Il curriculum «troppo corto»

Rubrica: Professione traduttore
Rubrica: Professione traduttore

 

L’abitudine, nel settore della traduzione (e non solo), di scrivere curriculum lunghissimi è figlia dell’idea che più si scrive, più ci si mostra qualificati e più si ha possibilità di comunicare qualcosa che possa interessare chi legge. Gioca un ruolo anche l’insicurezza: talvolta i traduttori soffrono di un malcelato senso d’inferiorità, rispetto ad altri professionisti. Tendono perciò, più o meno consapevolmente, a scrivere dei profili infinitamente lunghi per mostrare che… insomma, anche noi non scherziamo, quanto a studi ed esperienze.

Molti curriculum sono lunghi, ma sono quasi tutti piuttosto uguali fra loro, a parte le normali differenziazioni individuali: scuola interpreti o laurea in mediazione linguistica o lingue, master e corsi di traduzione qui o là, esperienze di traduzione per questa o quell’azienda, questa o quell’agenzia, qualche esperienza all’estero. Nulla di male: vi sono profili davvero ottimi, che per certi tipi di traduzioni e certi committenti funzionano e sono molto ricercati.

Non bisogna dimenticare, però, che un curriculum molto lungo rischia semplicemente di non essere letto con la dovuta attenzione, o di non essere letto affatto, e di confondersi con altri simili. Un buon marketing (e inviare il curriculum, per un libero professionista, è marketing) inizia dalla differenziazione e dalla rispondenza del messaggio al suo destinatario. I profili dei traduttori usciti dalle scuole negli ultimi dieci, quindici anni si assomigliano molto fra loro. Pur essendo molto qualificati, questi percorsi di formazione e lavoro presentano anche dei punti deboli, che la clientela più attenta ha ormai smascherato, soprattutto nei campi di maggiore tecnicità. Una di queste debolezze è la deludente preparazione nel merito delle materie di specializzazione: vi sono persone che si presentano per tradurre in un numero incredibile di settori, anche molto complessi e diversi fra loro, nei quali è evidente che non possono avere la necessaria, profonda competenza di contenuto. Il principio secondo il quale il traduttore può tradurre anche testi che non capisce sino in fondo è stato rapidamente superato, nel mondo di oggi, dove la committenza richiede alla traduzione un livello di consapevolezza non raggiungibile, se si hanno solo abilità linguistico-traduttologiche, pur buone, non sorrette però da competenze di merito.

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Chi si propone in settori molto specializzati farà bene a restringere il curriculum agli aspetti che lo distinguono da altri operatori: nei settori di specializzazione come medicina, diritto, alte tecnologie e simili diventa sempre più difficile essere presi in considerazione come traduttori, se non si hanno titoli ed esperienze nella materia (a volte la richiesta del titolo nella materia di specializzazione prevale su quella del titolo linguistico). Si potrà perciò efficacemente concentrare il curriculum su questi elementi. Si otterrà il duplice risultato di evidenziare i tratti distintivi e di restringere il documento a dimensioni tali che diano una certa garanzia che esso venga letto con attenzione.

Non è determinante la lunghezza, ma il modo di sintetizzare i contenuti, per fornire nel modo più chiaro possibile le informazioni che servono a chi dovrà leggerlo.

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