Africa e noi

Dopo il Mali, anche il vicino Burkina Faso è caduto vittima di un colpo di Stato, la settimana scorsa. Ieri è stato segnalato un tentativo di golpe nella Guinea-Bissau, dato per fallito questa mattina. Anche la Guinea-Konakry ha visto salire al potere un regime golpista, nel settembre 2021. Cresce il nervosismo dell’Africa occidentale, punta di un continente che sembrava lasciarsi alle spalle decenni di dittature.

Mali e Burkina Faso attirano la maggiore attenzione. I fatti ci riguardano perché quell’area è un crogiuolo del terrorismo internazionale e vi transitano i flussi migratori verso il Mediterraneo. I colpi di Stato in questi due Paesi avvengono per l’incapacità dei governi di garantire sicurezza, di fronte al terrorismo jihadista. Contro ogni aspettativa, l’ascesa dei militari è bene accolta dalla popolazione. Altro elemento è che i cambi di regime favoriscono l’influenza della Russia.

Missioni militari della Francia e altri Paesi dovevano addestrare gli eserciti locali a combattere il terrorismo. Oltre all’impegno economico, solo in Mali la Francia ha perso più di 140 soldati. Tuttavia, il portavoce del governo maliano ha invitato la Ministra della difesa francese a tacere, parole dure ha detto anche il Ministro degli esteri. Ieri, il Mali ha invitato l’ambasciatore francese a lasciare il Paese. Eppure, era stato proprio il governo del Mali a chiedere l’aiuto dei soldati europei, allora accolti con entusiasmo. Dopo il colpo di Stato, la Francia ha ritirato gran parte del suo contingente. Soldati danesi e norvegesi, che dovevano atterrare in Mali nei giorni scorsi, sono stati indotti con toni persuasivi a rinunciare. Nel Paese, intanto, è confermata la presenza della milizia privata russa Wagner e si susseguono forniture di armi da Mosca.

Nel Burkina Faso i toni sono meno accesi, ma durante le dimostrazioni a sostegno dei militari sono comparse, a fianco di quelle nazionali, bandiere russe. I governi africani si abbandonano spesso alla retorica nazionalista, giustificabile sino a un certo punto con il loro passato di colonie, ma poco realista. Cacciare i soldati europei, per poi affidarsi alle milizie russe, non ha senso. Quei Paesi non paiono in grado di combattere da soli i terroristi e sembrano preferire il patteggiamento. A ciò si aggiungono le lotte intestine per il controllo del territorio e delle sue risorse. I miliziani russi si autofinanziano dividendo con i caporioni locali le ricchezze del territorio: per Mosca, significa imporre la propria influenza in Africa (e non solo) a costo quasi zero; per i dirigenti africani significa avere a fianco milizie di pochi scrupoli che proteggono i loro business, dividendo fraternamente gli utili.

Con i militari europei questi compromessi non sono possibili, con i miliziani di Mosca sì. A ritirarsi, ancora una volta, è l’Occidente, sempre criticato da chi, forse, non ha ancora capito da che parte sta davvero il male.

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