Di cosa si lamentano i russi con Putin

La Linea diretta fra Putin e i cittadini russi
Matrëška | © Julia Kadel

La Linea diretta con Vladimir Putin si tiene ogni anno a inizio estate. Le lamentele che i cittadini portano alla Linea diretta televisiva con il presidente si ripetono uguali ormai da anni e sono uno specchio della Russia di oggi. E’ importante cogliere lo spirito di questo evento, che coinvolge cittadini da tutto il Paese. Alle domande sulle relazioni internazionali, le risposte di Putin sono molto significative.


La Linea diretta con Vladimir Putin, tenutasi quest’anno il 30 giugno, è stata un’efficace rappresentazione della Russia di oggi (chi vuole vederla in lingua originale, la trova >qui). Quest’anno, a causa della pandemia, in studio erano presenti solo due giornaliste e Putin stesso. Il dialogo con i cittadini avveniva via audio o video, sia in diretta sia con messaggi registrati in precedenza. Nei dieci minuti di collegamento che hanno preceduto l’inizio della trasmissione, i giornalisti riempivano il tempo vantando l’eccellenza tecnica dei mezzi utilizzati per far convergere sul World Trade Center di Mosca gli appelli dei cittadini, dagli angoli più remoti della Russia, smistati da uno stuolo di operatori volontari con la mascherina e ingabbiati in postazioni separate da plexiglass anticontagio. Lo studio in cui si trovava Putin era dietro un largo portone chiuso, segnalato da un vistoso nastro-barriera di colore rosso.

La Russia non cambia. Le lamentele che i cittadini portano alla Linea diretta con Putin si ripetono uguali ormai da anni e trasformano questo rito di prima estate in una tragicomica replica di se stesso. Se non fosse per le domande sulla pandemia, la TV avrebbe potuto ritrasmettere qualunque edizione della Linea diretta degli anni scorsi, pochi lo avrebbero notato. Se i temi si ripetono, è importante invece cogliere lo spirito di questo evento. La Linea diretta dura quattro ore: bisogna durar la pazienza di seguirla tutta, per capire gli umori, più che il merito delle questioni. Se ne ottiene una fotografia piuttosto varia della Russia nella sua sconfinata estensione.

I cittadini pongono a Putin le domande più diverse. Ci sono i pompieri che chiedono un aumento di stipendio; si segnalano differenze anomale nei prezzi degli alimentari nei supermercati; una coraggiosa signora sulla sessantina, sfidando le autorità locali che l’avevano ammonita a non farlo, si collega con il presidente per lamentare che dal tetto della scuola del suo comune piove sugli scolari – un classico della Linea diretta, l’edilizia scolastica fatiscente. Gruppi di cittadini denunciano strade che si allagano come fiumi, inefficienze amministrative e – ancora un tormentone della Linea diretta, ogni anno – il carente smaltimento dei rifiuti. I provvedimenti che vanno sotto il bizzarro nome di «riforma dell’immondizia» (мусорная реформа) non funzionano. Tutti gli anni i cittadini mandano alla Linea diretta immagini di discariche chilometriche di rifiuti non smaltiti che giungono fin sotto le loro case.

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Agguerrite casalinghe si collegano in video dai loro divani pastello, sullo sfondo di tappezzerie demodé a fioroni, quelle che da noi usavano negli anni Settanta. Protestano per l’aumento vertiginoso dei prezzi degli immobili e dell’edilizia, per molte famiglie contrarre un mutuo o fare lavori di ampliamento diventa impossibile; altre denunciano che la condotta principale del gas passa a poche centinaia di metri dalle loro case, ma non riescono a farvisi allacciare se non pagando cifre astronomiche ai gestori. La realizzazione della tubatura sino al confine della proprietà privata, risponde dettagliatamente Putin, deve avvenire senza spese per il cittadino: chi se li prende, allora, quei soldi?

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Molti problemi dipendono dall’inerzia dei governi regionali. Putin ascolta, prende nota, promette che parlerà con il governatore Tale, solleciterà il ministro Talaltro, scuoterà dal sonno il caporione distrettuale Nonsochì, appisolatosi forse mentre contava le pecore di qualche sperduta fattoria siberiana, come Čičikov contava i contadini defunti dei possidenti, nelle Anime morte di Gogol’, per truffare la pigra amministrazione zarista.

Questa è la Linea diretta con Vladimir Putin: sempre uguale, eppure mai noiosa, come la Russia intera. C’è sempre un Korov’ev che compare inspiegabilmente dietro una porta sigillata e intorta un mite compagno Nikanor Ivanovič, che da annoiato amministratore di un condominio sulla Sadovaja si ritrova trasformato, tra la sorpresa generale, in un pericoloso trafficante di valuta straniera. Se non esistesse la Russia, non esisterebbero neppure i personaggi della sua letteratura, che vivono ancora tutti, oggi, dietro ogni angolo di strada, lottando contro i cumuli di rifiuti, il gas che non arriva, i governanti inefficienti.

Non tutto è andato liscio, quest’anno. I collegamenti Internet con le varie regioni erano spesso carenti; per lunghi minuti il sito delle TV di Stato, che trasmetteva la diretta, è risultato inaccessibile. In taluni momenti Putin è parso in difficoltà, lo si è sentito più volte salutare e provare a interloquire con cittadini che in realtà intervenivano con messaggi registrati. Ricordava un po’ certi vecchietti di un tempo, che rispondevano ai presentatori della TV, ignari che di là dello schermo nessuno poteva sentirli.

Dagli interventi dei cittadini è emersa ancora una volta l’enorme discrepanza tra la vita nelle grandi città, in particolare Mosca, San Pietroburgo e poche altre, e quella nelle campagne e nei centri minori. Una divaricazione materiale e culturale che ha profonde radici storiche nella Russia imperiale e che l’economia pianificata del regime comunista non ha saputo risolvere. Questa è la realtà con la quale bisogna fare i conti, quando si parla di Russia, non applicare frettolosamente i criteri di giudizio occidentali.

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Sulla pandemia, non è chiaro come Putin possa vantare che tutto sta andando per il meglio, mentre le vaccinazioni segnano il passo e nelle grandi città russe si registra un aumento verticale di contagi e decessi. Ho già parlato in articoli precedenti della diffidenza dei russi verso il vaccino «Sputnik V» (che molti fantasisti vorrebbero propinare anche a noi europei, mentre i russi stessi lo rifiutano). Aggiungo solo la considerazione, di fulminea efficacia, formulata da un medico russo un po’ più libero degli altri, ripresa nei giorni scorsi da un notiziario francese: i russi vedono che l’industria del loro Paese non è in grado di produrre nemmeno un’automobile di qualità, perché dovrebbero credere che sia in grado di produrre un vaccino di cui fidarsi?

Mentre i cittadini lamentano problemi concreti quotidiani, ai quali Putin risponde con le sue promesse, quando giungono domande sulle relazioni internazionali le risposte sono molto estese e confermano i principi di sempre. Secondo Putin, gli Stati uniti, che volevano un mondo unipolare, sono stati sconfitti, oggi la Russia è un interlocutore obbligato; coloro che sostengono l’indipendenza dei loro Paesi dalla Russia, come gli ucraini o i georgiani, agiscono spinti dal cuore, ma non dall’intelligenza; le acque intorno alla Crimea sono russe, chi prova a entrarci, come hanno fatto gli inglesi, è un provocatore e guerrafondaio che ignora la volontà del popolo della Crimea di annettersi alla Russia.

È la consueta serie di surreali dissertazioni sui rapporti di forza globali, sulla storia e sul diritto internazionale, che culmina nella ripetuta affermazione secondo cui russi e ucraini sarebbero un unico popolo. A questa osservazione ha risposto poche ore dopo, con puntuale ironia, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelens’kyj: se davvero ucraini e russi fossero un sol popolo, oggi in Russia si pagherebbe con la grivna, la valuta ucraina, non con il rublo, e sul Cremlino sventolerebbe la bandiera ucraina gialloblù, non il tricolore russo. La Storia, infatti, attesta l’esistenza del popolo ucraino molti secoli prima di quella del popolo russo. Perciò, se un unico popolo slavo si fosse davvero esteso da Leopoli a Vladivostok, sarebbe quello ucraino, non quello russo, arrivato assai dopo. Carta canta.

Ma questi sono dettagli, e Putin, si sa, pensa in grande. Nei giorni scorsi ha pubblicato un articolo nel quale tenta di spiegare il suo concetto di unità fra russi e ucraini. Non è il primo articolo storico, firmato da Putin, Anche questo presenta una visione distorta, fatta di mezze verità e omissioni, in perfetto stile propagandistico. E’ straniante, vedere un presidente che scrive bislacchi articoli di storia, mentre il suo governo non riesce a smaltire i rifiuti nelle città di provincia e a far arrivare le condutture del gas alle case dei cittadini. L’articolo di Putin sull’Ucraina ha suscitato reazioni scandalizzate, presso gli storici professionisti e i commentatori, fuori dalla Russia. E’ improbabile che raccolga critiche all’interno della Russia stessa, però, perché una disposizione costituzionale e una recente legge nazionale vietano la diffusione di tesi contrarie alla «verità storica.» La verità, manco a dirlo, è quella promossa dal regime.

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La risposta più significativa sulla politica estera russa, durante la Linea diretta, Putin l’ha data a un ascoltatore che chiedeva lumi sullo stato attuale delle relazioni di Mosca con il resto del mondo. Putin ha riconosciuto le difficoltà, ma ha aggiunto che gli equilibri del pianeta stanno cambiando e perciò verrà il momento in cui le visioni muteranno. Poche altre frasi fotografano con tanta immediatezza l’atteggiamento della Russia di oggi verso il resto del mondo: noi facciamo quel che ci pare, prima o poi sarete costretti ad accettarlo.

Putin sa che il motto rebus sic stantibus, «poiché le cose stanno così,» l’accettazione degli stati di fatto, nel diritto internazionale può avere una potenza imbattibile. Basta portar pazienza e, tante volte, il più prepotente la vince. Con questa risposta, forse improvvisata ma più significativa che mai, proprio perché non studiata, Putin ha messo in luce anche l’estrema debolezza dell’Occidente, che lo lascia fare e gli dà ragione per fatto concludente.

Una Russia che digrigna i denti verso l’esterno, costruendosi un’immagine surreale del mondo che la circonda; governata da un presidente ventennale che mostra segni di stanchezza e sembra vivere in una bolla in cui la pandemia è in via di scomparsa, mentre i morti aumentano. Intanto, per entrare in casa, in molti luoghi i cittadini fuori dalle grandi città devono attraversare strade allagate e scavalcare cumuli di rifiuti, sempre che quelle case riescano ancora a comprarsele; portano i loro figli in scuole dai tetti forati e, se vogliono il gas, devono pagare soldoni per delle tubazioni che dovrebbero essere gratuite, mentre le connessioni Internet traballano e nei supermercati i prezzi impazzano.

Questa è la Russia che esce dall’interminabile Linea diretta con Vladimir Putin, non solo nella Linea diretta di quest’anno pandemico, ma da anni a questa parte, ogni inizio estate. «Так было, так есть и так будет всегда!» – «Così era, così è e così sarà per sempre!,» dice la quinta strofa dell’inno nazionale russo.

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