Україна 3.5, Char’kov – Intervista involontaria

Eccomi a Char’kov, ultimo avamposto nord-orientale, a 40 km dalla più vicina frontiera con la Russia, circa 200 dall’inizio delle zone di conflitto. Solo Slovjans’k e Sjevjerodonec’k sono è più vicine alle aree di combattimento. Interessante conversazione in treno con un tecnico informatico di qui, che mi spiega il suo punto di vista sulla guerra, vissuta così da vicino. Ancora una volta: la lingua c’entra poco, anche se da noi in Occidente viene spesso presentata come causa del conflitto. Si parlano entrambe, di volta in volta decidi se parlare russo o ucraino a seconda di chi hai davanti, fine del problema.

Piuttosto, mi dice, in qualcuno c’è nostalgia del bel tempo andato, quale per alcuni, soprattutto tra le generazioni più vecchie, era quello dell’Unione sovietica, quando potevi non fare niente e lo Stato ti dava comunque tutto (parole sue). Ai più giovani, lui compreso – sarà sulla trentina – queste cose non interessano. Sono nati e cresciuti già con la nuova mentalità. Tante conferme al quadro che vado facendomi della situazione di questo Paese e delle ragioni del conflitto, più ci vengo e più lo studio. Come pensavo, vi è una parte di conflitto generazionale, ma anche una certa misura di incoscienza.

Qualcuno poi, prosegue il mio interlocutore, a Donec’k e a Lugansk sperava di annettersi alla Russia senza colpo ferire, più o meno come successo in Crimea, territorio che però ha una situazione sociale, politica e istituzionale diversa. Invece si sono trovati in guerra. E’ vero che la Russia appoggia i separatisti, ma le speranze di un’annessione di queste regioni alla Federazione russa sembrano sfumare, intanto però i separatisti hanno preso il potere e si stanno costruendo le loro istituzioni, con l’appoggio di coloro che grazie alla propaganda si erano convinti a sostenerli, mi dice, ma oggi vedono la situazione sfuggir di mano.

Gentilissimo, alla fine si adopera anche per farmi arrivare un taxi («se prendi quelli davanti alla stazione ti pelano»). Funziona, arrivo in hotel con meno di 2 franchi di spesa, che, per la cronaca, compresa la mancia, è la metà di quanto era costato il panino con acquetta in treno (post precedente). Grazie, sono stanchissimo, di cominciare alle sette di sera a studiare i percorsi delle maršrutke di Char’kov (qui, curiosamente, verdi anziché gialle) proprio non ho lo spirito.

Legga anche:  Україна 1.11, Leopoli - Romanzi viventi

C’è poco da fare: quando le persone vedono che ti interessi al loro destino, ti sforzi di parlare la loro lingua, vuoi sapere, capire… ti si aprono davanti come libri. Ecco perché bisogna alzarsi dalla scrivania, venire qui a scalpicciare nella neve, correre anche, seppur limitatamente, qualche rischio, che in un Paese in guerra c’è sempre. Ma non c’è altro modo per conoscere e provare a capire, se non respirare quest’aria, muoversi per queste strade, parlare con chi incontri. Su dieci incontri, nove possono essere insulsi, con gente che allinea sfilze di luoghi comuni, o che non parla affatto, ma poi trovi uno che ti dà la sua chiave, poi un altro in un’altra città ti dà la sua, poi usi i tuoi occhi e la tua testa, vai nei musei, nelle biblioteche, ti sovraccarichi di libri comprati nelle librerie e sulle bancarelle… e pian piano il puzzle prende forma…

«« « Indietro Avanti »

Commentare questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*