Muore Michail Gorbačëv: chi era, oltre il mito

Muore Gorbacev: chi era e cosa fece
Mosca, metropolitana | © Alberto Nuno

E’ morto Gorbačëv: chi era e cosa fece, oltre la sua immagine consolidata in Occidente. La valutazione della sua opera è molto diversa tra Occidente e Paesi dell’Est Europa. Diverso anche il ricordo tra Russia, Paesi ex sovietici e Stati dell’Europa orientale. Per ciascuno di essi Gorbačëv rappresenta un volto diverso della loro toria. La durezza con cui affrontò la questione etnica. I limiti della riforma economica.


È deceduto il 30 agosto a Mosca Michail Sergeevič Gorbačëv, ultimo capo di Stato dell’Unione sovietica e protagonista della riforma detta perestrojka. Aveva 91 anni.

In Occidente è osannato come colui che aprì l’Unione sovietica al mondo. L’immagine di Gorbačëv si oscura quando ne parlano i cittadini non russi dell’ex Unione sovietica: per loro è l’ultimo rappresentante del potere imperiale di Mosca. Precipita tra i russi: i più giovani potrebbero dirvi che non sanno chi è; gli adulti e anziani ricordano che Gorbačëv aveva suscitato entusiasmo, per alcune libertà mai conosciute prima. Poi, però, raccontano le tragedie economiche del suo governo e il senso di spoliazione seguito alla fine dell’URSS.

Gorbačëv arriva a Mosca negli anni Settanta da Stavropol, nella Russia meridionale. Sale al potere nel 1985. È laureato in legge, perciò diventa uno dei capi di Stato più colti di tutta la storia sovietica. Nonostante ciò, basta che apra bocca perché si capisca da dove viene: l’accento della sua regione, influenzato dalla parlata ucraina, emerge impietoso anche nei discorsi ufficiali.

Morto Gorbačëv: chi era e cosa fece – il disastro di Černobyl’

La fine dell'Unione sovietica
Il racconto in video della fine dell’URSS – di Luca Lovisolo

Il 26 aprile 1986 esplode un reattore della centrale nucleare di Černobyl’. È molto avvincente, sentire il racconto di quelle ore dalla voce di Gorbačëv. I ricordi di altri protagonisti non corrispondono sempre ai suoi, però. Impone che a Kyiv si svolga comunque la parata del primo maggio, ma il livello di radiazioni non è compatibile con una manifestazione all’aperto. Il governo ucraino tenta di assumere un ruolo, nella gestione della catastrofe, ma da Gorbačëv arrivano gli stessi silenzi del passato.

La riforma dell’economia è un pantano. Il rilancio delle cooperative causa corruzione e svendita del patrimonio produttivo. Invece di spingere sulla produzione di beni di prima necessità, Gorbačëv investe sull’industria dei macchinari. Il risultato sono negozi sempre più vuoti e una popolazione sempre più nera.

Di fronte alla questione etnica, Gorbačëv registra un insuccesso bruciante. Federalista solo sulla carta, il sistema sovietico non tollera le diversità etniche. Dai Baltici al Caucaso, i popoli non russi si ribellano. Gorbačëv fa intervenire l’esercito, si contano i morti e feriti. La guerra in Ucraina, oggi, è l’onda lunga di quella prepotenza, che rimonta a Pietro il Grande.

Nell’agosto del 1991 un colpo di Stato fallisce per un soffio. Il progetto di riforma diventa carta straccia. Gorbačëv si dimette il 25 dicembre. L’unione sovietica non c’è più.

La forza di Gorbačëv si capisce quando si ascoltano i suoi discorsi. Arringa assemblee di uomini di partito più vecchi di lui di venti, trent’anni. Lo guardano con gli occhi di sangue, perché sta smontando i loro privilegi. Ci voleva coraggio, a parlare così a quelle assemblee.

Morto Gorbačëv, chi era e cosa fece lo dice la sua opera, fatta di parziali successi e tragici errori. La lezione che lascia è il suo coraggio. Servirebbe anche ai russi di oggi, di fronte ai loro tiranni, ma sembra che l’abbiano dimenticata.

Sulla figura di Gorbačëv ricordo, dal 13 settembre, la mia serie di video-racconti «1991: fine dell’Unione sovietica» – >Tutti i dettagli qui.

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2 risposte

  1. Ciao Luca hai perfettamente ragione. Io «Gorby» l’ho conosciuto in un’occasione speciale e per pochi minuti.

    Mi dispiace molto che sia morto, ma forse è meglio così. Certi personaggi avranno poi dopo morti la valutazione delle future generazioni di studiosi. Per lui ci sarà un grande ricordo ed un riconoscimento globale. Perché parlare di perestrojka o di glasnost’ ora è difficile. Meglio che il nuovo zar non infanghi la memoria di personaggi come lui e il suo amico (Papa Giovanni Paolo II). Sennò staremmo sempre col muro davanti. Se non fosse per quei due.

    Io li ho conosciuti tutti e due, privilegio non da poco perché il Papa veniva in vacanze da noi per anni ed era un personaggio straordinario. Era l’ospite che incontravamo tutti in completa discrezione e privacy. L’altro lo incontrai perché venne in visita in Valle e gli organizzai un fantastico concerto insieme a Rostropovič. I due erano amici. Mi sembra tutto ciò una settimana o due prima della caduta del Muro…. per cui ho le mie idee. Ma certo che è meglio che Putin non ci vada al suo funerale. Sarebbe oltraggioso oltre che di cattivo gusto.

    1. Ciao Emanuela,

      Grazie per i tuoi bei ricordi, che riportano anche me ad anni passati e di cui abbiamo memorie comuni. Tempi e uomini diversi…

      A presto
      Luca

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