controllo governativo; si è allineato a Mosca sulla situazione in Venezuela, spezzando il fronte europeo; ha aderito in solitaria al progetto cinese della Nuova via della seta (>qui), indebolendo la posizione negoziale dell’Unione europea; ha tempestato le cancellerie del mondo con dichiarazioni ambigue sul posizionamento internazionale dell’Italia. L’elenco potrebbe continuare. Questi atti non hanno slegato l’Italia dalle sue alleanze tradizionali, ma ne hanno gravemente compromesso la già traballante credibilità.

Dal punto di vista russo, invece, questi risultati sono del tutto insufficienti. Le sanzioni non sono state revocate, l’Italia non ha lasciato né l’Unione europea e l’euro né la NATO, nessun ministro italiano ha messo piede in Crimea per dare un riconoscimento tacito alla sua annessione (Salvini, però, a Mosca, nell’ottobre 2018, aveva fatto dichiarazioni quanto meno ambigue in tal senso, riconoscendo implicitamente come russi i morti dell’eccidio di Kerč’, avvenuto pochi giorni prima in una scuola della Crimea occupata, ne parlo >qui e nel mio libro L’Italia vista da fuori, >qui).

Gli errori di Mosca

Mosca ha sbagliato, perché ha sopravvalutato le possibilità di ottenere questi esiti in tempi brevi. Benché l’opinione pubblica italiana sia già largamente ben disposta verso la Russia, distaccare la Penisola dalle sue alleanze postbelliche richiede almeno qualche anno di lavoro, sempre che ci si riesca.

Putin e il suo regime vengono presentati da taluni come eccellenze strategiche: non è così, o non sempre. I russi, anche nelle sfere governative, dimostrano spesso una visione vaga e distorta dell’Occidente, non meno nebulosa di quella che noi occidentali abbiamo del loro Paese. Sulla scena internazionale, Putin ha commesso più di un errore di valutazione, anche vicino a casa sua, a partire dall’idea di impossessarsi in poche battute dell’intera Ucraina sudorientale. Si è visto retrocesso nel ridotto Crimea-Donbass, che ora non può mollare per ragioni di prestigio politico.

Per il progetto Eurasia, in Europa Mosca ha scommesso su politici dialetticamente abili, ma poco efficaci in concreto: Heinz-Christian Strache, in Austria; la signora Le Pen, in Francia, caduta come un dilettante nel dibattito presidenziale contro Emmanuel Macron; non meglio è andata in Germania e Olanda, dove i partiti filorussi contano anche molto, soprattutto a livello regionale, ma non riescono a essere decisivi.

Anche il fronte italiano si sta rivelando deludente, dalla prospettiva russa. L’ipotesi più condivisa è che per spronare i cavalli italiani, visti i magri risultati, Mosca abbia cominciato a far uscire con il contagocce informazioni sui rapporti fra Lega e Russia, secondo il motto: o vi date da fare, o diciamo tutto, e guardate che non scherziamo. Non sappiamo se e cosa potrebbe ancora uscire dalle gole profonde del Cremlino, perciò dobbiamo fermarci all’ipotesi. Gli indizi convergenti verso questo scenario, però, sono molti. Non sappiamo cosa accadrà, ma meglio tenerli a mente.

Le prospettive

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Facendo cadere il governo alla «o la va o la spacca,» Matteo Salvini si è assunto un rischio che non può essere valutato solo dalla prospettiva della politica interna italiana. Verso Mosca, la mossa lo ha tolto comunque da un’impasse. Se avesse ottenuto e vinto le elezioni, non avrebbe più avuto alibi di fronte al Cremlino, che lo avrebbe diretto come una marionetta verso gli obiettivi programmati. E’ invece andato in minoranza ed è uscito dall’esecutivo: ora ha un argomento per giustificare dinanzi ai russi di non essere in grado di fare ciò che loro si attendono e si sfila almeno temporaneamente dalle loro pressioni.

Non sappiamo ancora quali conseguenze avrà questo sviluppo sulla fiducia e sul sostegno politico da parte di Mosca. E’ possibile che Salvini pensi di capitalizzare consenso interno durante il secondo governo Conte, particolarmente facendo leva sull’argomento più caro a lui e ai russi: le migrazioni. Se riuscirà a risorgere dalle ceneri, molto dipenderà dall’atteggiamento di Mosca nelle relazioni con il suo partito.

Uno dei pochi momenti di lucidità della replica di Salvini al Senato alla caduta del primo governo Conte è stato un chiaro messaggio ai russi: la Lega vuole, «per noi e per i nostri figli,» un’Italia slegata dall’Unione europea e dall’euro. Sono, quasi alla lettera, le stesse parole dette dall’emissario leghista Savoini al Metropol di Mosca, quando negoziava petrolio offrendo in cambio l’assoggettamento della Penisola ai progetti di Mosca, assicurando che la Lega è il partner giusto allo scopo.

Non è certo che l’uscita della Lega dal governo italiano modifichi a fondo il quadro. Resta al potere uno dei due partiti con saldi legami moscoviti, anche se con forme diverse da quelli della Lega. Tale partito esprime ora il Ministro degli esteri, la cui nomina lascia perplessi per molti motivi, e un sottosegretario agli Esteri, riconfermato, noto alle cronache per aver tenuto un discorso al congresso di Edinaja Rossija, il partito di Vladimir Putin, e per i suoi contatti con parlamentari e politici russi. L’altro partito oggi in coalizione ha una posizione più europeista e atlantista, ma tale orientamento non sembra condiviso da tutti i suoi esponenti.

Non sono mancate, anche di recente, situazioni in cui il Partito democratico italiano ha preso posizioni filorusse piuttosto sorprendenti, ad esempio votando la riammissione della Russia al Consiglio d’Europa, dal quale Mosca era stata esclusa dopo l’aggressione all’Ucraina. Hanno fatto scalpore, qualche mese fa, convinte e imbarazzanti dichiarazioni di un suo noto esponente parlamentare sulla vicenda ucraina. L’attrazione verso il Cremlino non si ferma alle frontiere dei partiti. Vedremo i fatti.

Per come conosco la situazione russa, questo è lo scenario direttore sul quale si è aperta la crisi di governo italiana, se guardata nella prospettiva generale. Su questo palcoscenico possono essersi svolte numerose controscene, si possono addurre motivi compatibili e pretesti plausibili di natura interna, dalla brama personale di potere alla questione economica. Di questi, per mia fortuna, sono esonerato dall’occuparmi.

8 commenti

  1. Alessandro di Nepi Finzi

    Sempre riflessioni non banali e interessanti. Prezioso!

  2. La tesi è sicuramente originale, certamente è innegabile che tra Lega e Russia putiniana vi siano visioni politiche comuni, così come tra Lega e la parte trumpista degli Usa e, per certi aspetti, quasi per proprietà transitiva, è altrettanto difficile non vedere un filo comune tra la politica del presidente americano e quella del suo omologo russo; tuttavia le giuste (ed innegabili) considerazioni sul legame Lega-Mosca mi sembrano essere utilizzate in maniera forzata per giustificare la crisi di governo estiva. Innanzitutto mi pare errata la premessa che vede Salvini come attore protagonista delle ultime vicende di politica italiana […] Allo stesso modo, in politica estera, la posizione di Salvini sulla questione venezuelana era pro-Guaidò (infatti non capisco come mai nell’articolo si faccia passare la posizione pro-Maduro e filo russa come quella dell’intero governo) […] Per quale motivo, dal punto di vista russo, avrebbe avuto senso far leva in maniera così forte sulla parte leghista […] invece di premere sul M5S, che conta il doppio dei parlamentari? […] Sicuramente sarebbe stato chiaro persino agli alleati moscoviti della Lega che un ritorno ad elezioni sarebbe stato difficile, e pertanto con la loro azione di pressione avrebbero di fatto facilitato un ritorno nella maggioranza parlamentare del PD, che sicuramente non ha interessi filo-russi, in special modo sul tema ucraino relativo sia alle sanzioni sia alla legittimità dell’intervento russo. […] Con questo lungi da me l’elogiare la strategia politica della Lega, tuttavia volevo esporLe la mia visione.

    • Rispondo in breve al Suo commento, che ho dovuto tagliare per esigenze di sintesi.

      – Si può discutere all’infinito sul ruolo di Salvini nella politica italiana, ma per chi segue le vicende russe lo scenario sul quale si è sviluppata la crisi di governo estiva è chiarissimo e non abbisogna di molti altri orpelli.

      – Sul Venezuela i parlamentari della Lega, sia nella votazione in Europa sia in quella avvenuta nel parlamento italiano pochi giorni dopo sullo stesso tema, hanno votato tutti secondo il dettato di Mosca, mentre Salvini diceva il contrario per tranquillizzare elettorato interno e cancellerie internazionali. Non bisogna farsi portare fuori dalle dichiarazioni verbali, bisogna avere la pazienza di analizzare ciò che accade nei parlamenti e chi vota cosa.

      – La Russia non ha scelto di puntare sulla Lega o sul M5S: ha lavorato dietro entrambi. E’ quest’ultimo che si è rivelato meno coerente e lineare, rispetto agli obiettivi russi, sebbene in maggioranza relativa. La Lega, inoltre, esiste da ben prima e ha rapporti con la Russia da quando il M5S non esisteva o non incideva. Il partito di Salvini, infine, ha una struttura in grado di gestire i rapporti con Mosca, che ruota essenzialmente intorno all’Associazione Lombardia-Russia capeggiata da Savoini. Tutto ciò manca al M5S, i cui rapporti con Mosca sono affidati più a relazioni individuali.

      – Alle Sue considerazioni sulle vicende interne russe non posso nemmeno rispondere, poiché rivelano ben scarsa conoscenza di quella realtà. Non bisogna cadere nella tentazione di giudicare scenari di altri Paesi applicando le logiche di casa propria.

      – Il fatto che inchieste e rivelazioni sui rapporti Lega-Russia vengano pubblicate da testate non italiane è un brutto segno per la stampa della Penisola. Non bisogna dimenticare, però, le inchieste de l’Espresso e il lavoro di Jacopo Iacoboni, quest’ultimo per quanto riguarda i rapporti tra Russia e Movimento 5 stelle.

      – La posizione del PD ufficialmente è atlantista e filo occidentale, ma al suo interno, come ho scritto, convivono posizioni nettamente filorusse, anche sulla vicenda ucraina, e da parte di esponenti di rilievo. Nel suo complesso, dietro le dichiarazioni ufficiali, la posizione del partito sui rapporti con Mosca non è affatto ben definita. Ancora una volta, non bisogna lasciarsi sviare dalle dichiarazioni ufficiali.

      Resto sempre meravigliato di come in Italia si spendano fiumi di parole a spiegare fatti politici con alchimie interne, ignorando totalmente ciò che accade intorno. L’Italia è parte di un gioco che coinvolge tutta l’Europa e che si determina non a Roma o a Bruxelles, ma a Mosca. Come ho già scritto, non sono fatti segreti, complotti o ipotesi. Avviene tutto alla luce del sole, basterebbe aver voglia di studiarlo. Può darsi che con il nuovo governo a Roma cambi qualcosa, o forse no, ma lo scenario che determina gli equilibri europei oggi è l’asse Vladivostok-Lisbona. O ci si decide a studiare e contrastare ciò che sta accadendo da questa prospettiva, o ci accorgeremo di esserci incaprettati quando ormai sarà troppo tardi. Meno parole, più studio.

  3. Claudia Calogero

    Un’analisi precisa e illuminante. Grazie

  4. Io stessa sottovalutavo la gravità della situazione finché non ho letto i Suoi articoli. E dopo la loro lettura, vedo le vicende riguardanti la politica italiana con occhi diversi, idem il modo di porsi nei loro riguardi da parte della gente comune.

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