Україна 1.10, Leopoli – Crimea, en passant…

Con l’aria di chi chiede un’informazione qualunque mi rivolgo alla ragazza seduta dietro al banco della reception del mio albergo, che mi sembra una tipa sveglia, e le chiedo, in russo: «Scusi, dovrei andare in Crimea, a Sebastopoli. Come posso fare?» In realtà non ho modo di andare a Sebastopoli, anche se lo farei, per vedere com’è la vita nella Crimea appena «annessa» dalla Russia e dallo status giuridico incerto; in questo momento ci sono pochi altri posti al mondo in cui uno che si occupa di relazioni internazionali vorrebbe assolutamente andare. Voglio vedere, però, come una persona qualunque di qui reagisce citando la Crimea, ma senza fare domande dirette, che potrebbero offendere o colpire negativamente.

Risposta: «Di qui parte un treno al giorno, ma arriva a Simferopoli, per andare a Sebastopoli deve poi prendere l’autobus. Alla “frontiera” Le chiedono il passaporto.» Mentre dice la parola frontiera imita, piegando l’indice e il medio, il segno delle virgolette. «Ci vuole il visto? – aggiungo – Per adesso no, La fanno passare senza.»

Nel segno delle virgolette imitato mentre dice frontiera e in questo per adesso no c’è una lezione di diritto internazionale e tutto il sentire di quella persona verso la situazione di questo Paese, e della Crimea in particolare. La frontiera c’è, ma non è riconosciuta né dall’Ucraina né da gran parte del resto del mondo, solo dalla Russia e qualche suo amico, perciò è una frontiera fra virgolette; il visto non ci vuole, poiché per i Russi introdurre l’obbligo del visto per entrare in Crimea sarebbe ancora un passo troppo lungo sul piano giuridico internazionale, anche se teoricamente potrebbero farlo, perciò non si sa sino a quando si potrà passare senza.

Ecco perché fatico a capire i giornalisti, o almeno molti di essi. Forse, uno di loro avrebbe chiesto a questa signorina, magari in inglese: «Cosa si prova a vivere in un Paese diviso, con un vicino gigantesco che pretende di entrarti in casa, mentre in altre regioni si combatte e si muore?» In realtà, se si vuole sapere come stanno le cose, ci sono mille modi per capirlo, anche con una domanda qualunque, indiretta, fatta passando in fretta davanti a una reception. Dalla mimica e dal linguaggio della sorridente impiegata, che, nel suo bel russo senza inflessioni, fa nient’altro che il suo lavoro di darmi un’informazione turistica, si capisce il mondo intero. – «Ah, bene, grazie, ci penserò. Buona giornata.»

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