Ma cosa scrivo sul mio blog?

Macchina da scrivere | © Fatman73
Macchina da scrivere | © Fatman73

Continua la serie di articoli dedicata alla ricerca di clienti diretti nel settore della traduzione, con la risposta al quesito di un lettore che sintetizza i dubbi di molti. La presenza in Internet è insostituibile, per costruire la propria reputazione professionale, ed è gratuita o quasi. Il blog ne è la colonna portante. Ottenere lo stesso risultato con strumenti diversi, a pagamento, avrebbe costi insostenibili.


 

«Il mio ‘problema’ è che non so di cosa parlare, in un blog, su Facebook o su Twitter. Mi interessano molto le relazioni internazionali, la politica, ma mi sembrano argomenti troppo sensibili e che comunque non credo interessino molto a dei potenziali clienti. Per me [tra inbound e outbound marketing] ritengo che la soluzione tradizionale sia la più abbordabile, o mi sbaglio?» (originale >qui).

Innanzitutto, fra le strategie di inbound e outbound marketing, analizzate nell’articolo precedente (>qui), non vi è una scelta alternativa. Vanno utilizzate entrambe, integrandole nei modi dovuti. Il problema resta: quale linea dare al proprio blog professionale? Mi concentro, per sintesi, su questi elementi: contenuti e destinatari, stile, frequenza. Proporrò infine tre esempi concreti. Queste considerazioni possono valere in pari misura sia per un blog vero e proprio sia per altre analoghe presenze Internet, da Twitter alla pagina Facebook, sino al blog interno di LinkedIn.

Contenuti e destinatari. Un blog professionale ha contenuti professionali e si rivolge ai potenziali clienti: un’osservazione banale, non sempre ricordata da tutti. Nel settore della traduzione è frequente imbattersi in blog di traduttori che si rivolgono ad altri traduttori. Anche questo può contribuire ad accrescere la reputazione di un professionista presso i suoi potenziali clienti, posizionandolo come persona stimata dai suoi colleghi, ma il blog ottiene i suoi migliori effetti se parla direttamente ai clienti. Attraverso gli articoli, il traduttore deve mostrare di conoscere e, soprattutto, di saper risolvere dei problemi dei suoi futuri committenti. Dal blog professionale sono esclusi temi personali o familiari e le cosiddette «passioni,» se non, eventualmente, nella misura strettamente utile a completare il quadro individuale del professionista. I contenuti professionali prevarranno sempre. I testi dovrebbero essere originali: vi sono anche buoni esempi di presenze in Internet costruite con link a contenuti altrui. L’abilità del traduttore, in questo caso, si esprime nella capacità di sceglierli. Interessante la via di mezzo: presentare collegamenti ad altre fonti commentandoli brevemente, spiegando le ragioni della scelta o riassumendone i contenuti. E’ importante prestare attenzione a non violare i diritti di proprietà intellettuale altrui, naturalmente. In ogni caso, bisognerà mantenere la fedeltà alla linea editoriale scelta.

Legga anche:  Quale «storia» raccontare di noi su Facebook?

Lo stile. Un professionista si distingue perché sulla sua materia non esprime opinioni, ma formula giudizi. Il giudizio è un processo logico che si fonda sulla conoscenza critica del merito e giunge a delle conclusioni con rigore di metodo. Sia l’opinione sia il giudizio, evidentemente, sono intaccati dal retroterra soggettivo dell’autore: la soggettività indebolisce l’opinione, ma rafforza il giudizio e si trasforma in valore aggiunto, purché il giudizio stesso sia fondato correttamente nel merito e nel metodo. Chi legge un blog si accorge di questa differenza, inconsciamente: la percepisce nell’allure dei testi e nella capacità di convincimento nel formulare analisi e soluzioni. Darà istintivamente più fiducia al professionista che affronta i problemi sviscerandone gli elementi oggettivi (che esistono sempre, non è vero che «è tutto relativo») e dando risposte persuasive.

Certo, esistono temi più sensibili e controversi, alcuni li cita il nostro lettore: tutti gli argomenti, in verità, presentano delle insidie, nella loro nicchia di coltura. L’abilità del professionista è proprio quella di sottrarli al vuoto chiacchiericcio con una trattazione stringente, ma non per questo chiusa al dialogo. Su un blog professionale, poche abilità sono così efficaci – ma altrettanto esigenti – quanto il saper presentare nella sua essenza una tesi controversa, riportandola ai suoi elementi oggettivi dinanzi agli occhi del lettore: il presupposto, per riuscire, è disporre di una solida competenza di merito e di metodo. Nel scegliere l’argomento del suo blog, perciò, il traduttore individuerà dapprima i temi sui quali ha i presupposti per esprimersi in modo analitico e consapevole. Infine, sul linguaggio: sembra invalso, anche in diversi blog professionali, uno stile ironico, fintamente «simpatico,» forgiato scimmiottando i congeneri americani. Ricordiamo che saper dire cose serie con ironia non è cosa da tutti e che nessuno, a un appuntamento con un cliente, si presenterebbe in sandali e braghette. Lo stile e il linguaggio sono l’abito che indossiamo, per chi ci incontra in Rete.

La frequenza. E’ difficile creare un legame con i lettori pubblicando meno di una volta al mese (tempi più stretti valgono per la pagina Facebook, ancor più ansiogeni quelli di Twitter), ma conta più la regolarità della maggiore o minor frequenza. I problemi più ricorrenti dei blog professionali sono l’incostanza e l’abbandono: è meglio che il traduttore abitui da subito i lettori a una frequenza compatibile con i suoi impegni, piuttosto che iniziare a pubblicare un articolo ogni due giorni e smettere poco dopo, per mancanza di tempo o di argomenti. E’ consigliabile predisporre un vero e proprio piano editoriale, in cui riassumere in poche parole gli obiettivi del blog, i temi degli interventi e il programma delle date di pubblicazione. In Rete non mancano consigli e strattagemmi su come organizzare le proprie idee, dinanzi al foglio bianco. Chi è interessato non faticherà a trovare molte fonti d’ispirazione, ma i traduttori non dovrebbero avere difficoltà, nel reperire spunti di scrittura.

Legga anche:  Portali Internet per trovare clienti: sì e no

Per trovare gli argomenti della propria presenza in Rete, in sintesi, il traduttore non avrà da far altro che porsi le stesse tre domande con le quali avevamo aperto questa piccola serie di articoli: chi sono io? Qual è il profilo del mio potenziale cliente? Quale valore aggiunto posso offrirgli? Articoli e post nasceranno dalla risposta a questi interrogativi. Ancora una volta, è nelle domande fondamentali che permettono di delimitare il proprio profilo personale, che si trova la strada verso un adeguato posizionamento sul mercato.

In conclusione, tre esempi pratici: fra le presenze in Rete impostesi negli ultimi tempi nel settore della traduzione cito, tra le molte, quella di Chiara Zanardelli, specializzata nel settore finanziario, che ha aperto una propria pagina Facebook dedicata a link e notizie riguardanti la finanza e gli investimenti. Gli interventi sono molto brevi, ma sono visibilmente frutto di una scelta ragionata. Sono accompagnati da rapide considerazioni dell’autrice, sufficienti a metterne in luce la competenza tecnica (>qui). Altro bell’esempio è il sito di >Claudia Benetello, specializzata in traduzioni di marketing e transcreazione, particolarmente attenta al settore della musica moderna: ha sviluppato in Rete una vera e propria rivista musicale, con interviste e proposte d’ascolto, che sottolinea la sua capacità di comunicazione e il dominio del settore, nel merito e nei linguaggi. Da notare anche la ricchezza del suo portfolio clienti regolarmente aggiornato, che costituisce da solo una sorta di blog sui generis (>qui). Da parte sua, Marianna Norillo, che traduce nel settore turistico e gastronomico, si è data una presenza articolata in un blog di viaggi (>qui). Tre modalità di presenza in Rete diverse per stile, fattura e contenuti, dalle quali è possibile trarre numerose ispirazioni.

La possibilità di mostrare ai propri lettori – cioè ai propri potenziali clienti – un profilo convincente, capace di emergere dalla massa, nasce da un saldo dominio della materia nella quale ci si propone come traduttori specializzati. Come spiego anche nei miei manuali Tredici passi verso il lavoro di traduttore (>qui) e La nuova frontiera del traduttore (>qui), sappiamo che senza questo presupposto non è possibile, oggi, affrontare con successo alcun mercato, in questo settore. Nel prossimo articolo (>qui) tratto alcuni aspetti della costruzione di un lead, cioè di un contatto che mostri qualche forma di interesse ad affidarci un incarico.

6 commenti

  1. Per quel che mi riguarda, ciò che mi limita di più e che mi ha fatto mollare la spugna fin da subito è la necessità di scrivere un blog in inglese o in tedesco, essendo queste due le mie lingue di partenza. Se il blog serve ad attirare clienti, ha poco senso che lo scriva in italiano, visto che i clienti italiani hanno più frequentemente bisogno di traduzioni verso la lingua straniera. Non voglio scrivere articoli in inglese o tedesco che non siano linguisticamente perfetti, piuttosto preferisco non scriverli proprio, e allo stesso tempo non posso permettermi di fare revisionare i miei articoli ogni volta da un madrelingua. Cercare un collega a cui proporre una collaborazione del tipo «io correggo te, tu correggi me?» Sarebbe bello! Per ora non l’ho trovato. Gabriella

    • Buongiorno Gabriella,

      Grazie per le Sue considerazioni, alle quali posso rispondere per esperienza personale: uno dei miei tre blog, infatti, è in una lingua diversa dalla mia madrelingua (>qui). All’inizio facevo rivedere gli articoli, come propone Lei, ma ben presto ciò mi è sembrato poco adeguato, non solo per questioni pratiche. Tutti noi, come traduttori, dobbiamo (sottolineo: dobbiamo) essere in grado di scrivere con proprietà grammaticale, stilistica e idiomatica almeno in una delle nostre lingue straniere di lavoro. Certo, scrivendo in lingua straniera può sfuggire più facilmente un’espressione poco idiomatica, un periodo meno felice di altri, qualche altra piccola svirgolata: se chi, madrelingua tedesca, leggendo il blog si accorge che non sono di madrelingua tedesca… non c’è problema, è la verità! Anche questo aspetto racconta qualcosa di me, come i contenuti, e certo non mi fa paura. Se fosse tutto perfetto, forse riuscirebbe persino falso, come se fosse scritto da un altro. Stiamo parlando di un blog: se scrivo un libro in tedesco, come sto facendo per la ricerca sull’Ucraina, lo faccio rivedere da un correttore di quella lingua, ma ciò accade anche se lo scrivo in italiano, e di errori me ne trovano anche lì, ma il prodotto editoriale è diverso e ha un’altra funzione. Non essere di madrelingua non mi ha impedito, per tutta la vita professionale, di tradurre verso tedesco e francese testi anche di notevole complessità e delicatezza: quando il traduttore comincia a lavorare a stretto contatto con i clienti diretti (il tema di questi articoli), capisce rapidamente che il vecchio adagio «si traduce solo verso la propria madrelingua» è una canzone stonata, nel mondo reale. Nessuno ci chiede la souplesse di un romanziere o di un poeta, quando traduciamo verso la lingua straniera, ma la correttezza formale sì, e quella, in quanto traduttori, dobbiamo saperla dare, o non facciamo questo mestiere. Spesso si tratta di superare un blocco psicologico. Dal punto di vista pratico, poi, anche scrivere in una lingua diversa da quella in cui siamo cresciuti è un fatto di mestiere: si esercita e pian piano diventa naturale. Sfugge qualche sbaglio? «Se mi sbaglio, mi corriggerete!», disse un celebre polacco, e se lo disse lui da quella loggia, possiamo star tranquilli tutti, l’han fatto addirittura santo. Attendo volentieri di leggere il Suo blog in lingua straniera! Cordiali saluti. LL

  2. Articolo molto utile, altrettanto utile che i due commenti che precedono il mio. Ho iniziato il mio blog in settembre e ho deciso di pubblicare un articolo ogni mese. Per ora riesco a rispettare questa frequenza. Ho deciso di scrivere in inglese appunto perché voglio raggiungere il maggior numero di persone, e l’inglese è ahimè la lingua «standard.» Anche io mi chiedo spesso quanti errori grammaticali o stilistici ci siano nei miei blog… «Se mi sbaglio, mi corriggerete!». Ho sempre pensato che dovrei rivolgermi ai clienti, infatti il prossimo intervento sarà il primo di questo tipo. Ciononostante mi rivolgo anche ai traduttori e parlerò anche delle mie passioni, visto che sono in linea con le mie specializzazioni. Grazie per questo articolo molto utile e ricco di spunti.

    • Grazie per il Suo apprezzamento. Certo, la scelta degli argomenti, a parte le necessarie considerazioni generali, deve essere valutata di caso in caso: se parlare ad altri traduttori, oppure descrivere e approfondire proprie passioni che diventano parte del proprio lavoro, è funzionale ad arricchire il nostro profilo dinanzi ai clienti, allora, con un adeguato dosaggio, è cosa utile e può anche essere molto efficace. In bocca al lupo. LL

  3. Articolo utilissimo e grazie Luca per la condivisione e la menzione. Qualunque sia il nostro lavoro, oggi non è più possibile prescindere dalla cura del personal branding e dalla gestione della presenza online. E che si scriva di argomenti di settore o di passioni, hobby e progetti collaterali, non importa. L’importante è esserci!

    • Grazie per l’apprezzamento. Sono meno d’accordo sull’«importante è esserci» a qualunque costo, che mi ricorda un po’ «l’importante è che se ne parli.» Come ogni attività di marketing, anche la presenza in Rete ha le sue regole, dobbiamo «esserci» nei modi funzionali a ciò che vogliamo comunicare. Certamente, come dice anche l’interlocutore poco sopra, è possibile lavorare su una vasta gamma di temi, purché si abbia una salda consapevolezza degli obiettivi. D’altra parte ho citato i Suoi siti proprio perché mi sembrano interpretare in modo vario ma coerente il Suo profilo professionale. Cordiali saluti e buon lavoro. LL

Commentare questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*