Difendersi dalle perdite sui cambi

Rubrica: Professione traduttore
Rubrica: Professione traduttore

 

Nei giorni scorsi, in conseguenza di una decisione della Banca nazionale svizzera, il corso di cambio del franco svizzero ha subìto in poche ore una variazione verso l’alto del 20% circa. Cogliamo questo evento come pretesto per riflettere su come evitare i rischi di cambio in una professione che comporta spesso rapporti internazionali, come quella del traduttore, ma queste considerazioni valgono per chiunque operi sul mercato internazionale con importi relativamente bassi.

Il valore di una moneta è determinato da molti fattori, non tutti prevedibili e calcolabili neppure dagli analisti più esperti. Negli ultimi anni l’euro ha perso notevolmente valore, a causa dell’incerto andamento economico e politico registratosi nell’Unione europea. Non così il franco svizzero, il cui valore è regolarmente cresciuto, sia per la tradizionale stabilità e buona salute del sistema-Paese svizzero, sia perché il franco è molto ricercato come valuta rifugio per gli investitori. Il rafforzarsi di una moneta, però, causa problemi alle esportazioni, poiché tutti i prodotti fabbricati nel Paese che utilizza quella valuta vedono proporzionalmente aumentare i loro prezzi e perdono competitività internazionale.

Con apposite strategie, la Banca nazionale svizzera è intervenuta per circa tre anni al fine di mantenere artificialmente il cambio tra franco ed euro intorno a un tasso fisso sopportabile per l’economia elvetica. La settimana scorsa, dinanzi a un insostenibile deprezzarsi della valuta europea, Berna ha deciso di cessare questi interventi. Liberato dal laccio, il franco si è immediatamente apprezzato di ben 20 punti percentuali e più.

Se un traduttore residente in zona euro avesse emesso a un cliente svizzero una fattura in franchi per un importo di 100.– franchi, sino alla settimana scorsa, al momento del pagamento, avrebbe ricevuto sul conto corrente un accredito di circa 80 euro. Oggi riceverebbe circa 100.– euro, benché il cliente svizzero gli versi sempre 100.– franchi. Il traduttore in zona euro ne avrebbe un sensibile vantaggio. Se, al contrario, un traduttore svizzero avesse emesso una fattura di 100.– euro, oggi riceverebbe sul suo conto circa 100.– franchi anziché i 120.– che avrebbe ricevuto sino alla settimana scorsa, con una perdita secca del 20%.

Legga anche:  Specializzazione e lingue «di nicchia»

Facciamo un altro esempio. In un solo anno il rublo russo ha perso circa il 50% del suo valore. Ne sono responsabili, tra l’altro, il calo del prezzo del petrolio, che indebolisce pesantemente i fondamentali dell’economia russa, e la selvaggia condotta della Russia su alcuni principi del diritto internazionale, particolarmente intorno alla crisi ucraina, che espone Mosca a una serie di sanzioni economiche internazionali. La tendenza al ribasso non sembra invertirsi. Un traduttore domiciliato fuori dalla Russia che emetta fatture in rubli rischia, così, di incassare molto meno di quanto si attende, anche poche settimane o mesi dopo l’emissione della fattura.

Per gli affari internazionali di grandi dimensioni gli istituti di credito offrono ai loro clienti strumenti bancari e assicurativi adatti a fronteggiare il cosiddetto «rischio di cambio.» In una professione come quella del traduttore, che agisce in un contesto internazionale con valori assoluti piuttosto bassi, non sempre l’uso di questi strumenti è sensato.

Il problema si risolve emettendo sempre fatture nella valuta del proprio Paese? Non è una soluzione per tutte le stagioni. Motivi commerciali possono suggerire al traduttore di fatturare nella valuta del cliente, che può preferirlo per ragioni contabili o psicologiche. Basti pensare che tutti noi, ad esempio quando acquistiamo su un sito estero di commercio elettronico, preferiamo vedere i prezzi convertiti nella valuta a noi più familiare e ricevere una fattura in quella stessa moneta. Se la divisa del cliente si indebolisce, però, come abbiamo visto, il traduttore incasserà meno del previsto.

Inoltre, se emettiamo la fattura nella divisa del nostro Paese e la nostra valuta si rafforza rispetto a quella del cliente, la differenza andrà totalmente a suo carico. Ciò si traduce in un aumento del nostro prezzo, dal suo punto di osservazione, che può svantaggiarci notevolmente sul piano commerciale. In casi estremi il cliente potrebbe anche non essere più in grado di pagarci, perché, cambiati nella sua moneta, i 100.– euro che deve mandarci diventano una somma per lui insopportabile, oppure perché – come accade non di rado, in caso di pesanti crisi economiche – la banca centrale del suo Paese blocca i pagamenti in uscita in valute forti, per tutelare le riserve valutarie dello Stato. Nelle situazioni più gravi il cliente potrebbe anche richiedere la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta, dovuta cioè a un fatto imprevedibile ed estraneo alla sua responsabilità che gli rende impossibile adempiere l’obbligazione di pagamento. E’ un’ipotesi, nel nostro settore, puramente scolastica, ma è bene ricordarla.

Legga anche:  Tradurre libri pagati «a provvigione:» conviene?

Cercare soluzioni per andare incontro al cliente che si trovi in una tale, improvvisa difficoltà è senz’altro consigliabile. Si tratta di movimenti che il nostro cliente non è in grado di influenzare direttamente. Talvolta, a un indebolimento di una valuta, segue un rimbalzo verso l’alto. Consentire al cliente di attendere qualche giorno o settimana, per pagarci quando la sua moneta avrà ripreso parte del suo valore, può già essere una soluzione, ma una decisione va presa considerando con attenzione tutti i parametri del caso, poiché vi è sempre il rischio che la valuta non rimbalzi e continui invece a calare. Un altro rimedio è favorire il cliente con uno sconto che compensi in parte il suo maggior onere. Quando si opera con Paesi esteri di diversa valuta, perciò, è importante calcolare i propri prezzi in modo da poter assorbire questi rischi senza eccessive perdite di redditività, anche se una riduzione di utile andrà comunque messa in conto.

Emettere la fattura sempre nella propria valuta è consigliabile, poiché ci dà la ragionevole certezza di incassare la somma che ci attendiamo. Se ragioni commerciali o di altro genere impongono una fatturazione in valuta estera, consideriamo attentamente la situazione del Paese rispettivo. Vi sono valute stabili, ad esempio la corona danese: la Danimarca non fa parte della zona euro, pur essendo Paese membro dell’Unione europea. La sua valuta aderisce agli Accordi europei di cambio e non può oscillare più del 2.25% rispetto all’euro. La conservazione della valuta nazionale, in questo caso, è di fatto una finzione politica, poiché la valuta stessa è saldamente legata al corso dell’euro e non vi sono da attendersi sostanziali modificazioni, in caso contrario il Paese non potrebbe commerciare con i propri vicini in condizioni di stabilità. Vi sono invece valute estremamente volatili, come quelle di alcuni Paesi sudamericani, dell’Europa orientale o di altre aree del mondo esposte a instabilità politica interna ed esterna. Una certa attenzione richiede anche l’andamento della sterlina inglese, esclusa dagli accordi di cambio con l’Europa. Una buona informazione è indispensabile, per ridurre i rischi.

Legga anche:  Quale «storia» raccontare di noi su Facebook?

Il traduttore che lavora con l’estero, particolarmente se ritiene di fatturare in valuta straniera, dovrà pertanto tenersi bene al corrente sulla situazione dei Paesi con i quali opera e sapere che si espone alle variazioni verso l’alto, ma – purtroppo – anche ai deprezzamenti della moneta altrui. Gli uffici estero delle banche sono solitamente in grado di fornire informazioni alla clientela su questi aspetti. A influenzare il corso delle valute possono però intervenire anche eventi del tutto imprevedibili, come disordini sociali, disastri naturali che alterino le infrastrutture produttive di un Paese o decisioni impreviste di politica monetaria. Per tornare all’esempio dal quale siamo partiti, la decisione della Banca nazionale svizzera di cessare la difesa della soglia di cambio fisso con l’euro è giunta all’improvviso, pochi giorni dopo che la stessa Banca aveva dato rassicurazioni contrarie. Ha causato un terremoto in tutti settori, dall’industria alla finanza, dai timori degli operatori turistici sino alle conseguenze sugli stipendi dei lavoratori frontalieri.

 

2 commenti

  1. Jessica Bubola

    Grazie di questa analisi così interessante e, come sempre, molto utile!

    Jessica

Commentare questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*