Società: succursale, filiale, gruppo…

Rubrica: Terminologia giuridica
Rubrica: Terminologia giuridica

 

Nel linguaggio delle imprese si incontrano spesso termini ai quali è difficile dare, a prima vista, un significato certo. Espressioni come filiale, succursale, gruppo… cosa rappresentano, in quali contesti e linguaggi? Se nella lingua di tutti i giorni molti termini del mondo dell’impresa vengono utilizzati in modo pressoché indifferenziato, nella traduzione di un documento o di un atto societario diventa essenziale saperli distinguere, per comunicare informazioni esatte.

Definiamo intanto l’ambito del quale stiamo parlando: le diverse articolazioni territoriali di un’impresa. Indipendentemente dalla sua natura giuridica, un’impresa ha una sede nel luogo dove svolge le proprie attività ed è iscritta ai registri previsti in ogni Paese (in Svizzera, il Registro di commercio; in Italia, il Registro imprese). I due aspetti possono anche essere distinti: un’impresa può avere la sede legale nel luogo dove è registrata e una sede operativa in un luogo diverso. Questa costellazione è piuttosto diffusa e può rispondere a esigenze di carattere pratico (necessità di dislocare la produzione fuori città e gli uffici amministrativi in centro, ad esempio) oppure di tipo gestionale e fiscale (installare la sede legale presso lo studio che gestisce la contabilità e la sede operativa in un luogo distinto, oppure scegliere l’insediamento in base alle più favorevoli imposizioni fiscali locali, nei limiti consentiti dalla legge).

Ciò che ci interessa qui, tuttavia, sono le sedi secondarie: sorte di «estensioni» che l’impresa apre nel proprio Paese o all’estero, per allargare le proprie attività produttive o commerciali. Tali articolazioni territoriali dell’impresa hanno precise configurazioni giuridiche, che dipendono dal tipo di rapporto che le lega alla sede centrale. Questa precisione, però, sul piano terminologico va spesso perduta, a causa dello stratificarsi di più usi linguistici. Alle definizioni giuridiche si sovrappongono quelle commerciali e, a tutte, si aggiunge il linguaggio comune, causando molta incertezza. Altra difficoltà la procurano le distinzioni tra il linguaggio del diritto tributario (fiscale) e il linguaggio civilistico, che vedono l’attività d’impresa da due prospettive diverse.

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Di fronte alla necessità di trovare il termine giusto per definire una certa articolazione locale di un’impresa, è pericoloso ricercare una corrispondenza nella lingua d’origine. La prima domanda da farsi riguarda piuttosto il tipo di rapporto che esiste tra la sede centrale e l’articolazione locale, in particolare: l’articolazione locale ha una propria personalità giuridica oppure no? In caso affermativo, in che modo sono legate, la sede centrale e l’articolazione locale?

Quale termine corrisponde a cosa? Le fonti legislative aiutano solo in parte a fare chiarezza. In Svizzera, il Codice delle obbligazioni dà della succursale una definizione che la identifica come organizzazione locale di fatto priva di propria personalità giuridica, che può essere dotata di direzione autonoma oppure no, ma resta giuridicamente identificata con la casa madre e deve averne la stessa denominazione (art. 952 CO). L’art. 460 CO sembra considerare il termine filiale equivalente a succursale, poiché lo propone fra parentesi laddove la versione tedesca dello stesso Codice utilizza unicamente il termine Zweigniederlassung e quella francese succursale. Più comunemente, però, per filiale s’intende una società controllata da una capogruppo, ossia provvista di personalità giuridica autonoma, benché legata alla sede principale da rapporti di controllo azionario.

In Italia, la Suprema corte di cassazione si è espressa sul significato del termine sede secondaria, che è quello preferito dal Codice civile italiano per indicare genericamente le articolazioni locali di un’impresa. Secondo il giudizio della Consulta, appunto, il termine sede secondaria è riferito a organizzazioni prive di personalità giuridica autonoma (Cass. 12.1.1979 n. 263), parere ripreso anche nella nota adesiva di F. Santoro in materia fallimentare: Integrazione nel contraddittorio di filiali e succursali (Cass. 25.3.1979 n. 811). Come si vede, i termini filiale e succursale vengono qui considerati equivalenti, accessori alla definizione principale di sede secondaria, distinti unicamente per uso comune o prassi commerciale di ciascuna impresa. Sin qui, le considerazioni sul piano civilistico.

Tutt’altra visione offre il diritto tributario, per il quale, prima delle considerazioni sulla proprietà o sulla direzione di una sede locale, importa se questa costituisca o no una stabile organizzazione, ossia una «sede fissa in cui l’impresa esercita del tutto o in parte la sua attività, in modo continuativo e con finalità economiche,» che pertanto è soggetta a imposizione fiscale. La definizione è dell’OCSE ed è riconosciuta a livello internazionale, per evitare fraintendimenti nelle controversie fiscali fra soggetti situati in Stati diversi e per avere un riferimento terminologico e sostanziale per l’elaborazione dei trattati internazionali contro la doppia imposizione. Da notare che in Svizzera la stabile organizzazione è definita stabilimento d’impresa (es.: OIVA del 27.11.2009), laddove a stabilimento non va dato, evidentemente, il senso di edificio in cui si svolge un’attività produttiva, ma solo il valore di «atto di stabilirsi» di un’impresa sul territorio. A fianco della definizione di stabile organizzazione data dall’OCSE, in vigore nei Paesi occidentali firmatari, ve ne è anche una elaborata dall’ONU, che presenta alcune varianti più favorevoli ai Paesi in via di sviluppo.

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Se l’articolazione locale di un’impresa costituisce un’organizzazione autonoma con propria personalità giuridica, si tratta di definire quali rapporti proprietari e organizzativi la leghino alla casa madre. Può trattarsi di un rapporto tra controllata (sede locale, una o più) e controllante (casa madre), nell’ambito di un gruppo di imprese, dove una capofila possiede la maggioranza di azioni delle controllate. Le società, in altri casi, possono però essere legate unicamente da rapporti contrattuali o di collaborazione operativa. Prima di utilizzare la parola gruppo, perciò, vi è da accertare la natura dei rapporti che legano le diverse società. Oggi la parola gruppo (spesso in inglese, group) si è diffusa per indicare semplici insiemi di imprese che cooperano più o meno regolarmente. Questo uso improprio è dovuto al fatto che l’espressione gruppo fa pensare a un’entità di un certo prestigio. E’ invalsa, perciò, a puri fini di marketing, dimenticando che essa ha un preciso retroterra giuridico. Di rigore, non qualunque insieme di imprese costituisce un gruppo.

Scegliere il termine giusto richiede un approccio ragionato. Le ricadute di un errore di traduzione possono essere notevoli. I rapporti giuridici esistenti fra sedi diverse di una stessa impresa hanno pesanti ripercussioni in materia civilistica, tributaria e fallimentare. La traduzione deve fondarsi su un’accurata analisi del caso specifico, senza farsi fuorviare dagli usi commerciali o dal linguaggio comune, che, spesso, anche in questa materia non descrivono l’effettività dei rapporti giuridici esistenti.

 

8 commenti

  1. Salve Luca,

    mi soffermo sul discorso dell’ambito perché ho una curiosità sulla nuova holding Fiat Chrysler (FCA), creata da poco.
    Com’è possibile che sia di diritto olandese, ma che, come recita il comunicato stampa, “abbia la residenza ai fini fiscali nel Regno Unito, […] questa scelta non avrà effetti sull’imposizione fiscale cui continueranno ad essere soggette le società del Gruppo nei vari Paesi in cui svolgeranno le loro attività.” ?

    Pensavo che residenza fiscale e leale coincidessero, o che comunque si pagassero le tasse dove si svolge maggiormente la propria attività, mentre in UK non mi sembra ci sia neanche un centro di ricerca.

    Grazie

    • Luca Lovisolo

      Buongiorno Fausto,

      Il discorso esula dall’aspetto puramente linguistico, ma, nei limiti di quanto è possibile qui, rispondo alla Sua curiosità. Il diritto che regola il funzionamento della società è quello del Paese in cui la società viene costituita. In questo caso è stata scelta l’Olanda, perché le norme di diritto societario di questo Paese rispondono meglio alle esigenze della famiglia proprietaria per questioni di gestione azionaria, a quanto si è letto sugli organi d’informazione. Altra cosa è il domicilio fiscale, che corrisponde al Paese dove la società svolge la sua attività. La società in questione è la holding del Gruppo FCA, perciò la sua attività non è costruire automobili, ma gestire amministrativamente le azioni e le società del Gruppo, composto da stabilimenti insediati in vari Paesi. Questi stabilimenti, naturalmente, costituiscono a loro volta delle imprese autonome, che pagano le tasse sui loro utili operativi nei Paesi dove si trovano (Italia, Brasile, Polonia…). Poiché queste imprese, però, sono proprietà della holding che ha sede a Londra, il dividendo sulle azioni delle varie società nazionali del Gruppo (che è cosa diversa dal loro utile economico) sarà percepito dalla holding in Inghilterra, che su questi utili pagherà le imposte inglesi, particolarmente favorevoli. Queste costruzioni, se realizzate nei limiti di legge, sono assolutamente legittime e praticamente inevitabili, se un gruppo multinazionale vuole mantenere la competitività internazionale. E’ vero che gli stabilimenti FIAT in Italia continueranno a pagare le imposte in Italia, ma i dividendi sulle azioni delle società che li gestiscono andranno in Inghilterra. Se restassero in Italia, il peso fiscale sarebbe tale da mettere il Gruppo FCA, di fatto, fuori mercato. Non ci sono, poi, solo considerazioni fiscali, ma anche di semplicità amministrativa e operativa. Certo, può dispiacere che l’Italia perda questo introito fiscale, ma sino a quando la Penisola non muterà radicalmente il proprio sistema impositivo e amministrativo, dovrà rassegnarsi a vedere le proprie imprese emigrare, non appena raggiungono una certa dimensione, sotto pena di non essere in grado di competere con il resto del mondo. Attualmente, anziché intervenire sul sistema fiscale e burocratico, per ragioni politiche l’Italia preferisce evidentemente accettare queste ipocrisie. Cordiali saluti. LL

  2. Grazie dell’interessante articolo, che riprende in parte il Suo corso sulle imprese frequentato qualche tempo fa. Mi permetto porle un quesito pratico in questa sede, se è possibile. Proprio oggi sto traducendo una visura del Registro imprese della Repubblica ceca. Si riferisce ad una «sede secondaria» in CZ di una S.r.l. italiana. La denominazione sociale iscritta è “XY – Organizační složka” (ovvero: XY – sede secondaria). Tuttavia, nel riquadro «Forma giuridica» è iscritto «Odštěpný závod zahraniční právnické osoby» (letteralmente: «Stabilimento separato/scorporato/distaccato di persona giuridica estera»). Naturalmente questa sede secondaria non ha personalità giuridica. La precedente disciplina legislativa della Repubblica ceca riuniva sotto l’espressione Organizační složka (sede secondaria) gli «stabilimenti distaccati (filiali).» La nuova normativa invece struttura le unità locali dell’imprenditore come segue: a) stabilimento b) ramo di stabilimento che costituisce una filiale, e c) se la filiale è iscritta nel Registro imprese, si parla di stabilimento distaccato (odštěpný závod). Io sarei propensa a tradurre in entrambi i casi con «sede secondaria,» tuttavia non rileverei la distinzione che invece emerge in ceco. Cosa ne pensa? Grazie.

    • Gentile Luisa,

      Grazie per lo stimolante quesito. Dal mio punto di vista, tradurrei così:
      Organizační složka > Sede secondaria
      Odštěpný závod zahraniční právnické osoby > Filiale di persona giuridica estera

      Il termine «Sede secondaria» indica, in Italia, in modo molto generale, tutte le sedi diverse da quella centrale. «Filiale» (o anche «succursale»), come confermato da una sentenza di Cassazione di qualche tempo fa, indica invece che tale sede secondaria non ha personalità giuridica autonoma, perciò fa al caso Suo. Mancandomi il tempo di verificare le rispettive fonti del diritto, ho reperito su un sito specializzato (>qui) queste affermazioni:

      «Nezakládáte totiž nový subjekt, ale pouze organizační složku vaší společnosti, která je již založena v zahraničí.[…] Z toho vyplývají jistá omezení. Organizační složka nemůže uzavírat smlouvy za zahraniční společnost, protože jako smluvní strana vystupuje vždy zahraniční právnická osoba. Smlouvy, jejichž stranou by byla přímo organizační složka, budou tím pádem neplatné.»

      Il mio ceco ha ormai molte ragnatele, ma questa definizione corrisponde esattamente a ciò che in Italia si definisce appunto «filiale di società estera,» ossia una sede secondaria senza personalità giuridica autonoma. Quando alla distinzione che Lei riporta tra [cit.] a) stabilimento b) ramo di stabilimento che costituisce una filiale, e c) se la filiale è iscritta nel Registro imprese, si parla di stabilimento distaccato (odštěpný závod) [fine cit.] ritengo che si riferisca piuttosto alle articolazioni delle imprese all’interno dello Stato. La questione andrebbe approfondita. In Italia si parla si «sede locale» (diversa dalla «sede secondaria») quando tale sede non ha una propria autonomia direttivo/amministrativa. Bisogna vedere esattamente nel diritto interno ceco cosa c’è dietro a queste tre forme di organizzazione. Come detto, però, trattandosi di un rapporto internazionale, credo che questa tripartizione non sia quella da considerare. Scrivendo «Sede secondaria – filiale di persona giuridica estera» è chiaro che si parla di una sede estera senza personalità giuridica autonoma in Repubblica ceca. Si tratta, d’altra parte, di un caso abbastanza frequente. Cordiali saluti. LL

  3. Volevo sapere se la group e uguale a la S.r.l. Grazie

    • Buongiorno, il termine gruppo (spesso usato in inglese group) non identifica una forma di società, ma l’insieme di più società possedute da una società capofila, detta normalmente holding. Le società facenti parte di un gruppo possono anche essere delle S.r.l., ma è più comune che si tratti di S.p.A., soprattutto per quanto riguarda la holding. Pertanto, quando si legge ad esempio Rossi group, non si tratta di una società singola, ma di un gruppo comprendente più società, che possono essere S.r.l., S.p.A. o anche altre forme. Molte volte, purtroppo, il termine group è usato in modo inesatto, per indicare semplici rapporti di collaborazione o contiguità tra imprese. In questo caso non bisogna dare alla parola group sil suo senso giuridico stretto: indica infatti un semplice insieme di società che collaborano fra loro in qualche forma e non sono necessariamente nelle mani della stessa proprietà. LL

  4. Salve Luca, Abbiamo aperto una succursale a Casablanca. Il nostro commercialista di Casablanca sostiene che è sufficiente la contabilità in Marocco, invece il commercialista di Milano ritiene che ci debba essere una doppia contabilità, italiana e marocchina, con tanto di registrazione fatture e cambio dirham in euro. Vorrei per favore un nostro parere. Molte grazie.

    • Se in Marocco avete aperto una succursale, perciò non una società con personalità giuridica autonoma indipendente, probabilmente hanno ragione tutti e due. Per il fisco marocchino basta la contabilità in Marocco, ma per il fisco italiano serve la doppia contabilità. Si tratta però di una valutazione personale, non posso dare consulenze su casi specifici, non è il mio compito. Se avete dei dubbi, provate eventualmente a sentire un altro commercialista italiano e confrontare le loro tesi. Cordiali saluti e buon lavoro. LL

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