Україна 2.8, Odessa – Stazioni chiese stazioni

Non si capisce l’Ucraina se non si prende un treno per attraversarla diametralmente, come ho fatto oggi, ad esempio, da Kiev a Odessa. A perdita d’occhio, distese di campagna coltivata disabitata, piana o con lievi increspature. Radi villaggi contadini, con le case basse e colorate, le strade in terra battuta, compaiono di quando in quando a lato della ferrovia. Più avanti una vecchina spinge la sua bicicletta carica di sporte lungo la massicciata, non si sa da dove venga e dove vada, in assenza di case tutt’intorno; uomini e animali sparsi pigramente qua e là. Si nota anche la differenza nel tenore di vita, rispetto alle città. La spia è il parco auto: mentre nei centri urbani i modelli circolanti sono ormai del tutto simili a quelli occidentali, in campagna, ai passaggi a livello, si vedono ancora attendere in quantità le vecchie Lada, le Žiguli (che erano le FIAT 124, per chi le ricorda, lievemente modificate, costruite a Togliattigrad), le autobotti e i torpedoni dalle forme goffe e arrotondate, col muso allungato, cimeli di memoria sovietica, persino un carro a cavalli. Quando ci si avvicina a qualcuno dei pochi centri abitati maggiori, il treno passa in stazioni che sembrano chiese, e, nel deserto di un prato incolto a lato dei binari, in mezzo a bassi capannoni agricoli, una stupenda chiesa ortodossa dalle cupole dorate, perfettamente restaurata, sembra far da stazione. Misteri e contraddizioni dell’anima profondamente contadina di questo Paese.

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