Politici italiani su crisi russo-ucraina

La Russia ha annunciato un parziale ritiro delle truppe dai confini con l’Ucraina. Ciò indicherebbe un allentarsi della tensione, ma sinora nessuna fonte indipendente conferma un ripiegamento sul terreno. Prima di scrivere, aspettiamo. Intanto, qualche lettore chiede di commentare le uscite di due politici italiani sulla «crisi ucraina.»

Sono politici di rilievo, specialmente una, con un retroterra di attivismo ed esperienze di governo. Non rispondo in dettaglio a queste prese di posizione: darò un unico elemento di valutazione per ciascuna. Ho risposto una sola volta a un esponente politico, sull’argomento: quando fui invitato a riferire alla Commissione esteri della Camera dei deputati italiana, il presidente della Commissione, On. Piero Fassino, replicò al mio intervento. Risposi allora con un articolo ancora visibile sul mio blog, per chi vuole («Bielorussia, Naval’nyj, Ucraina, capire le radici»). In quel caso la risposta era doverosa, trattandosi di un dialogo diretto e istituzionale. Per il resto, non ha senso instaurare polemiche ad personam. Questi episodi, però, aiutano a orientarsi.

Uno dei due politici in questione ha diffuso via Twitter un documento sulla «crisi ucraina,» compilato in seno al suo partito. A fianco di imprecisioni e falsi storici, vi si citano gli accordi di Minsk, dicendo che avrebbero permesso di «porre fine alla guerra in Crimea.» La guerra di Crimea si è svolta tra il 1853 e il 1856. Forse, l’autore si riferisce all’annessione della penisola da parte della Russia (2014). Gli accordi di Minsk, però, non contengono riferimenti alla Crimea; anzi, questo è uno dei loro punti deboli più evidenti. Chi ha scritto il documento all’interno di quel partito non ha letto gli accordi di Minsk e non ne conosce il ruolo nel conflitto in corso. Eppure, dal 2015 sono un punto centrale del contendere.

La seconda persona è stata invece intervistata da uno dei maggiori quotidiani italiani. Dopo alcune considerazioni più condivisibili sul ruolo dell’Europa, si inoltra in valutazioni errate sulle azioni della NATO a Est e afferma che l’Ucraina avrebbe «una parte rilevante della popolazione russofona e russofila.» Vero che una parte di ucraini parla russo, gravemente falso e fuorviante, invece, che gli ucraini di lingua russa siano anche filorussi. Questa affermazione può farla solo chi non conosce l’Ucraina e i suoi abitanti.

Questi strafalcioni non sono riconducibili a diverse e possibili interpretazioni. Si tratta di falsi oggettivi, che alterano la comprensione dei fatti. Sono dovuti a pregiudizi e a non conoscenza della materia sulla quale gli interessati si esprimono pubblicamente. Eppure, tali bislacche prese di posizione raccolgono plausi e diffusione da un’opinione pubblica priva di elementi di giudizio e felice di incensare i peggiori regimi autoritari del nostro tempo.

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