Come diventare traduttore giuridico

Rubrica: Professione traduttore
Rubrica: Professione traduttore

 

Un traduttore giuridico è un professionista con una particolare specializzazione nella traduzione di testi di argomento legale. Né in Italia né in Svizzera è necessario essere iscritti a registri o associazioni specifiche. Il traduttore giuridico non va confuso con il traduttore giurato (istituto esistente, ad esempio, in Germania), così come la traduzione giuridica non va confusa con la traduzione giurata o asseverata.

La competenza linguistica di un traduttore giuridico dev’essere particolarmente elevata e flessibile. Va ricordato che a un traduttore giuridico è spesso richiesto (più frequentemente che in altri settori) di tradurre anche verso la propria lingua passiva. La delicatezza e la complessità di testi e contesti giuridici, infatti, molte volte rende impossibile coinvolgere più traduttori.

Ci sono molti modi per acquisire le abilità necessarie a svolgere correttamente una traduzione giuridica: il percorso classico è conseguire una laurea in legge o un titolo analogo, oltre a disporre della necessaria competenza linguistica. In alternativa, per chi intende diventare traduttore giuridico, non mancano corsi organizzati da vari Enti. Tuttavia, anche senza uno specifico titolo di studio specialistico, chi si avvicina a questo tipo di traduzione sarà molto aiutato dall’aver lavorato in un ufficio legale internazionale o da altre esperienze che gli abbiano permesso il contatto diretto con la scrittura giuridica e con i meccanismi del diritto.

Le competenze da sviluppare sono, in sintesi, tre: la conoscenza del particolare linguaggio degli ambienti forensi e giudiziari, la conoscenza dei rapporti giuridici che si costituiscono nelle diverse fattispecie e la conoscenza delle fonti del diritto, incluso il funzionamento della giustizia nei Paesi dove si parlano le lingue che si traducono. Sono queste le abilità sulle quali punta, ad esempio, il corso «Il diritto per tradurre» (>dettagli).

Ancor più che in altri ambiti, nella traduzione giuridica è esclusa la possibilità di tradurre “a senso”, ossia senza comprendere sino in fondo le implicazioni di ciò che si sta scrivendo. Il diritto è una materia estesissima e in continua evoluzione: concerne ogni aspetto della vita pubblica e privata, della persona e della collettività. Per chi desidera diventare traduttore giuridico, è importante scegliere un settore del quale appassionarsi e approfondirlo dovutamente.

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Le compravendite internazionali, ad esempio, generano molti testi da tradurre: contratti, condizioni di vendita e di trasporto, pratiche di recupero crediti. Per tradurre correttamente questi testi è necessario conoscere quali rapporti giuridici si instaurano fra i soggetti coinvolti e avere una sufficiente conoscenza della legislazione del settore, che è anche fonte dei linguaggi specifici.

Fra le incognite più insidiose della traduzione giuridica vi è la diversità degli ordinamenti legislativi e giudiziari dei singoli Paesi: ben difficilmente una legge o le competenze di un certo organo all’interno di un Paese trovano un corrispettivo assolutamente analogo nell’ordinamento di un altro. Una prima, grande divisione esiste fra gli ordinamenti fondati sul diritto europeo continentale e quelli fondati sulla Common law. Anche all’interno di queste grandi famiglie, tuttavia, e persino fra le diverse giurisdizioni locali di certi Stati federali (ad esempio la Svizzera, la Germania o la Russia), sussistono differenze importanti. E’ per questo che il traduttore giuridico deve saper utilizzare speditamente le fonti del diritto (legislazione, giurisprudenza e dottrina), per comprendere sino in fondo il testo che traduce, la sua funzione e la sua collocazione, per scegliere correttamente i termini da utilizzare. E’ essenziale non indurre in errore il lettore della traduzione facendogli sottintendere paralleli fra istituzioni o fattispecie che possono avere una denominazione simile, ma competenze e ruoli diversi da Stato a Stato.

Da una traduzione giuridica possono dipendere valori importanti: la libertà di una persona, la riuscita di un affare internazionale, il successo di una causa per danni, ma anche il regolare svolgimento di un divorzio, il buon esito di una successione ereditaria o di un’adozione internazionale. La responsabilità che grava sul traduttore giuridico è molto elevata: gli atti tradotti giungono spesso direttamente davanti ai giudici,  senza che né questi né i legali delle parti possano verificare l’esattezza delle traduzioni. Anche per questo motivo la traduzione giuridica resta fra le attività più gratificanti, per un traduttore, e permette di conoscere direttamente, dalla viva voce dei documenti, aspetti della vita sociale ed economica che solo di rado vengono alla luce.

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35 commenti

  1. Vorrei diventare traduttore giuridico, presto mi laureerò in giurisprudenza a Napoli e vorrei capire come si fa per diventare traduttore. Grazie.

    • Luca Lovisolo

      Con una laurea in giurisprudenza ha senz’altro un’ottima base per volgersi alla professione di traduttore giuridico. Se non lo ha già fatto, consegua un titolo di conoscenza linguistica (ad esempio di quelli emessi dagli istituti nazionali di lingua e cultura come il British Council o il Goethe-Institut). Per apprendere le tecniche di traduzione in generale e, in particolare, della traduzione giuridica, a quel punto potrebbe bastare la frequenza di uno dei molti corsi brevi di traduzione organizzati da molte scuole per interpreti e traduttori. Consiglio anche a Lei di non sopravvalutare i titoli di studio, ma di fare esperienze reali, ad esempio fare praticantato in qualche studio legale internazionale, dove confrontarsi con casi concreti. In bocca al lupo!

  2. Buonasera,

    per quanto riguarda la specializzazione in traduzione giuridica, per la combinazione EN>IT è meglio rivolgersi agli studi di avvocati all’estero nei paesi angloamericani oppure è il caso di imparare a tradurre IT>EN almeno in questo ambito per rivolgersi agli studi di avvocati italiani? Non penso che gli studi di avvocati italiani vogliano le traduzioni EN>IT.

    Mi può dare delucidazioni a questo riguardo?

    Grazie.
    Laura

    • Luca Lovisolo

      Buongiorno. Si dovrebbe tradurre solo verso la propria madrelingua, ma nel settore giuridico accade spesso di dover tradurre anche verso la lingua passiva, cosa che si può fare, però, solo se si ha una solida pratica della lingua stessa e della materia. La conoscenza della lingua presso i normali studi legali italiani è piuttosto limitata, perciò non è affatto escluso che gli avvocati abbiano bisogno di traduzioni dall’inglese. Questo poi non è il solo criterio da adottare: anche i professionisti che sanno le lingue si rivolgono ai traduttori, semplicemente perché non hanno tempo di tradurre. Sia gli studi legali in Italia sia quelli nei Paesi anglosassoni sono validi interlocutori, se sta pensando di candidarsi. Non conosco la Sua formazione, ma tenga conto che tra il sistema giuridico europeo continentale e quello dei Paesi anglosassoni (Common law) esistono forti differenze di concezione. Forse dico una cosa inutile, in questo caso me ne scuso, ma si accerti di candidarsi solo in quei Paesi dei quali conosce la cultura giuridica, oltre che la lingua. Fra Inghilterra e Stati Uniti, ad esempio, pur restando in ambito anglofono, vi sono differenze importanti. Saluti. L

  3. Salve,
    Sono laureata presso l’università di Zurigo e sono bilingue (tedesco-italiano). Quali sono le mie possibilità per lavorare come traduttrice giuridica? Grazie

  4. Sono a Frauenfeld , in Svizzera.
    E’ possibile lavorare conoscendo la lingua rumena e la lingua italiana?

    • Buongiorno,
      Soprattutto per agenzie, si può lavorare un po’ ovunque, qualunque lingua si offra. Dipende dalla Sua preparazione e dal Suo curriculum. Provi a prendere contatto con le agenzie di traduzione della Sua zona, le trova facilmente via Internet (www.local.ch, ad esempio). Cordiali saluti.

  5. Buongiorno,

    io sono studentessa di discipline giuridiche, corso di giurista linguista. La mia formazione è di 3 anni e mi dà una solida base di conoscenze giuridiche più che linguistiche. Il mio obiettivo – diventare traduttore giuridico italiano-bulgaro (la mia lingua madre). Il mio dubbio è come continuare la mia formazione dopo i 3 anni della laurea. Mi potrebbe forse aiutare un master in diritto/giurisprudenza (internazionale) in Bulgaria? Per ora avrei la possibilità di aiutare con le traduzioni in uno studio legale che ha relazioni con Bulgaria, come uno stage.
    Vorrei inoltre ringraziare per le utilissime informazioni che ho letto sul sito!

    Cordiali saluti!

    • Lei ha già tutto! Se riesce a fare un corso in Bulgaria per essere aggiornata su terminologia, leggi e procedure, non perda l’occasione. L’esperienza nello studio legale inoltre sarà preziosissima. Piuttosto che continuare solo a studiare, poiché ha già un’ottima base inizi a lavorare e mantenga sempre aperta la possibilità di fare formazione continua. Per il resto… in bocca al lupo! L

  6. Buonasera,

    la mia professione è quella di avvocato e mi occupo anche di traduzioni giuridiche dallo spagnolo (dove ho conseguito la seconda laurea in diritto) e dall’inglese. Per ora l’ho fatto collaborando con un traduttore già avviato ma ora voglio gestire l’attività in prima persona. Ho acquistato il suo libro, per il quale mi complimento, e ho scritto una bozza di cv tutto in una pagina e devo dire piuttosto sintetico ma che mette in risalto ciò che offro. La domanda è questa: ricercando su internet ho notato che tutti i cv dei traduttori sono….lunghissimi! Insomma non vorrei sbagliare la presentazione. Il dubbio è sulla parte delle esperienze professionali ove mi limito a mettere in risalto la recente e fare un sunto dei 10 anni precedenti.

    Grazie in anticipo e cordiali saluti!

  7. Buongiorno,
    Sono giurista linguista (spesso traduco i documenti giuridici dall’italiano verso lituano (la mia madrelingua). Adesso sono in ricerca del corso d’italiano giuridico per i stranieri. Mi può dare indicazioni a questo riguardo?

    Grazie

  8. Buongiorno,
    mi sono imbattuto nel Suo interessante sito. Sono un traduttore tecnico laureato in traduzione con 4 anni di esperienza alle spalle come traduttore freelance. Ho intenzione di avviare una specializzazione in ambito giuridico o economico. Sto valutando varie offerte di diversi enti sia in Italia, sia in Germania che in Svizzera. Mi interessa molto il linguaggio finanziario, ma non escludo assolutamente una specializzazione in Fachsprache Recht. Potrebbe darmi dei consigli? La ringrazio comunque per qualsiasi risposta.

    • Luca Lovisolo

      Gentile Diego,

      grazie per il Suo apprezzamento. Tutto sta a capire qual è il peso che Lei vuole dare alla Sua nuova specializzazione. Restare un traduttore tecnico ma saper tradurre con maggiore consapevolezza testi giuridici o economici, oppure fare del diritto o dell’economia una specializzazione verticale esclusiva (o quasi) per affrontare testi di forte impegno.

      Nel primo caso, so di darle un consiglio interessato, ma… mi permetto di segnalarle il mio programma «Il diritto per tradurre», che trova descritto >qui. E’ pensato per traduttori che desiderano affrontare con maggiore consapevolezza i testi giuridici più comuni, dai contratti agli atti giudiziari, ma restando legati al loro profilo individuale.

      Nel secondo caso, in una situazione di mercato come quella di oggi, ciò che posso consigliarle è pensare seriamente a un corso di laurea breve in diritto o in economia. Nei Paesi di lingua tedesca esiste un interessante percorso di «diritto ed economia» (Wirtschaftsrecht) che potrebbe fare al caso Suo.

      Non dubito che i percorsi specialistici delle scuole e facoltà per traduttori siano molto buoni, ma se chiede la mia opinione, osservo che i traduttori che ne escono sono ancora troppo legati all’elemento linguistico. Conseguire una seconda laurea nella materia di specializzazione può essere gravoso, ma se desidera davvero affrontare il settore all’altezza delle esigenze di mercato e saper discutere alla pari con chi lavora in ambito giuridico o economico e potrebbe diventare Suo cliente, non vedo molte alternative.

      Spero di averle dato qualche utile indicazione e Le auguro il miglior successo! LL

  9. Salve, sono diplomata al liceo linguistico e da poco sono diventata avvocato dopo una laurea in giurisprudenza europea e transnazionale. Vorrei specializzarmi in traduzione giuridica, ma sono incerta su come muovermi. Lei cosa mi consiglierebbe? Corso di traduzione? Diploma di lingua giuridica? Grazie e buone feste!

    • Buongiorno Beatrice,
      E’ molto difficile dare una risposta senza conoscere maggiori dettagli. I Suoi presupposti sono senz’altro buoni, potrei consigliarle di frequentare qualcuno dei molti corsi oggi esistenti sulla tecnica di traduzione e sull’uso dei software in uso del settore, ma molto dipende dalle Sue attitudini e dal Suo talento per la traduzione. Cordiali saluti. L.L.

  10. Salve, sono una donna di 42 anni laureata in giurisprudenza e con un’esperienza lavorativa di 8 anni in studi legali come collaboratrice.
    Ho una buona conoscenza della lingua inglese. Cosa dovrei fare per intraprendere la strada della traduttrice giuridica? Ho delle possibilità?
    Grazie

    • Luca Lovisolo

      Gentile signora,
      Pur non potendo giudicare nel dettaglio, credo che Le serva un perfezionamento della lingua, che può svolgere anche presso un istituto di cultura inglese (es. British Council), che Le permette anche di ottenere un titolo di studio che gode di un certo prestigio, pur non essendo universitario. Potrebbe poi esserle utile frequentare qualche corso sulla tecnica di traduzione, a dipendenza del tipo di incarichi che tratterà. Nel settore giuridico, come sempre più anche in altri, il dominio della materia (nel Suo caso, il diritto) conta ormai molto di più di tanti aspetti meramente accademici. In bocca al lupo! LL

  11. Salve,
    sono bilingue (italiano-polacco) e ho appena conseguito una laurea in mediazione linguistica culturale avendo studiato la lingua e la traduzione dell’inglese e del portoghese. Volevo sapere, non avendo alcuna esperienza lavorativa in quest’ambito e non avendo conseguito una laurea in giurisprudenza (se non qualche conoscenza del diritto studiato al liceo), come posso procedere per svolgere l’attività del traduttore giuridico, giurato o legale? Invece riguardo ai traduttori chiamati “periti esperti”? Questo quesito è rivolto sia nel caso di voler tradurre italiano-polacco e viceversa (le due lingue madri), sia per portoghese-italiano.

    La ringrazio in anticipo in attesa del suo riscontro.

    • Luca Lovisolo

      Gentile Monika,

      Bisogna distinguere le due situazioni. Essere traduttore giuridico significa essere specializzati nella traduzione di testi legali. Oggi è estremamente difficile ottenere riconoscimenti economici e professionali adeguati in questo ruolo, se non si hanno effettive competenze giuridiche, che si possono acquisire in molti modi, non necessariamente solo con la classica laurea in legge. Le consigliere perciò di costruirsi prima una solida competenza nella materia. Per quanto riguarda il traduttore giurato (figura che esiste in alcuni Paesi, ma in altri, come l’Italia o la Svizzera, no) e il «perito esperto,» si tratta di ruoli connessi allo svolgimento di perizie o di traduzioni e interpretariati nell’ambito delle Camere di commercio o in procedimenti giudiziari: trova informazioni di dettaglio in >questa rubrica. A dipendenza del Paese in cui si trova, è preferibile rivolgersi direttamente al Tribunale più vicino, per ottenere le informazioni sulle procedure e sui titoli richiesti, che possono variare non solo da un Paese all’altro, ma anche da una città o regione all’altra. Cordiali saluti. LL

  12. Gentile Sig. Lovisolo,

    come si fa ad acquisire esperienza come traduttori in campo giuridico con un background formativo non necessariamente di settore (nel mio caso, una laurea in diplomazia e una in traduzione tecnica)? Gli studi legali fanno ricorso a traduttori freelance in caso di bisogno? Mi chiedo se sia una buona idea o piuttosto una perdita di tempo inviare curriculum a tappeto a studi legali vari…c’è un modo di sapere quali tra i tanti svolgano più spesso pratiche internazionali? La ringrazio molto per i preziosi spunti che sono i Suoi commenti.
    Saluti,
    Lara

  13. Buongiorno, mi chiamo Giuseppe, mi sono appena laureato in giurisprudenza e vorrei diventare traduttore giuridico. Ho un’ottima conoscenza della lingua inglese e tuttavia nessun titolo che lo attesti. Come mi consiglia di muovermi? C’è, tra i corsi che Archomai propone,qualcuno che faccia al caso mio? Grazie in anticipo.

    • Luca Lovisolo

      Buongiorno Giuseppe, con una laurea in giurisprudenza e una buona conoscenza della lingua inglese ha compiuto gran parte del cammino per diventare traduttore giuridico, se assistito da un po’ di talento. Non credo che Le siano utili i corsi di Archomai, perché sono corsi di diritto, perciò non farebbe che duplicare ciò che ha già appreso all’Università. Non è strettamente necessario un titolo che attesti la conoscenza della lingua, ma è utile averlo. Potrebbe conseguire un titolo emesso da un istituto di cultura (ad esempio, il British Council) o altre scuole che abbiano una certa credibilità, oppure iscriversi a uno dei tanti corsi di Legal English che si tengono direttamente in Inghilterra. Avrà poi bisogno di qualche indicazione su tecniche e strumenti di traduzione. Per questo può trovare consigli sulla guida «Tredici passi verso il lavoro di traduttore» (http://www.lucalovisolo.ch/libri/diventare-traduttore-freelance). Sul mercato trova poi molti corsi di traduzione giuridica, l’offerta è molto varia. Se Le servono indicazioni più precise provi a scrivermi in privato usando il formulario di contatto di questo sito. Cordiali saluti e in bocca al lupo. LL

  14. Buongiorno, a distanza di anni mi ritrovo a farle domande sullo stesso articolo, che risulta più che mai attuale. A differenza di molte persone che le hanno scritto, io non sono laureata in discipline giuridiche, ma in Mediazione Linguistica e Culturale, e a breve sosterrò un Master di Traduzione Specialistica en>ita presso l’ Università di Pisa, ed i domini che ho scelto son appunto economia e diritto. Dunque non credo di avere problemi inerenti al percorso studi, quello che non capisco è la parte pratica, ovvero: una volta terminati gli studi, come dovrò procedere per diventare traduttore giuridico? Dovrò iscrivermi a qualche albo? MI presento in tribunale direttamente o dai privati (avvocati)? E soprattutto, per questo lavoro è necessaria la P.I. ? Ed infine, è vero che si può collaborare solo con un Tribunale, e dunque, non con più città o regioni? (La mia domanda è lecita in quanto vivo in Sardegna, i tribunali sono pochi e le figure di traduttori giuridici sono molto poche, per questo credo di poter avere maggiori speranze)
    Col tempo avrò sicuramente molte altre domande da farle, nel frattempo leggerò i suoi articoli e guide, e se ha qualche libro da consigliarmi le sarò grata! Nel frattempo la ringrazio. MV

    • Gentile Victoria,
      Per avviare la professione non è necessario iscriversi al alcun albo. Se desidera collaborare con i Tribunali e fare traduzioni asseverate, come le si definisce in Italia, deve però seguire le indicazioni che ciascun Tribunale saprà darle in merito, poiché la regolamentazione può variare sensibilmente da luogo a luogo. Quanto alla necessità di aprire la partita IVA, Le consiglio vivamente di rivolgersi a un commercialista italiano, presentando il Suo caso. Fino a una certa soglia è possibile, in Italia, lavorare senza, ma è bene che Lei si lasci consigliare da un esperto che valuti nel complesso la Sua situazione reddituale e contributiva. Per tutto il resto, avviare una professione di traduttore non è diverso dall’avviare qualunque altra: poiché mi chiede l’indicazione di un libro, ho raccolto indicazioni e suggerimenti per avviare la professione di traduttore nel libro «Tredici passi verso il lavoro di traduttore.» Trova maggiori indicazioni >cliccando qui. Cordiali saluti

  15. Buongiorno,
    Sono laureata in scienze giuridiche. Prima dell’università ho frequentato il liceo linguistico, apprendendo tre lingue straniere. Con tali competenze, anche sostenendo eventualmente esami di lingue riconosciuti a livello europeo, è possibile trovare un impiego come traduttore giuridico? Grazie!

    • Buongiorno Silvia. La Sua base è senz’altro buona e Le permette un notevole vantaggio competitivo sulla grande maggioranza dei traduttori, che, se anche praticano la traduzione giuridica, ben di rado hanno una reale formazione in questa materia. Le consiglio senz’altro di conseguire qualche titolo linguistico più elevato del liceo: i certificati emessi dagli istituti di cultura dei vari Paesi (Cervantes, Goethe-Institut e simili) possono andare benissimo, cerchi di ottenere il grado più elevato possibile. Consideri che la capacità di tradurre presuppone in ogni caso una certa dose di talento naturale, non surrogabile dai percorsi di studio. Per quanto riguarda il lavoro, lei parla di “impiego:” non è impossibile trovare impiego come dipendenti, ma è più comune che il traduttore sia un libero professionista. Nel primo caso, può semplicemente inviare curriculum ad aziende o studi legali; nel secondo, si tratta di costruire una professione come un’altra, con tutti i rischi e opportunità del caso. Tra i molti testi che possono guidarla verso questo obiettivo, le segnalo anche il mio “Tredici passi verso il lavoro di traduttore” (>qui). Cordiali saluti e in bocca al lupo! LL

  16. Buongiorno,

    Sono laureata in Lingue e letterature straniere moderne e ora sto frequentando il corso di Laurea magistrale in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale, specializzandomi in diritto penale internazionale e delle migrazioni. La mia università sta proponendo un corso di Mediatore e traduttore in ambito giuridico della durata di tre mesi, ma avrei alcune domande in merito. Con la mia esperienza formativa, il corso è sufficiente per intraprendere la strada del traduttore giuridico? In Italia, che ruolo ricopre questa figura? Ho letto che non si può parlare di «impiego» vero e proprio, ma che si tratta più di un lavoro saltuario, a chiamata, senza un posto fisso in Tribunale o in uno studio legale. La mia paura è quella di non trovare lavoro al termine del corso stesso e quindi dedicarmi a questo corso inutilmente. Premetto che si tratta di un corso in cui si studierà lingua e traduzione, psicopedagogia, diritto penale e costituzionale. La ringrazio.

    • Buongiorno Anna,

      La professione di traduttore si svolge più comunemente come attività in proprio, perciò la continuità del lavoro dipende da come Lei riesce a farsi strada sul Suo mercato. Per quanto riguarda le possibilità di lavoro subordinato, non posso escludere che vi siano studi legali, soprattutto di grandi dimensioni, che assumano stabilmente traduttori giuridici, anche se mi sembra più raro che ciò avvenga in Italia, dove i grandi studi organizzati non sono diffusi quanto in altri Paesi. Non risulta, invece, che esitano Tribunali che assumano stabilmente traduttori. Dai giudici – forse è a questo che si riferiscono le Sue informazioni – si viene chiamati al momento del bisogno e spesso il compenso economico non è proporzionato alla prestazione. Sul corso di cui mi parla non posso fare valutazioni specifiche: posso solo dirle che il limite di tutti i traduttori che escono da corsi e facoltà con nomi simili a quelli che Lei cita (spesso più roboanti nel nome che nella sostanza) manifestano in generale delle carenze proprio nella preparazione giuridica, poiché le lezioni si concentrano troppo sugli aspetti linguistici o su altre materie senz’altro interessanti, ma di scarsa rilevanza concreta. A prescindere dal nome della laurea, senza una solida formazione in diritto è già oggi difficile, e lo sarà sempre più in futuro, farsi strada come traduttori giuridici. Il rischio è proprio quello di cadere nell’insoddisfazione dei lavori saltuari e malpagati. Verifichi attentamente, perciò, qual è il contenuto del corso che vorrebbe frequentare. Se davvero intende lavorare nel settore giuridico come traduttrice, non escluda, se ne ha l’opportunità, di conseguire una laurea triennale in legge, ad esempio. Se conoscerà bene la materia, oltre alla lingua, sarà enormemente facilitata in tutto il resto. Cordiali saluti e in bocca al lupo. LL

  17. Buongiorno, vedo che è da molto che c’è questo articolo. Vivo in Italia da 7 anni. Sono laureata nel mio paese Ucraina in lingue. Ho fatto traduzioni giuridiche per il Vicariato di Roma ed e andata molto bene. Ma a loro serve solo ogni tanto, perché hanno cause da tutto il mondo. Ora, avendo avuto questa esperienza, che mi piace, come posso proseguire per fare questa attività? Grazie.

    • Buongiorno Maria,

      E’ difficile darle consigli brevi, perché di fatto deve costruire una carriera come traduttrice, a quanto ho capito, da zero o quasi. Avere una laurea in lingue è un’ottima base di partenza. Se Le interessa la traduzione giuridica, dovrebbe acquisire innanzitutto competenze giuridiche: so che può sembrare un consiglio interessato, ma potrebbe considerare di iscriversi al mio corso «Il diritto per tradurre» (informazioni >qui). Da settembre riprenderanno i seminari gratuiti, se vuole conoscere meglio i corsi di prima di iscriversi. In alternativa può pensare a una laurea breve in legge o ad altre iniziative che le permettano di raggiungere una buona conoscenza del diritto. Oggi bisogna avere una conoscenza effettiva della materia in cui si traduce, non basta più tradurre conoscendo solo parole e terminologie. Se poi vuole apprendere a usare gli strumenti di traduzione assistita o altri aspetti del mestiere, ci sono moltissimi corsi offerti dalle scuole più disparate, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ho raccolto tutti i consigli che posso dare a chi vuole iniziare una carriera come traduttore nel libro «Tredici passi verso i lavoro di traduttore» (informazioni >qui). Anche in questo caso, scusi l’indicazione… interessata, ma il libro non costa molto e contiene tutte le indicazioni che posso dare a chi comincia. In bocca al lupo!

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