Conferenza di Lugano sull’Ucraina: panoramica

Conferenza di Lugano sull'Ucraina: verso la ripresa guardando al dopoguerra
Montagne svizzere | © Eberhard Grossgasteiger

La Conferenza di Lugano sull’Ucraina appartiene a un genere non nuovo. Un esempio, per una situazione molto diversa, fu la conferenza sulla Somalia, tenutasi a Londra nel 2012. Un gruppo di Paesi e istituzioni internazionali si raccoglie intorno a un Paese disastrato e lo guida verso una ricostruzione regolata. Garantisce il controllo sugli aiuti e sugli obiettivi.


Questo intervento è una sintesi della lunga intervista che ho reso sull’argomento al quotidiano svizzero Il Corriere del Ticino. La versione integrale è uscita il 7 luglio e si trova >qui (accesso riservato agli abbonati al quotidiano).

Lo scopo di queste conferenze è mettere nero su bianco percorsi e cronoprogrammi di ricostruzione, secondo un principio di «programmazione e controllo costante.» La conferenza di Lugano sull’Ucraina (sito ufficiale >qui) è il seguito di una serie iniziata nel 2017 e che oggi cambia pelle, a causa della guerra.

Tra i punti qualificanti vi è la forte presenza dell’Unione europea. Altro aspetto è la richiesta di una crescita equa, che mette in risalto una differenza rispetto al recupero dell’Ucraina dopo la fine dell’Unione sovietica, quando gli oligarchi approfittarono del disordine legislativo ed economico per impossessarsi di industrie e sistemi bancari. Il programma discusso a Lugano parla esplicitamente di «deoligarchizzazione» del Paese e di applicazione di norme antitrust che rispondano allo standard europeo.

Conferenza di Lugano: Ucraina e integrazione europea

La fine dell'Unione sovietica
Il racconto in video della fine dell’URSS – di Luca Lovisolo

Vi è poi l’integrazione dell’Ucraina nelle catene del valore europee e nelle reti di conoscenza, informazione e istruzione. Se si guarda alle priorità, si osserva che la difesa resta al primo posto. La minaccia russa resterà strutturale, per l’Ucraina, fatto che venne sottovalutato nei primi anni post-sovietici, quando, per non infastidire il vicino russo, l’Ucraina praticò una politica di difesa e sicurezza sottotono.

Seguono i capitoli dello sviluppo dei settori chiave dell’economia ucraina, come la metallurgia, la metalmeccanica, l’informatica e l’agricoltura. Altro punto che comunica quanto sia importante l’avvicinamento all’Ue è l’eliminazione dei cosiddetti «colli di bottiglia» tra Ucraina ed Europa: ammodernamento delle vie di comunicazione e risoluzione di problemi logistici.

Per la ricostruzione, la Conferenza di Lugano sull’Ucraina stima, a oggi, un fabbisogno di 750 miliardi di dollari. Restano una cifra indicativa, poiché la guerra è ancora in corso.

Per la Russia, la Conferenza di Lugano è un segnale che un nucleo decisivo di una quarantina di Stati occidentali, europei ed extraeuropei, resta saldamente fedele alla causa ucraina. L’incontro smentisce le attese di Putin, che sperava in una progressiva disaffezione dell’Occidente.

Secondo taluni la Conferenza di Lugano sull’Ucraina non avrebbe suscitato sufficiente attenzione, presso la stampa internazionale e le maggiori autorità. Le conferenze di questo genere puntano a esiti concreti: è preferibile che vi prendano parte rappresentanti direttamente coinvolti, anziché grandi nomi della politica e del giornalismo.

Così è stato. Si vedranno ora le prossime tappe, sull’ambizioso cammino tracciato a Lugano.

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