Quando è giusto dire «rescissione»

Rubrica: Terminologia giuridica
Rubrica: Terminologia giuridica

 

Quasi mai! Con questa risposta lapidaria possiamo cominciare a comprendere meglio il senso di un’espressione usata molto spesso, sia nelle traduzioni sia nel linguaggio quotidiano, ad esempio negli articoli di giornale. «Il Comune ha rescisso il contratto con il fornitore,» oppure: «Ho rescisso il contratto del telefonino.»

Il termine rescissione si riferisce in realtà a tre fattispecie ben precise. Lo scioglimento di un contratto che era stato concluso in una situazione in cui:

[…] una parte ha assunto obbligazioni a condizioni inique, per la necessità, nota alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale. (Art. 1447 Codice civile IT)

Oppure quando:

[…] vi è sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell’altra, e la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale l’altra ha approfittato per trarne vantaggio […] (Art. 1448 Codice civile IT).

Da notare che la sproporzione deve essere originaria, cioè presente al momento della conclusione del contratto, non sopravvenuta dopo la stipulazione dei patti. Spieghiamoci con due esempi. Il signor A, in stato di bisogno per gravi difficoltà economiche, vende la propria automobile al signor B, che, approfittando del bisogno di A di incassare denaro rapidamente, la acquista a un prezzo inferiore di più della metà di quello di mercato, sapendo che A è costretto ad accettare. Secondo esempio: Tizio, in stato di pericolo perché ammalato gravemente, ha urgente necessità dell’intervento del medico Caio. Conoscendo la grave malattia di Tizio, Caio richiede, come compenso per il suo intervento, una somma di denaro sproporzionatamente alta, sapendo che Tizio è disposto a pagare qualunque cifra pur di ottenere il consulto medico del quale ha urgenza.

Le parti che subiscono queste condotte possono rivolgersi al giudice e chiedere la rescissione del contratto, che può essere evitata se la persona che ha approfittato del bisogno o pericolo della controparte accetta di adeguare le sue pretese.

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Il terzo caso di rescissione concerne il diritto successorio e precisamente la rescissione della divisione ereditaria, quando:

[…] taluno dei coeredi prova di essere stato leso oltre il quarto. (Art. 763 Codice civile IT)

Abbiamo citato, per praticità, il diritto italiano, poiché contiene i riferimenti più espliciti, ma anche quello svizzero in lingua italiana parla di rescissione in fattispecie del tutto analoghe (si veda, ad esempio, l’art. 638 Codice civile CH in materia di contestazione della divisione ereditaria). Una differenza tecnicamente importante tra i due ordinamenti, ma che non mette conto analizzare qui, è la diversità in materia di retroattività dell’azione rescissoria.

Sebbene venga utilizzato molto comunemente per indicare, in genere, la fine innaturale di un contratto, il termine rescissione non è un concetto neutro. Si riferisce, come abbiamo visto, a circostanze molto specifiche e non particolarmente frequenti. Le situazioni più comuni di scioglimento dei rapporti contrattuali sono, in realtà, il recesso, la risoluzione, l’annullamento o la disdetta, termini che a loro volta si riferiscono a precise fattispecie da analizzare caso per caso, per non rischiare di richiamare, in chi legge una traduzione o un testo di comunicazione, situazioni non corrispondenti ai fatti.

 

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