Allargamento NATO Svezia e Finlandia: chiariamo

Allargamento della NATO a Svezia e Finlandia: analisi
Allargamento della NATO a Svezia e Finlandia: anomalie e timori insensati | Ombra di uomo armato (© Jonathan Stutz)

L’allargamento NATO a Svezia e Finlandia: anche Stoccolma depositerà la richiesta di adesione, l’annuncio ieri. Ne ho parlato nei giorni scorsi a «Zapping» su Radio 1 RAI. Ho usato un’espressione da approfondire: «salita sul carro del vincitore.» Nelle relazioni internazionali, non è un semplice modo di dire. Indica un’alterazione di equilibri che può causare altre situazioni di conflitto.


La «salita sul carro del vincitore» (in inglese: «bandwagoning») designa una modifica di alleanze a favore del vincitore di un conflitto (qui la registrazione del mio intervento radio a >Zapping). Se due gruppi di Stati si scontrano, al termine alcuni Stati del gruppo perdente possono ritenere conveniente aggregarsi al gruppo vincitore, anziché restare fedeli al perdente.

Ciò altera la situazione di equilibrio precedente, se esisteva, e può causare un nuovo conflitto. Il gruppo vincitore potrebbe attaccare e inglobare ciò che resta del gruppo perdente (lo spiego meglio nel mio corso «Capire l’attualità internazionale» >qui).

Allargamento NATO: un esempio di «bandwagoning»

Il libro di Luca Lovisolo
sulla strategia russa in Europa

Un chiaro esempio di «salita sul carro del vincitore» è l’allargamento della NATO alla fine della Guerra fredda. Desiderosi di liberarsi dall’influenza della Russia, i Paesi dell’Est Europa alleati di Mosca insistettero per aderire alla NATO e all’Ue. Se, prima, tra i due blocchi vi era un sostanziale equilibrio di potenza, con la «salita sul carro del vincitore» di così tanti Stati dell’Europa orientale l’equilibrio si è alterato a sfavore della superstite Russia.

Qui ha buon gioco d’inserirsi la propaganda del Cremlino: la NATO, sempre più forte, starebbe per aggredire la Russia per inglobarla nel tanto temuto Occidente. L’adesione di Finlandia e Svezia, non da ex alleati di Mosca ma da una posizione di neutralità, rinfocola questa tesi.

L’allargamento della NATO costituisce sì un’anomalia; che ciò metta in pericolo la Russia, però, è logico solo all’apparenza. Non si registra alcun tentativo della NATO di molestare la Russia. L’aggressione non corrisponde allo scopo statutario della NATO, anzi: alla Russia sono state offerte ampie opportunità di cooperazione. Il Consiglio Russia-NATO, costituito nel 2002, ha ridotto il livello di attività dal 2014, inizio delle ostilità russe in Ucraina, ma gli incontri sono continuati sino al 12 gennaio 2022 (>qui). Nel dicembre 2021, la Russia ha ancora partecipato a manovre navali congiunte con unità NATO e di altri Paesi dell’Indo-pacifico. Affermare che la NATO minaccerebbe la Russia è del tutto pretestuoso.

Ciò non cancella la problematicità dell’allargamento: questa, però, deve preoccupare gli europei, non i russi. L’Alleanza si estende in Europa, ma la guida resta sbilanciata a favore degli USA. L’Europa, per mancanza di iniziativa, non ha sviluppato un centro politico unitario in grado di equilibrarla, dopo la «salita sul carro del vincitore» di tanti Paesi europei.

La Russia, da parte sua, anziché lamentare pericoli inesistenti, dovrebbe chiedersi perché così tanti Stati che aspirano a una moderna società aperta si allontanano il più possibile dalla sua influenza.

Legga anche: Guerra in Ucraina: cinque errori dell’Occidente

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