La morte di Kravčuk e Šuškevič: cosa significa

La morte di Leonid Kravčuk e Stanislav Šuškevič: scompaiono a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro due protagonisti del periodo post-sovietico.
Mosca, Cremlino: simboli delle ex repubbliche sovietiche nel Palazzo di Stato | © Luca Lovisolo

La morte di Leonid Kravčuk e Stanislav Šuškevič: scompaiono a pochi giorni l’uno dall’altro due protagonisti della transizione post-sovietica. Il 4 maggio è mancato Šuškevič, a capo della Bielorussia nell’ultimo periodo sovietico e nei primi anni dell’indipendenza. Il 10 maggio lo ha seguito Kravčuk, dal 1991 primo presidente dell’Ucraina indipendente. Erano nati entrambi nel 1934.


Due protagonisti della storia recente che suscitano giudizi divergenti. La diversità delle opinioni è dovuta alla loro trasfigurazione, da uomini del sistema sovietico a promotori dell’indipendenza dei loro Stati. Stanislav Šuškevič era un apprezzato docente di fisica dell’Università di Stato della Bielorussia. Tenne corsi anche all’estero, dalla Polonia agli Stati uniti.

Entrò in politica come rappresentante dell’Università bielorussa, con le prime elezioni semi-libere volute nel 1989 da Michail Gorbačëv (i deputati vennero eletti non per pluralismo di partiti politici, allora inesistente, ma come espressione di istituzioni sociali e culturali).

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Il passaggio dall’ordine sovietico a quello costituzionale moderno fu tormentato, in Bielorussia: Šuškevič fu capo dello Stato de facto nell’ultimo periodo comunista e lo rimase dal 1991 al 1994, anno in cui perse le prime elezioni presidenziali a favore di Aleksandr Lukašenko, tuttora al potere. Nel 2007 e nel 2011 fu nominato alla candidatura al Premio Nobel per la pace

Leonid Kravčuk, da aviatore mancato a capo dell’Ucraina

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Leonid Kravčuk raccontava che il suo sogno era diventare aviatore, ma fu scoraggiato e indirizzato allo studio dell’economia all’Università di Kyiv. Entrò nel Soviet supremo della Repubblica sovietica ucraina e proseguì la carriera politica all’ombra del più celebre Vladimir Ščerbickij, per poi ascendere al vertice del Partito e del Soviet. Era celebre per la sua conoscenza enciclopedica degli scritti di Lenin.

Il 1. dicembre 1991 fu eletto capo dello Stato nelle prime elezioni post sovietiche, in cui gli ucraini votarono allo stesso tempo per confermare l’indipendenza dell’Ucraina dall’URSS ed eleggerne il primo presidente. Nel 1994, contestato, perse la presidenza alle elezioni anticipate. Kravčuk è rimasto attivo sino all’ultimo, nella vita pubblica del suo Paese. Dal 2020 al febbraio 2022, nominato dal presidente Zelenskij, ha guidato il gruppo di contatto per l’attuazione degli accordi Minsk, decaduti con l’inizio della guerra.

L’8 dicembre 1991 Kravčuk e Šuškevič firmarono, insieme al presidente russo Boris N. El’cin, l’accordo che costituì la Comunità degli Stati indipendenti. Segnarono così la fine di fatto dell’Unione sovietica. Le loro memorie raccontano un momento cruciale della storia d’Europa e spazzano via le illazioni e fantasie che tanta storiografia, anche italiana, ha costruito su quei fatti.

Le figure di Leonid Kravčuk e Stanislav Šuškevič resteranno esposte ai giudizi più diversi, ma va loro riconosciuto di aver guidato con saggezza i loro Paesi verso l’indipendenza. Non era un cammino scontato. Le loro vite si spengono mentre tuonano le bombe di Putin, la storia dell’Unione sovietica non vuole morire.

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