Ucraina: attacco a centrale nucleare e media russi

Černobyl’, parco della rimembranza | © Luca Lovisolo
Černobyl’, parco della rimembranza | © Luca Lovisolo

Le fonti a mia disposizione confermano che l’attacco russo alla centrale nucleare di Zaporožje (Ucraina centrale) non ha compromesso la sicurezza. I valori di radioattività sono normali. Sono stati colpiti edifici destinati ad attività di formazione e amministrazione. Gli elementi noti indicano che l’attacco sarebbe volontario, non accidentale. La reazione dei media russi.


Sebbene non siano stati intaccati i reattori, secondo gli esperti una centrale nucleare può rappresentare un pericolo non solo se vengono colpiti i reattori stessi, ma anche se si interrompe l’alimentazione elettrica delle pompe di raffreddamento. Tutto indica che il Cremlino è pronto a qualunque azione, pur di conseguire i suoi obiettivi militari. L’attacco a una centrale nucleare comporta rischi ai limiti dell’autolesionismo, per la Russia.

I notiziari russi di questa mattina non hanno riferito dell’attacco alla centrale. Nelle ore successive hanno poi commentato il fatto, attribuendolo agli ucraini. Proseguono con la retorica che ho descritto nell’intervento precedente.

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In un riquadro a fianco del presentatore del telegiornale, questa mattina passavano immagini di militari russi che distribuivano acqua e viveri, con la scritta: «Distribuzione di aiuti umanitari alla popolazione ucraina.» Le immagini venivano presentate come una diretta, si trattava in realtà di un video in ripetizione continua. Le riprese, a quanto si evinceva da alcune scritte sui muri, sembravano girate nel territorio della repubblica separatista di Doneck.

Nella notte, in coincidenza con l’attacco alla centrale nucleare, in Russia sono state ulteriormente limitate le possibilità di accesso all’informazione non governativa. I canali in lingua russa di BBC e Deutsche Welle, ma anche la radio «Eco di Mosca,» già soggette a limitazioni, hanno visto oscurare anche il loro siti Internet. Sono stati ancor più limitati e poi messi fuori rete Facebook e Twitter. Il governo russo sapeva che l’attacco alla centrale nucleare avrebbe suscitato molta eco nei media occidentali. Previene in questo modo che la notizia filtri in Russia via Rete.

Queste limitazioni vengono spiegate ai russi come lotta contro la falsa informazione. Sul canale Rossija24, un deputato del parlamento russo (Duma) spiegava che è in corso una guerra generalizzata dei media internazionali contro la Russia, che a suo dire sarebbero tutti concentrati nel diffondere false notizie su una guerra attribuita alla Russia. Ciò giustificherebbe l’oscuramento dei canali esteri e l’elaborazione di una legge apposita, per «mantenere la sicurezza e la tranquillità» nel Paese.

I russi, pertanto, sono sempre meno informati di quanto sta accadendo. Nei giorni scorsi la corrispondente da Mosca della rete televisiva France24 confermava che i suoi conoscenti russi, quando diceva loro che la Russia stava bombardando Kyiv e altre città ucraine, reagivano come a uno scherzo, senza credere alla notizia, anche di fronte all’evidenza.

Legga anche: La mia analisi completa allo scoppio della guerra Russia-Ucraina

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