Si dice licenza, autorizzazione, concessione?…

Rubrica: Terminologia giuridica
Rubrica: Terminologia giuridica

 

I provvedimenti della pubblica amministrazione sono caratterizzati talvolta da sottili distinzioni che hanno immediate ricadute nel linguaggio. E’ il caso di tre parole molto comuni, come autorizzazione, licenza e concessione: al primo sguardo, soprattutto le prime due, si presentano quasi come sinonimi. Vediamo, rapidamente, cosa distingue queste tre espressioni.

Con una «autorizzazione» lo Stato rimuove un divieto che ostacola l’esercizio di un certo diritto che si trova già in capo a un cittadino. In nome del diritto costituzionale di libera iniziativa economica, ad esempio, chiunque potrebbe avviare un’attività di ristorazione pubblica. Viste le delicate implicazioni di questa attività per la salute dei cittadini, però, lo Stato dispone di limitare, in questo caso, l’esercizio della libertà d’impresa, vietando l’apertura casuale di ristoranti. Questo divieto viene rimosso solo per chi dimostra di rispettare precisi requisiti professionali e igienici.

L’atto con il quale l’amministrazione pubblica attua questa rimozione di divieto è, nei casi più comuni, la «licenza.» Il termine «autorizzazione» indica pertanto, in generale, la famiglia di provvedimenti con i quali lo Stato elimina una limitazione all’esercizio di un diritto già potenzialmente esistente. «Licenza» è la denominazione specifica dell’atto che produce questo effetto in questo caso. Per essere ancor più precisi, nel dare una «licenza» lo Stato non verifica solo i requisiti richiesti, ma esegue anche una valutazione d’opportunità per l’interesse pubblico: è bene che in quel quartiere, in quella via si apra un ristorante? Questa logica discrezionale era più diffusa nei decenni addietro, quando lo Stato (generalmente attraverso i Comuni) avocava a sé il diritto di pianificare lo sviluppo degli esercizi pubblici sul territorio, secondo una logica di controllo centralizzato delle attività economiche.

Se si pensa particolarmente all’Italia, con le numerose liberalizzazioni intervenute negli anni scorsi lo Stato, in molti settori, non esercita più questa funzione di regia. Un’evoluzione storica che ha una conseguenza anche nel linguaggio: è per questo motivo, infatti, che oggi, in Italia, per l’apertura di un esercizio pubblico è più frequente l’uso del termine generale «autorizzazione,» anziché «licenza.» E’ caduta, infatti, la componente di valutazione di opportunità, che ne motivava l’uso, restando solo la funzione di controllo dei requisiti oggettivi e soggettivi dell’attività. Occorre notare, però, che in molte sedi il termine «licenza» è rimasto in auge per inerzia o per uso consolidato, pur nel mutato quadro sostanziale.

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Un diverso significato ha l’espressione «licenza» applicata alla possibilità di godere di una proprietà intellettuale altrui: un impiego molto frequente avviene nel mondo del software, per chiara derivazione dagli analoghi contratti di Common law. Il termine «licenza» designa in questi casi non un provvedimento di diritto pubblico, ma un rapporto di diritto privato, in particolare una forma di contratto di locazione sui generis.

Con la «concessione,» invece, lo Stato costituisce un diritto in capo a un soggetto che, in via naturale, non lo avrebbe. Un privato, ad esempio, non ha automaticamente il diritto di sfruttare delle acque pubbliche, di una fonte o di un fiume. Può farlo solo se l’autorità preposta gli attribuisce una «concessione.» Quest’atto riguarda moltissime fattispecie, dal trasporto pubblico di linea allo sfruttamento di beni demaniali. La concessione, da parte sua, è abitualmente legata al versamento periodico di una somma di denaro, definita «canone di concessione.»

Anche la «concessione» ha un suo alter ego privatistico: benché non consacrata da una specifica tipologia di contratto, indica un rapporto di collaborazione commerciale in cui un concedente conferisce a un concessionario il diritto di rivendere suoi prodotti su un certo territorio, solitamente in esclusiva e secondo le politiche commerciali del concedente stesso. Si tratta, anche in questo caso, di un rapporto giuridico squisitamente privato (si pensi alla comunissima figura del concessionario nel settore della vendita di automobili).

Come sempre, anche in questo caso è necessario non farsi sviare dall’uso comune, che vede nelle espressioni autorizzazione, licenza e concessione significati quasi indifferenziati. Ancora una volta, bisogna analizzare con attenzione la base sostanziale di ciascun provvedimento – innanzitutto considerando se ci si trovi in presenza di un rapporto di diritto pubblico o privato – tenendo conto, poi, delle inevitabili differenze tra gli ordinamenti dei diversi Paesi.

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