Caso Lega-Russia, le novità dell’estate

Caso Lega-Russia, gli aggiornamenti estivi
Mosca, centro città | © Jean Colet

L’aggiornamento sugli sviluppi estivi delle inchieste sui presunti finanziamenti Lega-Russia. I viaggi dell’esponente leghista Gianluca Savoini che non compaiono sui registri del Ministero degli interni russo dove sono iscritti i cittadini stranieri che entrano ed escono dal Paese. Identificati i negoziatori russi presenti al tavolo delle trattative al Metropol: le loro identità sono rivelatrici.


Ecco il promesso aggiornamento sugli sviluppi estivi della vicenda riguardante i presunti finanziamenti Lega-Russia, culminata nella rivelazione di trattative svoltesi all’hotel Metropol di Mosca, avvenuta nelle prime settimane di luglio. La distrazione delle ferie e gli eventi politici interni italiani d’agosto hanno in gran parte oscurato questi fatti, che sono tuttavia importanti per comprendere quello scenario.

Le stesse fonti dalle quali erano emerse le prime rivelazioni hanno segnalato, nei primi giorni d’agosto e proprio in coincidenza con l’apertura della crisi di governo (più dettagli >qui), che il medesimo emissario del partito Lega – Salvini premier, Gianluca Savoini, già protagonista delle trattative al Metropol, si sarebbe recato a Mosca ben 14 volte nel 2018 e tre volte nei primi tre mesi del 2019. Il dato, per sé, significa poco: Savoini presiede un’associazione d’affari Italia-Russia e ha una moglie russa, perciò può avere molte ragioni lecite, professionali e personali, per recarsi in Russia una volta al mese e anche più.

L’interesse del dato risiede nel fatto che questi viaggi dell’esponente leghista, stando all’inchiesta, non compaiono sui registri del Ministero degli interni russo nei quali vengono iscritti i cittadini stranieri che entrano ed escono dal Paese. Chiunque sia stato in Russia conosce la procedura. Serve un visto d’ingresso, che si ottiene prima di partire e solo su invito di un ente o cittadino russo (la norma vale anche per il più banale soggiorno turistico, con limitatissime eccezioni). Giunti in frontiera, si compila una «carta d’immigrazione» e l’addetto inserisce immediatamente a terminale i dati del viaggiatore entrante. Una parte della carta d’immigrazione si trattiene nel passaporto e servirà al funzionario della frontiera d’uscita a registrare che lo straniero ha lasciato il territorio russo.

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Nel caso dei citati viaggi di Savoini, queste registrazioni o non sono state compiute o sono state cancellate successivamente. Non risulta che l’interessato abbia uno status diplomatico particolare che potrebbe permettergli l’ingresso in Russia fuori dalle procedure ordinarie.

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Si può perciò ritenere che i viaggi di Savoini siano avvenuti su interessamento di qualche funzionario apicale del governo o dei servizi segreti russi, di rango sufficientemente alto da poter intervenire sui sistemi informatici dello Stato. Le finalità di tali viaggi dovevano essere tali da suggerire di cancellare ogni segno della presenza dell’esponente della Lega in Russia, manomettendo nientemeno che i registri del Ministero dell’interno. Se si fosse trattato di normali viaggi d’affari o di famiglia, perché rimuoverne le tracce?

I voli di Savoini sono però rimasti registrati negli archivi della compagnia aerea Aeroflot, da lui utilizzata per i voli. I giornalisti di BuzzFeed, di Bellingcat e del sito russo The Insider, che hanno condotto l’inchiesta, sono entrati in possesso dei dati Aeroflot e hanno potuto incrociarli con quelli dei registri dell’immigrazione, scoprendo così il mancato riscontro. Inoltre, durante numerosi di quei viaggi, Savoini ha pubblicato interventi sui suoi profili pubblici in Internet. I suoi post confermano la sua presenza in Russia in date nelle quali il suo nome non comparirebbe nei registri ufficiali.

Ciò, secondo l’inchiesta, non riguarda solo i detti viaggi del 2018 e 2019, ma decine di voli di Savoini in Russia negli ultimi cinque anni. In più occasioni Savoini era accompagnato da Claudio d’Amico, stretto collaboratore di Matteo Salvini al Ministero dell’interno italiano. Questo stato di cose getta nuove ombre sulle relazioni fra la Lega e Mosca, nel quadro dello spostamento delle alleanze internazionali dell’Italia dall’Europa verso la Russia, per la realizzazione del «progetto Eurasia» escogitato dall’ideologo del Cremlino A.G. Dugin, del quale parlo in precedenti articoli (>qui).

A inizio settembre si è avuto un ulteriore e importante sviluppo delle inchieste. Sono stati identificati i negoziatori russi presenti al tavolo delle trattative Lega-Russia al Metropol. L’accertamento dell’identità degli interlocutori russi dice molto. Non è una nuova soffiata, ma è frutto del certosino lavoro d’indagine svolto dai giornalisti dei già citati siti d’inchiesta, che hanno identificato con strumenti scientifici le voci dei protagonisti e incrociato altre informazioni. Due dei tre nominativi sono stati resi pubblici: si tratterebbe di Andrej Jur’evič Charčenko e di Il’ja Andreevič Jakunin.

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Sono uomini vicini al filosofo e politologo Aleksandr Dugin, anima del progetto Eurasia; hanno nel contempo legami con noti personaggi del sistema di potere russo. La conoscenza dei nominativi conferma tre cose, già chiare, ma per le quali sinora mancava una prova regina:

1) Non sappiamo se la vendita di petrolio che avrebbe dovuto fruttare introiti illeciti alla Lega in cambio dell’assoggettamento dell’Italia all’influenza di Mosca, oggetto degli incontri al Metropol, sia avvenuta o no, ma i nomi dei protagonisti da parte russa dicono che la trattativa, anche se non andata in porto, era giunta ad altissimi livelli di potere, appena fuori dalla porta dello studio di Vladimir Putin.

2) Aleksander Dugin, oltre al suo ruolo di ispiratore culturale della politica estera russa, sembra essere ben al corrente anche delle negoziazioni per sostenere i partiti occidentali funzionali alla realizzazione delle sue strategie politiche. Dugin viene citato negli audio delle conversazioni al Metropol come persona informata, i soggetti coinvolti hanno con lui stretti rapporti.

3) La cerchia di persone che si occupa di queste relazioni è molto ristretta: che si parli degli incontri al Metropol, di inchieste sul reclutamento di miliziani filorussi per l’Ucraina o dell’organizzazione di appuntamenti politico-propagandistici, i nomi coinvolti sono sempre gli stessi e corrispondono a persone legate fra loro da relazioni operative e personali. Forse un giorno farò il conto esatto, ma se si leggono le inchieste sui rapporti tra partiti italiani filorussi (Lega e Movimento 5 stelle) e funzionari di Mosca, si compone una cerchia di forse dodici, quindici persone, non di più. Sono queste a essere decisive, su un capitolo che tocca la collocazione internazionale dell’Italia e non solo.

Sempre fronte Italia-Russia vi è poi una terza novità, venuta in chiusura d’estate. A metà settembre è stato fondato in Italia un nuovo partito politico, capeggiato da un giovane filosofo noto agli italiani come commentatore politico televisivo, ma in realtà molto vicino proprio ad Aleksandr Dugin e facente parte della stessa cerchia di individui. Vi sono anche foto che ritraggono lui, Dugin e Savoini insieme, in diverse occasioni.

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E’ presto per fare considerazioni su questo nuovo soggetto politico, ma con la sua fondazione l’Italia ora non è più solo il primo Paese europeo a essere stato governato da una maggioranza dichiaratamente filorussa, è anche il primo a ospitare un partito politico apertamente ispirato dall’ideologo del Cremlino.

Dugin, ci si può attendere, lo guiderà di fatto da dietro le spalle del proprio discepolo italiano. Gli sviluppi delle prossime settimane diranno di più.

2 commenti

  1. Conto sulla debolezza intellettuale dei personaggi implicati. Qui imperversano intellettuali poco intelligenti e comici che non fanno ridere: pericolosi ma senza futuro, malgrado gli scarsissimi anticorpi italiani. Magari la Francia ci prestasse Enthoven!

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